Un deserto a 13 euro. Ecco come si presentava ieri la Piscina di Casate alle 12:30. Un tempo un punto di ritrovo vivo, oggi uno spazio desolato. Dopo l’aumento delle tariffe e l’introduzione della vigilanza privata, l’obiettivo sembra essere stato raggiunto: non ci sono più “persone sgradite” (che, tra l’altro, la maggior parte di noi non ha mai notato)… ma purtroppo non ci sono più nemmeno gli utenti. E parliamo di uno dei giorni più caldi di questa torrida estate, dove la possibilità di dare ristoro dovrebbe essere sentita come un dovere sociale e politica da un’Amministrazione avveduta.
Le nuove tariffe d’ingresso si sono trasformate in una vera e propria barriera selettiva che taglia fuori tante famiglie: 13 euro per l’ingresso di un solo adulto – 10 euro per un ombrellone – 6 euro per una sdraio. Per una famiglia, anche solo trascorrere una giornata qui è diventato un lusso insostenibile. Non dimentichiamo che Casate è un quartiere popolare e questa piscina rappresenta l’unica struttura pubblica e accessibile della zona. Privatizzare di fatto l’accesso a un bene comune con prezzi simili significa privare il quartiere del suo unico punto di svago estivo.
Non c’è neanche più chi andava in pausa pranzo nella piscina interna, che prima poteva nuotare fino alle 15 invece adesso deve uscire alle 14. Spesso si tratta di persone che fanno anche gare e la limitazione di tempo le porta a spostarsi in altre piscine.
A completare questo quadro desolante c’è lo stato della struttura. Con l’appalto di gestione della CSU in scadenza tra un anno, la sensazione è quella del totale disimpegno: nessuna cura, nessuna bonifica. Il prato, un tempo verde e curatissimo, oggi si presenta brullo e completamente secco. Anche in questo caso, l’opera di smantellamento e impoverimento di CSU da parte dell’attuale amministrazione ha le sue conseguenze, pratiche e negative, per comasche e comaschi.
La piscina di Casate deve tornare a essere un servizio per i cittadini, non un privilegio per pochi. Il nostro impegno sarà chiaro. Garantire tariffe accessibili e sensate: quelle attuali hanno come conseguenza di dirottare le famiglie verso le piscine della vicina Svizzera, togliendo quindi anche una entrata al Comune. Ed offrire una cura adeguata al luogo. La sicurezza si crea con il controllo, il presidio e la cura, non sbraitando ed impedendo ai cittadini l’accesso a luoghi e servizi. Sport e ristoro per tutti, non solo per pochi.
Partito Democratico Como
Gli episodi avvenuti in piazza Volta questo fine settimana ci confermano che bisogna rimboccarsi le maniche e cercare di affrontare il problema della sicurezza. Certo non ne veniamo a una se continuiamo a far leva sulla paura dell’altro, dello straniero, dei giovani, o se di contro neghiamo che ci siano problemi da affrontare immediatamente. Né se promettiamo tende, elicotteri e asini che sputano fuoco ma poi non facciamo assolutamente nulla. Né, ancora, se usiamo i numeri a nostro favore, come il sottosegretario leghista che annuncia nuovi arrivi di forze dell’ordine senza ricordare quanti operatori, nello stesso periodo, cessano il servizio. Così si offre ai cittadini una rappresentazione parziale della situazione, con la cittadinanza che pensa che i numeri di forze dell’ordine possano sempre essere in aumento. Sappiamo proprio da questo governo che così non è.
Qui occorre considerare due macro-questioni. Da una parte, pare che la Polizia Locale fosse presente nella prima parte della serata, rimasta infatti più tranquilla, mentre controllavano che i bar rispettassero i nuovi spazi dei tavolini. E questo ci dice che la presenza delle forze dell’ordine è un deterrente che sarebbe meglio estendere. Non tanto in numero, ma come permanenza, tra Carabinieri, Polizia e PL.
Dall’altra, una città che concentra tutta la socialità giovanile in una sola piazza produce con grande probabilità tensioni. Servono spazi, iniziative e luoghi diversi, non per tenere occupati i ragazzi ma per offrire opportunità reali di aggregazione. Se in città c’è un solo luogo per ammassarsi, le tensioni diventano più probabili. In aggiunta, ridurre i dehors senza ripensare la gestione della piazza significa anche eliminare parte di quel presidio spontaneo costituito dai locali, vuoi perché hanno un servizio di sicurezza, vuoi perché sono interessati a non far infastidire i loro clienti, o ancora perché portano occhi che vedono e disincentivano atti antisociali. Ora che lo spazio in piazza è stato levato ai tavolini, gli atti ostili si sono spostati dalle vie laterali alla piazza, dove sono un problema più esteso.
