In Consiglio comunale, il sindaco ha dato prova di non conoscere nemmeno quali siano le proprie competenze e le proprie facoltà. Riguardo alla gestione dell’emergenza che stiamo vivendo, ha dichiarato infatti che non è compito suo chiudere le scuole. Eppure nel Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112 – art. 139 si legge che “sono attribuiti alle province, in relazione all’istruzione secondaria superiore, e ai Comuni (ai Comuni!!), in relazione agli altri gradi inferiori di scuola, i compiti e le funzioni concernenti: e) la sospensione delle lezioni in casi gravi e urgenti”.
Senza dimenticare il Testo Unico degli Enti Locali (D.Lgs. 267/2000): l’articolo 54, comma 4 conferisce al Sindaco il ruolo di ufficiale di governo, attribuendogli il potere di emettere ordinanze contingibili ed urgenti in caso di gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza. E poi la Legge 225/1992 (Ordinamento del Servizio Nazionale di Protezione Civile): definisce il sindaco “autorità comunale di protezione civile” e gli permette di agire per fronteggiare emergenze, tra cui quelle causate da eventi atmosferici.
Insomma, il sindaco avrebbe avuto tutte le facoltà per intervenire e gestire al meglio un’emergenza che continua a essere sotto gli occhi di tutti, ma ancora una volta ha cercato di nascondere le proprie mancanze con una narrazione distorta.
I consiglieri comunali del PD Patrizia Lissi, Stefano Fanetti, Eleonora Galli e Stefano Legnani
In queste ore, come già accaduto pochi giorni fa e con una frequenza ormai crescente, il territorio della nostra Provincia è stato colpito da intensi fenomeni meteorici con conseguenti situazioni di dissesto idrogeologico. La Protezione Civile dirama con congruo anticipo i livelli di allerta, segnalando la necessità di un impegno costante e strutturale. Di fronte a un cambiamento climatico ormai riconosciuto dalla comunità scientifica, non possiamo più parlare solo di “emergenze”: è indispensabile mettere in atto strategie di mitigazione e adattamento. Servono piani dinamici e resilienti, capaci di adattarsi al mutare degli eventi con risposte rapide ed efficaci.
È urgente che i cittadini possano contare su misure di prevenzione e sicurezza che limitino il più possibile gli effetti di allagamenti, smottamenti e frane, soprattutto nelle aree più vulnerabili. In territori dove l’abbandono delle aree rurali e la mancata cura degli spazi naturali accentuano le conseguenze degli eventi estremi, la priorità deve essere la tutela del territorio e della popolazione.
Invece di concentrare risorse ed energie su progetti che rischiano di aumentare la pressione antropica sul territorio, alterando ulteriormente gli equilibri ambientali, aggravando la situazione viabilistica del lago, come nel caso del resort di Torno o del progetto anacronistico e insostenibile dell’innevamento del San Primo a Bellagio, è prioritario orientare la pianificazione verso interventi di prevenzione e messa in sicurezza, affinché le prevedibili precipitazioni non si traducano in eccessivi disagi per la popolazione e in danni per chi si trova suo malgrado coinvolto. Come Dipartimento ambiente del PD provinciale di Como riteniamo fondamentale stimolare e sostenere l’aggiornamento dei piani di adattamento e mitigazione, comprensivi della risposta a situazioni critiche. Solo riscoprendo un rapporto equilibrato e sostenibile con il territorio sarà possibile gettare le basi per un futuro più sicuro e vivibile per tutti.
Matteo Introzzi, responsabile Ambiente PD Como
Nella seduta di ieri del Consiglio Comunale è stata approvata in prima lettura la modifica dello Statuto del Comune di Como; non essendo stato raggiunto il voto favorevole dei 2/3 dei consiglieri, saranno necessarie altre due votazioni a maggioranza assoluta. La modifica più rilevante, oltre alla abolizione delle consulte, che sono luoghi di incontro e di confronto con le realtà associative della città, è la modifica della normativa sui referendum per la quale è stato in particolare previsto che il giudizio sull’ammissibilità del referendum sarà di competenza esclusiva del Consiglio Comunale e non di un organo indipendente come da noi proposto.
