A partire dal 1° luglio scorso, il quartiere di Albate ha subito un drastico ridimensionamento dei servizi medici di prossimità. La Dott.ssa Bordoli (via Venusti) ha cessato il proprio incarico e non è stata sostituita. Parallelamente, il Dott. LaFace (Cascina Massée) è andato in pensione: la sua sostituta opera però nel comune di Brunate, una località disagevole e difficile da raggiungere per i residenti di Albate. Questo scenario ha lasciato circa 2.300 pazienti privi di un medico di medicina generale nel proprio quartiere. Per ricevere le cure necessarie, i cittadini sono stati costretti a spostarsi da una parte all’altra della città.
Questa grave carenza assistenziale colpisce soprattutto le fasce più fragili della popolazione, come anziani, malati cronici e famiglie, rischiando inoltre di sovraccaricare gli studi medici già saturi nel resto del territorio di Como. Il diritto alla salute e a una medicina di prossimità resta un pilastro fondamentale e irrinunciabile per la nostra comunità.
A testimonianza della gravità della situazione e della forte unione della comunità, la raccolta firme promossa in queste ultime settimane ha ampiamente superato le 300 firme di cittadini residenti. Per discutere di queste criticità, presentare i risultati della mobilitazione e trovare soluzioni concrete e praticabili finalizzate a fermare il progressivo impoverimento dei servizi sanitari locali, abbiamo invitato all’incontro pubblico che si terrà il 22 settembre alle ore 21:00 presso la Cascina Massée la Dott.ssa Roberta Marzorati, la Dott.ssa Chiara Moras e il Dott. Paolo Furgoni.
Un’altra occasione per discuterne insieme alla cittadinanza, raccogliere richieste e sottoscrivere la petizione per chi non lo avesse ancora fatto, sarà questo mercoledì mattina al mercato di Albate di via Falciola dalle 8.30.
Francesco Finizio, segretario circolo Como Circoscrizione 1 – Albate
Tutte le forze politiche, di destra e di sinistra, dopo la vicenda della Corridoni hanno chiesto un gesto: le dimissioni di Nicoletta Roberto, vice sindaca con delega all’Istruzione.
Da lei, silenzio. Un silenzio che urla più di qualsiasi comunicato.
Oggi inaugurazione dell’anno scolastico in via Fiume. Proprio lì dove, prima della sospensiva del Consiglio di Stato, il Sindaco voleva trasferire i bambini della Corridoni. C’era anche lei, al fianco del Sindaco. Elegantissima, impeccabile, senza voce. Presente, ma senza dire una parola.
Fa un certo effetto. Perché Nicoletta Roberto è una maestra di sostegno. Conosce le scuole, conosce i bambini, conosce le famiglie. Proprio per questo il suo silenzio pesa il doppio. Non è distrazione. È scelta.
Sulla questione più scottante per la sua delega, quella che ha tenuto in ansia genitori e insegnanti per settimane, non una parola. Nemmeno oggi. Nemmeno un saluto ai bambini che sono rimasti nella loro scuola solo grazie a una sospensiva, non grazie a una scelta dell’Amministrazione.
Accanto a lei il Sindaco, in versione rieducata. In radio era in maglietta, di corsa – doveva correre in via Fiume a buttare banchi giù dalle finestre – e con il piglio da comizio improvvisato dove a chi non era d’accordo veniva detto che “non ha capito una mazza”. Oggi, inaugurazione ufficiale, versione istituzionale: maglietta e giacca. Stesso concetto, ma con bon ton: “nessuno ha capito niente”. La mazza, per eleganza, l’ha lasciata a casa. Il succo però non cambia: se le scuole sono nel caos, la colpa è di chi non capisce, mai di chi decide.
Ma in fondo è la cifra di questa Giunta. Per questa Giunta parlare non conviene mai. Parla solo il Sindaco. Gli assessori tacciono. La vice sindaca più di tutti.
E così resta l’immagine di questa mattina. Lui che parla e spiega che gli altri non capiscono, lei al suo fianco che conferma, con il suo silenzio, la regola d’oro di Palazzo Cernezzi: per andare avanti, meglio non dire niente.
