“Il sindaco Alberti sembra scoprire l’acqua calda quando oggi si accorge delle pesanti ripercussioni del traffico viabilistico che interesseranno le arterie alternative e periferiche del territorio marianese, una volta aperti i cantieri per la trasformazione della Milano-Meda in autostrada Pedemontana. È un problema che noi del Partito Democratico denunciamo da tempo”. Così la segretaria provinciale del Partito Democratico, Carla Gaiani, a commento delle ultime dichiarazioni del Sindaco di Mariano Comense, Giovanni Alberti.
“Alberti – affonda Gaiani – appare preoccupato di ottenere e aumentare le compensazioni e i ristori per l’avvio e la durata dei lavori sulla Milano-Meda. Un’osservazione giusta e necessaria, sulla quale come Pd concordiamo pienamente. Ma resta un punto fondamentale che il Sindaco non sembra voler deliberatamente affrontare: per evitare che le strade periferiche del nostro territorio vengano congestionate in modo grave e permanente, anche e soprattutto dopo la conclusione dei lavori nei cantieri, serve una sola misura chiara e definitiva: la Milano-Meda deve rimanere gratuita, così com’è oggi, senza l’applicazione di alcun pedaggio, come purtroppo già deliberato da Regione Lombardia, né di eventuali scontistiche parziali”.
“Alberti, esponente della Lega, partito di maggioranza in Regione Lombardia, se ha davvero a cuore gli interessi dei cittadini e del territorio, dovrebbe unirsi alla battaglia promossa dal PD, portata avanti insieme a numerosi Sindaci, amministratori locali e cittadini di ogni colore politico, per chiedere al presidente Fontana e alla sua giunta di cancellare il pedaggiamento, che ricordo è stimato tra i 4 e i 6 euro al giorno, un vero salasso per i cittadini”.
“Lui e gli altri rappresentanti della Lega ma anche di Fratelli d’Italia che, ripeto, sono maggioranza in Regione – conclude l’esponente dem -, hanno tutti gli strumenti per intervenire e far cambiare la decisione a Fontana. Serve però la volontà politica di farlo. È troppo comodo dirsi contrari a parole al pedaggio della Milano-Meda quando si parla sul territorio e poi allinearsi o darsi assenti ogni volta che si vota in Consiglio regionale. Le persone meritano coerenza, non di essere presi in giro”.
È una corsa ad ostacoli quella per le iscrizioni al nido Magnolia che, come deciso dal TAR il 27 maggio scorso, resterà aperto anche per l’anno formativo 2025/26. Solo ieri il Comune ha comunicato a tutte le famiglie la riapertura delle iscrizioni e che la pubblicazione delle graduatorie è posticipata al periodo dal 10 al 14 luglio. Le famiglie interessate dovranno comunicare entro il 24 giugno la loro eventuale volontà di iscrizione al nido Magnolia.
Ieri sera in Consiglio Comunale ho chiesto di anticipare il più possibile i tempi previsti per la formazione delle graduatorie per non creare difficoltà alle famiglie che devono potersi organizzare per tempo. Il sindaco ha assicurato che si sta facendo di tutto per ottemperare all’ordinanza. Sarà così, ma la fotografia della situazione ad oggi ci dice altro. Ci dice che ci sono voluti ben 20 giorni dall’ordinanza del TAR per inviare una mail in cui si comunica l’inevitabile riapertura delle iscrizioni e che ce ne vorranno altri 20, dal termine di presentazione della richiesta, per stilare le graduatorie. Ciò mette in gravi difficoltà tutte le famiglie poiché, per effetto delle nuove iscrizioni al Magnolia da parte di coloro che, in attesa della decisione al TAR, avevano iscritto i loro figli in altri nidi, si dovranno rifare le graduatorie di tutti i nidi.
Considerato che il TAR si è pronunciato il 27 maggio e che le graduatorie avrebbero dovuto essere pubblicate il 13 giugno, con un intervento più tempestivo da parte del Comune di Como si sarebbero potute fare le graduatorie aggiornate entro pochi giorni dalla scadenza del termine originariamente previsto. Così non è stato e tutte le famiglie sono ancora in attesa di sapere se i loro figli saranno accolti nei nidi comunali o se invece dovranno arrangiarsi in altro modo.
