337 letti acquistati nel 2020, durante l’emergenza Covid, da Regione Lombardia per allestire in tempi record l’ospedale temporaneo alla Fiera di Milano. Letti ma anche attrezzature e strumentazioni mediche comprati all’estero dall’India e dalla Turchia. Materiale che, però, non è mai stato utilizzato in Italia perché arrivato privo delle necessarie certificazioni di sicurezza, con spine elettriche non a norma e senza alcuna attestazione di conformità agli standard europei. Eppure ugualmente pagato: circa 500mila euro di soldi pubblici gettati al vento.
Materiale trasportato nottetempo al vecchio Sant’Anna di via Napoleona a Como. Da allora è rimasto lì, accatastato e abbandonato, destinato al deterioramento. Con l’impegno di essere trasportato, senza tempi certi, in Ucraina, da cui sarebbe giunta una richiesta per oltre 200 letti, utilizzabili poiché non soggetti alle norme di conformità europee. Attrezzature e letti acquistati, scaricati e lasciati a marcire da oltre tre anni.
Una vicenda che provoca sconcerto e profonda amarezza. Sconcerto per l’assenza di controlli e responsabilità, per la disinvoltura con la quale vengono sprecati soldi pubblici. Ma soprattutto per come Regione Lombardia da anni ormai gestisce in maniera spregiudicata la sanità pubblica, privilegiando il settore privato a discapito di un sistema nazionale universalistico, equo e uguale.
Un intento politico confermato anche dal recente servizio di Report, andato in onda ieri sera, che ha portato alla luce non solo il caso dei letti abbandonati a Como ma anche le vicende dell’ospedale Fiera di Milano, del Policlinico di Milano, Niguarda, di Gallarate e Busto Arsizio. E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, ogni giorno, a Como, in Lombardia e non solo.
Per non parlare dell’amarezza che suscita l’osservare il paesaggio quasi spettrale di alcune parti del vecchio Sant’Anna, buono solo da magazzino di cose vecchie, lasciato al degrado e ai segni del tempo. Sono passati ormai quindici anni dall’apertura del nuovo ospedale di San Fermo della Battaglia e secondo gli accordi di allora, l’ex sede di via Napoleona avrebbe dovuto trovare nuova vita, con il rinnovo di alcuni edifici, la cessione di altri, la creazione della “Cittadella sanitaria”. Ma oggi tutto è rimasto in larga parte incompiuto. Come troppe promesse fatte e mai mantenute.
Carla Gaiani – Segretaria provinciale PD Como
Una giornata di incontri e di scambi di idee con i cittadini, per migliorare insieme la sanità pubblica. Facendo seguito al convegno regionale dello scorso marzo, intitolato “La salute è un diritto!”, questa mattina il PD comasco è sceso in strada, nei pressi dei maggiori ospedali comaschi, per distribuire volantini informativi, con l’obiettivo di riportare al centro del dibattito pubblico le criticità della sanità lombarda e l’urgenza di riformare e ricostruire il sistema sanitario nazionale.
“Desideriamo ribadire che la sanità è un diritto per tutti i cittadini – dichiara il consigliere regionale Angelo Orsenigo, spiegando il senso della mattinata –. È un diritto non dover subire liste d’attesa così lunghe, così come lo è avere un medico di medicina generale o non dover ricorrere alla sanità privata perché tramite quella pubblica non si hanno delle risposte. Diritti che, per quanto sanciti dalla Costituzione, purtroppo continuano a non essere rispettati”.
“Siamo qui per incontrare i cittadini e denunciare le scelte sbagliate della destra al Governo e in Regione Lombardia – afferma Chiara Braga, capogruppo del Partito Democratico alla Camera –. Abbiamo raccolto le testimonianze e le difficoltà delle persone che faticano ad accedere alla sanità pubblica. In Italia purtroppo sono quattro milioni e mezzo le persone che rinunciano a curarsi perché non possono permetterselo. I medici, gli infermieri, gli operatori sanitari lavorano in condizioni estreme, sono pagati in maniera inadeguata. Di questo passo la sanità pubblica rischia il collasso mentre c’è chi guadagna con le cliniche private. Chiediamo di tornare a investire nel servizio sanitario nazionale, con interventi per abbattere realmente le liste d’attesa, affinché la sanità torni ad essere efficiente, universale e accessibile a tutti a tutti e a tutte. In gioco c’è la salute di tutti noi”.
