A Como, anche i cittadini con reddito più basso pagano l’addizionale comunale all’Irpef. Lo denuncia Uil Lombardia, lo avevamo già fatto presente noi in passato, proponendo ogni anno emendamenti che andassero a sgravare i comaschi maggiormente in difficoltà, innalzando la fascia di esenzione o introducendo aliquote progressive. Tutte respinte dall’Amministrazione.

In questo modo si sono favoriti i redditi più alti. Per un reddito di € 100.000 la riduzione dell’addizionale da 0,8% a 0,7% avvenuta negli ultimi tre anni comporta un risparmio di € 100, che non incide significativamente sul contribuente. Elevare l’esenzione per i redditi da 15.000 a 18.500 significherebbe invece esentare molte famiglie. Ad esempio, per un contribuente con un reddito di € 18.000 euro significherebbe risparmiare € 144: un risparmio con il quale fare fronte a bollette, spese scolastiche per i figli ecc.

Tra meno di un anno si tornerà alle urne e il nostro proposito, in caso di elezione, è avere un approccio più equo e progressivo, anche perché le risorse, a Como, non mancano di certo, ma vanno ridistribuite. La città sta vivendo un paradosso: da un lato è ricca, con un flusso costante di entrate, di cui però non beneficiano i cittadini, che anzi vengono invitati a restare chiusi nei loro quartieri, senza quindi godere di opportunità e servizi, oltretutto pagando, oppure ad andarsene. Dobbiamo costruire una città che accolga e non respinga, in particolare per le persone con redditi bassi. I cittadini non sono turisti e non vanno trattati da turisti (o da bancomat).

Patrizia Lissi e Stefano Legnani

Non ci sorprende che l’attuale Amministrazione abbia votato contro la mozione per l’eliminazione delle barriere architettoniche sul lungolago. Basta analizzare la storia recente per comprendere il pensiero di chi sta amministrando la città.

Stiamo parlando dello stesso sindaco e degli stessi consiglieri che hanno bocciato la nostra mozione per la messa in sicurezza del marciapiede e del passaggio pedonale di via Alebbio, che avrebbe giovato anche alle persone con disabilità. Parliamo della stessa maggioranza che non ha voluto impegnarsi a intervenire sulla gradinata della salita Catone il Censore e ha votato contro la nostra proposta di installare un corrimano per le persone più anziane. La questione è semplice: per il sindaco, le persone fragili, sono l’ultimo dei problemi. Cosa ha fatto in quattro anni per agevolare le persone con disabilità?

Eppure questo dovrebbe essere un tema capace di unire la comunità, nel segno dell’inclusione e della civiltà. Invece, ancora una volta, si è preferito erigere un muro ideologico. Dire no all’abbattimento delle barriere in un’opera così centrale e attesa significa ignorare le fatiche quotidiane di chi è in carrozzina, degli anziani, dei genitori con i passeggini.

Non esistono scuse tecniche o di bilancio che possano giustificare la scelta di non impegnarsi formalmente su questo fronte. Chi amministra ha il dovere di abbattere i muri, non di difenderli.

Il PD di Como

Prendiamo atto della decisione dei consiglieri di maggioranza in merito alla nostra richiesta di mozione di sfiducia all’assessore Chiara Bodero Maccabeo. Evidentemente per la maggioranza in Consiglio comunale la gestione del Verde è perfetta così. 

Noi continuiamo a vedere una realtà diversa e riteniamo che tutti i punti della nostra mozione di sfiducia avessero senso e ne abbiano sempre di più ogni giorno che passa. Noi parliamo con i cittadini, non siamo nascosti nel palazzo e sappiamo cosa pensano, ad esempio, dei parchi nei quartieri, dei lavori per i giardini a lago, dell’ascolto che offre loro questa Amministrazione. I cittadini risponderanno, nel 2027 e chiariranno qual è il loro giudizio.