Stefano Legnani, consigliere comunale
337 letti acquistati nel 2020, durante l’emergenza Covid, da Regione Lombardia per allestire in tempi record l’ospedale temporaneo alla Fiera di Milano. Letti ma anche attrezzature e strumentazioni mediche comprati all’estero dall’India e dalla Turchia. Materiale che, però, non è mai stato utilizzato in Italia perché arrivato privo delle necessarie certificazioni di sicurezza, con spine elettriche non a norma e senza alcuna attestazione di conformità agli standard europei. Eppure ugualmente pagato: circa 500mila euro di soldi pubblici gettati al vento.
Materiale trasportato nottetempo al vecchio Sant’Anna di via Napoleona a Como. Da allora è rimasto lì, accatastato e abbandonato, destinato al deterioramento. Con l’impegno di essere trasportato, senza tempi certi, in Ucraina, da cui sarebbe giunta una richiesta per oltre 200 letti, utilizzabili poiché non soggetti alle norme di conformità europee. Attrezzature e letti acquistati, scaricati e lasciati a marcire da oltre tre anni.
Una vicenda che provoca sconcerto e profonda amarezza. Sconcerto per l’assenza di controlli e responsabilità, per la disinvoltura con la quale vengono sprecati soldi pubblici. Ma soprattutto per come Regione Lombardia da anni ormai gestisce in maniera spregiudicata la sanità pubblica, privilegiando il settore privato a discapito di un sistema nazionale universalistico, equo e uguale.
Un intento politico confermato anche dal recente servizio di Report, andato in onda ieri sera, che ha portato alla luce non solo il caso dei letti abbandonati a Como ma anche le vicende dell’ospedale Fiera di Milano, del Policlinico di Milano, Niguarda, di Gallarate e Busto Arsizio. E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, ogni giorno, a Como, in Lombardia e non solo.
Per non parlare dell’amarezza che suscita l’osservare il paesaggio quasi spettrale di alcune parti del vecchio Sant’Anna, buono solo da magazzino di cose vecchie, lasciato al degrado e ai segni del tempo. Sono passati ormai quindici anni dall’apertura del nuovo ospedale di San Fermo della Battaglia e secondo gli accordi di allora, l’ex sede di via Napoleona avrebbe dovuto trovare nuova vita, con il rinnovo di alcuni edifici, la cessione di altri, la creazione della “Cittadella sanitaria”. Ma oggi tutto è rimasto in larga parte incompiuto. Come troppe promesse fatte e mai mantenute.
Carla Gaiani – Segretaria provinciale PD Como
“L’inizio dei lavori di riqualificazione dell’area abbandonata di via Castellini ci rende molto felici. È il risultato di oltre un anno e mezzo di presenza e di iniziative che hanno coinvolto anche l’ambito regionale del PD comasco e il comitato dei cittadini (un doveroso ringraziamento va a Romano Fasciani). E’ stato fatto un altro importante passo in avanti per smuovere la situazione: dopo una prima pulizia, ora il recupero dell’area degradata sembra finalmente concretizzarsi” dichiarano il segretario cittadino del PD Daniele Valsecchi e il segretario del circolo di Como Convalle Alessandro Rossi.
“Ovviamente l’impegno non finisce qui, perché si tratta solo di un ottimo inizio. Una volta che l’area sarà sistemata, servirà lavorare per valorizzare la zona e lo spazio, di modo che possa essere finalmente messo a servizio dei cittadini e fruibile a tutti. Continueremo a monitorare la situazione e a impegnarci per un completo recupero”.
Grazie Casnate. Grazie sindaca Anna Seregni. Grazie per ricordare a tutti a cosa serve avere un’Amministrazione che pensa ai bisogni reali della comunità e che si mette a disposizione. Per usare la narrazione tanto cara al nostro sindaco: il comunello salva lo sport per i giovani, mentre Big Como ancora una volta chiude e scappa. Ancora una decisione unilaterale, di chiusura assoluta, disinteresse per i giovani. Giustificata solo dal punto di vista economico, come sempre bluffando, dato che i soldi a disposizione ci sono. E soprattutto ignorando che sapere gestire una città significa avere in mente sia il bilancio economico che il bilancio sociale delle proprie decisioni. A cosa servono le tasse di noi cittadini: per investire nei giovani e nello sport, o per alimentare i vani sogni di gloria personali dell’attuale sindaco di Como?