Qui, se bisogna mettere mano davvero al problema della sicurezza, bisogna farlo in maniera incrociata. Occorre investire seriamente nelle politiche giovanili; attualmente quelle di Como sono di fatto esternalizzate ai comuni di cintura. E mi pare che più svilente di così per un capoluogo di provincia non possa essere.
Quindi, intanto organizzare occasioni di socialità diverse dall’ammassarsi in piazza volta, poi presenza di forze dell’ordine più a lungo negli hot spots, illuminazione “a giorno” nelle vie e vicoli più delicati. Poi, consentiamo finalmente alla Polizia Locale di accedere al Sistema d’Indagine (SDI) delle forze dell’ordine, così da migliorare lo scambio di informazioni con le altre forze dell’ordine.
È veramente urgente, però, dismettere una retorica da guerra e mettersi a parlare di misure utili e passi fondamentali da compiere. Più presenza nei luoghi sensibili, politiche giovanili vere, una migliore progettazione degli spazi urbani e strumenti operativi adeguati alla Polizia Locale sono interventi concreti. Tutto il resto sono slogan.
Patrizia Lissi, capogruppo PD in Consiglio comunale
Alessandro Rossi, segretario circolo PD Como Convalle
Quando cinque tra le più importanti realtà del nostro territorio si vedono costrette a un passo così formale e duro come scrivere al sindaco per denunciare il caos e la paralisi negli uffici comunali, significa che il limite è stato superato. Con questa presa di posizione, associazioni e ordini hanno dato voce non solo ai professionisti e alle imprese, ma a tutti quei cittadini che ogni giorno si scontrano con il muro di gomma di un’amministrazione arroccata e incapace di ascoltare.
I fatti, purtroppo, bussano alla porta di questa giunta. E sono fatti testardi: ritardi insostenibili, mancanza di risposte, uffici svuotati e un dialogo con le categorie azzerato da un approccio personalistico e privo di una programmazione reale. Una città bloccata nell’edilizia e nell’urbanistica è una città che smette di investire, di rinnovarsi e di creare lavoro, penalizzando il nostro tessuto economico in ogni suo settore, e che rischia di svendersi invece che progettare.
Una amministrazione seria e responsabile coglierebbe immediatamente il segnale, grave ed evidente, che arriva da quella comunicazione, si attiverebbe in maniera seria, si porrebbe delle domande, ringrazierebbe per la segnalazione, si scuserebbe per le mancanze.L’attuale guida del Comune di Como, invece, sceglie ancora una volta di attaccare, di cercare la rissa, con anche accuse più o meno velate e insinuazioni di pessimo gusto.
Riuscendo, nello stesso momento, a ledere nel suo attacco la professionalità e la serietà di ordini, associazioni, personale degli uffici.
Conosciamo la strategia del sindaco: non rispondere mai nel merito, non cercare soluzioni per la collettività, ma usare ogni situazione per visibilità personale. Ormai è una strategia nota e consunta, che non regge più, andiamo quindi oltre. Non diamo ulteriore attenzione alla lotta nel fango.
Noi crediamo fermamente che Como meriti un metodo completamente diverso. La leadership non si dimostra alzando muri o rispondendo con slogan, ma facilitando i processi e mettendosi al servizio della comunità. Come Partito Democratico, siamo e saremo sempre fortemente interessati ad ascoltare le associazioni e ad aprirci a un confronto serio e continuativo.
Desideriamo costruire e guidare, insieme ad esse e a tutte le forze vive di Como, una visione alternativa, ampia e condivisa per il futuro. Vogliamo una Como per tutti i comaschi: accogliente, dinamica e capace di guardare avanti con una programmazione strategica.
La lettera evidenzia, inoltre, un’altra verità che segnaliamo da tempo. La costante e puntuale svalutazione e distruzione della macchina comunale da parte del sindaco e della sua giunta. Questa gestione ha portato a fughe, litigi, disservizi, scioperi; non ha mai investito seriamente in formazione, qualità dei servizi, sviluppo professionale.
Ricostruire e ridare valore alle persone, ai professionisti che compongono gli uffici sarà una delle sfide più difficili che la nuova amministrazione comunale si troverà ad affrontare nel 2027.
Ancora di più, quindi, vale il concetto di costruire assieme una Como migliore.
Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD Como
Il Tar ha confermato la decisione politica sbagliata di accorpare la scuola dell’infanzia di via Salita Cappuccini con la primaria Vacchi di via Montelungo. Scelta che noi non seguiremo una volta al governo della città.
