L’autunno è arrivato e, tra non molto, le temperature inizieranno a scendere. Lo avevamo già sottolineato a giugno e oggi, con il freddo alle porte, torniamo a farci la stessa, urgente domanda: stiamo pensando al dormitorio permanente?

Ogni notte, decine di persone continuano a dormire in giacigli di fortuna. È una realtà da contrastare. Come Partito Democratico abbiamo ribadito più volte la necessità di affrontare questo fenomeno strutturale alla radice. Un dormitorio permanente, aperto tutto l’anno, non è solo un rifugio sicuro per chi vive in condizioni di grave fragilità, ma è una scelta di dignità, coraggio e visione. È il presidio fisso e indispensabile per avviare veri percorsi di inserimento sociale, supporto psicologico e materiale. È un tassello centrale, all’interno di una rete di protezione sociale, per una politica di sicurezza urbana che sia reale e matura. Farsi carico delle situazioni di grave marginalità, offrendo punti di riferimento certi, è un aiuto per garantire vera stabilità e sicurezza nelle nostre strade. Spostare semplicemente le persone da un quartiere all’altro con sgomberi rumorosi, come a nascondere la polvere sotto il tappeto, non genera vera sicurezza, ma solo ulteriore disagio.

Purtroppo, le ultime due Amministrazioni comunali hanno cavalcato e cavalcano tuttora divisioni e conflittualità, impoverendo il nostro clima sociale. Ma Como, al netto di queste tensioni strumentali, è una città dal cuore solidale. La nostra comunità deve ritrovare questa sua anima autentica. Non dimentichiamo che Como è un Comune con risorse, con possibilità e con le capacità per non voltarsi dall’altra parte. Per farlo, serve che la città si esprima, faccia rete e metta a sistema le istituzioni, le associazioni di volontariato e l’impegno di ogni singolo cittadino. Vogliamo una Como che sia al contempo accogliente, viva e sicura. È necessario rispondere nell’ immediato all’urgenza di chi è al freddo. Nel lungo periodo, nello stesso tempo, bisogna pensare a organizzare e gestire percorsi di inserimento. Le sfide complesse si vincono solo insieme. Lavoriamoci.

Daniele Valsecchi Segretario cittadino PD Como
Patrizia Lissi, capogruppo PD Consiglio Comunale Como

Stasera il Consiglio comunale è chiamato a esprimersi – ancora – sul piano di riorganizzazione delle sedi scolastiche. Siamo di fronte a un passaggio cruciale, che non riguarda solo la gestione amministrativa degli edifici, ma il futuro stesso della nostra comunità e il benessere educativo dei nostri figli.
Per questo motivo mi rivolgo direttamente ai consiglieri di maggioranza. Vi chiedo di fare un passo indietro, di fermarvi e di ascoltare la voce reale della città, votando no a un ennesimo piano che non risponde alle vere esigenze dei quartieri e degli abitanti.

Voi non siete solo i rappresentanti di una parte politica: siete i rappresentanti di tutti i cittadini comaschi. Avete amici, familiari, conoscenti che frequentano le nostre scuole. Fermatevi un istante a riflettere: quale città vi immaginate per il futuro? Dove vorreste vivere? Volete una Como fatta di scuole aperte, diffuse, punti di riferimento vivi nei quartieri e dotati di servizi nuovi, oppure un mondo mezzo chiuso e mezzo in vendita?

Non possiamo dimenticare. Era il 1° ottobre 2025: una data che per Como è stata una ferita profonda, un consiglio comunale terribile, contro la cittadinanza e contro ogni logica di benessere educativo. In quella seduta, la maggioranza guidata dal sindaco Alessandro Rapinese approvò un ordine del giorno — proposto dal consigliere Davide Bernasconi — che chiedeva sostanzialmente e brutalmente l’abbattimento di due istituti scolastici attivi per far posto a due autosili, dopo una serata di chiusura totale al confronto. Quell’ordine del giorno, grida ancora vendetta e chiede di essere sanato.

Oggi, però, avete una possibilità che non capita spesso: cambiare rotta. Fare un servizio vero alla cittadinanza, e persino alla vostra stessa giunta, per recuperare il senso profondo delle istituzioni e delle priorità della politica. Avete una responsabilità importante e, forse, l’ultima vera occasione per dimostrarla. Vi chiedo di prenderne coscienza e di agire di conseguenza. 