Essendo la decisione sull’ammissibilità del referendum una valutazione di legittimità, e quindi esclusivamente tecnica, è del tutto inaccettabile che venga affidata ad un organo politico; come se a livello nazionale il giudizio di ammissibilità del referendum fosse del Parlamento e non della Corte Costituzionale, come prevede la legge.
Poiché i referendum non sono mai proposti dalla maggioranza, che avendo i voti in aula, non ha necessità di ricorrere alla consultazione popolare, non bisogna essere profeti per immaginare che tutte le future richieste di referendum, saranno dichiarate inammissibili dal Consiglio Comunale, costringendo i promotori a ricorrere al TAR contro la decisione.
Tutto ciò è grave perché erode i principi fondamentali dell’ordinamento democratico. E’ come se in una partita di calcio una delle due squadre in campo facesse anche da arbitro.
Ma questa è la democrazia di Rapinese che abbiamo ormai imparato a conoscere da tempo: un uomo solo al comando che stabilisce le regole e poi giudica anche sulla loro applicazione; idea di democrazia alla quale però non ci rassegnano e che non ci stancheremo di contrastare.
Stefano Legnani, consigliere comunale PD
Questa mattina la città si è svegliata sotto l’acqua, costellata di allagamenti. Uno scenario decisamente prevedibile viste le previsioni per oggi e domani. Ancora una volta, però, l’Amministrazione ha peccato di scarsa lungimiranza e connessione con la realtà e i problemi della città, restando immobile dal punto di vista della prevenzione. Perché, ad esempio, non fare un’ordinanza di chiusura delle scuole viste le prevedibili difficoltà nel raggiungere i vari plessi? Perché non prevenire la chiusura delle strade con un piano viabilistico alternativo, piuttosto che restare in balia degli eventi fino all’ultimo minuto? La buona amministrazione di una città si vede anche dalla gestione di emergenze come questa. Non facciamoci trovare impreparati domani.
Il PD cittadino
L’accorpamento della scuola dell’infanzia di via Salita Cappuccini con la primaria Vacchi di via Montelungo è una scelta insensata, dettata dall’approssimazione e, ancora una volta, dal mancato confronto con il mondo della scuola e soprattutto con le necessità dei bambini e delle bambine. Nella scuola di via Salita Cappuccini gli spazi sono perfettamente a misura di bambino essendo stata pensata, progettata e realizzata proprio per quella fascia d’età. Ci sono bagni in classe, un salone luminoso che si presta a varie attività, un ampio giardino e altri spazi multiuso.
Inoltre la scuola non risulta attualmente sottoutilizzata: nell’anno scolastico 2024/25 ci sono stati 63 bambini su 75 posti, nell’anno 2025/26 ci sono 62 bambini su 75, nel 2026/27 si prevedono (secondo la relazione del Comune) 58 bambini su 75. La primaria di via Montelungo, invece, così com’è ora, senza importanti interventi, non è in grado di garantire la presenza di due scuole, preservando la qualità del servizio offerto, le esigenze educative e didattiche, tra loro ben diverse, dei bambini tanto dell’infanzia quanto della primaria, attribuendo il giusto valore alle aule speciali e ai laboratori secondo il fondamentale principio degli spazi come valenza educativa e didattica.
Come è possibile che chi amministra la città non conosca nel dettaglio questa realtà? O forse peggio, se la conosce, come può ignorare queste informazioni? Continuiamo a non arrenderci e a lavorare per una scuola di qualità.
Questo “inverno democratico”, che porta a decisioni incomprensibili, finirà e arriverà la primavera anche a Como.
Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD
Stefano Legnani, consigliere comunale PD
Francesco Finizio, referente scuole PD Como
La chiusura della scuola primaria di Ponte Chiasso e la preannunciata chiusura anche di quella dell’infanzia dello stesso quartiere sono scelte del tutto sbagliate. Un presidio scolastico per quelle fasce di età è servizio fondamentale per evitare lo spopolamento di un quartiere così importante e dalle enormi potenzialità considerando la sua collocazione in una posizione strategica per la Svizzera e per il primo accesso al nord Europa.
