Due mesi fa il sindaco Rapinese ha annunciato che il pontile di Villa Geno, dove dovrebbero essere trasferiti i taxi boat, sarebbe stato pronto a breve. La delibera della Giunta Comunale con la quale si prevedeva che sarebbe stato garantito alla medesima utenza che oggi utilizza il pontile del porto di S. Agostino di poter attraccare presso il nuovo pontile di Villa Geno era peraltro del 23 maggio 2024.
Ora, a due anni di distanza dalla decisione della Giunta, si scopre invece, a seguito di una richiesta di accesso agli atti, che per i lavori che dovrebbero riguardare il pontile Villa Geno, e che saranno a carico di CSU, non è stato neppure formalizzato l’incarico al professionista per la progettazione.
Non vi è quindi nessun progetto, né tantomeno l’inizio di alcun intervento.
Insomma, solo l’ennesimo annuncio.
Verrebbe da chiedersi se forse il sindaco non si sia reso conto che il pontile di Villa Geno è inadeguato allo scopo perché soggetto a molti fattori esterni, come il vento e il passaggio di grandi mezzi nautici, che ne compromettono la stabilità, a differenza del pontile di S. Agostino che gode della protezione della diga, come denunciato dagli operatori.
Ora è evidente che la situazione del pontile di S. Agostino sia sempre più insostenibile, per il notevole numero sia di mezzi che spesso affollano il piccolo specchio d’acqua sia delle persone che si accalcano lungo la riva in attesa dell’imbarco; una soluzione deve essere senz’altro individuata.
Ma forse, prima di fare annunci mirabolanti, che poi si rivelano non percorribili, sarebbe opportuna un’approfondita verifica del problema e delle possibili soluzioni; e ciò anche con un serio confronto con gli stessi operatori del settore.
Stefano Legnani, consigliere comunale PD
Prendiamo atto delle sentenze del Tar relative alla chiusura della scuola primaria di Ponte Chiasso e dell’asilo nido Magnolia. Esprimiamo il massimo rispetto per i pronunciamenti della magistratura amministrativa, tuttavia, la conferma che la discrezionalità amministrativa sia ritenuta legittima non sposta di un millimetro il giudizio politico: è una decisione politica profondamente sbagliata e un autentico disastro sociale per la nostra città.
A Ponte Chiasso assistiamo alla perdita di un presidio sociale fondamentale. La scuola non è solo un insieme di mura, ma il cuore pulsante di un quartiere di frontiera che necessita di investimenti e coesione, non di abbandono istituzionale.
La scuola De Calboli è uno dei pochi presidi di un quartiere strategico e allo stesso tempo fragile. Rappresenta un progetto vivo di presenza attiva, con servizi offerti al territorio – si pensi ad esempio alla biblioteca, riqualificata grazie ai fondi Pnrr – e un’idea concreta di inclusione e condivisione. Un istituto da valorizzare e rilanciare, dove investire, non certo da chiudere ed abbandonare.
Per quanto riguarda il nido Magnolia, la sua chiusura crea un vuoto inaccettabile. L’assenza di un servizio per la prima infanzia nell’intera area che va dalla zona lago fino a via Italia Libera rappresenta un grave problema per le famiglie comasche.
Questa Amministrazione sta portando avanti una sistematica distruzione dei nidi d’infanzia pubblici. Al contrario, i servizi 0-3 anni dovrebbero essere diffusi capillarmente in ogni quartiere perché rappresentano uno degli strumenti fondamentali per contrastare attivamente il fenomeno della denatalità, offrendo supporti concreti a chi decide di avere figli.
Il sindaco Rapinese sceglie invece di subire passivamente il calo demografico, usandolo come scusa per tagliare i servizi. Le conseguenze pratiche di queste due chiusure sono inoltre pesantissime: la difficoltà di gestione quotidiana per i genitori lavoratori, il disagio per i bambini più piccoli, costretti a svegliarsi prima per raggiungere strutture lontane, l’aumento del traffico veicolare dovuto agli spostamenti forzati verso altri quartieri, lo smantellamento della rete sociale e di comunità in un’area centrale della città.
Noi esprimiamo forte contrarietà rispetto alla politica dell’amministrazione attuale sul tema istruzione. Abbiamo fatto proposte concrete alternative, rimaste inascoltate. La città che immaginiamo e vogliamo costruire sa andare oltre i freddi numeri, governa le tendenze di lungo periodo.
