Ci colleghiamo all’ampio dibattito che in questo periodo sta attraversando la nostra città sull’utilizzo del verde pubblico e sulla sua reale utilità sociale. Oltre alle tante proposte già fatte, come PD di Como sentiamo il dovere di fare un passo avanti, offrendo un punto di vista nuovo che rompa i vecchi schemi del passato su una realtà di grande potenziale.
A Como siamo circondati da una natura bellissima, ma troppe volte si tratta di un verde a cui facciamo fatica ad accedere, un paesaggio da guardare ma poco da vivere. L’area dell’ex San Martino può e deve diventare il perfetto compromesso, l’equilibrio ideale tra le diverse esigenze della nostra comunità. È una zona pienamente cittadina, vicina e accessibile a tutti, ma che per la sua conformazione già parla di collina e di respiro.
Vogliamo lanciare una proposta chiara e ambiziosa: trasformare San Martino in un luogo dalle due anime. Da un lato, un’area verde e un parco a disposizione di tutte le cittadine e i cittadini per fare sport, passeggiare e trovare un rifugio naturale dal caldo estivo. Dall’altro, uno spazio vivo e attrezzato per giovani e associazioni, capace di ospitare eventi ambiziosi, importanti e di rilievo.
Questa idea è un tema significativo che abbiamo già lanciato congiuntamente Elisabetta Patelli dei Verdi-AVS ed io in un recente incontro pubblico. Crediamo fermamente che una Como per tutti, accogliente e con una visione sul futuro, passi dalla capacità di restituire i grandi spazi abbandonati (o in questo caso dimenticati) alla cittadinanza, offrendo risposte concrete ai ragazzi e alle famiglie. Tra gli esempi virtuosi – da imitare ed ampliare -che questa area già offre, ricordiamo che la Cooperativa Sociale Arca, che gestisce la comunità terapeutica presente nell’area, ha meritoriamente recuperato parte del bosco realizzando il bosco didattico Tapiò, frequentato dalle scuole.
Siamo consapevoli del fatto che il Comune di Como non abbia la possibilità di decidere in maniera autonoma su questi spazi, ma crediamo fermamente che il dialogo tra istituzioni – basato su rispetto reciproco e trasparenza rispetto ai reali bisogni della città – permetterà di muoverci nella giusta direzione.
Abbiamo bisogno di rigenerazione, ascolto e benessere. Questo è il modello di città che vogliamo costruire insieme.
Daniele Valsecchi
Con l’arrivo del grande caldo di queste settimane stiamo scoprendo un altro limite della sistemazione data al lungolago della nostra città: al solleone la passeggiata si rivela una spianata rovente, invivibile per i cittadini che vogliano fare quattro passi con la vista del lago e fermarsi un attimo sulle panchine, inospitale per i turisti che sono giunti per vedere uno dei panorami più belli del mondo. Il tutto perché non sono stati realizzati punti riparati per dare un po’ d’ombra nelle ore più calde.
In verità non era impossibile pensare anche a questo aspetto in fase di progettazione: basta dire che l’Amministrazione di centrosinistra, guidata dal sindaco Mario Lucini, aveva previsto nel progetto presentato anche in Regione nel 2014 la collocazione lungo la passeggiata di pergole di glicini che, oltre ad abbellire esteticamente, avrebbero ombreggiato ampi tratti del percorso e le panchine ivi collocate. Ma chi, in Comune e in Regione, ha poi portato avanti la sistemazione del lungolago ha deciso di farne a meno: questa scelta, come l’eliminazione del previsto ponticello pedonale sul canale di accesso alla darsena (la cui realizzazione avrebbe, invece, favorito il transito delle famiglie con i passeggini o delle persone con disabilità in carrozzina), per non parlare del tiramolla sulla ricollocazione dei parapetti e le prime precoci segnalazioni di ammaloramento delle finiture utilizzate, fanno del lungolago un’opera imperfetta e carente.
Noi, una volta eletti, con una quota dei proventi della tassa di soggiorno, intendiamo realizzare isole d’ombra lungo la passeggiata, cosicché i cittadini comaschi possano viverla e goderla anche in estate e affinché i turisti, una volta tornati a casa, possano ricordarla non come uno spiazzo desolato, torrido e accecante ma come un luogo di stupore e piacevolezza.
Partito Democratico di Como
Un deserto a 13 euro. Ecco come si presentava ieri la Piscina di Casate alle 12:30. Un tempo un punto di ritrovo vivo, oggi uno spazio desolato. Dopo l’aumento delle tariffe e l’introduzione della vigilanza privata, l’obiettivo sembra essere stato raggiunto: non ci sono più “persone sgradite” (che, tra l’altro, la maggior parte di noi non ha mai notato)… ma purtroppo non ci sono più nemmeno gli utenti. E parliamo di uno dei giorni più caldi di questa torrida estate, dove la possibilità di dare ristoro dovrebbe essere sentita come un dovere sociale e politica da un’Amministrazione avveduta.
