È positivo che gli uffici abbiano ritenuto di sospendere la determinazione 131/25 di qualche giorno fa con la quale veniva indetta una gara negoziata senza bando per l’affidamento in concessione triennale della palestra Ronchetti in via Giulini. I criteri previsti, lo abbiamo detto più volte, erano tanto chiari quanto assurdi perché, di fatto, escludono le associazioni sportive diverse dalla pallavolo, fatti salvi gli orari dalle 8:00 alle 14:00. Orari ovviamente impraticabili per associazioni sportive che hanno a che fare con ragazzi e ragazzi in età scolastica e/o lavorativa.
Quella decisione in sostanza escludeva le società di Pallacanestro comasche dell’utilizzo della palestra di via Giulini. Finalmente, invece, vediamo un’apertura ad approfondire il discorso, piuttosto che ritrovarsi a doversi confrontare con l’ennesimo ricorso al Tar. Ringraziamo gli uffici comunali e ci auguriamo che sia l’inizio di un nuovo approccio, più dialogico e aperto, anche da parte della giunta, così da permettere la convivenza tra più sport, nello specifico pallavolo e basket, così come avviene negli altri Comuni.
Speriamo che si vada oltre la sospensione e si arrivi a una soluzione strutturale che permetta di poter giocare a pallacanestro, sport meraviglioso, anche in città, senza costringere chi abita a Como ad andare in provincia. Crediamo che il valore educativo e sociale dello sport, sancito anche dalla Costituzione, vada sempre salvaguardato.
Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD Como
Francesco Finizio, referente sport segreteria cittadina PD Como
C’è il bando per il Luna Park con termine al 15 gennaio per la presentazione delle domande ma la situazione, come si sospettava, è volutamente confusa e difficoltosa per i giostrai che volessero presentare la domanda. Sono passati tre mesi dalla nota emergenza di settembre, è passato un mese dalla delibera comunale con la quale la giunta ha individuato per il Luna Park 2026 l’area di Lazzago quale alternativa alla Piazza d’armi di Muggiò qualora questa non fosse disponibile.
A differenza dell’area di Via sportivi comaschi, l’area di Lazzago non è idonea allo scopo, è molto più piccola (11.900mq invece di 22.600 mq) e quindi molte attrazioni verrebbero meno mettendo, guarda caso, in difficoltà l’organizzazione dell’evento da parte dei giostrai. Inoltre, quell’area non è nemmeno pronta e andrebbe adattata: solo per dirne una, l’assenza di parcheggi e la vicinanza con le case di proprietà della Cooperativa Abitazione Comense, problematiche difficilmente superabili in tempi brevi. È anche passato un mese da quando è stato comunicato lo stanziamento di 100 mila euro (cifra non sufficiente per la completa rimozione dei detriti!) senza che, ad oggi, sia stato ancora mosso un dito. La discarica emergenziale è ancora tutta lì e, purtroppo, incrementata dai lasciti abusivi di qualche incivile “stimolato” da quella situazione di disordine.
Ecco, qualche settimana fa ci si augurava che Rapinese non stesse protraendo di proposito i tempi di rimozione dei detriti. Ora l’augurio, vista la situazione, si trasforma in un invito a non fare giochetti finalizzati a impedire in un modo o nell’altro il Luna Park, considerato che la domanda va presentata dai giostrai entro il 15 gennaio in una situazione di totale incertezza. Il quartiere di Muggiò non vuole una discarica lì per chissà quanto tempo, la città vuole godere del Luna Park nella sua sede tradizionale.
Francesco Finizio, segretario circolo PD Como Circoscrizione 1
Eleonora Galli, consigliera comunale
Ieri sera, 18 dicembre, più di 50 persone hanno partecipato alla Cena Solidale di Natale, organizzata da AVS, Azione, Italia Viva, PD, Psi e Svolta Civica. Obiettivo della serata: raccogliere fondi a sostegno delle azioni legali in difesa degli istituti scolastici della città di Como. Grazie all’ospitalità e alla generosità dei volontari della parrocchia di Rebbio e di Don Giusto, l’intero ricavato sarà devoluto a favore della difesa del diritto all’istruzione. Un momento di politica positiva, di aggregazione, di incontro, che ci ricorda quanto la nostra città è e può sempre essere un luogo aperto, solidale, all’ascolto di tutti. La Como che immaginiamo e vogliamo.
AVS, Azione, Italia Viva, PD, Psi e Svolta Civica
Sarà necessario leggere con attenzione la decisione di ANAC di considerare illegittimo l’affidamento diretto dei lavori per il nuovo centro sportivo che doveva sorgere sull’attuale campo di rugby, ma ciò, senza dubbio, costituisce una pesante sconfitta per il sindaco Rapinese.