Abbiamo provato a ridare agibilità democratica al Consiglio comunale attivando un dibattito, ma ancora una volta i consiglieri di maggioranza hanno deciso di non confrontarsi, di offrire una sola monolitica risposta. I consiglieri che hanno rifiutato la mozione si prendano la responsabilità davanti alla città non solo del loro abituale complice silenzio ma anche del loro voto. Grazie ai consiglieri di minoranza, che hanno portato elementi e hanno, come sempre, con serietà e coraggio, anche di fronte agli abituali insulti, partecipato con senso di responsabilità.

È emerso anche, una volta di più, come il presidente del Consiglio dimentichi il suo ruolo. Abbiamo visto ieri sera che, se fai parte del cerchio magico del sindaco, non esiste il concetto di responsabilità politica. Anche questo dovrà cambiare nella Como del futuro. Restiamo, però, con una domanda: se l’assessore non è responsabile di nessuno dei recenti fallimenti, a cosa serve avere un assessore al verde? Forse è meglio che il sindaco prenda anche questa ennesima delega.

Il PD di Como

L’abbattimento della scuola Corridoni sta assumendo contorni, se possibile, ancora più paradossali di quelli che abbiamo denunciato finora. Abbiamo appreso dalla stampa e dalle parole del Presidente del Consiglio d’Istituto della Como Borgovico un fatto politico rilevante: nemmeno il Calcio Como ritiene necessario l’abbattimento della scuola per realizzare un autosilo a servizio dello stadio. Questa notizia fa cadere l’ultimo velo di ipocrisia dietro cui questa Giunta si è trincerata. Se il soggetto che dovrebbe beneficiare della riqualificazione dell’area dice chiaramente che quel sacrificio non serve, allora emerge la nuda verità: distruggere la Corridoni è una scelta politica unilaterale, ostinata e profondamente sbagliata di questa amministrazione.

Lo ribadiamo ancora una volta: stiamo parlando di una scuola che funziona. Non è un edificio abbandonato, non è sottoccupata. Ospita 210 bambini. È un presidio educativo vitale per il quartiere in cui sono stati investiti fondi PNRR per realizzare aule dedicate; alcuni lavori sono stati fatti, altri lavori previsti questa amministrazione ha deliberatamente deciso di bloccarli. E non dimentichiamo il valore strategico che questa scuola doveva avere proprio per questa amministrazione, salvo poi cambiare repentinamente idea e scoprire di non averlo più diventando improvvisamente, parole del sindaco, “un cesso”. Era stata individuata come la sede naturale per accogliere i bambini della scuola Sauro di via Perti, quella scuola che il Sindaco voleva chiudere a ogni costo, fermato solo dall’intervento della giustizia amministrativa che ha annullato la relativa delibera.

In conclusione, se l’obiettivo è dotare la zona dello stadio di un parcheggio, la soluzione c’è ed è quella che il Partito Democratico ha sostenuto da tempo: l’area ex Stecav. È lì che bisogna intervenire. L’area ex Stecav rappresenta l’alternativa logica, urbanisticamente coerente e, soprattutto, rispettosa del tessuto sociale della città.
Non c’è mai stata una ragione sensata per chiudere la Corridoni per fare l’autosilo. Oggi si conferma che non c’è motivo tecnico, non c’è motivo sportivo e non c’è più nemmeno la scusa della necessità per lo stadio. Chiediamo ancora una volta all’Amministrazione di fermarsi tornando sui propri passi.

Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD
Francesco Finizio, referente scuole PD Como

Dal sindaco sono arrivati attacchi scomposti sulla vicenda di Muggiò, come “risposta” alla legittima richiesta della consigliera Lissi in merito ai costi sostenuti per lo smaltimento dei detriti depositati in Piazza d’armi. Rispedisco al mittente le accuse. La nostra non è stata speculazione. Il primo cittadino confonde la speculazione con la reale preoccupazione di un intero quartiere in termini di tutela della salute e dell’ambiente.