La scuola, infatti, in un contesto come Ponte Chiasso, costituisce luogo fondamentale per azzerare le diseguaglianze che, inevitabilmente, in un quartiere che accoglie persone di culture diverse possono sorgere. A scuola, grazie all’attività didattica ed educativa, si insegnano le regole del vivere comune, della solidarietà, della condivisione e del rispetto reciproco. Un’amministrazione che si rispetti valorizzerebbe le scuole, che invece a Como si vogliono chiudere .L’ipotizzato trasferimento degli alunni in altre scuole, le primarie “Massina” di Monteolimpino, “Lorenzini” di Sagnino o “Filzi” di Tavernola, è una soluzione che incrementerebbe solo il traffico veicolare non essendo le strade per raggiungerle agevolmente percorribili a piedi o in bicicletta. Per preservare questo importante presidio chiediamo al duo Rapinese – Roperto di riconsiderare la loro decisione e di accogliere positivamente la proposta che viene dal quartiere di accorpare a Ponte Chiasso la scuola dell’infanzia con la primaria nel plesso di Via Brogeda.
Se fossero necessari interventi di adeguamento della struttura per accogliere gli alunni della scuola dell’infanzia, si mettano a bilancio le relative risorse che, quando si tratta di educazione, non sono tanto delle spese ma soprattutto investimenti per il futuro dei nostri piccoli concittadini.
Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD
Stefano Legnani, consigliere comunale PD
Francesco Finizio, referente scuole PD Como
La differenza tra le affermazioni di don Giusto e quelle del sindaco è culturale. In quello che scrive don Giusto c’è una provocazione, c’è un pensiero profondo che abbraccia tante problematiche sociali, che ci provoca nel ragionamento, nell’approfondire cosa significa essere cristiani ed essere comunità. Poi, dall’altra parte, c’è chi risponde sempre nello stesso modo davanti a qualsiasi problema, con la forza, con la cattiveria.
Don Giusto, con la sua fede e con il fatto che la mette in pratica in modo così concreto crea “fastidio”, intolleranza a chi vede solo il proprio orticello e il proprio “io”. Quante volte l’ oratorio di Rebbio ha salvato le istituzioni nell’accoglienza? Quante volte la polizia ha portato persone in oratorio che non avrebbero avuto un altro posto per vivere? Sarebbero tutti finiti in strada, alla faccia della dignità e della sicurezza.
In una città di frontiera come Como, in cui il tema della migrazione non è un fenomeno ma una questione strutturale da affrontare alla radice, abbiamo bisogno molto più di don Giusto, che di sindaci che nascondono la polvere sotto al tappeto.
Patrizia Lissi, capogruppo PD in Consiglio comunale
Ma le ragioni che giustificavano la chiusura della Corridoni non risiedevano nell’inverno demografico?! Ora le ragioni sono altre? Ora che sui numeri è stato palesemente sconfessato, il motivo della chiusura risiede nelle manutenzioni che, peraltro, nessuno dice che non vadano fatte e di cui ricordiamo al Sindaco che ne è responsabile.
E sembra pure gioire dei danni che si sono verificati… Un conto è eventualmente chiudere temporaneamente una scuola per fare lavori di ristrutturazione che si andrebbero ad aggiungere ai lavori già effettuati (per circa 1mln) – poi sospesi, per motivi oscuri – altro è chiuderla definitivamente per far spazio a un autosilo che ora nel video ammette che verrà fatto…
E ancora, alla Corridoni non avrebbe dovuto accogliere i bambini della primaria Sauro che avrebbe chiuso se non fosse stato per il Tar Lombardia?!Tutta questa energia per un video così volgare e pretestuoso, mentre dopo il maltempo di ieri in città ci sono danni ovunque, e tante strade sono bloccate. Un sindaco consapevole del proprio ruolo lavorerebbe al fianco di tutte le figure coinvolte, si preoccuperebbe davvero della città di Como, non userebbe la situazione per una propaganda faziosa e inverosimile.