L’impegno di Casnate garantisce la stabilità della situazione per un anno. È importante iniziare a lavorare da subito per trovare una soluzione di lungo termine per uno dei luoghi di sport più belli e significativi della provincia.
Invitiamo tutti i consiglieri comunali, di maggioranza e minoranza, a lavorare assieme per scongiurare la rovina del PalaFrancescucci. Noi ci siamo.
Daniele Valsecchi, Segretario cittadino PD Como
Patrizia Lissi, Capogruppo PD in Consiglio Comunale
Il nido Magnolia resterà aperto anche per l’anno scolastico 2025/26. È una notizia meravigliosa per i genitori, i loro figli e le loro figlie frequentanti il nido e lo è per il comitato Como a misura di famiglia che sostiene le ragioni del buon senso e della didattica con grande forza, correttezza e passione dall’8 marzo 2024.
Anche noi siamo molto contenti di questa notizia e di aver sempre sostenuto le ragioni dei genitori del nido Magnolia. Abbiamo però una speranza che auspichiamo non si riveli vana. Speriamo che il sindaco e la maggioranza capiscano che perseverare in questa situazione di conflittualità è dannoso per tutti e che c’è la necessità di sedersi a un vero tavolo di confronto con i genitori per trovare una soluzione condivisa, diversa dalla chiusura prevista dalla delibera (ora sospesa) e soprattutto non calata dall’alto come purtroppo è stato fatto fino ad oggi. Come PD, rimaniamo a disposizione affinché questa speranza si concretizzi.
Daniele Valsecchi, Segretario PD cittadino
Francesco Finizio, referente scuole PD Como
Basta tenere bloccata la situazione, basta pesare sui cittadini. La diatriba tra l’Amministrazione e il Carducci ha visto oggi una nuova decisione, che ha dato nuovamente torto al sindaco e alla maggioranza. Il nostro pensiero, però, in questo momento, va alle continue cause legali. I cittadini sono stanchi di un contenzioso che tiene solamente bloccato un immobile, mentre associazioni, istituzioni, scuole restano in un’attesa che appare eterna. Senza contare la quantità di soldi pubblici che vengono impiegati per le cause legali. Invitiamo, pertanto, come fatto anche dal Giudice, entrambe le parti a un confronto civile e rispettoso per trovare una soluzione che consenta finalmente la piena fruibilità di un immobile per attività culturali e di studio per le quali è stato edificato. La città ha grande bisogno di spazi pere queste attività.
Non possiamo però non sottolineare che nell’ordinanza viene disposto al Comune di “cessare da qualsiasi attività che cagioni molestia e/o turbativa all’Attività dell’Associazione Giosuè Carducci Pro Cultura Popolare”. Di certo, avere un Amministrazione che ostacola l’attività di un’associazione culturale che tanto ha fatto per Como, non è accettabile.
Partito Democratico di Como e Svolta Civica
Una giornata di incontri e di scambi di idee con i cittadini, per migliorare insieme la sanità pubblica. Facendo seguito al convegno regionale dello scorso marzo, intitolato “La salute è un diritto!”, questa mattina il PD comasco è sceso in strada, nei pressi dei maggiori ospedali comaschi, per distribuire volantini informativi, con l’obiettivo di riportare al centro del dibattito pubblico le criticità della sanità lombarda e l’urgenza di riformare e ricostruire il sistema sanitario nazionale.
“Desideriamo ribadire che la sanità è un diritto per tutti i cittadini – dichiara il consigliere regionale Angelo Orsenigo, spiegando il senso della mattinata –. È un diritto non dover subire liste d’attesa così lunghe, così come lo è avere un medico di medicina generale o non dover ricorrere alla sanità privata perché tramite quella pubblica non si hanno delle risposte. Diritti che, per quanto sanciti dalla Costituzione, purtroppo continuano a non essere rispettati”.