Le nuove tariffe d’ingresso si sono trasformate in una vera e propria barriera selettiva che taglia fuori tante famiglie: 13 euro per l’ingresso di un solo adulto – 10 euro per un ombrellone – 6 euro per una sdraio. Per una famiglia, anche solo trascorrere una giornata qui è diventato un lusso insostenibile. Non dimentichiamo che Casate è un quartiere popolare e questa piscina rappresenta l’unica struttura pubblica e accessibile della zona. Privatizzare di fatto l’accesso a un bene comune con prezzi simili significa privare il quartiere del suo unico punto di svago estivo.
Non c’è neanche più chi andava in pausa pranzo nella piscina interna, che prima poteva nuotare fino alle 15 invece adesso deve uscire alle 14. Spesso si tratta di persone che fanno anche gare e la limitazione di tempo le porta a spostarsi in altre piscine.
A completare questo quadro desolante c’è lo stato della struttura. Con l’appalto di gestione della CSU in scadenza tra un anno, la sensazione è quella del totale disimpegno: nessuna cura, nessuna bonifica. Il prato, un tempo verde e curatissimo, oggi si presenta brullo e completamente secco. Anche in questo caso, l’opera di smantellamento e impoverimento di CSU da parte dell’attuale amministrazione ha le sue conseguenze, pratiche e negative, per comasche e comaschi.
La piscina di Casate deve tornare a essere un servizio per i cittadini, non un privilegio per pochi. Il nostro impegno sarà chiaro. Garantire tariffe accessibili e sensate: quelle attuali hanno come conseguenza di dirottare le famiglie verso le piscine della vicina Svizzera, togliendo quindi anche una entrata al Comune. Ed offrire una cura adeguata al luogo. La sicurezza si crea con il controllo, il presidio e la cura, non sbraitando ed impedendo ai cittadini l’accesso a luoghi e servizi. Sport e ristoro per tutti, non solo per pochi.
Partito Democratico Como
Gli episodi avvenuti in piazza Volta questo fine settimana ci confermano che bisogna rimboccarsi le maniche e cercare di affrontare il problema della sicurezza. Certo non ne veniamo a una se continuiamo a far leva sulla paura dell’altro, dello straniero, dei giovani, o se di contro neghiamo che ci siano problemi da affrontare immediatamente. Né se promettiamo tende, elicotteri e asini che sputano fuoco ma poi non facciamo assolutamente nulla. Né, ancora, se usiamo i numeri a nostro favore, come il sottosegretario leghista che annuncia nuovi arrivi di forze dell’ordine senza ricordare quanti operatori, nello stesso periodo, cessano il servizio. Così si offre ai cittadini una rappresentazione parziale della situazione, con la cittadinanza che pensa che i numeri di forze dell’ordine possano sempre essere in aumento. Sappiamo proprio da questo governo che così non è.
Qui occorre considerare due macro-questioni. Da una parte, pare che la Polizia Locale fosse presente nella prima parte della serata, rimasta infatti più tranquilla, mentre controllavano che i bar rispettassero i nuovi spazi dei tavolini. E questo ci dice che la presenza delle forze dell’ordine è un deterrente che sarebbe meglio estendere. Non tanto in numero, ma come permanenza, tra Carabinieri, Polizia e PL.
Dall’altra, una città che concentra tutta la socialità giovanile in una sola piazza produce con grande probabilità tensioni. Servono spazi, iniziative e luoghi diversi, non per tenere occupati i ragazzi ma per offrire opportunità reali di aggregazione. Se in città c’è un solo luogo per ammassarsi, le tensioni diventano più probabili. In aggiunta, ridurre i dehors senza ripensare la gestione della piazza significa anche eliminare parte di quel presidio spontaneo costituito dai locali, vuoi perché hanno un servizio di sicurezza, vuoi perché sono interessati a non far infastidire i loro clienti, o ancora perché portano occhi che vedono e disincentivano atti antisociali. Ora che lo spazio in piazza è stato levato ai tavolini, gli atti ostili si sono spostati dalle vie laterali alla piazza, dove sono un problema più esteso.
Qui, se bisogna mettere mano davvero al problema della sicurezza, bisogna farlo in maniera incrociata. Occorre investire seriamente nelle politiche giovanili; attualmente quelle di Como sono di fatto esternalizzate ai comuni di cintura. E mi pare che più svilente di così per un capoluogo di provincia non possa essere.