Anche questa è una scelta tecnicamente insensata e dettata dall’approssimazione, conseguenza del mancato confronto con il mondo della scuola. Nella scuola di Salita Cappuccini gli spazi sono perfettamente a misura di bambino essendo stata pensata, progettata e realizzata proprio per quella fascia d’età. Ci sono bagni in classe, un salone luminoso che si presta a varie attività, un ampio giardino e altri spazi multiuso.
Inoltre la scuola non risulta sotto utilizzata ed è così da anni. Come per la Corridoni, anche qui i numeri non giustificano minimamente la scelta. Nell’anno 2024/25 ci sono stati 63 bambini su 75 posti, nell’anno 2025/26 ci sono stati 62 bambini, per il prossimo anno sarebbero iscritti 65 bambini. A questi si dovrebbero aggiungere i 114 iscritti della primaria di via Montelungo, per un totale di 179 alunni. Quindi, così com’è ora, senza importanti interventi (e siamo a metà luglio), il plesso di via Montelungo non sarebbe in grado di garantire la presenza di due scuole da settembre senza ledere la qualità del servizio offerto, le esigenze educative e didattiche, tra loro ben diverse, dei bambini dell’infanzia e della primaria, attribuendo il giusto valore alle aule speciali e ai laboratori secondo il fondamentale principio degli spazi come valenza educativa e didattica.
Come è possibile che chi amministra la città stia ignorando queste informazioni? Si tocca con mano, ancora una volta, il disastro sociale causato dall“inverno democratico” della giunta Rapinese che porta a decisioni incomprensibili. Finirà l’inverno e arriverà la primavera anche a Como nel 2027.
Francesco Finizio, referente scuole PD Como
Come già dichiarato dal segretario cittadino Daniele Valsecchi la decisione del TAR non cambia la natura di una scelta che rimane politicamente sbagliata, tanto per quanto riguarda la scuola Corridoni quanto per la l’infanzia della Salita Cappuccini, scuole che con noi al governo della città non verranno chiuse.
Come referente scuole del PD cittadino, vorrei concentrarmi prima sulla scuola Corridoni per evidenziare quanto la scelta di questa amministrazione di chiudere la scuola sia totalmente ingiustificata nei numeri e dannosa per la città.
Lo avevo già ribadito chiaramente in piazza lo scorso 20 giugno e lo sosteniamo da quasi un anno: la chiusura della Corridoni è il frutto di una decisione presa nel chiuso delle stanze di Palazzo Cernezzi, senza alcun confronto con l’istituto e la dirigenza scolastica, quindi sbagliata fin dalle premesse e dalle modalità che hanno portato a questa decisione.
Si tratta di un provvedimento smentito dai dati reali. La scuola, nonostante la costante minaccia di smantellamento, ha visto crescere le sue iscrizioni. Nell’ultimo anno scolastico gli alunni erano 210: un numero che occupa quasi interamente i 230 posti effettivamente disponibili. Il piano presentato a suo tempo dal Sindaco parlava di una capienza di 353 posti, basandosi su parametri di una legge del 1975 ormai ampiamente superata da 50 anni di politiche educative e didattiche. Oggi, infatti, la didattica è cambiata, il tempo pieno impegna i bambini per 8 ore e gli spazi hanno una valenza educativa fondamentale. Alla Corridoni sono presenti aule di musica, scienze, arte, una biblioteca, spazi dedicati alla fragilità e un refettorio che viaggia su doppio turno. È una scuola viva e piena; per questo non regge nemmeno il pretesto economico, dato che i costi di gestione per alunno sono ridotti.
L’accanimento di questa amministrazione è evidente anche nella scelta deliberata di lasciare incompiuta la facciata dell’edificio, bloccando un cantiere già esistente. Nel frattempo, con riguardo ai milioni di euro annunciati per i lavori alla Foscolo (2 milioni) e in via Fiume (5 milioni), destinati ad accogliere gli alunni sfrattati, di cantieri non si vede nemmeno l’ombra! La vera ragione di questo scempio? Smantellare una scuola per fare posto a un autosilo che si sarebbe potuto tranquillamente collocare altrove, come nell’area ex Stecav. L’attuale amministrazione preferisce sacrificare la formazione e la socialità in nome di interessi particolari. Si continua così a distruggere i servizi essenziali per i cittadini, trasformando Como in un guscio vuoto e privo di attrattiva per le giovani famiglie.Per noi i servizi scolastici e il futuro dei nostri ragazzi saranno al centro della nostra politica cittadina a cominciare proprio dalla Corridoni che con noi al governo non verrà chiusa.
