Il sindaco ha deciso di nominare il comandante della Polizia Locale responsabile dei settori dei servizi sociali e degli asili nido. Si tratta, prima di tutto, dell’ennesima riorganizzazione nel corso del mandato di Rapinese, avvenuta in fretta e furia, a conferma dell’attuale instabilità della macchina comunale.
Abbiamo una grande stima del comandante, ma ci chiediamo come possa umanamente seguire, oltre alla sicurezza del territorio, anche settori così complessi e difficili. Come si può pretendere che, sia a livello di orari di lavoro, sia a livello di conoscenza del settore, possa farsi carico di tutto questo?
La verità è una sola: il primo cittadino li considera settori di poco conto, quando in realtà si tratta di servizi fondamentali per il comune e per i cittadini. Lo dimostra la facilità con cui chiude e accorpa gli asili. Lo dimostra l’uscita con leggerezza dall’Azienda sociale, una preziosa risorsa che sarebbe stata importantissima, a maggior ragione, in questo momento.
Siamo di fronte a una progressiva smobilitazione della macchina comunale. Ormai manca totalmente il rispetto della professionalità delle persone che lavorano a Palazzo Cernezzi. Qualcuno si chiede ancora il perché del recente sciopero dei dipendenti, che ha raggiunto una partecipazione mai vista a Como?
Patrizia Lissi ed Eleonora Galli, consigliere comunali PD
Accogliamo con soddisfazione la notizia che il lido di Villa Olmo aprirà regolarmente con l’arrivo della bella stagione, almeno fino all’indizione della nuova gara. È ciò che avevamo proposto già settimana scorsa, quando il Comune aveva revocato la concessione all’attuale gestore.
Un luogo simbolo della nostra città, apprezzato da cittadini e non solo nel periodo estivo, non poteva rimanere chiuso. Avevamo chiesto una proroga, poiché non era ancora stato indetto alcun bando, confermando almeno fino a nuovo ordine una gestione comasca e di qualità, con prezzi accessibili. Siamo felici di essere stati ascoltati e che l’estate al lido, almeno per ora, sia salva. Continueremo a tenere monitorata la situazione affinché tutto si svolga nel migliore dei modi e senza ripercussioni su cittadini, associazioni e lavoratori.
Daniele Valsecchi, segretario cittadino Pd Como
Appare incomprensibile la decisione dell’Amministrazione Comunale di procedere con l’intervento di riqualificazione del Lungolario Trieste a partire dal prossimo 9 marzo. Si deve ricordare che il cronoprogramma prevede una durata dei lavori di sei mesi. Il termine del cantiere è quindi fissato, salvo ritardi dovuti a imprevisti o maltempo, quanto la stagione estiva sarà ormai conclusa.
Bisogna ricordare che i lavori, oltre a mettere in difficoltà le attività di bar e ristoranti, impatteranno in una zona particolarmente frequentata da cittadini e turisti, soprattutto in primavera ed estate. Un’attenta gestione dei lavori avrebbe programmato l’intervento nel periodo invernale dove i disagi sarebbero stati certamente più contenuti. La scelta di iniziare i lavori all’inizio della primavera è quindi totalmente sbagliata; nulla impediva di farli partire nel prossimo autunno.
Si comprende l’ansia di prestazione del sindaco che, in vista delle ormai non lontane elezioni comunali del prossimo anno, deve cercare di fare vedere che qualcosa è stato fatto in città, ma non è accettabile che le sue esigenze elettorali condizionino pesantemente la vita di cittadini e turisti. Peraltro vi sono anche dubbi sulla scelta di affidare direttamente i lavori, senza gara, all’impresa aggiudicataria dell’Accordo quadro per la manutenzione strade e servizio neve; Accordo quadro che la normativa prevede per l’esecuzione di lavori riconducibili ad elementi standardizzati e ripetibili, che rispondono a esigenze consolidate, ripetute nel tempo.
Appare difficile ricondurre un intervento definito dalla stessa Amministrazione comunale di riqualificazione, che prevede infatti una significativa trasformazione di un’importante porzione della città, con il ridisegno di una via e di una piazza, e l’inserimento di elementi di arredo attualmente non presenti, come mero intervento di manutenzione, seppure straordinaria.
