Sabato mattina, diretta radio. Si parlava di una scelta importante. Importantissima: chiudere la Corridoni per farci un autosilo. Al posto di una scuola. Una scuola che forma, che educa, che tiene vivo il centro. Lui la chiude per farci un parcheggio.
E per difendere questa scelta, il sindaco cosa dice? Che il ministro “non capisce una mazza”, che nessuno “capisce una mazza”, che sono tutti “cialtroni e sfigati”. Questo è il linguaggio del sindaco di Como in diretta radio.
No. Non ci sta. Non è critica politica, è volgarità istituzionale. E c’è un paradosso enorme, che fa male: nelle scuole che lui sta chiudendo, un linguaggio così non sarebbe mai tollerato. Un bambino, un ragazzo che in classe dicesse ai compagni “non capite una mazza, siete cialtroni e sfigati” verrebbe ripreso, educato, sospeso.
A scuola si insegna il rispetto, il confronto, l’ascolto. A scuola si insegna che le scelte importanti si spiegano con argomenti, non con gli insulti. Lui invece fa l’esatto contrario: chiude la scuola e porta in radio il linguaggio da cortile.
Un autosilo al posto della Corridoni non ci sta. Non ci sta urbanisticamente, non ci sta culturalmente, non ci sta moralmente. E non ci sta che a Como, il sabato mattina, un sindaco possa dare dei cialtroni a tutti in diretta.
E poi arriva l’ordinanza di sospensiva del Consiglio di Stato. E il sindaco che fa? Un video. Dice che per trent’anni a Como per le scuole non è stata fatta una mazza. E per rimediare a trent’anni in cui non è stata fatta una mazza, la sua idea è chiuderne una per farci un autosilo. A questo punto il dubbio è lecito: vuoi vedere che adesso, per il sindaco, anche il Consiglio di Stato non capisce una mazza?
Per fortuna il futuro delle scuole comasche non dipende da chi parla in radio il sabato mattina, ma da chi ogni mattina entra in classe e insegna ancora a capire.
Livia Sarda – Vicesegretaria PD Como
Il video che ha pubblicato ieri sera Como Zero sui locali di via Fiume è un pugno allo stomaco.
È un video che dimostra chiaramente e ulteriormente, dopo gli interventi di tecnici e istituzioni, come i bambini della Corridoni non possano essere trasferiti in via Fiume: locali non adatti, non idonei, non sicuri e privi di ogni minimo requisito igienico-sanitario.
Le dichiarazioni rassicuranti del sindaco non possono nascondere quanto si vede e rendono ancora più incredibile quanto sta succedendo in questi giorni. Tutta la maggioranza è responsabile di questa vergogna, a cominciare evidentemente dall’assessora alle politiche educative, Nicoletta Roperto, nonché vicesindaca, che continua a trincerarsi dietro un silenzio e una assenza assordante e colpevole. Questa situazione è gravissima e Roperto è politicamente responsabile di queste scelte, di queste decisioni.
Per questo si chiedono le sue immediate dimissioni.
Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD Como
Francesco Finizio, referente scuole PD Como
Negli scorsi giorni, il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha definito la gestione degli alunni della Corridoni da parte dell’Amministrazione “anomala e inaccettabile, a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico”. Parole a cui hanno fatto seguito anche quelle della dirigente generale dell’ufficio scolastico regionale.
Nonostante questo, il sindaco sta procedendo imperterrito, come dimostrano le immagini degli arredi scolastici di via Fiume e le operazioni per far spazio ai circa 200 bambini della Corridoni. Un numero consistente, che continua a lasciare grossi dubbi sulla capacità della Venini di accoglierli senza andare ad intaccare la qualità del servizio. Inoltre, le aule di Via Fiume che sarebbero destinate agli alunni della Corridoni sono state definite inagibili dal professionista responsabile del servizio di prevenzione e protezione dell’Istituto Comprensivo.
