La chiusura della scuola primaria di Ponte Chiasso e la preannunciata chiusura anche di quella dell’infanzia dello stesso quartiere sono scelte del tutto sbagliate. Un presidio scolastico per quelle fasce di età è servizio fondamentale per evitare lo spopolamento di un quartiere così importante e dalle enormi potenzialità considerando la sua collocazione in una posizione strategica per la Svizzera e per il primo accesso al nord Europa.

La scuola, infatti, in un contesto come Ponte Chiasso, costituisce luogo fondamentale per azzerare le diseguaglianze che, inevitabilmente, in un quartiere che accoglie persone di culture diverse possono sorgere. A scuola, grazie all’attività didattica ed educativa, si insegnano le regole del vivere comune, della solidarietà, della condivisione e del rispetto reciproco. Un’amministrazione che si rispetti valorizzerebbe le scuole, che invece a Como si vogliono chiudere .L’ipotizzato trasferimento degli alunni in altre scuole, le primarie “Massina” di Monteolimpino, “Lorenzini” di Sagnino o “Filzi” di Tavernola, è una soluzione che incrementerebbe solo il traffico veicolare non essendo le strade per raggiungerle agevolmente percorribili a piedi o in bicicletta. Per preservare questo importante presidio chiediamo al duo Rapinese – Roperto di riconsiderare la loro decisione e di accogliere positivamente la proposta che viene dal quartiere di accorpare a Ponte Chiasso la scuola dell’infanzia con la primaria nel plesso di Via Brogeda.

Se fossero necessari interventi di adeguamento della struttura per accogliere gli alunni della scuola dell’infanzia, si mettano a bilancio le relative risorse che, quando si tratta di educazione, non sono tanto delle spese ma soprattutto investimenti per il futuro dei nostri piccoli concittadini.

Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD
Stefano Legnani, consigliere comunale PD
Francesco Finizio, referente scuole PD Como

La differenza tra le affermazioni di don Giusto e quelle del sindaco è culturale. In quello che scrive don Giusto c’è una provocazione, c’è un pensiero profondo che abbraccia tante problematiche sociali, che ci provoca nel ragionamento, nell’approfondire cosa significa essere cristiani ed essere comunità. Poi, dall’altra parte, c’è chi risponde sempre nello stesso modo davanti a qualsiasi problema, con la forza, con la cattiveria. 

Don Giusto, con la sua fede e con il fatto che la mette in pratica in modo così concreto crea “fastidio”, intolleranza a chi vede solo il proprio orticello e il proprio “io”. Quante volte l’ oratorio di Rebbio ha salvato le istituzioni nell’accoglienza? Quante volte la polizia ha portato persone in oratorio che non avrebbero avuto un altro posto per vivere? Sarebbero tutti finiti in strada, alla faccia della dignità e della sicurezza.

In una città di frontiera come Como, in cui il tema della migrazione non è un fenomeno ma una questione strutturale da affrontare alla radice, abbiamo bisogno molto più di don Giusto, che di sindaci che nascondono la polvere sotto al tappeto.

Patrizia Lissi, capogruppo PD in Consiglio comunale

Una giunta comunale può prendere decisioni che impattano significativamente sulla vita di cittadini e cittadine senza avere consapevolezza di quello che si sta facendo? Purtroppo, a Como sta succedendo.

Non c’è nessun piano di riorganizzazione delle scuole ragionato, studiato, condiviso, discusso. Non c’è visione, non c’è valutazione delle conseguenze, non si ha la minima idea di cosa voglia dire fare politiche educative degne di questo nome in una città capoluogo di provincia come la nostra città. Ci sono solo decisioni, spesso umorali, prese dall’alto, dall’alto dei propri privilegi.

Il caso della chiusura della primaria Corridoni per far spazio ad un autosilo – chiusura che si aggiunge ad altre già annunciate (si pensi su tutte all’ingiusta e miope decisione di chiudere la primaria di Ponte Chiasso) – è un’ulteriore allarmante dimostrazione di dove questa giunta sta portando questa città, una direzione che penalizza sempre la qualità dei servizi offerti dal Comune.