Daniele Valsecchi Segretario cittadino Partito Democratico Como

6 marzo 2025: in una conferenza stampa, fiero, seduto accanto al consigliere regionale Alessandro Fermi che promette un contributo economico da parte di Regione Lombardia, il sindaco annuncia festosamente la proposta di partenariato per la riqualificazione dell’area della piscina e del palazzetto di Muggiò. “Il centro natatorio più grande d’Italia”, uno “spettacolo di progetto” che “non ha bisogno nemmeno della vicinanza del lago per essere attrattivo”.

Settembre 2025: con toni trionfalistici, il sindaco annuncia l’inizio dei lavori a giugno 2027.

25 settembre 2026: un’altra pallina di carta straccia si aggiunge al cestino. Progetto stracciato. Punto, a capo, si riparte un’altra volta da zero, mentre Muggiò aspetta. Il motivo? “Criticità contrattuali ed economico”. Serviranno un nuovo avviso e una nuova proposta che non superi il tetto dei 25 milioni messi a disposizione dal Comune. 

Alla fine del mandato dell’attuale amministrazione mancano ormai pochi mesi. Quell’amministrazione che dopo un anno e mezzo millantava di aver già completato l’80% del programma ha ancora un buco alla casella “piscina di Muggiò”, che avrebbe dovuto, da promesse, sistemare nel giro di poco tempo e affidare a Csu (a chi? Davvero?) come Casate e la Sinigaglia. Quell’amministrazione guidata da un sindaco che a fine 2022, dichiarava a Etg, recentemente scaricata, che l’avrebbe riaperta al più presto e che entro febbraio 2023 avrebbe avuto il progetto pronto. E invece, oggi, più di tre anni dopo. Si riparte da zero.
Eppure bastavano 3/6 mesi per riuscire nell’impresa. Parole, parole, parole. Bla, bla bla. I fatti bussano sempre più alla porta di questa amministrazione e i proclami stanno sempre più a zero.
Sindaco, faccia chiarezza su alcuni punti:

1)    Come mai solo ora l’Amministrazione comunale, dopo un anno e mezzo, si accorge che la proposta di partenariato è sbilanciata a favore dell’operatore?
2)    Come mai una notizia così importante non ha trovato spazio negli annunci unidirezionali del sindaco, mentre il cartongesso della Corridoni sembra per lui meritare così tanta energia e attenzione
3)    Chi tra sindaco, assessore e dirigenti si prende la responsabilità? Cosa è stato fatto da marzo 2025 ad oggi? Troppo Impegnati a spostare mobili e insultare persone? 
4)    Credete davvero che la cittadinanza comasca si berrà ancora questo ennesimo annuncio e rilancio, quando la vostra incompetenza e inaffidabilità sono acclarate? 
5)    I 25 milioni di euro su che equilibrio economico finanziario si basano? 
6)    Quali azioni intendete mettere in campo per affrontare il tema della mancanza di spazi sportivi e natatori, visto le altre scelte anti sport che questa giunta ha fatto?

Ma soprattutto, dove andranno a fare sport i cittadini comaschi, tra costi elevati e mancanza di impianti? Vista la scarsità, il sindaco si allena in ufficio: accartoccia il progetto, crea la pallina, alza la mano… sdeng!

Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD Como
Stefano Legnani, consigliere comunale PD

Di fronte all’ennesima sconfitta, il sindaco ha risposto con le sue classiche modalità. Come sempre sguazza nel conflitto. Ottiene visibilità mediatica, minaccia, manda il messaggio di essere forte e giusto basandosi su falsità e mistificazioni. Quanta bassezza.

Nella retorica del sindaco, è facile riconoscere una delle più classiche strategie di comunicazione: chi domanda comanda. E allora, qualche domanda al primo cittadino, vorremmo farla anche noi. 
Perché continua ad attaccare la Corridoni che non era neppure nel suo programma elettorale? Quali sono i veri motivi dietro questo accanimento? Perché continua a dire che i bambini non ci sono, quando i numeri gli danno torto? Quale obiettivo si cela dietro il tentativo, smaccato ed evidente, di far litigare i plessi? Perché il Comune di Como non vuole più dialogare con l’esterno? È incompetenza o incapacità? Per non dover giustificare le proprie decisioni? E dopo quanto sta succedendo e dopo l’ennesima sconfitta, chi tra sindaco, assessore, dirigenti, si prende la responsabilità su questo tema?

E ancora: perché si cambia continuamente idea su quali sono le scuole da tenere aperte e quelle da chiudere? Ma soprattutto: perché nelle scuole in cui andavano fatti dei lavori, alla fine, non si è proceduto con la realizzazione? Qui la strategia è allucinante: il Comune non fa manutenzione dove dovrebbe, il sindaco gira la frittata e accusa la scuola di non essere intervenuto laddove lui stesso avrebbe dovuto farlo. Troppo impegnato a spostare i banchi in via Fiume? Sindaco, non scappi come sempre dal confronto: risponda alle domande.