Siamo molto preoccupati per il futuro dei bambini della Corridoni, per il momento di incertezza e disagio che le loro famiglie stanno vivendo e per il rischio di peggioramento del servizio per gli studenti che già frequentano la scuola di via Fiume. Chiediamo pertanto un intervento del Prefetto in merito alla situazione attuale – viste anche le parole del Sindaco in risposta al Ministro e l’aggravarsi di uno scontro istituzionale inaccettabile – e ci mettiamo a disposizione delle istituzioni per risolvere la questione nel modo più rapido possibile e senza arrecare danno a bambini, genitori e lavoratori delle scuole.
Partito Democratico di Como
Le immagini delle attrezzature scolastiche di via Fiume, nel blitz con cui l’Amministrazione sta allestendo gli spazi per i 200 alunni della Corridoni, dicono tanto, se non tutto: fretta, pressappochismo, arroganza, aggressività. Il sindaco che prometteva attenzione alle piccole cose si trova ormai a buttare là tutto, giusto per fare vedere che fa, che non si ferma davanti a nulla, per solleticare la parte più arrabbiata dell’elettorato. Ovviamente, tutto questo senza alcun interesse verso il sistema educativo, alunni, famiglie, lavoratori della scuola, andando volutamente contro qualsiasi richiamo istituzionale per aumentare la sua visibilità personale, giocando sulla pelle della nostra città. D’altronde all’attuale sindaco interessa di un solo comasco: se stesso. Mentre gli operai svuotano in fretta e furia gli spazi della Venini, dal Comune continua a regnare il silenzio più assoluto e imbarazzante sulle pesantissime criticità sollevate dall’Ufficio Scolastico Regionale che solo qualche giorno fa ha messo nero su bianco dubbi enormi sulla sicurezza, sull’accessibilità per gli alunni con disabilità e sul sacrificio di spazi essenziali per la crescita degli studenti. Chiediamo ancora una volta a giunta, consiglieri di maggioranza, dirigenti, di intervenire per fermare questa insensata deriva e di prendersi la responsabilità di seguire il Bene Comune. Questo disprezzo per le regole e per la sicurezza non è tollerabile. Trasferire 200 alunni della Corridoni smantellando i laboratori di un’altra scuola significa danneggiare due comunità scolastiche in un colpo solo. La scuola comasca merita rispetto, ascolto e visione strategica, non colpi di mano estivi degni della peggiore gestione padronale.
Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD Como
Francesco Finizio, referente scuole PD Como
La gestione del trasferimento della scuola Corridoni da parte del sindaco e dell’assessora/vicesindaca Roperto è lo specchio fedele di un’Amministrazione incapace di programmare, incompetente e pericolosamente superficiale.
Prima la decisione scellerata e, allo stesso tempo, ostinata di chiudere e demolire un plesso storico, attivo e funzionante come la Corridoni, poi il tentativo di trasferimento alla Foscolo – ritenuta, giustamente, non idonea ad accogliere 200 bambini – e, in questi giorni, il ripiego sulla Venini che, peraltro, fa parte di un diverso Istituto Comprensivo ed è collocata dall’altra parte della città.
Il verdetto della direttrice regionale Luciana Volta demolisce, di nuovo, questo castello di carte, evidenziando criticità rilevanti proprio sulla sicurezza e sull’idoneità degli spazi ad accogliere la popolazione scolastica.Siamo davanti all’ennesimo cortocircuito istituzionale imbarazzante causato dall’attuale Amministrazione comunale.
Insomma, oltre al danno di voler chiudere una scuola che non andava assolutamente chiusa per far posto ad un autosilo, la beffa dell’immobilismo, perché in tutti questi mesi l’Amministrazione Rapinese non ha mosso un dito. Non sono stati eseguiti lavori necessari di adeguamento strutturale per accogliere dignitosamente e in sicurezza i circa 200 bambini coinvolti, lasciando personale, bambini e famiglie nel caos più totale a pochissimi giorni dall’inizio dell’anno scolastico.
Fare peggio di così non è umanamente possibile. Tutta la giunta, tutti i consiglieri e le consigliere di maggioranza sono responsabili di questo scempio.
