Di fronte all’ennesima pagina critica per la scuola comasca, avverto prima di tutto il dovere di fare un sincero ringraziamento.
Grazie al Provveditore Imerio Chiappa, alla Dirigente Scolastica Grazia Miccolis, alla Direttrice dell’Ufficio Scolastico Regionale Luciana Volta e al Presidente del Consiglio d’Istituto Simone Molteni. Con interventi chiari, fermi e ineccepibili, hanno ripristinato la verità dei fatti e difeso il diritto allo studio dei nostri bambini, mettendo al centro ciò che conta davvero: la sicurezza e la serenità delle famiglie e della comunità scolastica.
I fatti, però, bussano con forza alla porta di Palazzo Cernezzi. Assistiamo all’ennesimo tentativo da parte di questa maggioranza di provocare uno scontro istituzionale, scaricando impropriamente su altri enti responsabilità che la legge attribuisce in modo solare ed esclusivo al Comune. Invece di programmare con anticipo, adeguare gli spazi, garantire mense e bagni idonei e dialogare con chi la scuola la vive ogni giorno, si preferiscono i video sui social, gli slogan e le minacce. Un atteggiamento che isola Como e crea solo disorientamento tra i cittadini.
Come diciamo da tempo con spirito costruttivo, ci auguriamo che l’amministrazione attuale capisca finalmente l’enormità degli errori commessi su tutta questa partita, abbassi i toni e smetta di cercare nemici per nascondere le proprie lacune e incompetenze.
Alle famiglie, agli insegnanti e ai cittadini di Como voglio però mandare un messaggio di fiducia: non siete soli. Dal 2027 restituiremo a Como un’amministrazione che sa ascoltare, che collabora con le istituzioni invece di combatterle e che rimetterà la scuola e i quartieri al centro di una visione di città accogliente e con uno sguardo rivolto al futuro.

Daniele Valsecchi
Segretario Cittadino – Partito Democratico di Como

Scuole e asilo chiusi per il calo demografico? L’Amministrazione giustifica spesso la propria volontà di chiudere asili e scuole con la denatalità. Eppure, guardando i dati, emerge come, soprattutto in alcuni quartieri, la situazione sia addirittura critica in senso opposto.
Ho fatto alcuni esempi in Consiglio comunale, prendendo come esempio l’asilo Caravella di via Giussani. Lì ci sono 11 bambini in lista d’attesa, con già 14 piccoli alunni accolti nella seconda struttura scelta. Nido Babylandia? Tre in lista d’attesa, addirittura sette in lista d’attesa per la seconda o terza scelta. Nido Fantasia? Quattro in lista d’attesa per la prima scelta, cinque per seconda e terza. Significa che ci sono bambini che al momento non riescono a iscriversi nemmeno nel terzo istituto in ordine di preferenza. 
A questo si aggiunge il fatto che, da Como Sud, spostarsi verso il centro nelle ore di punta è tutt’altro che semplice, con via Napoleona spesso congestionata e gli autobus, principale alternativa per ridurre il traffico, talmente pieni da non riuscire a far salire nemmeno un passeggino. E una volta a Como, resta il problema dei parcheggi, in un’età in cui non è possibile far entrare i bimbi a scuola semplicemente accostando e aprendo la portiera. 
Invece che chiudere asili e scuole, prendersela con i genitori “pappemolli”, come ama definirli il sindaco, e nascondersi dietro il calo demografico, l’Amministrazione avrebbe potuto, come chiedevamo, fare un ragionamento più approfondito che tenesse conto anche di alcune dinamiche sociali, intervenendo laddove ci sono criticità, per venire incontro alle esigenze delle famiglie (il fatto che sia saltata una quarta sezione in via Palma a causa di lavori che avrebbero dovuto essere svolti più di due anni fa vi dice nulla?). La nostra città ha situazioni eterogenee, diverse tra loro, che andrebbero studiate, con uno sguardo d’insieme e una visione più ampia, per rispondere nel modo migliore possibile. 