Su tale procedura erano stati peraltro avanzati dei dubbi già in Consiglio Comunale, che ora trovano riscontro nella valutazione di ANAC, rispetto ai quali l’amministrazione aveva garantito la piena legittimità della procedura.
Solo pochi mesi fa il Sindaco non solo dichiarava pomposamente di avere apposto l’ultima firma a chiusura della impegnativa procedura che avrebbe portato alla rinascita degli oltre 30.000 mq dell’area sportiva Belvedere di Camerlata, ma affermava: “Con questa firma la politica ha ultimato il suo compito”; evidentemente la politica, cioè Rapinese, ha svolto malissimo il compito.
Si attende di sapere cosa farà ora il sindaco, che ha sempre affermato che l’ANAC è la Bibbia, a fronte di una così sonora bocciatura senza appello.”
Patrizia Lissi
Stefano Legnani
Nella Como di Rapinese, incredibile ma vero, basket e pallavolo non possono coesistere. Una cosa banale per tante città, ma da noi è un problema irrisolvibile. Oggi a fare le spese di questa incredibile incapacità dell’attuale Amministrazione è la pallacanestro comasca.
Si conferma purtroppo, con la determinazione 131/25 di qualche giorno fa, l’indizione di una gara negoziata senza bando per l’affidamento in concessione triennale della palestra Ronchetti in via Giulini. I criteri previsti sono tanto chiari quanto assurdi: di fatto escludono le associazioni sportive diverse dalla pallavolo, fatti salvi gli orari dalle 8:00 alle 14:00.Una follia pura! Come si può pensare che un’associazione sportiva dilettantistica possa organizzare la propria attività in orari scolastici o lavorativi?
È inaccettabile prendere in giro la città e chi la vive con queste decisioni assurde. Basta.
Francesco Finizio, referente sport PD cittadino
“A Como abbiamo assistito all’ennesima provocazione dell’estrema destra. Fumogeni e striscioni inneggianti la ‘remigrazione’ sono un gesto grave”. Lo fa sapere la segretaria provinciale del Partito democratico comasco, Carla Gaiani. “Il Paese – chiarisce Gaiani – non ha bisogno di una nuova propaganda razzista, né di derive pericolose mascherate da parole che preparano il terreno a politiche di pura esclusione sistemica. Ha invece bisogno di legalità, diritti, sicurezza vera nel pieno rispetto della legge e delle libertà”.
“Come Partito Democratico saremo sempre dalla parte dei valori della Costituzione e contro ogni tentativo di fissare in Italia neologismi, ideologie e pratiche apertamente ispirate alle teorie della cosiddetta “sostituzione etnica” tanto care all’estrema destra. Teorie che affondano le proprie radici in un “suprematismo” totalmente e profondamente dannoso, incompatibile con i valori democratici, fomentando logiche di odio e di esclusione del diverso e dell’altro a prescindere”.
“Ci opporremo – chiude la segretaria provinciale – con fermezza a queste ideologie, difendendo i diritti di tutte e tutti e promuovendo una società inclusiva, sicura e democratica”.
Dopo la presenza al presidio della scorsa settimana ai cancelli della Bavelloni di Bregnano, ieri mattina il Partito Democratico delle province di Monza-Brianza e Como si è unito allo stato di agitazione dei lavoratori e delle lavoratrici davanti allo stabilimento di Lentate sul Seveso. «La situazione è grave e molto preoccupante” – dichiarano in una nota congiunta i segretari provinciali PD di Como e di Monza-Brianza, Carla Gaiani e Lorenzo Sala. “L’azienda ha confermato la volontà di licenziare 55 dipendenti su un totale di 92 addetti, smantellando la produzione a Bregnano e ridimensionando quella di Lentate, colpendo duramente un territorio già segnato da crisi industriali».
I due segretari PD ricordano che Bavelloni è un marchio storico del settore della lavorazione del vetro, fino a pochi anni fa sinonimo di qualità e affidabilità, solido e riconosciuto. «L’acquisizione da parte di Biesse nel 2023 ha aperto una fase di crisi che rischia di confermare quello che in molti definiscono un vero e proprio ‘metodo Biesse’, una precisa strategia che ricalca quanto purtroppo emerso già in altre realtà: siti prima acquisiti, poi svuotati e infine chiusi».
«Esprimiamo – continuano i dem – piena solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici, ribadendo il nostro impegno a stare al loro fianco in questa fase difficile e incerta per il futuro loro e delle loro famiglie. La nostra speranza è che la proprietà riveda le proprie decisioni e utilizzi tutti gli strumenti disponibili – a partire dall’anno aggiuntivo di contratto di solidarietà – per evitare i 55 licenziamenti annunciati».