Francesco Finizio, referente scuole PD Como
Sullo Stadio Sinigaglia, il sindaco si conferma ancora una volta campione di equitazione, abile nel cavalcare l’entusiasmo generato dai risultati sul campo del Como 1907 e nel prendersi meriti che non ha. L’ultimo annuncio festoso è quello arrivato ieri dalla nuova curva, dopo il parere favorevole che consentirà alla squadra della nostra città di giocare al Sinigaglia le partite di Champions League.
Facile, però, salire ora sul cavallo vincente. Rapinese esulta con tanto di “alla faccia dei consiglieri”. Un’espressione che, tuttavia, forse è riferita al se stesso del passato. Ricordiamo bene quando, da consigliere comunale, firmò un emendamento contro la riqualificazione dello stadio, prevista nella variante del PGT, nella sua attuale collocazione. Era lui che affermava nel corso del dibattito “Non voglio neanche considerare l’ipotesi che si stia pensando di ristrutturare lo stadio lì”.
L’attuale sindaco era poi lo stesso che faceva muro per quanto riguarda la possibilità di insediamento nello stadio di attività commerciali, prevista dalla variante al PGT dell’Amministrazione Lucini. Votò contro, affermando che Como non aveva bisogno di altri esercizi commerciali, tantomeno in quella zona. Insediamenti previsti dal progetto del Como 1907 per il nuovo stadio, ora pienamente assecondato da Rapinese. Noi del PD, invece, siamo sempre rimasti sulla stessa linea.
Pare evidente, dunque, che se oggi è possibile ospitare la Champions League al Sinigaglia, non è certamente per le idee e l’impegno politico di Rapinese.
Stefano Legnani e Patrizia Lissi, consiglieri comunali
Non si governa una città come Como cancellando la bicicletta o costringendo i negozianti a corse contro il tempo per ricevere le merci. Como merita una mobilità che garantisca la sicurezza dei pedoni senza punire i residenti, chi lavora e chi sceglie la mobilità sostenibile.
La recente delibera di riorganizzazione della ZTL e delle Aree Pedonali Urbane (APU) approvata dalla Giunta comunale conferma purtroppo una tendenza che denunciamo da tempo: l’assenza di una visione d’insieme e l’incapacità di governare le trasformazioni di Como se non attraverso la scorciatoia del divieto e del balzello burocratico.
Alcuni aspetti su tutti emergono da questa ennesima decisione senza senso.
Innanzitutto, il tema dell’accesso e dei flussi in ZTL non appare improvvisamente oggi, è noto e andava pianificato da tempo da questa amministrazione, tramite il Piano di Governo del Territorio e tramite analisi, ricerca e progettazione. Invece, non avendone competenza e volontà, si decide così, giusto per poter urlare che si ha il potere di decidere, calpestando il buon senso e la qualità di vita dei residenti. Non si può continuare a amministrare Como per slogan, a colpi di ticket e divieti calati dall’alto. Questa non è pianificazione, è improvvisazione.
C’è poi il problema delle consegne. Non si può pensare di concentrare tutto in poche ore con l’ingresso simultaneo di furgoni e camion di grandi dimensioni, si rischia di intasare ancora di più la ztl, già sotto pressione per la presenza degli NCC.
Non si ascoltano le associazioni (le parole di Confcommercio sono state molto chiare in merito), non ci si interessa delle esigenze di chi lavora. Nelle città moderne il carico e scarico è sempre più garantito su due fasce orarie (mattina e pomeriggio) per far respirare e lavorare i negozianti.
Pongo una domanda a questa amministrazione: Ci sono aree di sosta e stalli dedicati al carico e scarico merci adeguatamente individuati, o volete costringere i mezzi commerciali a soste di fortuna o a ingolfare il traffico della Città Murata, con tempistiche sempre più ridotte? Una proposta progettuale seria sarebbe quella di pensare a stalli per le consegne subito fuori dalla ZTL, con consegne ai cittadini e ai negozi con servizio pubblico privato e con mezzi elettrici. E, come ogni proposta, dovrebbe passare dal confronto e dall’ascolto delle categorie interessate. Implementare un sistema di consegne e logistica di “ultimo miglio” (per residenti e commercianti) gestito in sinergia pubblico-privata mediante hub esterni e l’utilizzo esclusivo di mezzi elettrici o cargo bike, aiuterebbe concretamente.
