Il passaggio della fiamma olimpica a Como è stata una scintilla di bellezza che ha unito la città in un clima di festa. Ma, spenti i riflettori, resta una realtà amara: c’è un contrasto stridente tra la celebrazione dei valori olimpici e lo stato di salute dello sport in città.

La gestione dell’attuale amministrazione fatica a far convivere realtà diverse ma ugualmente meritevoli, perché viene adottato, anche in questo caso, il metodo del divide et impera, del non fare squadra con le associazioni sportive, del non ascoltare le loro esigenze. Un metodo perdente in partenza che danneggia tutto il mondo dello sport comasco. A Como oggi le associazioni non ricevono contributi (nel 2025 sono stati uguali a zero) e mancano gli spazi per fare sport, il che costringe atleti e atlete a “espatriare”.

Anche le persone con disabilità o coloro che necessitano di cure riabilitative mediche non hanno spazi idonei. La piscina olimpionica a Muggiò resta un miraggio: promessa in campagna elettorale con tempi record (i famosi “3-6 mesi”), oggi la piscina resta incompiuta, costringendo ad andare fuori città. Al suo posto, c’è una piazza ancora prigioniera di detriti, di degrado e senso di insicurezza per precisa volontà politica del sindaco. La piscina di via del Dos, utilizzata anche da molte persone con disabilità, continua a restare chiusa e non si vede luce in fondo al tunnel.

Se pensiamo ai palazzetti viene in mente lo stallo preoccupante del bando per la palestra di via Giulini e le criticità esistenti in via Giussani. Si pensi poi all’illegittimo affidamento dei lavori per il nuovo centro sportivo che doveva sorgere sull’attuale campo di rugby. E, infine, la scelta insensata di chiudere la scuola Corridoni con il rischio concreto di dare il colpo di grazia a quelle associazioni sportive che lì trovavano casa. 

La speranza è che lo “spirito olimpico” non resti solo una sfilata colorata, ma raggiunga finalmente Palazzo Cernezzi. Chiediamo al Sindaco di ascoltare davvero tutte le associazioni del territorio.
Non servono slogan, servono risposte concrete e tempi certi perché le associazioni hanno bisogno di poter programmare la loro attività per continuare ad esistere. Lo sport per i ragazzi e le ragazze non è un optional, ma un diritto, tutelato dalla Costituzione, che garantisce salute, crescita e inclusione. È ora che la città torni a correre, non solo per una fiaccola, ma per il futuro dei suoi giovani.

Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD Como
Francesco Finizio, referente sport segreteria cittadina PD Como

La determinazione 131/25 con la quale veniva indetta una gara negoziata senza bando per l’affidamento in concessione triennale della palestra Ronchetti in via Giulini è stata nuovamente sospesa per ulteriori 60 giorni. I criteri adottati nella decisione sono assurdi e sbagliati perché basati su una evidente disparità di trattamento tra realtà sportive ugualmente meritevoli di tutela (basket e volley). Quella decisione, ricordiamo in sintesi, escludeva le società di Pallacanestro comasche dell’utilizzo della palestra di via Giulini.

Auspichiamo che questi 60 giorni servano davvero per permettere la convivenza tra più sport, così come avviene negli altri Comuni con una certa normalità ma che con la giunta Rapinese sembra un ostacolo insormontabile. Si deve però andare oltre la sospensione e arrivare a una soluzione strutturale che permetta di poter giocare a pallacanestro anche in città, senza costringere chi abita a Como ad andare in provincia. Auspichiamo che gli uffici riescano a dare piena e concreta attuazione anche a Como al valore educativo e sociale dello sport, valore costituzionalmente garantito all’art. 33 della Costituzione. 

Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD Como
Francesco Finizio, referente  associazioni sportive segreteria cittadina PD Como

Ritorniamo sull’argomento della discarica a cielo aperto a Muggiò perché abbiamo notizia che finalmente i materiali abbandonati verranno prelevati da un geologo incaricato dal Comune per effettuare analisi chimico-fisiche per verificare la corretta classificazione. In altre parole, si sta confermando il fatto che sono stati abbandonati senza sapere esattamente di quali materiali si trattasse. Quindi, siamo di fronte a un deposito a cielo aperto effettuato in una fase in cui non è esclusa la sua pericolosità? 