Patrizia Lissi, capogruppo PD in Consiglio comunale

Apprendiamo che il Sindaco e l’assessora hanno accusato i vertici scolastici della Corridoni di aver “illuso” i bambini e le loro famiglie. Lo hanno fatto con un video social di 35 minuti (!) su quel profilo che sappiamo essere unico organo di stampa affidabile e soprattutto plurale della città anche se noi e altri ¾ della città non lo possiamo vedere perché bloccati.

Un copione già visto quello di dividere il mondo in “buoni” e “cattivi” e trovare “nemici” da combattere: al lungo elenco manca l’invasione delle cavallette, gli alieni e chissà cos’altro… Un nemico al giorno e il gioco di “mischiare le carte” e “ribaltare la frittata” è fatto.La dirigente scolastica non aveva alcuna ragione per rifiutare le iscrizioni, la scuola ha agito nella piena legalità, rispettando le autorizzazioni ministeriali del 2025 per le nuove prime classi. 

La verità è solo questa: il Comune non ha mosso un dito per accogliere altrove gli alunni della Corridoni per garantire loro un adeguato livello didattico ed educativo. Dove sono i lavori da 2 milioni di euro annunciati per la Foscolo? E la previsione dell’intervento di 5 milioni per via Fiume? I 2 milioni per la Foscolo non sono stati spesi e non esiste alcun progetto, i 5 milioni promessi per la scuola di via Fiume sono rimasti tali, ovvero promesse. Promesse fondate sul nulla, tanto che domani il Consiglio comunale li cancellerà dal programma delle opere pubbliche. Quindi, per incompetenza e inerzia di questa amministrazione, nessun lavoro ma solo i soliti annunci propagandistici a cui questa giunta ci ha abituato.
Ricordo che alla Corridoni ci sono stati interventi di rifacimento degli interni e del tetto. Manca la facciata che, guarda caso, volutamente, il Comune ha lasciato incompiuta, bloccando, di fatto, un cantiere già esistente. La Corridoni è quindi perfettamente in grado di accogliere gli studenti mentre non lo sono gli altri plessi che dovrebbero accogliere i bambini della Corridoni. Chiudere una scuola funzionante e frequentata (200 bambini circa), con bassi costi di gestione, per demolirla poco dopo la ristrutturazione (interna e del tetto) al fine di costruire un autosilo è un chiaro esempio di cattiva amministrazione.

La Como che vogliamo è a misura di famiglie con scuole vive e partecipate come la Corridoni che, con noi al governo della città, non sarà un autosilo, ma resterà una scuola.

Francesco Finizio, referente scuole PD Como

Siamo molto contenti che per l’anno scolastico 2026/27 l’infanzia della Salita Cappuccini non verrà accorpata alla primaria di Via Montelungo. Una scelta, come abbiamo sempre detto, di per sé sbagliata. Ancora di più in questo contesto di assenza totale di lavori a fine luglio dove non esiste nemmeno un’idea di progetto! Procedere concretamente a questo accorpamento era impensabile anche per sindaco e vicesindaca, nonché assessora alle politiche educative, che ci hanno abituati al peggio come, da ultimo, le aberranti affermazioni nel consiglio comunale di mercoledì sulla volontà di chiudere la primaria Corridoni senza aver fatto nulla per adeguare le altre primarie ad accogliere i bambini della via Sinigaglia. Un sindaco, quindi, che rinsavisce solo in parte e comunque in modo insufficiente, consigliamo un ulteriore sforzo in più nella direzione della ragionevolezza e del buon senso: ritorni sui suoi passi nella volontà folle di voler chiudere la Corridoni a quasi un mese dall’inizio dell’anno scolastico. 

La scelta di accorpamento dell’infanzia di Salita Cappuccini con la primaria Vacchi dovrebbe partire dal 1° settembre 2027. Sottolineiamo “dovrebbe” perché, qualora vincessimo noi le elezioni, non procederemo all’accorpamento. Lo abbiamo sempre detto e lo ribadiamo per l’ennesima volta, giudichiamo la decisone dell’accorpamento sbagliatissima perché profondamente lesiva della qualità del servizio scolastico offerto tanto all’infanzia quanto alla primaria perché non tiene conto delle esigenze educative dei due diversi ordini scolastici, del valore fondamentale che gli spazi devono avere in una scuola degna di questo nome nel 2026.

Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD
Francesco Finizio, referente scuole PD Como

La settimana prossima verrà discusso in Consiglio Comunale il DUP – Documento Unico di Programmazione nel quale l’Amministrazione Comunale delinea gli obiettivi programmatici della propria azione amministrativa ed indica i programmi e le attività che intende realizzare per raggiungerli.

In tale documento, tra le molte cose, si legge che il Comune incentiverà il dialogo e lo scambio attivo con il mondo della scuola per l’individuazione delle esigenze delle famiglie nel percorso scolastico dei propri figli, e per la definizione delle priorità nelle scelte da compiere e degli interventi progettuali da sostenere.

Affermazioni, e soprattutto impegni, che stridono fortemente, non solo con le recenti ed inqualificabili dichiarazioni del Sindaco in Consiglio Comunale sulla decisione di chiudere la scuola di Via Sinigaglia dal prossimo settembre, ma soprattutto con tutto quello che è stato fatto, o meglio non fatto, in questi anni dove il dialogo e lo scambio attivo con il mondo della scuola, così pomposamente affermato, sono stati del tutto assenti.

Senza un’approfondita analisi di tutti i dati relativi all’intero territorio comunale (domanda e offerta scolastica, andamento demografico, reale situazione di occupazione degli edifici considerando tutti i servizi scolastici offerti, ecc.) e senza un vero confronto con tutte le componenti del mondo della scuola (dirigenti, insegnanti e famiglie), qualsiasi decisione sul dimensionamento scolastico si traduce, come si è verificato, in scelte prive di una vera motivazione.

A ciò si aggiunge la gravità di avere comunicato la chiusura della scuola poco più che trenta giorni prima dall’inizio del prossimo anno scolastico con molte famiglie già partite per le vacanze e che in pochi giorni saranno costrette a decidere dove mandare i propri figli e a rivoluzionare la propria vita. E ciò oltretutto in assenza dei necessari interventi di adeguamento degli edifici scolastici dove dovrebbero essere trasferite le classi della Corridoni.

Senza contare che la decisione del TAR, che ha respinto il ricorso delle famiglie, non è definitiva essendosi in attesa di quella che assumerà il Consiglio di Stato. Prudenza, o anche semplice buon senso, avrebbero dovuto quindi indurre l’Amministrazione Comunale ad attendere la fine del percorso giudiziario prima di assumere una decisione definitiva sulla chiusura di una scuola frequentata da oltre 200 bambini. Quella di chiudere una scuola non è infatti un atto dovuto ma una scelta del Sindaco che potrebbe essere fonte di responsabilità qualora la sentenza di primo grado venga riformata.

Abbiamo ormai da tempo capito, ma a questo non ci rassegneremo, che il buon senso non opera a Palazzo Cernezzi dove si preferisce affermare l’arroganza del potere piuttosto che una buona amministrazione a favore dei cittadini.

Ancora una volta invitiamo sindaco, giunta e consiglieri comunali di maggioranza a rivedere la decisione. La ferita che state portando alla comunità è profonda. 

Stefano Legnani e Patrizia Lissi
Consiglieri Comunali del Partito Democratico

Parole colme di odio destinate a colpire e spaventare le famiglie della Corridoni. Durante l’ultimo Consiglio Comunale ci siamo trovati di fronte all’ennesimo show di basso livello che dimostra, ancora una volta, la totale inadeguatezza del sindaco al ruolo che ricopre. Il tutto nel silenzio complice e assordante di Roperto, di tutti i consiglieri di maggioranza e di tutti gli assessori. Dire con cinismo ai genitori ‘da settembre la scuola è chiusa, arrangiatevi nelle altre cinque, è inaccettabile. I piccoli della Corridoni non sono pacchi postali da scaricare nei corridoi della Foscolo, della Filzi, della Perti o di via Fiume.