Francesco Finizio, referente scuole PD Como
Una recente delibera della Giunta Comunale ha modificato i criteri di concessione della Palestra “Liliana Ronchetti” di via Giulini rispetto a quanto era stato previsto da una delibera dello scorso ottobre; ciò è anche dovuto alle forti contestazioni sollevate sulla precedente delibera da alcune società di pallacanestro che in passato condividevano l’impianto sportivo e che invece, essendo prevista la concessione ad un’unica società, ne sarebbero rimaste escluse.
Ora viene introdotto il principio della piena fruibilità della palestra che deve essere resa disponibile anche ad altre società sportive nei giorni e negli orari di non utilizzo da parte del concessionario. Non si può che accogliere positivamente l’introduzione di questa novità che va nella direzione che chiediamo da sempre: apertura, trasparenza e inclusività. Ora, però, serve grande attenzione per evitare che il concessionario mantenga nei fatti una gestione esclusiva.
A tal fine il prossimo bando di gara dovrà prevedere paletti chiarissimi a cominciare dalla esplicita previsione che gli orari lasciati liberi per le altre associazioni dovranno essere effettivamente praticabili. Le società del territorio lavorano prevalentemente con ragazzi in età scolastica; non sono accettabili specchietti per le allodole come la fascia oraria 8:00-14:00 prevista nella precedente delibera perché lo sport giovanile ha bisogno di spazi pomeridiani e serali. Anche sulle tariffe il Comune dovrà mantenere una regia ferrea per evitare speculazioni ed esclusioni arbitrarie. Inoltre il criterio, previsto nella delibera, che valorizza i soggetti che necessitano strutturalmente dell’infermeria per campionati federali agonistici dovrà essere quantomeno bilanciato con l’attribuzione di un significativo punteggio premiale per chi presenta progetti per il settore giovanile e/o per lo sport inclusivo/paralimpico.
Vigileremo, quindi, con attenzione sui prossimi passaggi finalizzati alla stesura del bando di gara affinché vengano previste regole certe, eque e trasparenti, garantendo che lo sport resti un patrimonio collettivo e realmente inclusivo perché, anche a Como, dev’essere un diritto accessibile a tutti e non un privilegio per pochi. Si deve infine segnalare che l’Amministrazione Comunale ha colpevolmente fatto trascorre oltre otto mesi tra la prima e la seconda delibera di Giunta; ora i tempi sono quindi troppo stretti per pubblicare un bando e procedere all’assegnazione dell’impianto per la prossima stagione sportiva 2026/2027; si andrà quindi necessariamente a proroga con l’attuale gestione che esclude però dall’utilizzo dell’impianto società sportive diverse dall’attuale gestore.
Francesco Finizio, referente associazioni sportive PD Como
Stefano Legnani, consigliere comunale
“Il 12 giugno scorso la Società Cooperativa Lariana, preso atto della decisione del Consiglio di Stato che ha confermato la decisione del Comune di non rinnovare la concessione dell’area, ha riconsegnato al Comune di Como l’area e i relativi pontili di Viale Geno dove da decenni erano ormeggiati i natanti. Oggi, a due settimane di distanza, il bilancio è sotto gli occhi di tutti: il pontile versa in condizioni imbarazzanti, continua letteralmente a perdere pezzi che vanno alla deriva nel lago, tanto che è stato necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco per ripristinare le minime condizioni di sicurezza”. Lo dichiara Alessandro Rossi, Segretario del PD Como Convalle che interviene sullo stato di uno dei luoghi simbolo del lungolago cittadino.
“Se da un lato si doveva rispettare la decisione di giudici amministrativi, dall’altro è legittimo chiedersi quale fosse il progetto dell’Amministrazione una volta riconsegnata l’area – aggiungono i Consiglieri comunali del PD Patrizia Lissi e Stefano Legnani –. Se l’obiettivo era restituire decoro e sicurezza, oggi dobbiamo constatare che il risultato è esattamente l’opposto. In piena stagione turistica, mentre migliaia di persone passeggiano ogni giorno sul lungolago, il pontile si presenta come un’infrastruttura abbandonata, deteriorata e in progressivo disfacimento. È un’immagine che non rende giustizia a Como e che trasmette un senso di incuria incompatibile con le ambizioni di una città che vive anche della propria attrattività internazionale”.