Non può inoltre passare sotto silenzio il bonus aziendale di 800 euro riconosciuto dal Gruppo a tutti i dipendenti tranne che a quelli di Bavelloni. «È difficile – affermano Gaiani e Sala – non notare l’ingiustizia e soprattutto, permetteteci, l’ipocrisia di questa operazione: mentre l’azienda distribuisce circa due milioni di euro di bonus aziendali ai lavoratori Biesse, allo stesso tempo conferma il licenziamento in Bavelloni di 55 operai. Un paradosso reso ancora più evidente se si considera che proprio ai lavoratori di Bregnano e Lentate, quelli che oggi rischiano il posto e subiscono le conseguenze di scelte manageriali discutibili, quel bonus non è stato nemmeno riconosciuto».
«Non ci si può presentare come un Gruppo attento ai dipendenti mentre si tagliano posti di lavoro e si svuotano siti produttivi. È un comportamento che offende la dignità di chi, per anni, ha contribuito con competenza e professionalità alla qualità del marchio Bavelloni. Come Partito Democratico – chiudono i segretari dem -, continueremo a sostenere i lavoratori chiedendo alla proprietà trasparenza, responsabilità e un immediato passo indietro rispetto a decisioni che colpiscono un intero territorio oltre che il futuro di decine di famiglie».
La decisione del Comune di Oltrona di concedere l’uso di suolo pubblico a un gruppo dichiaratamente neofascista, di estrema destra è un atto politicamente e istituzionalmente grave”. Lo fa sapere in una nota la segretaria provinciale del Partito Democratico Carla Gaiani, che torna sulla vicenda del gazebo organizzato in piazza a Oltrona dal gruppo estremista di destra “Ultima Legione”.
“Secondo quanto riportato da La Provincia – chiarisce l’esponente dem- , l’amministrazione comunale sostiene di aver autorizzato l’iniziativa in “assenza di motivi ostativi”. Se davvero questa è la valutazione fatta dal Sindaco, allora significa che non è stato in grado – o non ha voluto – riconoscere l’evidenza dei fatti. Nel nostro Paese l’apologia del fascismo è un reato, non un dettaglio secondario. In aggiunta resta il fatto, noto e documentato, che “Ultima Legione” è un’organizzazione di estrema destra pericolosa, già oggetto di indagini da parte della Digos e della DIA in diverse realtà italiane ovvero già attenzionata da organismi dello Stato che intervengono quando emergono segnali di rischio per la sicurezza e l’ordine democratico”.
“Autorizzare iniziative di questo tipo – ribadisce Gaiani – significa legittimare la presenza di gruppi che si collocano fuori e contro i valori democratici della nostra Repubblica; significa aprire loro la porta, offrirgli legittimazione pubblica, significa consentire che la propaganda antidemocratica e l’istigazione all’odio circolino liberamente nel nostro territorio”.
“Oltrona non merita questo: è una comunità democratica, aperta, rispettosa delle istituzioni e della storia del nostro Paese. Non possiamo accettare che venga trasformata in una passerella per chi diffonde esplicitamente ideologie violente, autoritarie e che istigano all’odio”.
“Chi rappresenta le istituzioni – chiude la Segretaria PD – ha il dovere di difendere la democrazia, non di spalancare la porta a chi la vuole cancellare”.
C’è una app che consente di controllare in tempo reale quante biciclette di bike sharing sono disponibili in città. Forse, però, sarebbe meglio non saperlo. Aprendola, si vede subito la situazione: stallo per stallo, via per via. E viene davvero da mettersi le mani nei capelli.
La situazione tipica? Mentre scrivo, alla Caserme di biciclette ce n’è una su dieci. A Sant’Abbondio? Zero su dieci. In stazione a Borghi? Zero su dieci. San Giovanni? Una su dieci. Sommando tutte quelle disponibili in città, su 170 stalli disponibili ci sono 3 biciclette pronte all’uso.
Verrebbe dunque da chiedersi se non sia un problema dell’app, ma basta fare un giro per trovare una conferma imbarazzante di questa situazione. Ma certo, vien da dirsi: sarà tutto un errore, un caso, una sfortuna di oggi. Ma la realtà parla chiaro.
La realtà di un lavoratore che, arrivando la mattina in piazza De Gasperi con la funicolare, dovendo raggiungere in fretta San Giovanni per prendere il treno si trova invece a piedi. Questo caso, questa sfortuna, varrebbe per questo lavoratore un disastro logistico. Per la città tutto questo vale invece una figuraccia. Per chiunque voglia usufruire dei servizi i che un capoluogo non può non avere, per i cittadini che vorrebbero solo che in questa città qualcosa funzionasse, che un’amministrazione finita e bloccata dalla costante lotta nel fango qualcosa riuscisse comunque a dare. Dalla Ticosa a Muggiò; dal Politeama a via Anzani; da via del Dos alle scuole: qui la catena è rotta. E sarebbe bene ora di passare meno tempo sui social a insultare chi protesta e più a capire come far rigirare le ruote.
Alessandro Rossi, circolo PD Como Convalle