Queste invece le parole della Segretaria provinciale Carla Gaiani: “La sanità non è un privilegio e curarsi non è un lusso. Molto spesso, invece, ci viene detto che non ci sono posti per visite ed esami. Così l’unica soluzione percorribile è pagare il privato per accedere ai servizi. Come PD abbiamo presentato due proposte di legge, una in Parlamento e una in Regione per cercare di cambiare le cose. Chiediamo a Regione Lombardia di aprire un confronto perché la gente non riesce più a curarsi. La salute è un bene troppo prezioso per lasciarlo andare così come sta accadendo oggi”.
“La Lombardia è scesa al settimo posto nella classifica del Ministero della Salute, lontana dall’eccellenza di un tempo – afferma la consigliera comunale Patrizia Lissi –. Serve ripensare il servizio sanitario nazionale, prima che sia troppo tardi”.
“La nostra battaglia continua – chiosa il consigliere regionale milanese Carlo Borghetti – Fontana e Bertolaso non stanno risolvendo nulla. Noi abbiamo raccolto 100mila firme e stiamo facendo un presidio in ogni provincia della Lombardia. Vogliamo vedere dei passi avanti, ma bisogna cambiare la sanità lombarda dalle fondamenta. Ci stiamo provando in Commissione Sanità di Regione Lombardia e a livello nazionale. Il PD c’è ed è pronto a dare battaglia e fare la sua parte”.
“Dire che l’overtourism non esiste non è solo andare in controtendenza, è non aver presente cosa sia oggi il turismo sul lago di Como, è negare le criticità che indubbiamente già esistono – afferma la Segretaria provinciale del PD Carla Gaiani – Che sia l’assessore regionale al Turismo Mazzali a pronunciare simili parole, dopo che i dati e le analisi degli esperti del settore dimostrano il contrario, stupisce e la dice lunga sul modo di Regione Lombardia di affrontare i problemi portati all’attenzione da un intero territorio. Affermazioni del genere non aiutano a risolvere gli impatti negativi del turismo eccessivo sulla qualità della vita delle comunità locali, dei cittadini e delle esperienze dei visitatori che da tutto il mondo arrivano sul nostro lago. Occorre ricreare un modello di sviluppo del comparto turistico che sappia coniugare, in un’ottica di sostenibilità e di differenziazione, le capacità e la visione di chi fa impresa, con le potenzialità dell’innovazione tecnologica e digitale, con il capitale territoriale presente sul quale investire attraverso risorse pubbliche, private e sociali, nel rispetto dell’autenticità e della bellezza del nostro lago”.
“Serve da parte di Regione Lombardia un’analisi più attenta del territorio lariano – aggiunge il consigliere regionale Angelo Orsenigo – ho già invitato l’assessore Terzi a testare con mano cosa significhi percorrere le nostre strade per i cittadini e i pendolari. Allo stesso modo invito l’assessore Mazzali a toccare con mano i disagi del turismo sul Lario. Il turismo è un settore importante e bellissimo, ma deve essere compatibile con le vite dei cittadini che, invece, si trovano a dover fare i conti con disagi importanti, dovuti principalmente alla carenza dei servizi. I mezzi pubblici e di collegamento sono una fetta importante di tutto il caos che il nostro territorio vive. La qualità di vita dei comaschi non può passare in secondo piano e invito quindi Regione Lombardia a garantire servizi adeguati al territorio comasco”.