Il sindaco ha affermato che gli iscritti alla Corridoni per l’a.s. 2025/26 sono 202 su 353. Prima di tutto gli alunni sono 210 e le classi sono 11, ma c’è di più: per classe (tot. 11 classi) c’è spazio idoneo per massimo 20 bambini/e, quindi la capienza effettiva è pari a 220/230, mai 353.  Bisogna, infatti, considerare che la primaria Corridoni è una primaria musicale con due aule attrezzate per la musica. Ci sono due aule dedicate a bambini/e con disabilità gravi che, come si dovrebbe sapere, hanno bisogno di spazi a loro dedicati. C’è inoltre l’aula di arte, di scienze e la biblioteca. Alla Corridoni attualmente c’è un refettorio spazioso con aule dedicate alle mense essendo anche previsto il doppio turno.

Come si pensa di trasferire tutto questo nel plesso della Foscolo? Come si pensa di farlo preservando la continuità educativa e la qualità del servizio offerto? La scuola Foscolo stessa dovrebbe rinunciare a laboratori e aule speciali. Da non trascurare inoltre il fatto che alla Foscolo c’è una sola palestra, è sufficiente dovendo accogliere così tanti bambini/e della primaria oltre a quelli della secondaria?

È quindi evidente che le soluzioni prospettate dal sindaco non siano percorribili a meno che non si voglia adottare il modello delle “classi pollaio” (modello che si sperava definitivamente tramontato!) con contestuale eliminazione di aule e spazi funzionali al miglior svolgimento della didattica e delle lezioni così come previste da un valido piano formativo.

La qualità del servizio scolastico e la qualità della formazione non sono valori barattabili con valutazioni di carattere meramente economico o dettate da interessi particolari. Allo stesso tempo, altrettanto impensabile e inaccettabile è il trasferimento di qualche bambino/a in altri plessi come quello di via Fiume o a Tavernola, a causa delle distanze e del traffico veicolare esistente in città che andrebbe così ad aumentare ulteriormente.

La scuola che abbiamo in mente è una scuola di prossimità e di quartiere per tantissime ragioni legate alla qualità della vita, alla socialità e alle necessità lavorative delle famiglie.
Possibile che nemmeno l’assessora Roperto abbia contezza di questi principi? E gli altri membri della giunta? E i consiglieri di maggioranza? Oltre alle dichiarazioni del sindaco c’è solo silenzio. Silenzio assordante. Dove vuole portare questa città Rapinese?  Vuole una città per pochi e non per molti? Una città senza servizi e come tale respingente per chi vorrebbe qui costruire futuro, relazioni, socialità, in altre parole la propria vita? Ci opporremo in tutti i modi a quest’opera distruttiva.

Daniele Valsecchi, Segretario cittadino PD
Stefano Legnani, Consigliere comunale
Francesco Finizio, referente scuole PD Como

Nei giardini pubblici di Via Vittorio Emanuele, si sta diffondendo l’abitudine da parte delle guide turistiche di portare gruppi di turisti, talvolta anche molto numerosi, ad utilizzare il bagno pubblico. Al momento, purtroppo, su due servizi igienici, uno è chiuso da settimane e, terminata la sosta da parte dei turisti, il bagno rimanente risulta spesso letteralmente inutilizzabile. Il problema grosso è che mancano alternative. La massiccia presenza di turisti, che occupa anche tutto lo spazio adiacente, spesso rappresenta, pertanto, un impedimento per i genitori con bimbi piccoli, che si vedono privati della possibilità di utilizzarlo per le necessità urgenti o anche solo per cambiare il pannolino. 

Chiediamo all’Amministrazione di provvedere al più presto a riparare il bagno guasto e, visto l’incremento costante del turismo, di creare nuovi servizi igienici pubblici, in quanto quelli presenti risultano insufficienti. Nulla contro il turismo, ovviamente, ma è necessario che la città non lo subisca, offrendo soluzioni concrete ai problemi che si presentano.