Stefano Legnani, consigliere comunale PD
La decisione dell’Amministrazione comunale di “licenziare” Csu per la gestione di piscine e PalaGhiaccio desta, ancora una volta, numerose preoccupazioni e perplessità. Lo sport in città si ritrova a dover attraversare l’ennesimo momento di incertezza, tra associazioni che non sanno come, quando e dove potranno continuare le proprie attività e privati cittadini che non hanno alcuna informazione sulla validità dei propri abbonamenti.
Già, perché ancora una volta, in primis, è mancata la comunicazione preventiva e la notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno, ma non ci sorprendiamo neanche più. Così come non ci sorprende l’ennesima manovra fredda e burocratica di un’Amministrazione che bada più ai numeri che al reale funzionamento dei luoghi a servizio della cittadinanza.
Non demonizziamo a prescindere bandi e gare, ma non possono essere la soluzione semplice e rapida a qualsiasi questione. Serve prima di tutto avere una visione dei servizi che la città offre a chi la vive, così come occorre rendersi conto del valore inestimabile che lo sport ha sulla salute, sull’educazione e sulla socializzazione all’interno della comunità.
Qui si tratta di una precisa scelta politica da parte di Rapinese: sarebbe infatti possibile continuare ad affidare a Csu, società interamente di proprietà comunale, la gestione degli impianti sportivi. Ma proprio perché si tratta di una scelta politica, è importante che, in caso di cambio di gestione, il Comune tuteli cittadini e lavoratori. Non è chiaro quale sarà il futuro del personale che lavora nei luoghi interessati, ma è possibile inserire nel bando una clausola sociale con obbligo di assunzione dei dipendenti dei CSU che attualmente si occupano degli impianti sportivi. Sarebbe un primo passo.
Inoltre la nostra preoccupazione è anche sulle conseguenze concrete che questa manovra avrà: l’accesso alle strutture interessate sarà ancora garantito ad associazioni, società sportive e singoli utenti a prezzi accessibili a tutti? Visto il trend di questa Amministrazione, non vorremmo che Como diventasse un lusso anche per quanto riguarda lo sport in città. Chiediamo anticipatamente di dare al nuovo affidatario delle indicazioni per le tariffe e/o un contributo per mantenerle identiche a quelle attuali. Como è di tutti e deve rimanere per tutti.
Il Pd cittadino
Ieri sera allo Yacht club di Como si è tenuta la serata organizzata dal Partito Democratico cittadino per parlare delle possibili soluzioni alternative a quelle proposte dal Como 1907 e dall’Amministrazione comunale per il nuovo parcheggio in zona Stadio Sinigaglia. Una serata molto partecipata e sentita, segno dell’interesse per il tema e della sua importanza.
Dopo il saluto del segretario cittadino Daniele Valsecchi, che ha ricordato le figure di Giovanni Mariuccio Orsenigo e Severino Proserpio recentemente scomparse, il consigliere comunale Stefano Legnani ha ripercorso brevemente le principali tappe della vicenda stadio, introducendo il tema della serata: ci sono alternative percorribili all’abbattimento della scuola Corridoni e alla realizzazione di un autosilo al Pulesin, come ad esempio l’area ex Stecav, da cui si può comodamente raggiungere il Sinigaglia a piedi.
Gli interventi dell’avvocato Lorenzo Spallino e dell’architetto Giuseppe Cosenza hanno poi chiarito la posizione del PD. Il primo ha sottolineato come già ai tempi dell’Amministrazione Lucini, con la redazione del Pgt attualmente vigente, il centrosinistra aveva espresso la propria volontà di mantenere lo stadio dove è ora. Ha ribadito, poi, con forza, la necessità di avere una visione d’insieme della città e di pensare a progetti meno ambiziosi, ma più calati nel contesto della comunità: stadio e parcheggio non iconici, ma prima di tutto funzionali.
L’architetto Cosenza, intervenuto con grande energia e passione, ha invece ricordato che non sono i privati che governano, ma chi amministra. È compito dell’Amministrazione comunale, dunque, mettere dei paletti affinché un progetto virtuoso e una grande opportunità come quella del nuovo stadio possa realizzarsi come tale, portando beneficio e non arrecando danno alla città e ai cittadini. Ciò non avviene abbattendo una scuola, utilizzata anche per altre attività dalla cittadinanza, come ad esempio quelle sportive, né costruendo un autosilo al Pulesin, che di fatto stralcerebbe l’ipotesi della Borgovico bis, portando altro traffico invece che decongestionarlo. Una soluzione percorribile è proprio quella dell’ex Stecav.