“Siamo qui per incontrare i cittadini e denunciare le scelte sbagliate della destra al Governo e in Regione Lombardia – afferma Chiara Braga, capogruppo del Partito Democratico alla Camera –. Abbiamo raccolto le testimonianze e le difficoltà delle persone che faticano ad accedere alla sanità pubblica. In Italia purtroppo sono quattro milioni e mezzo le persone che rinunciano a curarsi perché non possono permetterselo. I medici, gli infermieri, gli operatori sanitari lavorano in condizioni estreme, sono pagati in maniera inadeguata. Di questo passo la sanità pubblica rischia il collasso mentre c’è chi guadagna con le cliniche private. Chiediamo di tornare a investire nel servizio sanitario nazionale, con interventi per abbattere realmente le liste d’attesa, affinché la sanità torni ad essere efficiente, universale e accessibile a tutti a tutti e a tutte. In gioco c’è la salute di tutti noi”.
Queste invece le parole della Segretaria provinciale Carla Gaiani: “La sanità non è un privilegio e curarsi non è un lusso. Molto spesso, invece, ci viene detto che non ci sono posti per visite ed esami. Così l’unica soluzione percorribile è pagare il privato per accedere ai servizi. Come PD abbiamo presentato due proposte di legge, una in Parlamento e una in Regione per cercare di cambiare le cose. Chiediamo a Regione Lombardia di aprire un confronto perché la gente non riesce più a curarsi. La salute è un bene troppo prezioso per lasciarlo andare così come sta accadendo oggi”.
“La Lombardia è scesa al settimo posto nella classifica del Ministero della Salute, lontana dall’eccellenza di un tempo – afferma la consigliera comunale Patrizia Lissi –. Serve ripensare il servizio sanitario nazionale, prima che sia troppo tardi”.
“La nostra battaglia continua – chiosa il consigliere regionale milanese Carlo Borghetti – Fontana e Bertolaso non stanno risolvendo nulla. Noi abbiamo raccolto 100mila firme e stiamo facendo un presidio in ogni provincia della Lombardia. Vogliamo vedere dei passi avanti, ma bisogna cambiare la sanità lombarda dalle fondamenta. Ci stiamo provando in Commissione Sanità di Regione Lombardia e a livello nazionale. Il PD c’è ed è pronto a dare battaglia e fare la sua parte”.
Il sindaco delle chiusure colpisce ancora. Questa volta non intenderebbe rinnovare la convenzione con il Comune di Casnate con Bernate per la gestione del PalaFrancescucci, già Palasampietro, che ha consentito, dopo la chiusura del palazzetto di Muggiò, a molte società sportive della nostra città di poter proseguire la loro attività. Per queste società purtroppo è concreto il rischio di cessare l’attività non avendo il Comune di Como individuato palestre alternative.
Si tratta di realtà che consentono a molti bambini, ragazzi e giovani di svolgere un’attività sportiva, che, come noto, oltre a favorire il benessere fisico, ha un’importante funzione educativa, culturale, sociale e inclusiva.E’ grave quindi la decisione che Rapinese si appresterebbe a prendere.
La decisione sarebbe motivata dai costi, ritenuti eccessivi, per il mantenimento dell’impianto. Anche in quest’ottica la scelta del sindaco è totalmente ingiustificata dalla situazione economico-finanziaria del Comune di Como considerato che dal rendiconto del 2024 risulta un avanzo di oltre 115 milioni di Euro, di cui 41 milioni immediatamente disponibile.Il Comune ha quindi le risorse, come sempre fatto negli scorsi anni, per continuare a garantire la fruibilità del Palafrancescucci fino a quando non sarà finalmente realizzato il nuovo palazzetto di Muggiò.
Tra l’altro nel Documento Unico di Programmazione allegato al Bilancio di previsione 2025/2027 approvato lo scorso dicembre è espressamente indicata la volontà del Comune di prorogare la convenzione con il Comune di Casnate con Bernate per i prossimi tre anni. Saremmo quindi di fronte all’ennesima giravolta del sindaco.
Segreteria Cittadina e Gruppo Consiliare PD Como