“Evidentemente l’assessore e Regione Lombardia non hanno nessuna consapevolezza di ciò che succede a Como città, così come in tutto il territorio della nostra Provincia – conclude il Segretario cittadino Daniele Valsecchi – Non vivono le difficoltà dei cittadini che non riescono a usufruire dei servizi pubblici a causa di un intasamento. Tra questi, sicuramente ci sono i trasporti, come ferrovie, autobus o quelli di navigazione, costantemente sovraffollati. E’ diventato impossibile vivere con equilibrio i propri territori e la propria città a livello sociale, tanto che, spesso, scelgono di andarsene dalla propria città e dai luoghi più belli. Come Partito Democratico stiamo lavorando e continueremo a lavorare sul tema dell’overtourism, perché nei territori in cui già governiamo, i nostri Amministratori si stanno già impegnando a mettere in campo delle azioni per gestire una situazione che ha un grande potenziale ma che è anche molto complessa. Ci piacerebbe che Regione Lombardia, invece di negare il fenomeno con inutili slogan e nascondere la testa sotto la sabbia, si attivasse a sua volta per azioni concrete”.
Un sito (www.conlasalutenonsischerza.it) per denunciare la malagestione della sanità lombarda. Lo lancia il Gruppo regionale del Pd che da anni sta portando avanti una campagna di denuncia contro le storture prodotte dalle riforme sanitarie volute dal centrodestra, e che culminerà nella presentazione di una legge di iniziativa popolare proprio per puntare a rivedere completamente il sistema sanitario lombardo.
“La nostra piattaforma, che è di fatto una mobilitazione, si chiama ‘con la salute non si scherza’ perché siamo molto preoccupati per lo stato in cui si trova la sanità lombarda. E d’altra parte proprio l’assessore Bertolaso ha parlato, in consiglio regionale, sollecitato da noi, di ‘anarchia’ – spiegano il capogruppo Pierfrancesco Majorino e il consigliere comasco Angelo Orsenigo – È una diagnosi che condividiamo, ma riteniamo anche che sia rimasta senza una risposta adeguata da parte della Giunta, che, anzi, è immobile. Ed è preoccupante a maggior ragione dopo aver letto quanto detto dal presidente Fontana, che manifesta la sua inquietudine per le condizioni della nostra sanità. Eppure, di fronte a ciò la sua Giunta non fa nulla. Per questo abbiamo dato il via alla più grande campagna mai fatta in Lombardia di denuncia di quello che accade nel sistema sanitario regionale”.
Per gli esponenti dem, a questo punto, ci sono due strade che la Regione può percorrere: “Proseguire sul piano dell’immobilismo, e noi allora moltiplicheremo le nostre azioni e iniziative dentro e fuori dal consiglio; oppure, essere disponibile a un cambiamento radicale. Quindi, il centrodestra viene in Aula e ritira la riforma sanitaria per riscriverla completamente, coinvolgendo non solo le opposizioni, ma tutto il mondo sanitario, i suoi professionisti, il terzo settore, le università. Ma se si insiste sulla prima strada, avremo sempre più tempi di attesa molto lunghi, carenza di medici di base, case di comunità lasciate a metà, scarsezza di posti nelle Rsa o un’assistenza domiciliare inesistente”.
Non solo un giudizio politico negativo da parte dell’opposizione, dunque, ma la denuncia di “quello che vivono quotidianamente donne e uomini della Lombardia avendo a che fare con sistema crollato sulle proprie gambe, ai quali oggi chiediamo di aiutarci, segnalarci i problemi, ciò che non funziona nella malagestione complessiva della sanità”, aggiungono Orsenigo e Majorino.
Ma come funzionano il sito e la campagna? “Si tratta di una raccolta di segnalazioni molto semplice: ci si registra, si indica la provincia di appartenenza, si segnala il grave disservizio con cui si è venuti a contatto. A partire dai tempi di attesa, che dimostrano come ormai si cura meglio chi ha più soldi in tasca. Poi c’è il tema della carenza di medici di base, sempre più grave, per il quale è evidente che ci sono iniziative che possono essere prese a livello nazionale, ma anche a livello regionale, e non sono state prese. Ricordo che per ogni tema abbiamo le nostre proposte presentate da tempo”.
