Il Comune ha cacciato dalla porta un problema che non c’era per poi… farlo rientrare dalla finestra. È una scena tragicomica, fantozziana, quella a cui stiamo assistendo al nido comunale di via Giussani a Rebbio.
L’Amministrazione, negli ultimi anni, ha avviato un processo di privatizzazione, bistrattando il pubblico e delegando il servizio a cooperative esterne. Ora, improvvisamente, si scopre che la cooperativa che gestisce il nido di via Giussani è in difficoltà a reperire il personale e, per sopperire alla carenza, è stato chiamato proprio quel personale comunale tanto bistrattato. In pratica, il piano B, per funzionare, ha bisogno del piano A. Il rimpiazzo ha bisogno del rimpiazzato.
Al di là della situazione da film e delle decisioni sbagliate dell’Amministrazione che tornano indietro e le sbattono in faccia come un boomerang, la situazione, di per sé, è piuttosto triste. Perché ci sono di mezzo dei lavoratori che vedono l’effetto tangibile di un cambio ingiusto, e perché di fatto i cittadini pagano due volte: per le procedure di affidamento del servizio e per l’utilizzo (straordinario) del personale interno.
La scelta al risparmio della maggioranza si scontra contro le esigenze dei lavoratori: costi più bassi si traducono in stipendi più bassi per gli educatori delle cooperative e forse, proprio per questo, risulta difficile trovare personale. Il tutto in un asilo, il Caravella, che è un fiore all’occhiello del territorio, tanto da avere 11 bambini rimasti in lista d’attesa e 14 che hanno dovuto iscriversi alla seconda o terza scelta, non proprio vicino a casa.
Avevamo bisogno di un’altra prova dell’inadeguatezza di questa Amministrazione e del vicesindaco e assessore Nicoletta Roperto nella gestione delle scuole in città? Noi, onestamente, non ne sentivamo la mancanza.
Patrizia Lissi ed Eleonora Galli, consigliere comunali PD
Un’amministrazione nemica dei bambini. Nemmeno le cose minime vengono fatte quando si parla di scuole e luoghi idonei per i più piccoli. Anche oggi, primo giorno di scuola dell’infanzia, le notizie che arrivano dai genitori segnalano diffuse situazioni di abbandono che colpiscono i servizi educativi e il verde pubblico nei plessi scolastici. L’infanzia “Raschi” si caratterizza per la presenza di giardini sporchi, erba alta, con l’ex nido Magnolia – confinante con la Raschi – trasformato in un deposito di rifiuti e un grande albero pericolosamente transennato. All’infanzia di Ponte Chiasso, nel giardino della struttura, alcuni genitori riferiscono la presenza di betulle morte, potenzialmente a rischio crollo.
I mesi estivi dovevano servire per programmare la manutenzione del verde e la pulizia degli spazi comuni: ciò non è stato fatto.
Gli assessori Roperto (politiche educative) e Maccabeo (Verde) escano dai loro uffici, vadano a verificare lo stato delle scuole e chiedano scusa alle famiglie di Como per non avere tempestivamente provveduto a programmare la ripartenza dei plessi, lasciando che l’inizio dell’anno scolastico venisse caratterizzato da sporcizia, desolazione e, quantomeno, sensazione di pericolo.
Francesco Finizio, referente scuole PD Como
Stefano Legnani, consigliere comunale PD Como
Una scena già vista. L’ennesimo cantiere fatto partire dall’Amministrazione – stamattina in Piazza Cavour – senza alcuna capacità di prevederne le conseguenze ha gettato nel caos Como e non solo, tanto che il sindaco di Torno ha dovuto chiamare il Prefetto.
A Rapinese, che millanta spesso di rispettare il proprio programma al 110%, ricordiamo un piccolo stralcio: “i lavori pubblici e privati che possono causare disagio alla viabilità non verranno più autorizzati durante gli orari di punta. Basta caos. Basta trappole”.
La città, nella giornata di oggi, era un vero disastro, tanto che nemmeno le ambulanze riuscivano a districarsi, mettendo così a rischio la salute e la vita di chi aveva bisogno di soccorsi con urgenza.
L’ennesima promessa non mantenuta di un’Amministrazione ormai allo sbando. Dov’è l’assessore ai Lavori Pubblici Ciabattoni?
Siccome i lavori sono previsti dal 3 al 12, e non è possibile immaginare una città paralizzata per 10 giorni, chiediamo che l’amministrazione proceda con estrema urgenza a spostare i lavori in orario notturno.
Stefano Legnani, consigliere comunale PD
Sabato mattina, diretta radio. Si parlava di una scelta importante. Importantissima: chiudere la Corridoni per farci un autosilo. Al posto di una scuola. Una scuola che forma, che educa, che tiene vivo il centro. Lui la chiude per farci un parcheggio.
E per difendere questa scelta, il sindaco cosa dice? Che il ministro “non capisce una mazza”, che nessuno “capisce una mazza”, che sono tutti “cialtroni e sfigati”. Questo è il linguaggio del sindaco di Como in diretta radio.