In presenza di un rischio anche solo potenziale è corretto che non siano state adottate misure preventive di alcun tipo? È corretto che siano stati buttati lì, senza alcuna protezione anche dagli agenti atmosferici che avrebbe forse potuto evitare dispersione, infiltrazioni nel suolo o nell’aria? Nemmeno un telo impermeabile apposto sopra i materiali?!  Speriamo che l’analisi del geologo non rilevi una qualche pericolosità dei rifiuti. In tal caso, trattandosi di un rischio prevedibile ed evitabile, ci sarebbero responsabilità in capo al Comune. 

Rapinese risponda a queste domande, acceleri la rimozione dei detriti e, lo ribadiamo con chiarezza, non protragga i tempi per impedire il lunapark, aumentando nel contempo il rischio ambientale connesso alla presenza di quei detriti di natura indefinita.

Francesco Finizio, segretario circolo Pd Como Circoscr. 1 

C’è il bando per il Luna Park con termine al 15 gennaio per la presentazione delle domande ma la situazione, come si sospettava, è volutamente confusa e difficoltosa per i giostrai che volessero presentare la domanda. Sono passati tre mesi dalla nota emergenza di settembre, è passato un mese dalla delibera comunale con la quale la giunta ha individuato per il Luna Park 2026 l’area di Lazzago quale alternativa alla Piazza d’armi di Muggiò qualora questa non fosse disponibile. 

A differenza dell’area di Via sportivi comaschi, l’area di Lazzago non è idonea allo scopo, è molto più piccola (11.900mq invece di 22.600 mq) e quindi molte attrazioni verrebbero meno mettendo, guarda caso, in difficoltà l’organizzazione dell’evento da parte dei giostrai. Inoltre, quell’area non è nemmeno pronta e andrebbe adattata: solo per dirne una, l’assenza di parcheggi e la vicinanza con le case di proprietà della Cooperativa Abitazione Comense, problematiche difficilmente superabili in tempi brevi. È anche passato un mese da quando è stato comunicato lo stanziamento di 100 mila euro (cifra non sufficiente per la completa rimozione dei detriti!) senza che, ad oggi, sia stato ancora mosso un dito. La discarica emergenziale è ancora tutta lì e, purtroppo, incrementata dai lasciti abusivi di qualche incivile “stimolato” da quella situazione di disordine. 

Ecco, qualche settimana fa ci si augurava che Rapinese non stesse protraendo di proposito i tempi di rimozione dei detriti. Ora l’augurio, vista la situazione, si trasforma in un invito a non fare giochetti finalizzati a impedire in un modo o nell’altro il Luna Park, considerato che la domanda va presentata dai giostrai entro il 15 gennaio in una situazione di totale incertezza. Il quartiere di Muggiò non vuole una discarica lì per chissà quanto tempo, la città vuole godere del Luna Park nella sua sede tradizionale.

Francesco Finizio, segretario circolo PD Como Circoscrizione 1
Eleonora Galli, consigliera comunale

La Lario Judo ha legittimamente rifiutato il premio al Teatro Sociale manifestando, con intelligenza, dignità e fierezza, il proprio dissenso alla chiusura della primaria Corridoni e quindi della palestra nella quale svolgono l’attività sportiva. La Pol. Comense non ha mandato i ragazzi del 2013 perché c’è poco da festeggiare senza la possibilità di utilizzare una palestra in città. Nella stessa condizione di “senza palestra” ci sono U.S. Basket Como 1956 (anche loro, infatti, non presenti alla premiazione!) e la Pallacanestro Antoniana. 

È evidente che premi e festeggiamenti non servono se non si ha più lo spazio per allenarsi! 
È questa l’attenzione allo sport da parte di Rapinese?!

Spostamenti “calati dall’alto”, promesse generiche di spazi senza dire dove e con quali modalità. Gestire un’associazione sportiva richiede programmazione e radicamento sul territorio, non superficialità. Le società hanno bisogno di certezze, non di uno “spazio qualsiasi”. Anche solo pensarlo vuol dire non aver la minima idea di cosa voglia dire fare associazionismo sportivo sul territorio. 
Lo sport è salute, inclusione e crescita per tanti ragazzi e tante ragazze: sono proprio le associazioni sportive dilettantistiche che portano avanti questa importantissima funzione sociale.

Le ASD, per tutte queste ragioni, meritano serietà e rispetto. Rispetto inesistente nelle parole espresse dal sindaco a mezzo stampa ma anche in consiglio comunale ieri sera: parole ingiuriose e, più o meno velatamente, minacciose da parte di un primo cittadino che vorrebbe anche decidere con quali modalità si debba manifestare il dissenso.