È pura follia fare un annuncio del genere a fine luglio, senza aver minimamente provveduto ai lavori di predisposizione delle aule e degli spazi educativi necessari nelle altre strutture. Le parole del Sindaco svelano ancora una volta il suo bluff: non c’è programmazione, non c’è pianificazione, non c’è alcun percorso politico, c’è solo totale incapacità amministrativa e incompetenza dimostrata anche dal tentativo maldestro di scaricare la colpa su Provveditore e dirigenti scolastici, intimando loro di ottemperare. 

Arrivare a spaventare i genitori, avvertendoli con fare minaccioso che rischiano di ‘trovarsi a piedi’, sembra uno di quei falli di reazione di chi sta perdendo la partita a pochi minuti dalla fine: Rapinese è il Paredes di Como che vede svanire il consenso e abbassa sempre di più il livello del dibattito pur di restare al centro dell’attenzione. La Como che vogliamo sarà una Como con un Sindaco che unisce la comunità, rassicura, media e trova soluzioni. Rapinese invece gode nel creare il caos, spargere incertezza e poi insultare le vittime delle sue stesse decisioni sbagliate. Continuiamo ad essere al fianco dei genitori, a sostenerli in tutte le loro iniziative, anche nella loro decisione di ricorrere al Consiglio di Stato. Siamo pronti per costruire un futuro migliore per questa città, ad iniziare dalla scuola Corridoni che, come abbiamo già detto, con noi sarà una scuola e non un parcheggio.

Daniele Valsecchi, segretario cittadino
Francesco Finizio, referente scuole PD Como

“Il Partito Democratico esprime la propria piena solidarietà all’associazione Senza Bussola di Limido Comasco, protagonista da anni di un prezioso lavoro culturale, sociale e civile sul territorio e oggi destinataria di decisioni e comportamenti da parte dell’Amministrazione comunale che destano profonda preoccupazione” Lo fanno sapere in una nota la segretaria del Partito democratico provinciale di Como, Carla Gaiani insieme alla segretaria del Circolo Pd locale del “Seprio”, Sara Galli.

“Lascia, infatti, molta amarezza – spiegano le dem – la decisione dell’Amministrazione, del tutto legittima sotto il profilo amministrativo, di negare la prosecuzione della rassegna organizzata dal Coordinamento Comasco per la Pace ‘Oltre lo Sguardo’, un cineforum itinerante conosciuto e apprezzato in tutta la provincia di Como, capace di affrontare attraverso il cinema temi sociali e di attualità, stimolando il confronto e il pensiero critico.Ben più inquietante sarebbe, però, la circostanza secondo cui l’Amministrazione avrebbe chiesto di valutare preventivamente i film prima di autorizzarne la proiezione, motivando tale richiesta con critiche esplicite ai temi proposti dalla rassegna, come quello dell’anno scorso dedicato ai migranti. Se così fosse, saremmo di fronte a un fatto gravissimo. Pensare di sottoporre un’iniziativa culturale come Oltre lo Sguardo al vaglio preventivo della politica significa introdurre una forma di controllo che respingiamo con forza. Un’Amministrazione pubblica non può decidere quali argomenti siano troppo scomodi per essere affrontati, fino a eliminarli a proprio piacimento. Tanto più quando si tratta di temi che rientrano pienamente nel dibattito democratico e nei valori sanciti dalla nostra Costituzione”.

“A rendere ancora più amara la vicenda – continuano Gaiani e Galli – si aggiunge l’ordinanza con cui il Comune ha imposto all’associazione il rilascio immediato della propria sede, con tempi strettissimi e la prospettiva dello sgombero coattivo in caso di mancato rispetto. Nessuno mette in discussione le esigenze sacrosante del Comune di Limido Comasco ma lasciano sconcertati i tempi, i modi e la totale assenza di dialogo usati. Un mostrare i muscoli incompatibile con una realtà che da anni opera gratuitamente per il bene della comunità.

“‘Senza Bussola’ – concludono – merita rispetto e riconoscenza per il lavoro svolto in questi anni. Colpire una realtà come questa significa impoverire l’intera comunità di Limido Comasco”.

Ci colleghiamo all’ampio dibattito che in questo periodo sta attraversando la nostra città sull’utilizzo del verde pubblico e sulla sua reale utilità sociale. Oltre alle tante proposte già fatte, come PD di Como sentiamo il dovere di fare un passo avanti, offrendo un punto di vista nuovo che rompa i vecchi schemi del passato su una realtà di grande potenziale.