Ciò che è emerso, chiaro e imprescindibile, anche sull’esempio portato dalla testimonianzadell’ex sindaco di Bergamo Giorgio Gori e del nuovo stadio dell’Atalanta, è che servono dialogo e confronto con tutte le parti interessate. Serve coinvolgimento per capire le esigenze dei cittadini della città e far sì che il nuovo stadio sia perfettamente integrato con essa. Serve soprattutto che la regia sia politica e che sia l’Amministrazione a far sentire la voce dei cittadini che l’hanno eletta, invece di accettare passivamente ciò che viene proposto dal privato.
Da segnalare anche l’ampia partecipazione del pubblico, con tanti interventi prenotati tra associazioni, professionisti, tifosi e cittadini, che hanno voluto esprimere il proprio punto di vista
“Questa mattina ero presente allo sciopero dei dipendenti comunali – dichiara Patrizia Lissi, capogruppo del Pd in Consiglio –. Ho voluto rinnovare la solidarietà, da parte mia, dei consiglieri che non hanno potuto partecipare per motivi lavorativi e di tutto il Pd cittadino, a lavoratori di cui conosciamo bene valore e professionalità. Quella stessa solidarietà che più volte abbiamo manifestato in Consiglio, compreso l’ultimo”.
“Rapinese ha recentemente affermato che i dipendenti possono scioperare quanto vogliono, tanto non cambierà nulla – prosegue –. Siamo di fronte a un film già visto: il classico atteggiamento di chiusura, il solito delirio di onnipotenza di chi si sente padrone del Comune. Ho lavorato più di 40 anni in un luogo pubblico come l’ospedale e so bene grazie a chi questo tipo di organizzazioni vanno avanti. La macchina comunale non potrebbe funzionare senza il prezioso contributo dei suoi lavoratori”.
“Sottolineiamo dunque, ancora una volta, che il Comune, come tutti i sistemi complessi, si sviluppa solo se si riesce ad instaurare una relazione di fiducia, dialogo costruttivo e stima tra Amministrazione e dipendenti” conclude Lissi.
Nella seduta del Consiglio Comunale di lunedì è stato approvato l’ampliamento dell’area camper di Tavernola. Abbiamo condiviso questa decisione avendo fin dal luglio 2023 sottoposto al Consiglio Comunale un ordine del giorno che impegnava l’Amministrazione ad incrementare sul territorio comunale, e quindi non solo a Tavernola, l’offerta di posti per il parcheggio dei camper, considerata la sempre maggiore richiesta di area di sosta per questi veicoli, conseguente alla crescente attrattività turistica della nostra città; l’ordine del giorno venne però respinto dalla maggioranza.
A distanza di oltre 2 anni e mezzo l’amministrazione comunale fa propria la nostra proposta: ciò conferma da un lato la sua validità e dall’altro che il vero motivo del voto negativo di allora era che la proposta provenisse dalla minoranza. Non ci attendevano di certo che il sindaco riconoscesse la validità del nostro ordine del giorno del 2023, non è nelle sue corde. Spiace però per la città che si sia perso così tanto tempo prima di arrivare a questa decisione.
Poiché i residenti di Tavernola ci hanno segnalato la sosta impropria di camper nei parcheggi del vicino campo sportivo anche quando l’area a loro riservata non è totalmente occupata, abbiamo chiesto che questi stalli siano riservati alla sosta delle sole autovetture, con esclusione quindi dei camper, favorendo così l’accesso al campo degli atleti e dei loro accompagnatori che rischiano, in caso contrario, di dover parcheggiare in divieto di sosta. Tale proposta, pur avendo il sindaco affermato di comprenderne le motivazioni, è stata però respinta dal Consiglio Comunale, probabilmente per la stessa ragione per la quale venne respinta anche quella del 2023.
Ma l’obiettivo, anche per ridurre l’impatto sul quartiere di Tavernola, deve essere quello di una maggiore offerta di posti per la sosta dei camper anche in altre aree del territorio comunale. Lo abbiamo ricordato in Consiglio, segnalando che un’area idonea, anche perché vicina all’uscita dell’autostrada, è la porzione di proprietà comunale dell’ex camping internazionale di Breccia, chiuso ormai da due anni. Ma anche su questo suggerimento non vi è stato nessun riscontro da parte della maggioranza.