Ci si attacca proprio a tutto quando si è incapaci di amministrare una città.

Francesco Finizio, referente associazioni sportive PD cittadino

Nel Consiglio comunale di ieri, ho presentato due importanti mozioni per impegnare l’Amministrazione a intervenire in due luoghi della nostra città tutt’altro che sicuri.

La prima riguardava l’attraversamento di via Alebbio, vicino alla chiesa e alla scuola di via Cuzzi/Durini, utilizzato da studenti, ma anche da anziani e portatori di disabilità che si recano a messa, oltre che da tanti cittadini del quartiere di Rebbio. Si tratta di un attraversamento non sicuro, dove, peraltro, il marciapiede in prossimità delle strisce pedonali è fortemente danneggiato. Il sindaco però, ha ritenuto il problema irrilevante, respingendo la mozione. Ed è già la seconda volta che succede.

La seconda, invece, impegnava l’Amministrazione a intervenire sulla gradinata della Salita Catone il Censore, che è danneggiata. La sistemazione è stata richiesta a gran voce dai residenti, a seguito di cadute ed episodi accidentali dovuti proprio alle cattive condizioni in cui riversa. Oltre alla sistemazione dei gradini, ho richiesto l’installazione di un corrimano per aiutare soprattutto le persone anziane. Anche in questo caso la mozione è stata respinta. 

Crediamo che la buona amministrazione di una città e la sua sicurezza passino anche dai piccoli interventi di manutenzione e che anche questa volta sindaco e maggioranza abbino perso una buona occasione.

Patrizia Lissi, capogruppo PD in Consiglio comunale

Vogliamo davvero una Como in stile Monte Carlo? Ormai le invenzioni, le giravolte, le mistificazioni di Rapinese non ci stupiscono più.

Il sindaco infatti, oltre ad avere introdotto la tariffa della sosta che ha chiamato Vulcano che ha pesantemente colpito alcune zone della città, ha ulteriormente penalizzato residenti e visitatori. Ha infatti ridotto il numero dei permessi di sosta per i residenti, ha reso a pagamento oltre 250 parcheggi che prima erano gratuiti e ha introdotto il pagamento della sosta nei giorni festivi anche nella zona vicino alla caserma, e quindi lontana dal centro, dove il parcheggio in quei giorni è attualmente gratuito.

La domanda di fondo da porsi è quindi questa: qual è l’idea di città che abbiamo? Vogliamo costruire una città che espella i suoi cittadini? Una città nella quale solo chi ha un certo reddito può permettersi di vivere? La risposta deve essere no. La Como che vogliamo è la città di tutti: accogliente, a misura di cittadino, capace di venire incontro alle esigenze di tutte le persone e di affrontare le questioni con apertura e dialogo, coinvolgendo tutti gli attori interessati.

E’ proprio l’idea di città che ha il sindaco ad essere sbagliata; Como merita una visione alternativa, maggiormente inclusiva.

Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD Como
Stefano Legnani, consigliere comunale PD

L’ennesimo atto di forza, di chiusura, di mancanza di dialogo di questi anni bui.

Immagini brutali, da film distopico e surreale che, al netto delle responsabilità delle parti, ci obbligano a riflettere, davvero, sul tipo di società che chi oggi governa Como ci propone: nessuna umanità, nessun rispetto umano, solo nemici da schiacciare e possibilmente da umiliare. Che l’immagine della presidente del Carducci accasciata ci ricordi che tutti abbiamo sempre la responsabilità di tenderci la mano, oltre le posizioni e le decisioni che assumiamo. Ed invece, l’Incapacità di governo porta, inevitabilmente, alla peggiore soluzione possibile, infarcita poi di arroganza e cattiveria.

Quanto spreco di energie, di risorse, di possibilità. E a tutto ciò si aggiungono i soldi dei contribuenti, spesi in cause inutili e che invece avrebbero potuto essere utilizzati per altri scopi. E’ purtroppo accaduto esattamente ciò che avevamo previsto: il Carducci con i sigilli del Comune. Avevamo intuito che questa sarebbe stata la conseguenza della totale mancanza di comunicazione tra Comune ed associazione. Avevamo sollecitato più volte una riattivazione dei rapporti per favorire l’ingresso del conservatorio e la coabitazione delle due realtà, mettendoci a disposizione per facilitare il dialogo tra Comune e Carducci.