Così oggi è amministrata la città di Como: vale tutto e il contrario di tutto, un minestrone di informazioni e dati non fondati con il risultato finale di una narrazione distorta e strumentale delle vicende.
Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD
Stefano Legnani, consigliere comunale PD
Francesco Finizio, referente scuole PD Como
Una giunta comunale può prendere decisioni che impattano significativamente sulla vita di cittadini e cittadine senza avere consapevolezza di quello che si sta facendo? Purtroppo, a Como sta succedendo.
Non c’è nessun piano di riorganizzazione delle scuole ragionato, studiato, condiviso, discusso. Non c’è visione, non c’è valutazione delle conseguenze, non si ha la minima idea di cosa voglia dire fare politiche educative degne di questo nome in una città capoluogo di provincia come la nostra città. Ci sono solo decisioni, spesso umorali, prese dall’alto, dall’alto dei propri privilegi.
Il caso della chiusura della primaria Corridoni per far spazio ad un autosilo – chiusura che si aggiunge ad altre già annunciate (si pensi su tutte all’ingiusta e miope decisione di chiudere la primaria di Ponte Chiasso) – è un’ulteriore allarmante dimostrazione di dove questa giunta sta portando questa città, una direzione che penalizza sempre la qualità dei servizi offerti dal Comune.
Il sindaco ha affermato che gli iscritti alla Corridoni per l’a.s. 2025/26 sono 202 su 353. Prima di tutto gli alunni sono 210 e le classi sono 11, ma c’è di più: per classe (tot. 11 classi) c’è spazio idoneo per massimo 20 bambini/e, quindi la capienza effettiva è pari a 220/230, mai 353. Bisogna, infatti, considerare che la primaria Corridoni è una primaria musicale con due aule attrezzate per la musica. Ci sono due aule dedicate a bambini/e con disabilità gravi che, come si dovrebbe sapere, hanno bisogno di spazi a loro dedicati. C’è inoltre l’aula di arte, di scienze e la biblioteca. Alla Corridoni attualmente c’è un refettorio spazioso con aule dedicate alle mense essendo anche previsto il doppio turno.
Come si pensa di trasferire tutto questo nel plesso della Foscolo? Come si pensa di farlo preservando la continuità educativa e la qualità del servizio offerto? La scuola Foscolo stessa dovrebbe rinunciare a laboratori e aule speciali. Da non trascurare inoltre il fatto che alla Foscolo c’è una sola palestra, è sufficiente dovendo accogliere così tanti bambini/e della primaria oltre a quelli della secondaria?
È quindi evidente che le soluzioni prospettate dal sindaco non siano percorribili a meno che non si voglia adottare il modello delle “classi pollaio” (modello che si sperava definitivamente tramontato!) con contestuale eliminazione di aule e spazi funzionali al miglior svolgimento della didattica e delle lezioni così come previste da un valido piano formativo.
La qualità del servizio scolastico e la qualità della formazione non sono valori barattabili con valutazioni di carattere meramente economico o dettate da interessi particolari. Allo stesso tempo, altrettanto impensabile e inaccettabile è il trasferimento di qualche bambino/a in altri plessi come quello di via Fiume o a Tavernola, a causa delle distanze e del traffico veicolare esistente in città che andrebbe così ad aumentare ulteriormente.
La scuola che abbiamo in mente è una scuola di prossimità e di quartiere per tantissime ragioni legate alla qualità della vita, alla socialità e alle necessità lavorative delle famiglie.
Possibile che nemmeno l’assessora Roperto abbia contezza di questi principi? E gli altri membri della giunta? E i consiglieri di maggioranza? Oltre alle dichiarazioni del sindaco c’è solo silenzio. Silenzio assordante. Dove vuole portare questa città Rapinese? Vuole una città per pochi e non per molti? Una città senza servizi e come tale respingente per chi vorrebbe qui costruire futuro, relazioni, socialità, in altre parole la propria vita? Ci opporremo in tutti i modi a quest’opera distruttiva.
Daniele Valsecchi, Segretario cittadino PD
Stefano Legnani, Consigliere comunale
Francesco Finizio, referente scuole PD Como