Il rispetto per una docente c’è, e rimane. Ma per una vice sindaca con delega all’Istruzione ci vorrebbe anche una voce.
Livia Sarda, vicesegretaria PD Como
Numerosissima è stata la partecipazione alla manifestazione di oggi contro la delibera della Giunta Comunale che vieta il transito delle biciclette in oltre trenta strade della città murata; manifestazione organizzata dall’Associazione Nova Como a cui va il nostro ringraziamento per l’iniziativa e alla quale il Partito Democratico ha aderito con convinzione.
La presenza di moltissime persone con le loro biciclette ha confermato che si tratta di una decisione contro la città, la sua vivibilità, e soprattutto che ci troviamo di fronte a un Sindaco che non sa ascoltare né considerare le necessità dei suoi concittadini.
Ovunque in Italia e in Europa le città compiono scelte che favoriscono l’utilizzo della bicicletta per migliorare qualità della vita, ridurre il traffico e combattere l’inquinamento. A Como ci si muove invece nella direzione esattamente opposta.
La decisione di vietare l’uso della bicicletta è stata presa a seguito di un incidente che ha coinvolto personalmente il Sindaco, senza però alcun dato ed alcuna analisi sulla reale incidentalità, e quindi solo sull’onda dell’emotività.
Si è così scelto indiscriminatamente di introdurre il divieto 7 giorni su 7 e per tutte le 24 ore della giornata anche in strade ampie dove non vi è presenza né di negozi né di significativo traffico pedonale. Tutto ciò, oltre che essere irrazionale, costituisce una vera e propria bulimia normativa, con l’introduzione di norme e divieti, che è la prova di una mancanza di visione, di un’incapacità di analisi e di risposta ai veri problemi, ed in definitiva, di una un’ansia da prestazione.
L’obiettivo non deve però essere solo quello di contrastare questa assurda decisione, ma anche quello di pensare a progetti per una città veramente a misura del cittadino: vere piste ciclabili, reintroduzione ed ampliamento del servizio di bike sharing, realizzazioni di velostazioni, garanzia del libero accesso alla ZTL per le persone con disabilità, regolamentazione dell’accesso per i mezzi commerciali.
Solo così costruiremo una città nella quale il cittadino ne è il vero protagonista e non un ospite solo tollerato.
Stefano Legnani Consigliere Comunale Partito Democratico
Alessandro Rossi Segretario Circolo Convalle Partito Democratico
Il sindaco ha sventolato davanti alle telecamere una fantomatica relazione tecnica del 2022 che attesterebbe, a suo dire, crepe e pilastri ammalorati alla Corridoni, usandola come scudo politico per giustificare la chiusura della scuola. Ma questo apre uno scenario inquietante: perché questo documento è rimasto nascosto nel cassetto per anni senza essere condiviso in modo trasparente con il Consiglio comunale e le famiglie? Se la scuola cadeva a pezzi dal 2022, il sindaco sta ammettendo di aver lasciato scientemente i bambini in una struttura insicura per quattro anni? Siamo di fronte a un sistematico gioco delle tre carte. A seconda della convenienza del giorno, l’attuale sindaco cambia versione: un giorno si vanta pubblicamente dicendo che ‘nessuno come lui ha mai fatto così tanti lavori nelle scuole’, e il giorno dopo, per difendersi dal caos, dichiara in tv che ‘tutte le scuole fanno schifo e sono in quelle condizioni’. Grazie, sindaco, per averci reso evidente, ancora una volta di più, che delle scuole della città e del diritto allo studio non le interessa nulla. Si direbbe che voglia ‘parcheggiare’ l’educazione fuori città…
Le contraddizioni emergono chiaramente anche nella cronologia dei fatti. Nel 2024 questa amministrazione voleva trasferire alla Corridoni i bambini della Perti. Oggi, al contrario, decide di chiudere la Corridoni per spostare gli alunni in altri plessi che – stando alle parole stesse del sindaco – farebbero ugualmente schifo. Questa non è programmazione, è un gioco d’azzardo. Ricordiamo a sindaco, assessora, giunta e maggioranza che le manutenzioni sono una competenza diretta e inderogabile del Comune: ammettere il degrado generale significa firmare un’ammissione di colpevolezza per non aver fatto nulla in più di quattro anni. I bambini e le famiglie della Corridoni e di tutte le scuole di Como meritano rispetto, sicurezza e certezze, non gli show o il caos che il sindaco, scientemente, continua a creare.
Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD Como
Francesco Finizio, referente scuole PD Como
Una città più sicura non si costruisce vietando le biciclette, ma creando alternative sicure e facendo rispettare le regole. Per questo, come Partito Democratico di Como saremo presenti alla manifestazione del 12 settembre in piazza Perretta, contro la nuova regolamentazione della ZTL e delle aree pedonali. Oltre a dire no al provvedimento dell’Amministrazione, abbiamo in mente un modello alternativo fondato su controlli mirati sulle e-bike irregolari, regole flessibili, una gestione più efficace della logistica e soprattutto investimenti in vere infrastrutture ciclabili. Crediamo che prima debbano venire i servizi, poi eventualmente le regole più stringenti: non il contrario. L’obiettivo è rendere la mobilità dolce una scelta concreta e conveniente per cittadini, lavoratori e turisti.
Di seguito il documento integrale con il nostro pensiero.
Mentre si consuma il caos Corridoni, in questo inizio di anno scolastico non vogliamo dimenticare una ferita particolarmente dolorosa per la nostra città: la chiusura della scuola primaria “De Calboli” a Ponte Chiasso, diretta conseguenza di scelte politiche profondamente sbagliate da parte di un’amministrazione che dimostra di disprezzare i concetti stessi di formazione, istruzione, valorizzazione dei quartieri.
Con questa chiusura assistiamo alla perdita di un presidio sociale fondamentale in un quartiere di frontiera che ha bisogno di investimenti e coesione, non certo della chiusura di un luogo così prezioso. Che fine farà la bella biblioteca? E la palestra? Questa scuola andava valorizzata, non abbandonata.
Ancora una volta, in rappresentanza di tutta la giunta e della maggioranza in Consiglio Comunale, responsabile di questa scelta è l’Assessora alle politiche educative Roperto. Responsabilità politica che pesa ancor di più se si pensa che l’Assessora risiede proprio in quel quartiere, lo stesso dove circa cinque anni fa si è recata a chiedere i voti per sostenere l’attuale maggioranza. Anche in questo caso, non ha mosso un dito né ha espresso mezza parola, tanto che nessuno conosce la sua reale opinione su questo disastro sociale. Anche per questi motivi reiteriamo con forza la nostra richiesta di dimissioni immediate già espressa nei giorni scorsi.
Inoltre, rispondiamo al declino con una proposta chiara per Ponte Chiasso, basata su tre punti concreti:
1. Favorire l’unione strategica tra la scuola dell’infanzia e la scuola primaria all’interno dello stesso polo di via Brogeda.
2. Trasformare la posizione geografica di frontiera in un punto di forza unico per attrarre iscritti (si pensi anche ai figli di lavoratori frontalieri che risiedono in altri quartieri della città) , proponendo il tempo prolungato fino alle 18:00 e il potenziamento dell’inglese sin dall’infanzia
3. Riempire e far vivere gli spazi della struttura anche fuori dagli orari scolastici, valorizzando la biblioteca di quartiere e mettendo le aule a disposizione del Terzo Settore per attività di doposcuola, trasformando l’edificio in un faro sociale e culturale per l’intera comunità.
Oggi a Como manca totalmente una visione d’insieme sull’istruzione e sui quartieri. Siamo pronti a capovolgere questa logica fallimentare, rimettendo la scuola, i servizi di prossimità e le famiglie al centro dell’agenda politica cittadina.
Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD Como
Francesco Finizio, referente scuole PD Como
Il Comune ha cacciato dalla porta un problema che non c’era per poi… farlo rientrare dalla finestra. È una scena tragicomica, fantozziana, quella a cui stiamo assistendo al nido comunale di via Giussani a Rebbio.