Avevamo evidenziato ormai da tempo come il muro contro muro tra il sindaco e l’attuale presidente dell’associazione fosse a scapito dei cittadini e dei soci, i veri danneggiati da questa vicenda, che scrive oggi una nuova pagina, speriamo non definitiva. Purtroppo, temiamo che il destino del Carducci sia segnato, abbandonato a sé stesso, come altre realtà cittadine (breve elenco non esaustivo: Politeama, Bocciofila, Giardini a lago, Piscina comunale, via del Doss, ecc).

Speriamo di sbagliarci, ma temiamo davvero il peggio. Questo sindaco ama distruggere, lo fa dall’inizio del suo mandato, e dimentica quanto tempo e fatica ci voglia per costruire, e ancor di più per ricostruire. Toccherà a tutti noi, ognuno per la sua parte, offrire a questa città una nuova via, che ci riporti ad essere una città ed una comunità attiva e positiva.

Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD
Livia Sarda, vicesegretaria PD cittadino

L’annunciata rivoluzione della sosta per i residenti è l’ennesimo bluff del sindaco Rapinese. In occasione dell’approvazione del nuovo regolamento aveva pomposamente affermato: “Nessun residente resterà senza posto auto”. Invece, se anche saranno accolte tutte le domande che le famiglie presenteranno, si potrà al massimo garantire ai residenti un permesso di sosta per un posto auto, che poi però dovranno avere la fortuna di trovare, che è cosa ben diversa dal posto auto garantito che è stato promesso dal sindaco. Buona fortuna quindi alle famiglie che saranno alla ricerca del parcheggio. Tra l’altro il numero massimo di permessi di sosta assegnabili in tutta la città sono diventati 950 a fronte di 1303 permessi attualmente assegnati tra gialli e blu. 

Altra grave decisione è la riduzione dei posti blu dove potranno parcheggiare i residenti; attualmente quelli con il permesso blu possono parcheggiare in tutti gli stalli della loro zona. Con la nuova regolamentazione, in molte vie dove è adesso è possibile, come Via Rezzonico dove vi sono molti condomini, non si potrà più fare; non vi è però alcuna ragione per questa limitazione che invece ridurrà sensibilmente la possibilità per i residenti di trovare uno stallo libero.

E’ stato inoltre introdotto un pesante inasprimento tariffario, la c.d. tariffa Vulcano, in tutta la zona a ridosso del lago dove si pagherà per tutte le 24 ore; aumenti che peseranno su tutte le categorie di utenti. Chi dovrà recarsi in centro città, dove sono concentrati tanti servizi e utenze commerciali, subirà un salasso, una vera e propria tassa occulta.

Tali aumenti nelle intenzioni del sindaco dovrebbero scoraggiare la sosta dei non residenti per favorire quella dei residenti che dovrebbero così trovare più facilmente degli stalli di sosta liberi. Ma il problema della sosta inoperosa non si risolve cambiando il regolamento o aumentando le tariffe: senza continui e puntuali controlli, come si potrà evitare la sosta senza pagamento da parte dei non residenti, in particolare nelle ore serali e notturne quando i residenti rientrano a casa dal lavoro e debbono parcheggiare l’auto?

L’obiettivo in realtà non è quello di favorire i residenti, che anzi vengono penalizzati con molte limitazioni, ma quello di fare cassa. E ciò trova conferma anche dalla trasformazione di molti posti bianchi in posti auto blu e dalla totale eliminazione della sosta gratuita nei giorni festivi anche in quelle zone più lontane dal centro storico dove la domenica non parcheggiano né i turisti né i lavoratori pendolari, ma solo i residenti.

Che fine hanno fatto le promesse elettorali del sindaco? Quello che diceva: “In passato abbiamo assistito alla demonizzazione degli stalli della sosta in prossimità del centro. Il nostro punto di vista è contrario: i parcheggi servono e servono soprattutto dove si trovano i servizi di cui i cittadini necessitano, molti dei quali, appunto, sono proprio in centro e/o in prossimità delle aree della città più densamente popolate”.

Un vero e proprio programma di carta straccia. Il consigliere Rapinese che a suo tempo accusava le altre amministrazioni di fare diventare Como una città per ricchi, si è rapidamente trasformato nel sindaco che di fatto espelle dalla città coloro che hanno meno risorse. Perché questa è la sua “rivoluzione della sosta”: un sopruso nei confronti dei cittadini, un nuovo salasso sui comaschi.

Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD
Stefano Legnani, consigliere comunale PD

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