Quindi, intanto organizzare occasioni di socialità diverse dall’ammassarsi in piazza volta, poi presenza di forze dell’ordine più a lungo negli hot spots, illuminazione “a giorno” nelle vie e vicoli più delicati. Poi, consentiamo finalmente alla Polizia Locale di accedere al Sistema d’Indagine (SDI) delle forze dell’ordine, così da migliorare lo scambio di informazioni con le altre forze dell’ordine.
È veramente urgente, però, dismettere una retorica da guerra e mettersi a parlare di misure utili e passi fondamentali da compiere. Più presenza nei luoghi sensibili, politiche giovanili vere, una migliore progettazione degli spazi urbani e strumenti operativi adeguati alla Polizia Locale sono interventi concreti. Tutto il resto sono slogan.
Patrizia Lissi, capogruppo PD in Consiglio comunale
Alessandro Rossi, segretario circolo PD Como Convalle
Ad Albate i servizi medici di prossimità stanno subendo un drastico ridimensionamento dal primo luglio: la Dott.ssa Bordoli, che ha lo studio in via Venusti, lascerà l’incarico dal prossimo 30 giugno e, in pari data, il Dott. LaFace, attivo nel presidio medico di Cascina Massée, andrà in pensione e verrà sostituito da una dottoressa che riceverà a Brunate (un po’ scomodo per gli albatesi…). Davanti a questo scenario occorre procedere all’immediato inserimento di nuove risorse, diversamente è forte il rischio di impoverire i servizi del quartiere, aumentando le difficoltà soprattutto per le fasce più fragili della popolazione. Si parla di un numero pari a circa 2.300 pazienti che erano in cura da Bordoli e LaFace.
Privare il quartiere di due medici di base senza prevedere la sostituzione, significa costringere anziani, malati cronici e famiglie a spostarsi verso altre zone o a sovraccaricare gli studi medici già saturi del territorio di Como.
Ci attiviamo fin da subito con una mobilitazione costante a tutti i livelli fatta di gazebo informativi e raccolta firme mettendoci a disposizione della cittadinanza al fine di sollecitare l’assessorato al Welfare di Regione Lombardia a trovare una soluzione.
Francesco Finizio – Segretario circolo PD Como Circ. 1 – Albate
Ha dell’incredibile quanto sta accadendo alla scuola dell’infanzia di via Palma di Rebbio, dove alcune famiglie hanno iscritto i loro figli, ma si vedranno cancellare la quarta sezione, con la conseguente riduzione della capienza, a causa di un piccolo problema strutturale. L’asilo, come tante altre scuole di quartiere di Como, rappresenta una preziosa risorsa educativa e, anche quest’anno, ha ricevuto tantissime richieste di iscrizioni. Per accogliere tutti i bimbi sarebbe necessario mantenere la quarta sezione, cosa che sembrerebbe essere impossibile a causa della necessità dell’allargamento di un bagno. Poca cosa, direte voi, eppure non è stato possibile procedere a questo adeguamento strutturale. Come mai? È già qualche anno che il problema era stato sollevato, perché proprio adesso si decide di intervenire, chiudendo la sezione e spostando di conseguenza due valorose maestre, invece che procedere con i dovuti lavori?
Da quello che sappiamo, Comune e scuola hanno avuto più di una interlocuzione, ma senza risultati e, a farne le spese, sono le famiglie. La struttura più vicina sarebbe quella di via Varesina, per la quale, però, essendoci problemi di infiltrazioni al tetto, da due anni sarebbe disposta la chiusura, con conseguente spostamento dei bimbi in Piazza Camerlata. Invitiamo l’Amministrazione a dare delucidazioni sulla situazione e a venire incontro alle famiglie.
Patrizia Lissi, capogruppo PD in Consiglio comunale
Stefania Saldarini, rappresentante quarta sezione materna di via Palma
Un altro quinquennio è entrato nel suo ultimo anno, un altro mandato volge ormai al termine e la situazione delle persone senza dimora resta purtroppo la stessa. Ogni notte, decine di persone si trovano a dormire sulle nostre strade, in giacigli di fortuna, senza un tetto sopra la testa. È evidente che, anche l’ultima Amministrazione comunale non è riuscita a trovare una soluzione, affrontando, ancora una volta, la questione dal lato sbagliato. Tanti i proclami, i rumorosi sgomberi di alcuni luoghi della città che non hanno fatto altro che spostare le persone da un’altra parte, come a nascondere la polvere sotto al tappeto. Ma è un po’ quello che accade anche a un livello superiore, dove le politiche attuate dal governo, che fa campagna elettorale con slogan sulla sicurezza, stanno avendo, se possibile, effetto opposto.
Lo avevamo detto nella scorsa campagna elettorale, lo abbiamo ribadito più volte in Consiglio comunale, lo ribadiremo in vista del 2027: di fronte a un fenomeno strutturale, serve affrontare il problema alla radice, con una soluzione a lungo termine, per quanto comprendiamo che il tema sia scomodo, complesso e difficile da trattare. Chi ha il compito, la responsabilità e l’ambizione di proporre una visione per la Como del futuro non può e non deve voltarsi dall’altra parte.