Come Partito Democratico continueremo a batterci al fianco dei genitori e dei quartieri per un’idea di città che mette al centro la scuola pubblica, l’infanzia e il welfare di prossimità. Il nostro progetto è per una Como che creda nel sistema scolastico, investendo e rilanciando, una città che progetta un futuro con più cittadini e più famiglie.
Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD Como
Francesco Finizio, referente scuole PD Como
L’ennesima occasione mancata da parte dell’Amministrazione. Mentre l’escavatore è già all’opera per creare la superficie necessaria alla costruzione di nuovi stalli per l’area camper di Tavernola, ci sorge spontanea una considerazione. Riteniamo che, se un quartiere ospita un’infrastruttura turistica, debba ricevere benefici concreti, permanenti e visibili. I nuovi stalli dell’area camper rappresentavano un’opportunità per riqualificare la periferia della città con la condivisione dei residenti.
In molte città europee, infatti, le aree camper non vengono pensate come semplici parcheggi, ma come spazi multifunzionali condivisi. Anche a Tavernola, lo spazio per i camper avrebbe potuto essere integrato con un piccolo parco urbano, una zona fitness o per i bambini, o magari un’area cani, restituendo in parte lo spazio alla comunità come luogo di aggregazione e socialità. Il mantenimento del pioppo secolare e la ripiantumazione dei pini secolari, per noi aspetti prioritari, darebbero l’opportunità di creare un’area ombreggiata fruibile dai residenti, magari con l’installazione, come in altri quartieri della città, di un distributore di acqua potabile a 0,10 euro al litro.
Perché il punto vero, a nostro modo di vedere, è che i cittadini devono percepire un miglioramento del quartiere, non un sacrificio imposto. È questa, per concludere, la differenza tra un progetto intelligente e uno vissuto come colonizzazione turistica.
Il Circolo PD Como nord – Elide Greco
Prendiamo atto della decisione dei consiglieri di maggioranza in merito alla nostra richiesta di mozione di sfiducia all’assessore Chiara Bodero Maccabeo. Evidentemente per la maggioranza in Consiglio comunale la gestione del Verde è perfetta così.
Noi continuiamo a vedere una realtà diversa e riteniamo che tutti i punti della nostra mozione di sfiducia avessero senso e ne abbiano sempre di più ogni giorno che passa. Noi parliamo con i cittadini, non siamo nascosti nel palazzo e sappiamo cosa pensano, ad esempio, dei parchi nei quartieri, dei lavori per i giardini a lago, dell’ascolto che offre loro questa Amministrazione. I cittadini risponderanno, nel 2027 e chiariranno qual è il loro giudizio.
Abbiamo provato a ridare agibilità democratica al Consiglio comunale attivando un dibattito, ma ancora una volta i consiglieri di maggioranza hanno deciso di non confrontarsi, di offrire una sola monolitica risposta. I consiglieri che hanno rifiutato la mozione si prendano la responsabilità davanti alla città non solo del loro abituale complice silenzio ma anche del loro voto. Grazie ai consiglieri di minoranza, che hanno portato elementi e hanno, come sempre, con serietà e coraggio, anche di fronte agli abituali insulti, partecipato con senso di responsabilità.
È emerso anche, una volta di più, come il presidente del Consiglio dimentichi il suo ruolo. Abbiamo visto ieri sera che, se fai parte del cerchio magico del sindaco, non esiste il concetto di responsabilità politica. Anche questo dovrà cambiare nella Como del futuro. Restiamo, però, con una domanda: se l’assessore non è responsabile di nessuno dei recenti fallimenti, a cosa serve avere un assessore al verde? Forse è meglio che il sindaco prenda anche questa ennesima delega.
Il PD di Como
L’abbattimento della scuola Corridoni sta assumendo contorni, se possibile, ancora più paradossali di quelli che abbiamo denunciato finora. Abbiamo appreso dalla stampa e dalle parole del Presidente del Consiglio d’Istituto della Como Borgovico un fatto politico rilevante: nemmeno il Calcio Como ritiene necessario l’abbattimento della scuola per realizzare un autosilo a servizio dello stadio. Questa notizia fa cadere l’ultimo velo di ipocrisia dietro cui questa Giunta si è trincerata. Se il soggetto che dovrebbe beneficiare della riqualificazione dell’area dice chiaramente che quel sacrificio non serve, allora emerge la nuda verità: distruggere la Corridoni è una scelta politica unilaterale, ostinata e profondamente sbagliata di questa amministrazione.