Contro la retorica del sindaco occorre sempre ricordarsi l’obiettivo: salvare la Corridoni, bocciare il piano scuole, avere una nuova Amministrazione nel 2027 che rimetta la scuola e le politiche educative al centro.

Partito Democratico di Como

Il sindaco ha sventolato davanti alle telecamere una fantomatica relazione tecnica del 2022 che attesterebbe, a suo dire, crepe e pilastri ammalorati alla Corridoni, usandola come scudo politico per giustificare la chiusura della scuola. Ma questo apre uno scenario inquietante: perché questo documento è rimasto nascosto nel cassetto per anni senza essere condiviso in modo trasparente con il Consiglio comunale e le famiglie? Se la scuola cadeva a pezzi dal 2022, il sindaco sta ammettendo di aver lasciato scientemente i bambini in una struttura insicura per quattro anni?  Siamo di fronte a un sistematico gioco delle tre carte. A seconda della convenienza del giorno, l’attuale sindaco cambia versione: un giorno si vanta pubblicamente dicendo che ‘nessuno come lui ha mai fatto così tanti lavori nelle scuole’, e il giorno dopo, per difendersi dal caos, dichiara in tv che ‘tutte le scuole fanno schifo e sono in quelle condizioni’. Grazie, sindaco, per averci reso evidente, ancora una volta di più, che delle scuole della città e del diritto allo studio non le interessa nulla. Si direbbe che voglia ‘parcheggiare’ l’educazione fuori città…

Le contraddizioni emergono chiaramente anche nella cronologia dei fatti. Nel 2024 questa amministrazione voleva trasferire alla Corridoni i bambini della Perti. Oggi, al contrario, decide di chiudere la Corridoni per spostare gli alunni in altri plessi che – stando alle parole stesse del sindaco – farebbero ugualmente schifo. Questa non è programmazione, è un gioco d’azzardo. Ricordiamo a sindaco, assessora, giunta e maggioranza che le manutenzioni sono una competenza diretta e inderogabile del Comune: ammettere il degrado generale significa firmare un’ammissione di colpevolezza per non aver fatto nulla in più di quattro anni. I bambini e le famiglie della Corridoni e di tutte le scuole di Como meritano rispetto, sicurezza e certezze, non gli show o il caos che il sindaco, scientemente, continua a creare.

Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD Como
Francesco Finizio, referente scuole PD Como

Una città più sicura non si costruisce vietando le biciclette, ma creando alternative sicure e facendo rispettare le regole. Per questo, come Partito Democratico di Como saremo presenti alla manifestazione del 12 settembre in piazza Perretta, contro la nuova regolamentazione della ZTL e delle aree pedonali. Oltre a dire no al provvedimento dell’Amministrazione, abbiamo in mente un modello alternativo fondato su controlli mirati sulle e-bike irregolari, regole flessibili, una gestione più efficace della logistica e soprattutto investimenti in vere infrastrutture ciclabili. Crediamo che prima debbano venire i servizi, poi eventualmente le regole più stringenti: non il contrario. L’obiettivo è rendere la mobilità dolce una scelta concreta e conveniente per cittadini, lavoratori e turisti.
Di seguito il documento integrale con il nostro pensiero.

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Mentre si consuma il caos Corridoni, in questo inizio di anno scolastico non vogliamo dimenticare una ferita particolarmente dolorosa per la nostra città: la chiusura della scuola primaria “De Calboli” a Ponte Chiasso, diretta conseguenza di scelte politiche profondamente sbagliate da parte di un’amministrazione che dimostra di disprezzare i concetti stessi di formazione, istruzione, valorizzazione dei quartieri.
Con questa chiusura assistiamo alla perdita di un presidio sociale fondamentale in un quartiere di frontiera che ha bisogno di investimenti e coesione, non certo della chiusura di un luogo così prezioso. Che fine farà la bella biblioteca? E la palestra? Questa scuola andava valorizzata, non abbandonata.

Ancora una volta, in rappresentanza di tutta la giunta e della maggioranza in Consiglio Comunale, responsabile di questa scelta è l’Assessora alle politiche educative Roperto. Responsabilità politica che pesa ancor di più se si pensa che l’Assessora risiede proprio in quel quartiere, lo stesso dove circa cinque anni fa si è recata a chiedere i voti per sostenere l’attuale maggioranza. Anche in questo caso, non ha mosso un dito né ha espresso mezza parola, tanto che nessuno conosce la sua reale opinione su questo disastro sociale. Anche per questi motivi reiteriamo con forza la nostra richiesta di dimissioni immediate già espressa nei giorni scorsi.