Un altro punto fondamentale della mobilitazione del Pd lombardo sono le case di riposo: “Abbiamo sempre più anziani con problemi di non autosufficienza e per contro mancano posti letto in Rsa, senza contare quel che costano. Anche in questo caso, o sei benestante o la retta non riesci a pagartela. È un tema che sta diventando progressivamente sempre più grave e l’investimento è fermo da più di 30 anni alla stessa percentuale di risorse”, ricordano il capogruppo e il consigliere Pd.
E poi, aggiungono Orsenigo e Majorino, le case di comunità: “Il traguardo del 2026 si sta avvicinando, ma per ora sono stati solo cambiati i nomi sui cartelli, senza servizi, senza una loro integrazione”. Infine, l’assistenza domiciliare: “Siamo la maglia nera d’Italia per numero di persone raggiunte a casa propria dall’Adi. Eppure, è fondamentale curare il paziente al domicilio. Anche su questo dobbiamo cambiare radicalmente rotta”
Questa mattina, mercoledì 15 marzo, una delegazione dei lavoratori dell’azienda comasca Suominen Nonwovens ha incontrato i rappresentanti regionali al Pirellone, in occasione della seduta di insediamento del Consiglio regionale.
Durante l’incontro, promosso dai consiglieri regionali del Partito Democratico, Angelo Orsenigo e Pierfrancesco Majorino, è stato definito un piano di interlocuzione tra Regione Lombardia, vertici Suominen, sigle sindacali e Rsu aziendali.
Insieme a Majorino e Orsenigo, presenti anche Simona Tironi, assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro, e Alessandro Fermi, assessore all’Università, ricerca, innovazione.
“Accogliamo con favore l’attenzione dei vertici regionali. Ora c’è un piano per mettere tutti gli attori della vicenda attorno a un tavolo per trovare un’intesa sul futuro dei lavoratori Suominen. Come abbiamo ripetutamente chiesto nelle scorse settimane, riteniamo che Regione Lombardia debba utilizzare tutto il proprio peso politico e istituzionale a favore dei lavoratori comaschi” hanno dichiarato i consiglieri Majorino e Orsenigo che avevano sollecitato l’intervento di Palazzo Lombardia sin dall’inizio della crisi aziendale.
“Ribadiamo il nostro impegno a tutti i livelli: non solo sul piano regionale ma anche europeo – aggiungono in conclusione i consiglieri Dem, ricordando l’interrogazione presentata da Majorino alla Commissione Europea – Ci sono dei posti di lavoro da salvare e un insediamento produttivo da tutelare per evitare delle preoccupanti ricadute sul tessuto produttivo e sociale comasco”.
“Queste elezioni hanno dato il loro responso, c’è chi ha vinto e chi non ha raggiunto l’obiettivo. Si tratta di un dato molto netto, in continuità con il passato, espressione della volontà popolare che è sempre indiscutibile e intoccabile. Il grande rammarico è assistere a una partecipazione al voto così bassa. Su questo occorre una riflessione profonda: perché un numero di elettori cosí alto non è andato a votare? Da parte mia, ringrazio tutti quelli che hanno espresso la preferenza per me. Io sono e sarò sempre al fianco dei cittadini lombardi e mi impegnerò al massimo delle mie capacità per costruire in Lombardia le condizioni migliori per tutti. Partiamo già da oggi a parlare con i cittadini, creiamo una nuova consapevolezza, certamente non ci arrenderemo e lavorerò a testa bassa per il bene di tutti” dichiara il consigliere regionale del Partito Democratico, Angelo Orsenigo, all’indomani della rielezione
“L’ospedale di Menaggio va salvato e rilanciato. Per troppi anni è stato sottoposto a cambi di gestione e responsabilità continui. Il risultato è evidente: il territorio è stato lasciato da solo. Da parte di Regione Lombardia serve tutto un altro tipo di politica che diventa possibile solo uscendo dal palazzo e incontrando i cittadini” dichiara Pierfrancesco Majorino, candidato alla presidenza di Regione Lombardia, a margine del tour del centro lago e della Val d’Intelvi, questa mattina, giovedì 29 dicembre,
Majorino ha potuto incontrare diversi amministratori locali, esponenti delle comunità, del terzo settore e della società civile. Tra le questioni affrontate nella mattinata, quella della medicina di territorio e dei servizi socio-assistenziali di prossimità è emersa in maniera più urgente.