No. Non ci sta. Non è critica politica, è volgarità istituzionale. E c’è un paradosso enorme, che fa male: nelle scuole che lui sta chiudendo, un linguaggio così non sarebbe mai tollerato. Un bambino, un ragazzo che in classe dicesse ai compagni “non capite una mazza, siete cialtroni e sfigati” verrebbe ripreso, educato, sospeso.
A scuola si insegna il rispetto, il confronto, l’ascolto. A scuola si insegna che le scelte importanti si spiegano con argomenti, non con gli insulti. Lui invece fa l’esatto contrario: chiude la scuola e porta in radio il linguaggio da cortile.
Un autosilo al posto della Corridoni non ci sta. Non ci sta urbanisticamente, non ci sta culturalmente, non ci sta moralmente. E non ci sta che a Como, il sabato mattina, un sindaco possa dare dei cialtroni a tutti in diretta.
E poi arriva l’ordinanza di sospensiva del Consiglio di Stato. E il sindaco che fa? Un video. Dice che per trent’anni a Como per le scuole non è stata fatta una mazza. E per rimediare a trent’anni in cui non è stata fatta una mazza, la sua idea è chiuderne una per farci un autosilo. A questo punto il dubbio è lecito: vuoi vedere che adesso, per il sindaco, anche il Consiglio di Stato non capisce una mazza?
Per fortuna il futuro delle scuole comasche non dipende da chi parla in radio il sabato mattina, ma da chi ogni mattina entra in classe e insegna ancora a capire.
Livia Sarda – Vicesegretaria PD Como
Il video che ha pubblicato ieri sera Como Zero sui locali di via Fiume è un pugno allo stomaco.
È un video che dimostra chiaramente e ulteriormente, dopo gli interventi di tecnici e istituzioni, come i bambini della Corridoni non possano essere trasferiti in via Fiume: locali non adatti, non idonei, non sicuri e privi di ogni minimo requisito igienico-sanitario.
Le dichiarazioni rassicuranti del sindaco non possono nascondere quanto si vede e rendono ancora più incredibile quanto sta succedendo in questi giorni. Tutta la maggioranza è responsabile di questa vergogna, a cominciare evidentemente dall’assessora alle politiche educative, Nicoletta Roperto, nonché vicesindaca, che continua a trincerarsi dietro un silenzio e una assenza assordante e colpevole. Questa situazione è gravissima e Roperto è politicamente responsabile di queste scelte, di queste decisioni.
Per questo si chiedono le sue immediate dimissioni.
Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD Como
Francesco Finizio, referente scuole PD Como
Negli scorsi giorni, il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha definito la gestione degli alunni della Corridoni da parte dell’Amministrazione “anomala e inaccettabile, a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico”. Parole a cui hanno fatto seguito anche quelle della dirigente generale dell’ufficio scolastico regionale.
Nonostante questo, il sindaco sta procedendo imperterrito, come dimostrano le immagini degli arredi scolastici di via Fiume e le operazioni per far spazio ai circa 200 bambini della Corridoni. Un numero consistente, che continua a lasciare grossi dubbi sulla capacità della Venini di accoglierli senza andare ad intaccare la qualità del servizio. Inoltre, le aule di Via Fiume che sarebbero destinate agli alunni della Corridoni sono state definite inagibili dal professionista responsabile del servizio di prevenzione e protezione dell’Istituto Comprensivo.
Siamo molto preoccupati per il futuro dei bambini della Corridoni, per il momento di incertezza e disagio che le loro famiglie stanno vivendo e per il rischio di peggioramento del servizio per gli studenti che già frequentano la scuola di via Fiume. Chiediamo pertanto un intervento del Prefetto in merito alla situazione attuale – viste anche le parole del Sindaco in risposta al Ministro e l’aggravarsi di uno scontro istituzionale inaccettabile – e ci mettiamo a disposizione delle istituzioni per risolvere la questione nel modo più rapido possibile e senza arrecare danno a bambini, genitori e lavoratori delle scuole.
Partito Democratico di Como
La gestione del trasferimento della scuola Corridoni da parte del sindaco e dell’assessora/vicesindaca Roperto è lo specchio fedele di un’Amministrazione incapace di programmare, incompetente e pericolosamente superficiale.
Prima la decisione scellerata e, allo stesso tempo, ostinata di chiudere e demolire un plesso storico, attivo e funzionante come la Corridoni, poi il tentativo di trasferimento alla Foscolo – ritenuta, giustamente, non idonea ad accogliere 200 bambini – e, in questi giorni, il ripiego sulla Venini che, peraltro, fa parte di un diverso Istituto Comprensivo ed è collocata dall’altra parte della città.
Il verdetto della direttrice regionale Luciana Volta demolisce, di nuovo, questo castello di carte, evidenziando criticità rilevanti proprio sulla sicurezza e sull’idoneità degli spazi ad accogliere la popolazione scolastica.Siamo davanti all’ennesimo cortocircuito istituzionale imbarazzante causato dall’attuale Amministrazione comunale.