Alessandro Rossi, segretario circolo PD Como Convalle
Massimo Mancuso, segretario circolo PD Como Circ. 8 “Elide Greco”

Situazioni straordinarie, richiedono risposte straordinarie. Ci preoccupano le affermazioni del provveditore che, a fronte della sentenza che ha disposto la riapertura dei plessi “Sauro” e “Carluccio”, ha chiamato in causa la burocrazia e il formalismo della chiusura delle piattaforme ministeriali. 

È doveroso dare seguito a quanto disposto dal Tar per rimediare al danno fatto dal sindaco. Soprattutto, però, è doveroso venire incontro ai genitori e ai loro bambini. Urge uno scatto da parte delle istituzioni, comprese quelle scolastiche, per rimediare a una situazione grottesca, frutto solamente delle scelte sbagliate di una Giunta che si è presa la libertà di deliberare ciò che non era nelle proprie competenze. Noi siamo a disposizione per lavorare affinché non venga fatta giustizia solo su carta, con la sentenza, ma anche concretamente.

Daniele Valsecchi – Segretario cittadino PD
Patrizia Lissi e Stefano Legnani – Consiglieri comunali PD


“Nell’ultima seduta del Consiglio Comunale la maggioranza ha approvato il nuovo regolamento per la concessione del patrocinio da parte del Comune di Como; patrocinio che non significa concessione di contributi economici, ma soltanto il riconoscimento del valore di iniziative senza fini di lucro, rilevanti per la comunità locale e per la promozione e valorizzazione dell’immagine della Città. Il nuovo testo è di fatto quasi totalmente identico a quello attualmente vigente rispetto al quale sono state introdotte solo alcune piccole modifiche” dichiara il consigliere comunale del PD Stefano Legnani.

“La più importante delle quali è però la totale esclusione, senza alcuna eccezione, dalla concessione del patrocinio delle iniziative promosse dalle organizzazioni sindacali – prosegue -. Così facendo il Sindaco, non solo ha escluso dalla possibilità del patrocinio quelle organizzate dai sindacati dei lavoratori, ai quali evidentemente non perdona la posizione contraria alla chiusura dei nidi e delle scuole, ma anche a quelle di altre organizzazioni di categoria, come gli artigiani, i commercianti e gli industriali”.

“Ho presentato un emendamento per ripristinare la precedente normativa che escludeva dal patrocinio le sole iniziative delle organizzazioni di categorie finalizzate al proselitismo o all’autofinanziamento; emendamento che è stato respinto.  La decisione della maggioranza impedirà così al Comune di Como di concedere il patrocinio ad iniziative oggettivamente meritevoli, come ad esempio quelle in tema di violenza sulle donne, in tema di legalità, in tema di prevenzione di infortuni sul lavoro, ed altre, solo perché promosse da organizzazioni sindacali. Non è chiaro il motivo di questo furore iconoclasta di Rapinese – conclude – o forse la ragione è una sola: fare esattamente il contrario di quanto fatto da quelli che lo hanno preceduto, indipendentemente dall’effetto delle sue decisioni”

L’immobilismo del Comune di Como verso i più fragili continua. In questo periodo di caldo torrido, tante Amministrazioni si sono attivate per aiutate anziani, disabili e tutti i soggetti maggiormente a rischio. Diversi sono gli esempi, tra cui percorsi di monitoraggio, vigilanza e assistenza domiciliare a favore di cittadini al di sopra dei 65 anni e in condizioni di fragilità sociale, economica o sanitaria attraverso centralini dove poter contattare gli utenti. Questo grazie anche al coinvolgimento di medici di base che segnalino gli anziani soli e fragili per l’inserimento nella rete di sorveglianza attiva per la spesa e i medicinali.