“Oggi ho potuto incontrare tante realtà lariane, persone che rimboccandosi le maniche combattono per la propria comunità. Ho potuto parlare con i membri del Comitato per la Difesa dell’Ospedale di Menaggio che si battono per salvaguardare l’Erba-Renaldi. L’ospedale è stato il bersaglio di una scelta scellerata di Regione Lombardia che l’ha impoverito totalmente, privando la comunità locale di un’offerta sanitaria adeguata e mettendo a rischio cittadini e territorio – commenta Majorino – L’ospedale di Menaggio va rilanciato nell’ottica di un complessivo rilancio dei servizi sociosanitari del territorio comasco e lombardo. Questo riguarda non solo l’offerta ospedaliera ma anche i servizi di assistenza domiciliare e quelli relativi alla salute mentale. Purtroppo Regione Lombardia non ha un pensiero strategico per quelle comunità del territorio lariano che rimangono decentrate rispetto ai capoluoghi e ai grandi centri urbani. Piuttosto le ha lasciate a loro stesse. Una deriva grave in contesti come quello del lago di Como dove, tra l’altro, il flusso turistico è ormai enorme. La responsabilità è quindi doppia: non solo nei confronti di chi vive il territorio durante l’anno ma anche di chi ne fruisce nel corso della stagione turistica”.
Presenti alla visita di Majorino anche i candidati del Partito Democratico alle regionali del prossimo febbraio: Angelo Orsenigo, consigliere uscente, Maria Cristina Redaelli, consigliere comunale di Menaggio, Edoardo Pivanti, consigliere comunale di Claino con Osteno e assessore della Comunità Montana Lario Intelvese, e Gianni Imperiali, già consigliere comunale a Como.
La visita di Majorino sul lago di Como rientra in un programma più ampio di ascolto dei territori lombardi e dei loro bisogni: “La giornata di oggi è parte del nostro progetto di ascolto delle comunità: qualcosa che il centrodestra che guida Regione Lombardia ha dimenticato, chiudendosi nel palazzo. Il rapporto tra istituzioni e comunità va rifondato dalla base. Se Palazzo Lombardia avesse ascoltato, i territori lariani che ho visitato oggi non sarebbero stati abbandonati. Tutto questo deve cambiare: il 12 e il 13 febbraio abbiamo l’occasione di decidere la nuova direzione per la Lombardia” conclude Majorino.
“Quattrocento metri quadrati di specchi solari costati circa 680mila euro: ecco i numeri dell’avanzato impianto di climatizzazione solare dell’ospedale di Menaggio. Peccato che l’impianto, costruito nel 2011, appaia a oggi inattivo con gli specchi solari addirittura ribaltati verso il terreno. Lo scorso 27 ottobre ho depositato un’interrogazione con cui chiedevo a Regione Lombardia di chiarire le condizioni della struttura. A più di due mesi di distanza, non ho avuto alcun riscontro” denuncia il consigliere regionale del Partito Democratico, Angelo Orsenigo, durante la visita di questa mattina sul lago di Como di Pierfrancesco Majorino, candidato per il centrosinistra alla presidenza di Regione Lombardia.