Quella che doveva essere una soluzione temporanea si è trascinata per troppo tempo trasformando l’area in una vera e propria discarica a cielo aperto: perché questo è successo, lo ribadisco convintamente. I detriti sono rimasti esposti alle intemperie da fine settembre al 27 marzo, senza alcuna recinzione né teli di copertura, con il rischio concreto di sversamenti nel terreno e dispersione di polveri nell’aria. Ricordiamo che la composizione esatta di quei materiali è rimasta un’incognita fino ai primi di febbraio, quando è intervenuta l’analisi del geologo. Se l’area è stata finalmente pulita, lo si deve alla mobilitazione dei residenti che hanno raccolto le firme e interessato Legambiente e Arpa. Non da ultimo, ha pesato il rischio concreto di dover risarcire i giostrai qualora il tradizionale Luna Park fosse saltato a causa dell’inerzia del Comune. 

Vogliamo ringraziare pubblicamente la ditta incaricata che, una volta ricevuto l’ordine, ha operato con straordinaria efficienza per liberare l’area. Oggi siamo felici che l’area di Piazza d’armi sia pulita e piena di vita grazie alla presenza del Luna Park che, ricordiamo, qualora ve ne fosse bisogno, il sindaco avrebbe voluto impedire se il relativo provvedimento amministrativo lo scorso anno non fosse stato annullato dal Tar.  Questo era il nostro unico obiettivo. Il primo cittadino se ne faccia una ragione: vigilare sulla qualità della vita dei comaschi e delle comasche nonché sulla loro salute non è speculazione, è fare opposizione seria.

Francesco Finizio, segretario circolo PD Como Circ. 1.

È notizia di questi giorni la pubblicazione, da parte del marito immobiliarista dell’assessore Chiara Bodero Maccabeo, di due video che pubblicizzano la vendita del Politeama e dell’ex orfanotrofio di via Grossi. Nel Consiglio comunale di ieri ho chiesto espressamente chiarimenti sulla vicenda, che resta, a oggi, opaca e nebulosa. 

Ho cercato di ottenere alcune delucidazioni, ad esempio, se sia stato o meno conferito un mandato all’agente immobiliare. Come al solito, però, da sindaco e assessore non sono arrivate risposte. Sindaco che, tra l’altro, compare in una delle foto postate, durante un sopralluogo di qualche anno fa, quando era ancora in minoranza. Ritengo che, per una questione di trasparenza, i cittadini abbiano diritto di avere informazioni sulle dinamiche che hanno portato alla pubblicazione dei video e alla pubblicizzazione dei due immobili. Ciò che è accaduto desta sicuramente perplessità, e chissà cosa avrebbe fatto Rapinese se ad amministrare ci fossimo stati noi…

Patrizia Lissi, capogruppo PD in Consiglio comunale

Finalmente il Comune di Como ha revocato il bando per l’affidamento della gestione della palestra di Via Giulini. L’Amministrazione comunale, dopo ben due sospensioni del bando nel tentativo di guadagnare tempo, non ha potuto che revocarlo, perché sbagliato e penalizzante per le società sportive, riconoscendo così il proprio errore. Nonostante avessimo più volte, in passato, sottolineato la non correttezza, ciò è avvenuto solo dopo le forti contestazioni sollevate in particolare da due storiche società sportive di Como che da anni utilizzavano la palestra e che non avrebbero potuto più farlo in base alle condizioni del bando. Esso prevedeva infatti che la gestione dell’impianto fosse affidata ad una sola società, peraltro già di fatto preventivamente individuabile considerati i requisiti richiesti per poter partecipare alla gara.

L’impianto di Via Giulini è stato chiuso per anni per effettuare interventi di riqualificazione e messa a norma che hanno impegnato significative risorse economiche del Comune. Durante questo periodo le società si sono dovute riorganizzare chiedendo ospitalità anche ad altri comuni della provincia. Ora che l’impianto è stato restituito alla città si deve individuare una forma di gestione che possa consentire a più realtà sportive di poterne usufruire. Si deve anche ricordare che in Via Giulini, prima della sua chiusura per i lavori, praticavano attività sportiva anche persone con disabilità; con il bando poi revocato questo non sarebbe stato più possibile. E un’amministrazione comunale che si afferma attenta ai nostri concittadini meno fortunati deve invece garantire a loro spazi per lo sport.