Lo ribadiamo ancora una volta: stiamo parlando di una scuola che funziona. Non è un edificio abbandonato, non è sottoccupata. Ospita 210 bambini. È un presidio educativo vitale per il quartiere in cui sono stati investiti fondi PNRR per realizzare aule dedicate; alcuni lavori sono stati fatti, altri lavori previsti questa amministrazione ha deliberatamente deciso di bloccarli. E non dimentichiamo il valore strategico che questa scuola doveva avere proprio per questa amministrazione, salvo poi cambiare repentinamente idea e scoprire di non averlo più diventando improvvisamente, parole del sindaco, “un cesso”. Era stata individuata come la sede naturale per accogliere i bambini della scuola Sauro di via Perti, quella scuola che il Sindaco voleva chiudere a ogni costo, fermato solo dall’intervento della giustizia amministrativa che ha annullato la relativa delibera.
In conclusione, se l’obiettivo è dotare la zona dello stadio di un parcheggio, la soluzione c’è ed è quella che il Partito Democratico ha sostenuto da tempo: l’area ex Stecav. È lì che bisogna intervenire. L’area ex Stecav rappresenta l’alternativa logica, urbanisticamente coerente e, soprattutto, rispettosa del tessuto sociale della città.
Non c’è mai stata una ragione sensata per chiudere la Corridoni per fare l’autosilo. Oggi si conferma che non c’è motivo tecnico, non c’è motivo sportivo e non c’è più nemmeno la scusa della necessità per lo stadio. Chiediamo ancora una volta all’Amministrazione di fermarsi tornando sui propri passi.
Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD
Francesco Finizio, referente scuole PD Como
Del 25 aprile appena trascorso, porteremo nel cuore l’esempio di Gianstefano Buzzi che ha proferito parole forti e pienamente condivisibili, senza remore e senza peli sulla lingua. Parole che legano la Resistenza di allora alla Resistenza di oggi. Parole urlate in piazza come è giusto che sia, soprattutto in un giorno come questo e in un momento storico come quello che stiamo vivendo. Un uomo che, nonostante il malore, ha proseguito con caparbietà, ricordandoci ancora una volta cosa vuol dire Resistenza: semplicemente grazie!
Un grande applauso va inoltre al discorso di Valerio Perroni in rappresentanza della Provincia di Como. Un discorso di qualità istituzionale, fatto di attenzione ai valori fondanti della Repubblica e all’importanza dell’Europa come motore di pace.
Purtroppo, abbiamo assistito anche al puerile giochino del sindaco. Usare il palco della Liberazione per scivolare in polemiche fuori luogo non è solo una caduta di stile, è la prova definitiva della sua inadeguatezza istituzionale.Un discorso piccolo, che ha lasciato indifferente e imbarazzata la piazza: i cittadini sono stanchi di questo gioco, e guardano oltre. Mentre il sindaco raschia il fondo del barile, la cittadinanza pensa al 2027 e chiede di alzare il livello del dibattito.
Andiamo avanti insieme.
Viva il 25 aprile, viva l’Italia antifascista nata dalla Resistenza.
La segreteria cittadina del PD
“La riapertura del Teatro Nuovo di Rebbio ci consegna un messaggio chiaro: quando una comunità si stringe attorno ai propri valori e ai propri luoghi, in un impegno tenace e concreto, nulla è perduto”. Lo dichiara la segretaria provinciale del Partito Democratico, Carla Gaiani che, insieme al segretario cittadino, Daniele Valsecchi esprimono ”contentezza per la riapertura di un luogo storico che torna finalmente a vivere per il quartiere e per l’intera città di Como”.“Questo risultato assume un valore ancora più significativo perché raggiunto nonostante le difficoltà che si sono presentate lungo il percorso” proseguono i due segretari dem. “La determinazione, l’impegno e il senso di responsabilità dimostrati da chi ha creduto in questa riapertura, in primo luogo don Giusto, hanno permesso di superare gli ostacoli e di restituire a Rebbio un bene comune prezioso per tutto il territorio comasco”.“Una bella notizia per la cultura, ma anche per la dimensione sociale e civile di Como. Restituire alla comunità uno spazio di incontro, aggregazione, arte e partecipazione significa rafforzare i legami tra le persone, offrire nuove opportunità di crescita collettiva e coltivare, attraverso la cultura, un progetto di uomo e di società”.