Abbiamo ormai imparato che a Rapinese piace intestarsi tutte le iniziative, anche quelle che nascono dalla minoranza, ma questo non ci impedirà di continuare a lavorare a favore della città.
Stefano Fanetti, Eleonora Galli, Stefano Legnani e Patrizia Lissi
Il passaggio della fiamma olimpica a Como è stata una scintilla di bellezza che ha unito la città in un clima di festa. Ma, spenti i riflettori, resta una realtà amara: c’è un contrasto stridente tra la celebrazione dei valori olimpici e lo stato di salute dello sport in città.
La gestione dell’attuale amministrazione fatica a far convivere realtà diverse ma ugualmente meritevoli, perché viene adottato, anche in questo caso, il metodo del divide et impera, del non fare squadra con le associazioni sportive, del non ascoltare le loro esigenze. Un metodo perdente in partenza che danneggia tutto il mondo dello sport comasco. A Como oggi le associazioni non ricevono contributi (nel 2025 sono stati uguali a zero) e mancano gli spazi per fare sport, il che costringe atleti e atlete a “espatriare”.
Anche le persone con disabilità o coloro che necessitano di cure riabilitative mediche non hanno spazi idonei. La piscina olimpionica a Muggiò resta un miraggio: promessa in campagna elettorale con tempi record (i famosi “3-6 mesi”), oggi la piscina resta incompiuta, costringendo ad andare fuori città. Al suo posto, c’è una piazza ancora prigioniera di detriti, di degrado e senso di insicurezza per precisa volontà politica del sindaco. La piscina di via del Dos, utilizzata anche da molte persone con disabilità, continua a restare chiusa e non si vede luce in fondo al tunnel.
Se pensiamo ai palazzetti viene in mente lo stallo preoccupante del bando per la palestra di via Giulini e le criticità esistenti in via Giussani. Si pensi poi all’illegittimo affidamento dei lavori per il nuovo centro sportivo che doveva sorgere sull’attuale campo di rugby. E, infine, la scelta insensata di chiudere la scuola Corridoni con il rischio concreto di dare il colpo di grazia a quelle associazioni sportive che lì trovavano casa.
La speranza è che lo “spirito olimpico” non resti solo una sfilata colorata, ma raggiunga finalmente Palazzo Cernezzi. Chiediamo al Sindaco di ascoltare davvero tutte le associazioni del territorio.
Non servono slogan, servono risposte concrete e tempi certi perché le associazioni hanno bisogno di poter programmare la loro attività per continuare ad esistere. Lo sport per i ragazzi e le ragazze non è un optional, ma un diritto, tutelato dalla Costituzione, che garantisce salute, crescita e inclusione. È ora che la città torni a correre, non solo per una fiaccola, ma per il futuro dei suoi giovani.
Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD Como
Francesco Finizio, referente sport segreteria cittadina PD Como
La determinazione 131/25 con la quale veniva indetta una gara negoziata senza bando per l’affidamento in concessione triennale della palestra Ronchetti in via Giulini è stata nuovamente sospesa per ulteriori 60 giorni. I criteri adottati nella decisione sono assurdi e sbagliati perché basati su una evidente disparità di trattamento tra realtà sportive ugualmente meritevoli di tutela (basket e volley). Quella decisione, ricordiamo in sintesi, escludeva le società di Pallacanestro comasche dell’utilizzo della palestra di via Giulini.
Auspichiamo che questi 60 giorni servano davvero per permettere la convivenza tra più sport, così come avviene negli altri Comuni con una certa normalità ma che con la giunta Rapinese sembra un ostacolo insormontabile. Si deve però andare oltre la sospensione e arrivare a una soluzione strutturale che permetta di poter giocare a pallacanestro anche in città, senza costringere chi abita a Como ad andare in provincia. Auspichiamo che gli uffici riescano a dare piena e concreta attuazione anche a Como al valore educativo e sociale dello sport, valore costituzionalmente garantito all’art. 33 della Costituzione.
Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD Como
Francesco Finizio, referente associazioni sportive segreteria cittadina PD Como