I consiglieri comunali Stefano Legnani e Patrizia Lissi

Finalmente sono iniziati i lavori per la rimozione dei detriti accumulati in via Sportivi Comaschi a seguito dell’alluvione di settembre. L’assegnazione dell’incarico alla ditta incaricata segna un punto di svolta, ma non cancella le gravi responsabilità politiche di un’Amministrazione immobile.

Come Partito Democratico lo diciamo chiaramente da mesi: questo intervento doveva essere una priorità. Non è accettabile che la cittadinanza abbia dovuto tollerare per così tanto tempo questa situazione. Questo ritardo non è solo un segno di inefficienza, ma ha messo e sta tuttora mettendo a serio rischio la realizzazione del Luna Park, un evento che fa parte della tradizione pasquale e primaverile della nostra città. Del resto è famosa l’ostilità di Rapinese a riguardo, tanto che, per le note vicende, era stata preclusa, per la prima volta in 100 anni, la realizzazione della manifestazione nel 2024.

Auspichiamo che quest’anno la cittadinanza, e soprattutto i bambini e le bambine, possano finalmente riappropriarsi del clima di festa che meritano, godendo anche delle giornate a loro dedicate che avevano riscosso tanto successo in passato. Speriamo che non sorgano ulteriori intoppi e che la ditta riesca a operare in tempi record. Il bando parlava di 20 giorni di lavoro: se si riuscirà a garantire l’apertura della manifestazione, il merito sarà esclusivamente dell’impresa e della sua celerità, non certo di un Sindaco che si è mosso fuori tempo massimo. Ancora una volta Rapinese dimostra una totale incapacità di programmazione. Muoversi all’ultimo minuto su questioni prevedibili da mesi è un limite amministrativo troppo grave per chi ha l’onere e l’onore di governare Como.

Francesco Finizio, segretario circolo PD Como Circ. 1

Spiace che il Sindaco si sia sentito offeso dalle nostre dichiarazioni in merito alla decisione del Comune di rinviare i lavori di riqualificazione di Lungo Lario Trieste, anche perché l’offesa dell’avversario non fa parte del nostro modo di fare politica; forse lo è di altri. La critica era solo di natura politica.

Resta il fatto che è stata da lui erroneamente richiamata una norma che, sempre a suo parere, obbligherebbe l’Amministrazione comunale a non dare inizio ai lavori prima della decisione del TAR sulla richiesta di sospensiva dei ricorrenti. Si deve infatti ricordare che l’art. 55 del Codice dei Contratti Pubblici prevede espressamente che l’art. 18, comma 4, invocato dal Sindaco, non si applica agli affidamenti dei contratti di importo inferiore alle soglie di rilevanza europea che, per i lavori pubblici, è di oltre 5 milioni di euro, mentre l’importo dei lavori di Lungo Lario Trieste è di circa 600 mila euro.

Ma c’è di più: la norma citata da Rapinese riguarda l’ipotesi di un ricorso da parte di operatori economici partecipanti alla procedura di gara contro l’aggiudicazione definitiva dei lavori ad altra impresa. E ciò non è quanto successo, sia perché i ricorsi sono stati presentati dai titolari di bar e ristoranti e non da un’impresa che ha partecipato alla gara, sia perché i lavori sono stati affidati senza gara. Quindi nessuna accusa infamante e nessuna bugia nelle nostre precedenti dichiarazioni, che non sono frutto dell’ignoranza di cui ci accusa Rapinese: la decisione di non dare avvio ai lavori è solo una scelta dell’Amministrazione comunale e non un obbligo di legge.

Abbiamo l’abitudine, prima di fare delle affermazioni, di verificarle; forse anche il Sindaco dovrebbe fare altrettanto. La nostra frequenza universitaria risale a qualche anno fa e non ci azzardiamo quindi a formulare ipotesi sull’esito di eventuali nuovi esami universitari, ma forse sono altri che rischierebbero la bocciatura.

Rimane il tema politico: il Sindaco è sempre in primo piano nel prendersi meriti, anche non suoi, mentre è sempre pronto, di fronte alla mancanza di risultati, a trovare scuse invocando leggi e regolamenti o scaricando la responsabilità sugli uffici.

Daniele Valsecchi, segretario cittadino
Stefano Legnani, consigliere comunale

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