“Pretendiamo chiarezza sulle condizioni dell’impianto. Questo, se utilizzato a pieno regime potrebbe contribuire a circa un terzo del consumo energetico dell’ospedale per le operazioni di riscaldamento e raffrescamento. Nel 2011 ciò significava un risparmio di circa 20mila euro annui. Oggi, in piena crisi energetica, un risparmio di questo tipo sarebbe estremamente prezioso, specie per una struttura pubblica – spiega il consigliere – Se supportato da dati concreti, l’impianto di Menaggio potrebbe essere inoltre esempio per altri ospedali lombardi”.
“La mia interrogazione è rimasta senza risposta e il silenzio della Regione è preoccupante. Tengo a ribadire gli interrogativi miei e della comunità locale che vuole risposte: vogliamo sapere i dati finali di spesa per la realizzazione dell’opera, i tempi e i dati economici di esercizio dell’impianto con una valutazione anno per anno del risparmio avvenuto. Vogliamo sapere se questo si è dimostrato efficiente o, soprattutto, se si sono verificate interruzioni o problemi di funzionalità. Regione Lombardia rompa finalmente il silenzio” conclude Orsenigo.
Gli esponenti territoriali del Partito Democratico hanno denunciato la situazione dei 63 lavoratori dell’Ospedale dI Gravedona che dall’1 gennaio si vedranno ridotti drasticamente orario e stipendio.
Sulla questione è intervenuto il consigliere regionale Dem, Angelo Orsenigo, che ha incontrato personalmente i lavoratori riuniti in presidio a Gravedona: “Farò tutto il possibile per portare la situazione dei 63 lavoratori dell’Ospedale Moriggia Pelascini di Gravedona, minacciati da una drastica riduzione delle ore di lavoro e degli stipendi, all’attenzione delle istituzioni regionali competenti. Ho potuto parlare con il direttore della struttura, il Dottor Pierpaolo Luciano, alla quale ho presentato le istanze e le richieste delle decine di lavoratori impiegati nella struttura e interessati dai tagli. Mi impegnerò affinché Regione Lombardia intervenga in una questione che non è unicamente occupazionale ma che riguarda anche la qualità del servizio sanitario fornito ai cittadini di quest’area del lago di Como e delle sue valli. Come è noto, infatti, i tagli delle ore di lavoro andranno a interessare le mansioni di pulizia e smaltimento rifiuti: due ambiti fondamentali in qualsiasi ospedale e che non possono rimanere sguarniti” conclude il consigliere.
La Parlamentare del Partito Democratico, Chiara Braga, si è mobilitata da Roma:“Come preannunciato nei giorni scorsi, ho presentato alla Camera un’interrogazione ai ministri della Salute e del Lavoro per chiedere di verificare le ricadute negative sulla qualità del servizio dell’Ospedale ‘Moriggia Pelascini’ di Gravedona ed Uniti, che in vista dell’ormai prossima scadenza del contratto di appalto per i servizi mensa, pulizia e smaltimento di materiale infetto, starebbe per attuare una drastica riduzione dell’orario di lavoro del personale”.
“Dal 1 gennaio prossimo, infatti, – continua la deputata dem – 63 dipendenti, la maggior parte dei quali part time, rischieranno di vedersi ridotte di circa il 40 per cento le ore di lavoro. Una diminuzione così significativa dell’orario andrà ad incidere inevitabilmente sullo stipendio dei lavoratori, con evidenti ripercussioni occupazionali. Tutto ciò, inoltre, rischierà seriamente di tradursi in un peggioramento della qualità del servizio ospedaliero del Moriggia Pelascini con un ulteriore indebolimento generale della sanità territoriale comasca”.
“Un ridimensionamento – conclude Braga – deciso unilateralmente dall’Ospedale Moriggia Pelascini che non si è presentato al tavolo di confronto con i sindacati per esporre e argomentare le ragioni di una simile drastica scelta. Un comportamento incomprensibile da parte di un’importante struttura sanitaria del nostro territorio, che seppur privata, rientra sempre nel sistema di accreditamento regionale, beneficiando di risorse pubbliche. Per questo motivo ho anche chiesto ai ministeri se possa essere appurata l’opportunità di una convocazione coatta della azienda per affrontare la situazione”.