Inoltre, rispondiamo al declino con una proposta chiara per Ponte Chiasso, basata su tre punti concreti: 
1. Favorire l’unione strategica tra la scuola dell’infanzia e la scuola primaria all’interno dello stesso polo di via Brogeda. 
2. Trasformare la posizione geografica di frontiera in un punto di forza unico per attrarre iscritti (si pensi anche ai figli di lavoratori frontalieri che risiedono in altri quartieri della città) , proponendo il tempo prolungato fino alle 18:00 e il potenziamento dell’inglese sin dall’infanzia 
3. Riempire e far vivere gli spazi della struttura anche fuori dagli orari scolastici, valorizzando la biblioteca di quartiere e mettendo le aule a disposizione del Terzo Settore per attività di doposcuola, trasformando l’edificio in un faro sociale e culturale per l’intera comunità.

Oggi a Como manca totalmente una visione d’insieme sull’istruzione e sui quartieri. Siamo pronti a capovolgere questa logica fallimentare, rimettendo la scuola, i servizi di prossimità e le famiglie al centro dell’agenda politica cittadina.

Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD Como
Francesco Finizio, referente scuole PD Como

Il Comune ha cacciato dalla porta un problema che non c’era per poi… farlo rientrare dalla finestra. È una scena tragicomica, fantozziana, quella a cui stiamo assistendo al nido comunale di via Giussani a Rebbio.

L’Amministrazione, negli ultimi anni, ha avviato un processo di privatizzazione, bistrattando il pubblico e delegando il servizio a cooperative esterne. Ora, improvvisamente, si scopre che la cooperativa che gestisce il nido di via Giussani è in difficoltà a reperire il personale e, per sopperire alla carenza, è stato chiamato proprio quel personale comunale tanto bistrattato. In pratica, il piano B, per funzionare, ha bisogno del piano A. Il rimpiazzo ha bisogno del rimpiazzato. 

Al di là della situazione da film e delle decisioni sbagliate dell’Amministrazione che tornano indietro e le sbattono in faccia come un boomerang, la situazione, di per sé, è piuttosto triste. Perché ci sono di mezzo dei lavoratori che vedono l’effetto tangibile di un cambio ingiusto, e perché di fatto i cittadini pagano due volte: per le procedure di affidamento del servizio e per l’utilizzo (straordinario) del personale interno. 
La scelta al risparmio della maggioranza si scontra contro le esigenze dei lavoratori: costi più bassi si traducono in stipendi più bassi per gli educatori delle cooperative e forse, proprio per questo, risulta difficile trovare personale. Il tutto in un asilo, il Caravella, che è un fiore all’occhiello del territorio, tanto da avere 11 bambini rimasti in lista d’attesa e 14 che hanno dovuto iscriversi alla seconda o terza scelta, non proprio vicino a casa.

Avevamo bisogno di un’altra prova dell’inadeguatezza di questa Amministrazione e del vicesindaco e assessore Nicoletta Roperto nella gestione delle scuole in città? Noi, onestamente, non ne sentivamo la mancanza.

Patrizia Lissi ed Eleonora Galli, consigliere comunali PD

Un’amministrazione nemica dei bambini. Nemmeno le cose minime vengono fatte quando si parla di scuole e luoghi idonei per i più piccoli. Anche oggi, primo giorno di scuola dell’infanzia, le notizie che arrivano dai genitori segnalano diffuse situazioni di abbandono che colpiscono i servizi educativi e il verde pubblico nei plessi scolastici. L’infanzia “Raschi” si caratterizza per la presenza di giardini sporchi, erba alta, con l’ex nido Magnolia – confinante con la Raschi – trasformato in un deposito di rifiuti e un grande albero pericolosamente transennato.  All’infanzia di Ponte Chiasso, nel giardino della struttura, alcuni genitori riferiscono la presenza di betulle morte, potenzialmente a rischio crollo.
I mesi estivi dovevano servire per programmare la manutenzione del verde e la pulizia degli spazi comuni: ciò non è stato fatto.

Gli assessori Roperto (politiche educative) e Maccabeo (Verde) escano dai loro uffici, vadano a verificare lo stato delle scuole e chiedano scusa alle famiglie di Como per non avere tempestivamente provveduto a programmare la ripartenza dei plessi, lasciando che l’inizio dell’anno scolastico venisse caratterizzato da sporcizia, desolazione e, quantomeno, sensazione di pericolo.

Francesco Finizio, referente scuole PD Como
Stefano Legnani, consigliere comunale PD Como

Le istituzioni