L’Amministrazione, negli ultimi anni, ha avviato un processo di privatizzazione, bistrattando il pubblico e delegando il servizio a cooperative esterne. Ora, improvvisamente, si scopre che la cooperativa che gestisce il nido di via Giussani è in difficoltà a reperire il personale e, per sopperire alla carenza, è stato chiamato proprio quel personale comunale tanto bistrattato. In pratica, il piano B, per funzionare, ha bisogno del piano A. Il rimpiazzo ha bisogno del rimpiazzato.
Al di là della situazione da film e delle decisioni sbagliate dell’Amministrazione che tornano indietro e le sbattono in faccia come un boomerang, la situazione, di per sé, è piuttosto triste. Perché ci sono di mezzo dei lavoratori che vedono l’effetto tangibile di un cambio ingiusto, e perché di fatto i cittadini pagano due volte: per le procedure di affidamento del servizio e per l’utilizzo (straordinario) del personale interno.
La scelta al risparmio della maggioranza si scontra contro le esigenze dei lavoratori: costi più bassi si traducono in stipendi più bassi per gli educatori delle cooperative e forse, proprio per questo, risulta difficile trovare personale. Il tutto in un asilo, il Caravella, che è un fiore all’occhiello del territorio, tanto da avere 11 bambini rimasti in lista d’attesa e 14 che hanno dovuto iscriversi alla seconda o terza scelta, non proprio vicino a casa.
Avevamo bisogno di un’altra prova dell’inadeguatezza di questa Amministrazione e del vicesindaco e assessore Nicoletta Roperto nella gestione delle scuole in città? Noi, onestamente, non ne sentivamo la mancanza.
Patrizia Lissi ed Eleonora Galli, consigliere comunali PD
Un’amministrazione nemica dei bambini. Nemmeno le cose minime vengono fatte quando si parla di scuole e luoghi idonei per i più piccoli. Anche oggi, primo giorno di scuola dell’infanzia, le notizie che arrivano dai genitori segnalano diffuse situazioni di abbandono che colpiscono i servizi educativi e il verde pubblico nei plessi scolastici. L’infanzia “Raschi” si caratterizza per la presenza di giardini sporchi, erba alta, con l’ex nido Magnolia – confinante con la Raschi – trasformato in un deposito di rifiuti e un grande albero pericolosamente transennato. All’infanzia di Ponte Chiasso, nel giardino della struttura, alcuni genitori riferiscono la presenza di betulle morte, potenzialmente a rischio crollo.
I mesi estivi dovevano servire per programmare la manutenzione del verde e la pulizia degli spazi comuni: ciò non è stato fatto.
Gli assessori Roperto (politiche educative) e Maccabeo (Verde) escano dai loro uffici, vadano a verificare lo stato delle scuole e chiedano scusa alle famiglie di Como per non avere tempestivamente provveduto a programmare la ripartenza dei plessi, lasciando che l’inizio dell’anno scolastico venisse caratterizzato da sporcizia, desolazione e, quantomeno, sensazione di pericolo.
Francesco Finizio, referente scuole PD Como
Stefano Legnani, consigliere comunale PD Como
Una scena già vista. L’ennesimo cantiere fatto partire dall’Amministrazione – stamattina in Piazza Cavour – senza alcuna capacità di prevederne le conseguenze ha gettato nel caos Como e non solo, tanto che il sindaco di Torno ha dovuto chiamare il Prefetto.
A Rapinese, che millanta spesso di rispettare il proprio programma al 110%, ricordiamo un piccolo stralcio: “i lavori pubblici e privati che possono causare disagio alla viabilità non verranno più autorizzati durante gli orari di punta. Basta caos. Basta trappole”.
La città, nella giornata di oggi, era un vero disastro, tanto che nemmeno le ambulanze riuscivano a districarsi, mettendo così a rischio la salute e la vita di chi aveva bisogno di soccorsi con urgenza.
L’ennesima promessa non mantenuta di un’Amministrazione ormai allo sbando. Dov’è l’assessore ai Lavori Pubblici Ciabattoni?
Siccome i lavori sono previsti dal 3 al 12, e non è possibile immaginare una città paralizzata per 10 giorni, chiediamo che l’amministrazione proceda con estrema urgenza a spostare i lavori in orario notturno.
Stefano Legnani, consigliere comunale PD