La nostra proposta è chiara e si inserisce nei temi che, come PD, riteniamo prioritari per contrastare l’emarginazione e tutelare i soggetti vulnerabili. Crediamo che la creazione di un dormitorio permanente, aperto tutto l’anno, sia una necessità che non può più essere rimandata, per quanto si tratti comunque solamente di un primo passo e non di una soluzione definitiva. Riteniamo sia una scelta di civiltà, che restituisce dignità alle persone offrendo un rifugio sicuro e stabile a chi vive in condizione di fragilità, ma al contempo restituisce dignità alla città, che non può tollerare l’indifferenza verso gli ultimi, e costruisce il futuro. Un presidio fisso, infatti, è la base per avviare percorsi reali di inserimento sociale, formazione, aiuto psicologico e materiale, che favoriscano il recupero delle persone.
Il nostro obiettivo per il 2027 è governare una città che non lasci indietro nessuno. Chiaramente è un progetto ambizioso, per il quale non basta solo la politica. C’è bisogno che la città si esprima sul tema e faccia rete. C’è bisogno delle istituzioni, delle associazioni di volontariato, di ogni singolo cittadino che ha a cuore il nostro territorio. Le sfide complesse si vincono solo insieme. Vogliamo una Como che sia al contempo accogliente e viva. Affrontare il tema del dormitorio è un primo passo in questa direzione. Lavoriamoci insieme.
Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD Como
Patrizia Lissi, capogruppo PD in Consiglio comunale
A Como, anche i cittadini con reddito più basso pagano l’addizionale comunale all’Irpef. Lo denuncia Uil Lombardia, lo avevamo già fatto presente noi in passato, proponendo ogni anno emendamenti che andassero a sgravare i comaschi maggiormente in difficoltà, innalzando la fascia di esenzione o introducendo aliquote progressive. Tutte respinte dall’Amministrazione.
In questo modo si sono favoriti i redditi più alti. Per un reddito di € 100.000 la riduzione dell’addizionale da 0,8% a 0,7% avvenuta negli ultimi tre anni comporta un risparmio di € 100, che non incide significativamente sul contribuente. Elevare l’esenzione per i redditi da 15.000 a 18.500 significherebbe invece esentare molte famiglie. Ad esempio, per un contribuente con un reddito di € 18.000 euro significherebbe risparmiare € 144: un risparmio con il quale fare fronte a bollette, spese scolastiche per i figli ecc.
Tra meno di un anno si tornerà alle urne e il nostro proposito, in caso di elezione, è avere un approccio più equo e progressivo, anche perché le risorse, a Como, non mancano di certo, ma vanno ridistribuite. La città sta vivendo un paradosso: da un lato è ricca, con un flusso costante di entrate, di cui però non beneficiano i cittadini, che anzi vengono invitati a restare chiusi nei loro quartieri, senza quindi godere di opportunità e servizi, oltretutto pagando, oppure ad andarsene. Dobbiamo costruire una città che accolga e non respinga, in particolare per le persone con redditi bassi. I cittadini non sono turisti e non vanno trattati da turisti (o da bancomat).
Patrizia Lissi e Stefano Legnani
Non ci sorprende che l’attuale Amministrazione abbia votato contro la mozione per l’eliminazione delle barriere architettoniche sul lungolago. Basta analizzare la storia recente per comprendere il pensiero di chi sta amministrando la città.
Stiamo parlando dello stesso sindaco e degli stessi consiglieri che hanno bocciato la nostra mozione per la messa in sicurezza del marciapiede e del passaggio pedonale di via Alebbio, che avrebbe giovato anche alle persone con disabilità. Parliamo della stessa maggioranza che non ha voluto impegnarsi a intervenire sulla gradinata della salita Catone il Censore e ha votato contro la nostra proposta di installare un corrimano per le persone più anziane. La questione è semplice: per il sindaco, le persone fragili, sono l’ultimo dei problemi. Cosa ha fatto in quattro anni per agevolare le persone con disabilità?
Eppure questo dovrebbe essere un tema capace di unire la comunità, nel segno dell’inclusione e della civiltà. Invece, ancora una volta, si è preferito erigere un muro ideologico. Dire no all’abbattimento delle barriere in un’opera così centrale e attesa significa ignorare le fatiche quotidiane di chi è in carrozzina, degli anziani, dei genitori con i passeggini.
Non esistono scuse tecniche o di bilancio che possano giustificare la scelta di non impegnarsi formalmente su questo fronte. Chi amministra ha il dovere di abbattere i muri, non di difenderli.
Il PD di Como