A Como siamo circondati da una natura bellissima, ma troppe volte si tratta di un verde a cui facciamo fatica ad accedere, un paesaggio da guardare ma poco da vivere. L’area dell’ex San Martino può e deve diventare il perfetto compromesso, l’equilibrio ideale tra le diverse esigenze della nostra comunità. È una zona pienamente cittadina, vicina e accessibile a tutti, ma che per la sua conformazione già parla di collina e di respiro.

Vogliamo lanciare una proposta chiara e ambiziosa: trasformare San Martino in un luogo dalle due anime. Da un lato, un’area verde e un parco a disposizione di tutte le cittadine e i cittadini per fare sport, passeggiare e trovare un rifugio naturale dal caldo estivo. Dall’altro, uno spazio vivo e attrezzato per giovani e associazioni, capace di ospitare eventi ambiziosi, importanti e di rilievo.

Questa idea è un tema significativo che abbiamo già lanciato congiuntamente Elisabetta Patelli dei Verdi-AVS ed io in un recente incontro pubblico. Crediamo fermamente che una Como per tutti, accogliente e con una visione sul futuro, passi dalla capacità di restituire i grandi spazi abbandonati (o in questo caso dimenticati) alla cittadinanza, offrendo risposte concrete ai ragazzi e alle famiglie. Tra gli esempi virtuosi – da imitare ed ampliare -che questa area già offre, ricordiamo che la Cooperativa Sociale Arca, che gestisce la comunità terapeutica presente nell’area, ha meritoriamente recuperato parte del bosco realizzando il bosco didattico Tapiò, frequentato dalle scuole.

Siamo consapevoli del fatto che il Comune di Como non abbia la possibilità di decidere in maniera autonoma su questi spazi, ma crediamo fermamente che il dialogo tra istituzioni – basato su rispetto reciproco e trasparenza rispetto ai reali bisogni della città – permetterà di muoverci nella giusta direzione.

Abbiamo bisogno di rigenerazione, ascolto e benessere. Questo è il modello di città che vogliamo costruire insieme.

Daniele Valsecchi

Con l’arrivo del grande caldo di queste settimane stiamo scoprendo un altro limite della sistemazione data al lungolago della nostra città: al solleone la passeggiata si rivela una spianata rovente, invivibile per i cittadini che vogliano fare quattro passi con la vista del lago e fermarsi un attimo sulle panchine, inospitale per i turisti che sono giunti per vedere uno dei panorami più belli del mondo. Il tutto perché non sono stati realizzati punti riparati per dare un po’ d’ombra nelle ore più calde. 

In verità non era impossibile pensare anche a questo aspetto in fase di progettazione: basta dire che l’Amministrazione di centrosinistra, guidata dal sindaco Mario Lucini, aveva previsto nel progetto presentato anche in Regione nel 2014 la collocazione lungo la passeggiata di pergole di glicini che, oltre ad abbellire esteticamente, avrebbero ombreggiato ampi tratti del percorso e le panchine ivi collocate. Ma chi, in Comune e in Regione, ha poi portato avanti la sistemazione del lungolago ha deciso di farne a meno: questa scelta, come l’eliminazione del previsto ponticello pedonale sul canale di accesso alla darsena (la cui realizzazione avrebbe, invece, favorito il transito delle famiglie con i passeggini o delle persone con disabilità in carrozzina), per non parlare del tiramolla sulla ricollocazione dei parapetti e le prime precoci segnalazioni di ammaloramento delle finiture utilizzate, fanno del lungolago un’opera imperfetta e carente. 

Noi, una volta eletti, con una quota dei proventi della tassa di soggiorno, intendiamo realizzare isole d’ombra lungo la passeggiata, cosicché i cittadini comaschi possano viverla e goderla anche in estate e affinché i turisti, una volta tornati a casa, possano ricordarla non come uno spiazzo desolato, torrido e accecante ma come un luogo di stupore e piacevolezza.

Partito Democratico di Como

Le istituzioni