L’immobilismo del Comune di Como verso i più fragili continua. In questo periodo di caldo torrido, tante Amministrazioni si sono attivate per aiutate anziani, disabili e tutti i soggetti maggiormente a rischio. Diversi sono gli esempi, tra cui percorsi di monitoraggio, vigilanza e assistenza domiciliare a favore di cittadini al di sopra dei 65 anni e in condizioni di fragilità sociale, economica o sanitaria attraverso centralini dove poter contattare gli utenti. Questo grazie anche al coinvolgimento di medici di base che segnalino gli anziani soli e fragili per l’inserimento nella rete di sorveglianza attiva per la spesa e i medicinali.
Come ho espresso anche in una preliminare nel Consiglio di lunedì, mentre altri Comuni italiani si sono mobilitati, in questi giorni di afa i cittadini comaschi sono stati lasciati soli. Fino a qualche anno fa, il Comune di Como consegnava a domicilio i condizionatori a persone anziane o fragili, anche se poi il servizio è stato interrotto. Si tratta, tuttavia, solamente di una delle azioni che si possono mettere in atto. Nessuna di queste, però, al momento, sembra essere stata neanche lontanamente presa in considerazione dall’Amministrazione.
Patrizia Lissi, capogruppo PD in Consiglio Comunale
Oggi l’assessore regionale Paolo Franco ha effettuato un sopralluogo nei terreni ALER di via Castellini, un’area da anni dimenticata che finalmente torna al centro dell’attenzione pubblica. Accogliamo con favore le proposte e le richieste presentate dai cittadini e ci auguriamo che vengano prese sul serio da chi oggi detiene responsabilità istituzionali.
“Ne siamo felici – commenta Alessandro Rossi, segretario del circolo PD Como Convalle – ma non dimentichiamo da dove tutto è iniziato. Il nostro circolo, con il lavoro prezioso di Romano Fasciani, il supporto degli attivisti e il coinvolgimento dei residenti, ha avviato già nel 2023 un percorso per restituire dignità a quest’area. Un’area di 5400mq abbandonata al degrado: rifiuti, fuochi notturni, insediamenti irregolari, topi. Ma soprattutto, la rassegnazione di chi ci viveva attorno”.
Il punto di svolta è stato un evento pubblico al TeatroGruppo Popolare, che ha dato voce alla comunità e rotto il silenzio istituzionale: “È lì che è nata una mobilitazione vera, concreta, dal basso. E da lì qualcosa ha cominciato a muoversi”, aggiunge il Segretario cittadino Daniele Valsecchi.
Il Partito Democratico di Como Convalle sottolinea anche la mancata assunzione di responsabilità da parte dell’amministrazione comunale. “Parliamo di un terreno nel territorio comunale, di problemi noti e segnalati da anni. La risposta del sindaco Rapinese? Accusare il PD di voler trasformare Como in Lampedusa, liquidando con ideologia le denunce dei cittadini. Ma la politica – sottolinea Alessandro Rossi – non può permettersi di deridere i problemi: deve affrontarli. E l’amministrazione comunale, su via Castellini, ha semplicemente abdicato al proprio ruolo”.
“Oggi qualcosa si muove, e va bene. Ma non perdiamo la memoria. Senza la mobilitazione dei cittadini e senza il lavoro costante di persone come Romano Fasciani, Enzo Cresta e molti altri, via Castellini sarebbe ancora una discarica dimenticata”, ribadisce Valsecchi.
Per una volta lo diciamo con orgoglio: bravi noi, bravi i cittadini, bravi tutti quelli che hanno creduto che fosse possibile cambiare. E ora, come sempre, continueremo a esserci. Perché il nostro impegno non finisce con un sopralluogo: continua ogni giorno, insieme a chi in quella zona vive e spera.
“Nel Consiglio comunale di lunedì si è votata la mozione con la quale si esprimeva contrarietà al pedaggiamento del tratto della superstrada Milano – Meda, che diventerà un tratto autostradale della Pedemontana, e si impegnava il Sindaco ad attivarsi presso Regione Lombardia per l’eliminazione della tariffa prevista, coordinandosi anche con gli altri enti locali (Province e Comuni) coinvolti” dichiara il consigliere comunale del PD Stefano Legnani.
“Tutti i gruppi di minoranza, compresi Lega, FI e FdI, hanno votato a favore della mozione. Il Sindaco ha dato però parere contrario e la mozione è stata bocciata dalla maggioranza. Rapinese ha quindi votato esattamente il contrario a quanto aveva fatto nei mesi scorsi in Consiglio Provinciale. La giustificazione? A differenza della mozione in Consiglio provinciale, questa lo impegnava personalmente e lui ‘non ha tempo da perdere’.”