Sempre nelle città moderne e ben governate, le biciclette sono le benvenute, considerate una risorsa per snellire il traffico e non un fastidio da bandire.
Interdire alle bici mezzo centro storico e’ l’ennesima azione contro i residenti, decisa da chi dimentica quanto la viabilità leggera sia punto centrale della qualità di vita urbana.
Il piano di questa amministrazione di espellere sempre più la popolazione residente continua.
La bici per definizione è un mezzo agile ed è un mezzo povero, da premiare e agevolare.
No parcheggi, no bici… I comaschi come si devono muovere, per questa maggioranza? Volando?
Se togliamo la possibilità di usare la bicicletta nel centro storico, togliamo uno dei vantaggi di usare la bicicletta in città per i residenti, non risolviamo un problema di sicurezza ma ne creiamo un altro ai residenti. Continuiamo a rendere la città meno “a misura d’uomo” e più “a misura di turista”.
Servirebbe un controllo capillare delle bici truccate, in particolare quelle dei rider, ed invece arriva l’ennesimo divieto che colpisce tutti i cittadini.
Non si potrà circolare in bici anche in strade larghe e non affollate di turisti: Largo Miglio, Via Bellini, Piazza Verdi, Via Pretorio, Piazza Cavour. Aggiungiamo la soppressione del servizio bike sharing, in piena stagione turistica.
Tutto questo è in controtendenza rispetto a tutte le azioni delle città italiane e europee per favorire la mobilità sostenibile.
Mi rivolgo anche ai componenti della maggioranza: come potete anche questa volta essere silenziosamente d’accordo? Tra di voi ci sono persone che usano abitualmente la bicicletta per spostarsi; persone che gestiscono o hanno gestito attività commerciali nella ZTL, e che ne usufruiscono come clienti; persone che ben conoscono la difficoltà del muoversi per le persone fragili. Come potete non cogliere gli errori di questa decisione?
Se l’attuale maggioranza continuerà a seguire questa linea, la prossima amministrazione dovrà mettere mano anche a questo provvedimento, sbagliato nella sostanza e nelle modalità.
Vogliamo un’amministrazione comunale che sappia governare la complessità con intelligenza e visione, non a colpi di balzelli burocratici e diktat calati dall’alto.
Daniele Valsecchi
Segretario Cittadino – Partito Democratico di Como
Il tema della sicurezza del nostro lago, in questo periodo dell’anno, torna sempre prepotentemente di attualità. I recenti fatti di cronaca non possono lasciare indifferenti e la politica ha il dovere di fare qualcosa affinché non accadano più. Per questo motivo, abbiamo elaborato una proposta che presenteremo in Consiglio comunale. Si tratta di un piano di intervento articolato su tre punti principali.
1. Cartellonistica d’emergenza ad alto impatto visivo.
Installazione, nei punti di maggiore afflusso e balneazione (sia autorizzata che informale), di cartelli di grandi dimensioni e ad alta visibilità caratterizzati da:
Multilinguismo – Testi chiari e sintetici nelle principali lingue turistiche (inglese, tedesco, francese, spagnolo, arabo e cinese).
Linguaggio iconografico – Immagini e pittogrammi eloquenti che illustrino immediatamente i pericoli specifici (es. shock termico/idrocuzione, fondale profondo a pochi metri dalla riva, divieto di tuffi).
Codici di emergenza – Indicazione chiara del numero unico di emergenza 112 e della posizione esatta della spiaggia per facilitare i soccorsi.
2. Dotazione di presidi di salvataggio a bordo riva
Posizionamento di una o più stazioni di salvataggio ad accesso rapido lungo le spiagge, equipaggiate con:
Salvagenti anulari dotati di cime galleggianti di lunghezza adeguata al lancio da riva.