Come ho espresso anche in una preliminare nel Consiglio di lunedì, mentre altri Comuni italiani si sono mobilitati, in questi giorni di afa i cittadini comaschi sono stati lasciati soli. Fino a qualche anno fa, il Comune di Como consegnava a domicilio i condizionatori a persone anziane o fragili, anche se poi il servizio è stato interrotto. Si tratta, tuttavia, solamente di una delle azioni che si possono mettere in atto. Nessuna di queste, però, al momento, sembra essere stata neanche lontanamente presa in considerazione dall’Amministrazione.

Patrizia Lissi, capogruppo PD in Consiglio Comunale

Oggi l’assessore regionale Paolo Franco ha effettuato un sopralluogo nei terreni ALER di via Castellini, un’area da anni dimenticata che finalmente torna al centro dell’attenzione pubblica. Accogliamo con favore le proposte e le richieste presentate dai cittadini e ci auguriamo che vengano prese sul serio da chi oggi detiene responsabilità istituzionali.

“Ne siamo felici – commenta Alessandro Rossi, segretario del circolo PD Como Convalle – ma non dimentichiamo da dove tutto è iniziato. Il nostro circolo, con il lavoro prezioso di Romano Fasciani, il supporto degli attivisti e il coinvolgimento dei residenti, ha avviato già nel 2023 un percorso per restituire dignità a quest’area. Un’area di 5400mq abbandonata al degrado: rifiuti, fuochi notturni, insediamenti irregolari, topi. Ma soprattutto, la rassegnazione di chi ci viveva attorno”.

Il punto di svolta è stato un evento pubblico al TeatroGruppo Popolare, che ha dato voce alla comunità e rotto il silenzio istituzionale: “È lì che è nata una mobilitazione vera, concreta, dal basso. E da lì qualcosa ha cominciato a muoversi”, aggiunge il Segretario cittadino Daniele Valsecchi.

Il Partito Democratico di Como Convalle sottolinea anche la mancata assunzione di responsabilità da parte dell’amministrazione comunale. “Parliamo di un terreno nel territorio comunale, di problemi noti e segnalati da anni. La risposta del sindaco Rapinese? Accusare il PD di voler trasformare Como in Lampedusa, liquidando con ideologia le denunce dei cittadini. Ma la politica – sottolinea Alessandro Rossi – non può permettersi di deridere i problemi: deve affrontarli. E l’amministrazione comunale, su via Castellini, ha semplicemente abdicato al proprio ruolo”.

“Oggi qualcosa si muove, e va bene. Ma non perdiamo la memoria. Senza la mobilitazione dei cittadini e senza il lavoro costante di persone come Romano Fasciani, Enzo Cresta e molti altri, via Castellini sarebbe ancora una discarica dimenticata”, ribadisce Valsecchi.

Per una volta lo diciamo con orgoglio: bravi noi, bravi i cittadini, bravi tutti quelli che hanno creduto che fosse possibile cambiare. E ora, come sempre, continueremo a esserci. Perché il nostro impegno non finisce con un sopralluogo: continua ogni giorno, insieme a chi in quella zona vive e spera.

“A più di un anno dalla frana di Civiglio, qualcosa finalmente si sta muovendo. Ci sono però almeno un paio di questioni che ci lasciano perplessi sulla risoluzione del problema. Prima di tutto ci chiediamo perché questo intervento che l’Amministrazione ritiene sia sufficiente a garantire la sicurezza, non sia stato fatto mesi fa, lasciando a lungo i residenti in una situazione di disagio” dichiara la capogruppo del PD in Consiglio comunale Patrizia Lissi. 

“Inoltre, preoccupano le condizioni precarie del muro di sostegno di via Patrioti (causa del divieto ai mezzi pesanti e della posa di colonnine di ghisa che impongono il transito a distanza dallo stesso). È sempre stato chiaro, sin dall’inizio, che fosse competenza del Comune e non del privato intervenire per la messa in sicurezza. E ieri sera in Consiglio comunale abbiamo avuto la prova che sono stati stanziati soldi ora per un lavoro che andava fatto molto tempo fa. Perché non ci si è mossi prima? Di fronte alle necessità dei cittadini e alle proprie responsabilità, l’Amministrazione è rimasta immobile”.

Le istituzioni