“Si deve anche considerare che il Comune di Como, essendo scaduta la concessione, avrebbe potuto chiedere alla Cooperativa Lariana di liberare completamente l’area rimuovendo i pontili; ha preferito invece acquisirli al patrimonio comunale. Sorgono allora spontanee alcune domande: da questa decisione cosa ha guadagnato la città? Sono state allontanate delle barche per avere un pontile che sta andando allo sfacelo. Se dopo la fine della concessione l’unico risultato è avere acquisto una struttura che cade a pezzi – proseguono – significa che è mancata una visione e, soprattutto, la capacità di valutare preventivamente gli effetti di una decisione che si sta rivelando del tutto sbagliata. Il Comune di Como dovrà ora farsi carico della manutenzione straordinaria del pontile, o forse del suo smantellamento e smaltimento qualora non potessero essere più garantite le condizioni di sicurezza. Sicuramente un grande affare per l’Amministrazione Comunale.”
“Per questo – conclude Rossi – chiediamo all’Amministrazione comunale di presentare immediatamente un cronoprogramma pubblico degli interventi, indicando tempi certi per la messa in sicurezza e il recupero del pontile. Se il Comune ha deciso di riacquisire direttamente la gestione dell’area, deve anche assumersi la responsabilità di conservarla e valorizzarla. Non basta rivendicare una scelta amministrativa: bisogna dimostrare di avere un progetto concreto per il bene della città”.
“La lotta alla mafia sul nostro territorio si misura anche dalla capacità di restituire alla collettività i beni confiscati alle organizzazioni mafiose e di trasformarli in luoghi di legalità, inclusione sociale e partecipazione. Per questo riteniamo una buona notizia che per Cascina Tavorella ad Oltrona San Mamette si proceda finalmente, come prescritto dalla normativa, all’affidamento attraverso un bando pubblico e trasparente”. Lo fanno sapere il segretario del Circolo del Partito Democratico di Oltrona San Mamette-Appiano Gentile- Bulgarograsso, Pasquale Vergottini e la Segretaria provinciale Carla Gaiani.
“L’auspicio del PD, sia locale che provinciale, – chiarisce Vergottini – è che la comunità di Rebbio e il Decanato di Appiano Gentile possano ottenerne l’affidamento del bene, dando continuità al lavoro straordinario svolto in questi anni dai diversi enti e dalle decine di volontari arrivati da tutta la provincia di Como. Sono stati loro a rendere nuovamente viva la cascina, trasformandola in un simbolo concreto del territorio di impegno contro le mafie e di educazione sociale, ambientale e soprattutto alla legalità. Lo testimoniano le tante giornate di lavoro e i numerosi incontri e dibattiti organizzati che hanno coinvolto relatori di rilievo del mondo civico, cattolico, istituzionale, dell’associazionismo e dell’antimafia. Sarebbe davvero un peccato, oltre che una grave iniquità, disperdere questo patrimonio umano e civile che è sotto gli occhi di tutti”.
“Auspichiamo infine – conclude la segretaria provinciale Dem – che alcune prescrizioni del bando, come il divieto di utilizzare il bene per la «propaganda di idee atte a influenzare le opinioni», vengano interpretate in maniera costruttiva e con buon senso perché, al di là della formulazione oggettivamente singolare, un bene confiscato alla mafia deve essere un luogo di libertà, di confronto e di crescita civile, non uno spazio in cui si teme il libero dibattito delle libere idee”.
Ad Albate i servizi medici di prossimità stanno subendo un drastico ridimensionamento dal primo luglio: la Dott.ssa Bordoli, che ha lo studio in via Venusti, lascerà l’incarico dal prossimo 30 giugno e, in pari data, il Dott. LaFace, attivo nel presidio medico di Cascina Massée, andrà in pensione e verrà sostituito da una dottoressa che riceverà a Brunate (un po’ scomodo per gli albatesi…). Davanti a questo scenario occorre procedere all’immediato inserimento di nuove risorse, diversamente è forte il rischio di impoverire i servizi del quartiere, aumentando le difficoltà soprattutto per le fasce più fragili della popolazione. Si parla di un numero pari a circa 2.300 pazienti che erano in cura da Bordoli e LaFace.
Privare il quartiere di due medici di base senza prevedere la sostituzione, significa costringere anziani, malati cronici e famiglie a spostarsi verso altre zone o a sovraccaricare gli studi medici già saturi del territorio di Como.
Ci attiviamo fin da subito con una mobilitazione costante a tutti i livelli fatta di gazebo informativi e raccolta firme mettendoci a disposizione della cittadinanza al fine di sollecitare l’assessorato al Welfare di Regione Lombardia a trovare una soluzione.
Francesco Finizio – Segretario circolo PD Como Circ. 1 – Albate