Colonnine di sicurezza protette ma facilmente accessibili in caso di emergenza, con istruzioni visive sull’uso corretto del dispositivo di lancio.
3. Presidio e sensibilizzazione tramite volontari della Protezione Civile
Attivazione di un servizio di monitoraggio e prevenzione durante i giorni e le fasce orarie a maggior rischio (es. fine settimana estivi), avvalendosi del prezioso supporto dei volontari della Protezione Civile.
Via terra: Pattugliamento delle sponde per fare informazione preventiva ed esortare i bagnanti al rispetto delle norme di sicurezza.
Via lago: Presidio speculare con imbarcazioni di supporto per un monitoraggio ravvicinato della costa.
Riteniamo che l’adozione combinata di informazione visiva immediata, strumenti di primo intervento e presenza attiva sul campo possa fare una reale differenza nel salvaguardare vite umane, migliorando al contempo l’immagine di accoglienza e sicurezza della nostra città.
Partito Democratico di Como
La recente deliberazione della Corte dei Conti della Lombardia, relativa alla verifica dell’attuazione dei progetti del Comune di Como finanziati con i fondi del PNRR, fotografa una situazione molto critica sul progetto di realizzazione del Polo dell’Infanzia di via Longhena ad Albate, con il concreto rischio di perdere i fondi europei. Si deve ricordare che a luglio del 2023 il nido Peter Pan venne chiuso con urgenza con la promessa di ultimare i lavori in tre anni.
Il progetto esecutivo – limitato peraltro al solo primo lotto – venne approvato soltanto nell’agosto 2025. L’Amministrazione Comunale, nel riscontrare le richieste di chiarimenti della Corte dei Conti, ha comunicato il completamento dei lavori per il 30 novembre 2026, data che sarà impossibile rispettare considerato che i lavori non sono praticamente ancora iniziati, come è facile verificare in cantiere. Il rinvio della scadenza al 30 novembre 2026 e il blocco dei rimborsi PNRR che sono fermi ad appena il 30% (proprio a causa dei ritardi!) mettono a serio rischio il finanziamento europeo. A questo si aggiunge una variante strutturale da 400mila euro, interamente a carico del Comune, per consentire l’ampliamento volumetrico necessario alla scuola dell’infanzia.
La chiusura prolungata della struttura sta privando il quartiere di Albate del nido da troppo tempo e, considerato il tempo perso, si sarebbe potuto posticiparne la chiusura del nido solo quando i lavori fossero effettivamente iniziati. L’Amministrazione Comunale, ed in particolare l’assessora Roperto, che senz’altro ricorderà l’assemblea con i genitori nel maggio 2023 nella quale prometteva la riapertura del nido entro tre anni, deve dare risposte precise alle domande: Quali possibilità ci sono ad oggi che si riesca a completare l’opera nei tempi promessi? Quando Albate riavrà il nido? I fondi PNRR sono garantiti o c’è il rischio concreto di perderli?
Quando si parla di servizi rivolti ai bambini la preoccupazione deve essere quella del benessere delle famiglie. Attualmente, i bambini più piccoli sono distribuiti in altre strutture della città e raggiungere sedi alternative, come il nido di via Giussani, significa per i genitori affrontare oltre mezz’ora di tragitto, con un carico pesante in termini di tempo, costi e stress. Un asilo nido è lo strumento principale per permettere ai genitori di conciliare vita e lavoro; la prossimità è quindi fondamentale per evitare “levatacce” ai bambini così piccoli – che tanti studi pediatrici ci dicono non essere consono per la loro crescita – e ridurre traffico e inquinamento.E’ quindi necessario tornare a pensare ad una Como che metta al centro i servizi all’infanzia e dove la diffusione sul territorio dei servizi educativi torni a essere una priorità strategica della politica cittadina.
Francesco Finizio, referente scuole PD Como
Stefano Legnani, consigliere comunale