La vicenda del dirigente comunale strappato da Como a Cantù senza nulla osta è talmente assurda e intricata che necessita di un riassunto delle puntate precedenti per provare a vederci chiaro. Dunque, il sindaco vuole talmente tanto un determinato dirigente da assumerlo senza rispettare la corretta procedura. Per tre anni nessuno si cura del problema fino a che, di colpo, Rapinese cambia idea e dichiara irregolari i contratti, pretendendo anche indietro gli stipendi versati e ricorrendo al giudice del lavoro.
Ora, non è chiara quale sia l’intenzione del primo cittadino. Da un lato, potrebbe avere interesse a perdere la causa, in modo che il dirigente venga considerato regolarmente assunto, senza illecito da parte del Comune, oppure se voglia davvero vincere, facendo di quest’ultimo l’ennesimo capro espiatorio per i propri errori. Sarebbe facile, poi, scaricargli addosso la colpa dei ritardi (stadio, Ticosa, palazzetto, piscina) o delle illegittimità (rugby, Lungo Lario Trieste), vere o dubbie che siano.
Ciò che è certo, è che ancora una volta l’Amministrazione non brilla per trasparenza, finendo in un caos senza spiegazioni in cui, in qualche modo, è finita a fare causa a se stessa. E questo, evidentemente, non è sinonimo di serietà e competenza. Oltretutto, ci teniamo a ricordare al sindaco che la chiarezza, soprattutto quando ci sono di mezzo delle persone, dei professionisti, come in questo caso, è un atto prima di tutto di umanità e rispetto. Il Comune si regge sulle spalle, sulle mani e sulla testa di chi ci lavora. Crediamo che il dialogo e l’ascolto debbano essere alla base di tutte le organizzazioni, compresa quella comunale.
Il PD di Como
Il sindaco, nonché Assessore allo sport, scenda dal piedistallo, ascolti le società sportive e guardi i numeri ben descritti dai presidenti Guido Corti (Pol. Comense) e Luciano Mastrapasqua (Basket Como). Con parole amare, ma estremamente lucide, hanno fornito quella che è la fedele fotografia da un lato della pallacanestro comasca – che Rapinese dimostra di non conoscere – dall’altro il fallimento gestionale dell’attuale amministrazione.
Sentir dichiarare dal sindaco in Consiglio Comunale che il basket a Como è “comodamente posizionato a Rebbio” significa ignorare, per esempio, che circa 500 atleti e atlete, per lo più minorenni, ogni giorno, insieme alle loro famiglie, devono fare i “pendolari dello sport” per buona parte della provincia perché questa amministrazione non è in grado di garantire una gestione equa e di buon senso delle palestre cittadine. È fondamentale che chi amministra senta il dovere di ascoltare le esigenze di tutte le realtà sportive, nessuna esclusa. Non si può governare a colpi di slogan, ma serve uno sforzo di sintesi politica: occorre definire criteri di assegnazione chiari, oggettivi e facilmente comprensibili che sappiano bilanciare le necessità delle società di vertice – che portano lustro agonistico alla città – con quelle del tessuto dilettantistico. Queste ultime, infatti, lo abbiano ricordato tutte le volte in cui abbiamo commentato questa vicenda, svolgono una funzione sociale insostituibile perché lo sport è tessuto sociale, è salute per i nostri ragazzi e le nostre ragazze, è integrazione, è parte delle nostre comunità.
A tal proposito lo abbiamo già detto in occasione del bando, poi annullato in autotutela, che la palestra Ronchetti è un bene della comunità, non un terreno di discriminazione e di scontro tra realtà sportive. Come Partito Democratico chiediamo che il prossimo bando di gestione non sia un altro muro contro il quale le società devono schiantarsi, ma uno strumento basato sul buon senso e sull’ascolto delle reali esigenze delle associazioni sportive che hanno bisogno di utilizzare la palestra per la propria attività.
Francesco Finizio, referente sport PD Como
Stefano Legnani, consigliere comunale