Insomma, oltre al danno di voler chiudere una scuola che non andava assolutamente chiusa per far posto ad un autosilo, la beffa dell’immobilismo, perché in tutti questi mesi l’Amministrazione Rapinese non ha mosso un dito. Non sono stati eseguiti lavori necessari di adeguamento strutturale per accogliere dignitosamente e in sicurezza i circa 200 bambini coinvolti, lasciando personale, bambini e famiglie nel caos più totale a pochissimi giorni dall’inizio dell’anno scolastico.
Fare peggio di così non è umanamente possibile. Tutta la giunta, tutti i consiglieri e le consigliere di maggioranza sono responsabili di questo scempio.
Francesco Finizio, referente scuole PD Como
Sullo Stadio Sinigaglia, il sindaco si conferma ancora una volta campione di equitazione, abile nel cavalcare l’entusiasmo generato dai risultati sul campo del Como 1907 e nel prendersi meriti che non ha. L’ultimo annuncio festoso è quello arrivato ieri dalla nuova curva, dopo il parere favorevole che consentirà alla squadra della nostra città di giocare al Sinigaglia le partite di Champions League.
Facile, però, salire ora sul cavallo vincente. Rapinese esulta con tanto di “alla faccia dei consiglieri”. Un’espressione che, tuttavia, forse è riferita al se stesso del passato. Ricordiamo bene quando, da consigliere comunale, firmò un emendamento contro la riqualificazione dello stadio, prevista nella variante del PGT, nella sua attuale collocazione. Era lui che affermava nel corso del dibattito “Non voglio neanche considerare l’ipotesi che si stia pensando di ristrutturare lo stadio lì”.
L’attuale sindaco era poi lo stesso che faceva muro per quanto riguarda la possibilità di insediamento nello stadio di attività commerciali, prevista dalla variante al PGT dell’Amministrazione Lucini. Votò contro, affermando che Como non aveva bisogno di altri esercizi commerciali, tantomeno in quella zona. Insediamenti previsti dal progetto del Como 1907 per il nuovo stadio, ora pienamente assecondato da Rapinese. Noi del PD, invece, siamo sempre rimasti sulla stessa linea.
Pare evidente, dunque, che se oggi è possibile ospitare la Champions League al Sinigaglia, non è certamente per le idee e l’impegno politico di Rapinese.
Stefano Legnani e Patrizia Lissi, consiglieri comunali
Il tema della sicurezza del nostro lago, in questo periodo dell’anno, torna sempre prepotentemente di attualità. I recenti fatti di cronaca non possono lasciare indifferenti e la politica ha il dovere di fare qualcosa affinché non accadano più. Per questo motivo, abbiamo elaborato una proposta che presenteremo in Consiglio comunale. Si tratta di un piano di intervento articolato su tre punti principali.
1. Cartellonistica d’emergenza ad alto impatto visivo.
Installazione, nei punti di maggiore afflusso e balneazione (sia autorizzata che informale), di cartelli di grandi dimensioni e ad alta visibilità caratterizzati da:
Multilinguismo – Testi chiari e sintetici nelle principali lingue turistiche (inglese, tedesco, francese, spagnolo, arabo e cinese).
Linguaggio iconografico – Immagini e pittogrammi eloquenti che illustrino immediatamente i pericoli specifici (es. shock termico/idrocuzione, fondale profondo a pochi metri dalla riva, divieto di tuffi).
Codici di emergenza – Indicazione chiara del numero unico di emergenza 112 e della posizione esatta della spiaggia per facilitare i soccorsi.
2. Dotazione di presidi di salvataggio a bordo riva
Posizionamento di una o più stazioni di salvataggio ad accesso rapido lungo le spiagge, equipaggiate con:
Salvagenti anulari dotati di cime galleggianti di lunghezza adeguata al lancio da riva.
Colonnine di sicurezza protette ma facilmente accessibili in caso di emergenza, con istruzioni visive sull’uso corretto del dispositivo di lancio.
3. Presidio e sensibilizzazione tramite volontari della Protezione Civile
Attivazione di un servizio di monitoraggio e prevenzione durante i giorni e le fasce orarie a maggior rischio (es. fine settimana estivi), avvalendosi del prezioso supporto dei volontari della Protezione Civile.
Via terra: Pattugliamento delle sponde per fare informazione preventiva ed esortare i bagnanti al rispetto delle norme di sicurezza.
Via lago: Presidio speculare con imbarcazioni di supporto per un monitoraggio ravvicinato della costa.
Riteniamo che l’adozione combinata di informazione visiva immediata, strumenti di primo intervento e presenza attiva sul campo possa fare una reale differenza nel salvaguardare vite umane, migliorando al contempo l’immagine di accoglienza e sicurezza della nostra città.
Partito Democratico di Como