“Di fatto ha affermato che non ritiene di dovere dedicare del tempo per i propri cittadini per un obiettivo che in realtà sembrerebbe condividere, avendo votato a favore della mozione in Consiglio Provinciale – conclude -. In pratica se ne lava le mani: tutto ciò alla faccia della coerenza e soprattutto delle imprese e delle famiglie comasche della quali si rifiuta di farsi portavoce”.
“A più di un anno dalla frana di Civiglio, qualcosa finalmente si sta muovendo. Ci sono però almeno un paio di questioni che ci lasciano perplessi sulla risoluzione del problema. Prima di tutto ci chiediamo perché questo intervento che l’Amministrazione ritiene sia sufficiente a garantire la sicurezza, non sia stato fatto mesi fa, lasciando a lungo i residenti in una situazione di disagio” dichiara la capogruppo del PD in Consiglio comunale Patrizia Lissi.
“Inoltre, preoccupano le condizioni precarie del muro di sostegno di via Patrioti (causa del divieto ai mezzi pesanti e della posa di colonnine di ghisa che impongono il transito a distanza dallo stesso). È sempre stato chiaro, sin dall’inizio, che fosse competenza del Comune e non del privato intervenire per la messa in sicurezza. E ieri sera in Consiglio comunale abbiamo avuto la prova che sono stati stanziati soldi ora per un lavoro che andava fatto molto tempo fa. Perché non ci si è mossi prima? Di fronte alle necessità dei cittadini e alle proprie responsabilità, l’Amministrazione è rimasta immobile”.
“Il sindaco Alberti sembra scoprire l’acqua calda quando oggi si accorge delle pesanti ripercussioni del traffico viabilistico che interesseranno le arterie alternative e periferiche del territorio marianese, una volta aperti i cantieri per la trasformazione della Milano-Meda in autostrada Pedemontana. È un problema che noi del Partito Democratico denunciamo da tempo”. Così la segretaria provinciale del Partito Democratico, Carla Gaiani, a commento delle ultime dichiarazioni del Sindaco di Mariano Comense, Giovanni Alberti.
“Alberti – affonda Gaiani – appare preoccupato di ottenere e aumentare le compensazioni e i ristori per l’avvio e la durata dei lavori sulla Milano-Meda. Un’osservazione giusta e necessaria, sulla quale come Pd concordiamo pienamente. Ma resta un punto fondamentale che il Sindaco non sembra voler deliberatamente affrontare: per evitare che le strade periferiche del nostro territorio vengano congestionate in modo grave e permanente, anche e soprattutto dopo la conclusione dei lavori nei cantieri, serve una sola misura chiara e definitiva: la Milano-Meda deve rimanere gratuita, così com’è oggi, senza l’applicazione di alcun pedaggio, come purtroppo già deliberato da Regione Lombardia, né di eventuali scontistiche parziali”.
“Alberti, esponente della Lega, partito di maggioranza in Regione Lombardia, se ha davvero a cuore gli interessi dei cittadini e del territorio, dovrebbe unirsi alla battaglia promossa dal PD, portata avanti insieme a numerosi Sindaci, amministratori locali e cittadini di ogni colore politico, per chiedere al presidente Fontana e alla sua giunta di cancellare il pedaggiamento, che ricordo è stimato tra i 4 e i 6 euro al giorno, un vero salasso per i cittadini”.
“Lui e gli altri rappresentanti della Lega ma anche di Fratelli d’Italia che, ripeto, sono maggioranza in Regione – conclude l’esponente dem -, hanno tutti gli strumenti per intervenire e far cambiare la decisione a Fontana. Serve però la volontà politica di farlo. È troppo comodo dirsi contrari a parole al pedaggio della Milano-Meda quando si parla sul territorio e poi allinearsi o darsi assenti ogni volta che si vota in Consiglio regionale. Le persone meritano coerenza, non di essere presi in giro”.
È una corsa ad ostacoli quella per le iscrizioni al nido Magnolia che, come deciso dal TAR il 27 maggio scorso, resterà aperto anche per l’anno formativo 2025/26. Solo ieri il Comune ha comunicato a tutte le famiglie la riapertura delle iscrizioni e che la pubblicazione delle graduatorie è posticipata al periodo dal 10 al 14 luglio. Le famiglie interessate dovranno comunicare entro il 24 giugno la loro eventuale volontà di iscrizione al nido Magnolia.
Ieri sera in Consiglio Comunale ho chiesto di anticipare il più possibile i tempi previsti per la formazione delle graduatorie per non creare difficoltà alle famiglie che devono potersi organizzare per tempo. Il sindaco ha assicurato che si sta facendo di tutto per ottemperare all’ordinanza. Sarà così, ma la fotografia della situazione ad oggi ci dice altro. Ci dice che ci sono voluti ben 20 giorni dall’ordinanza del TAR per inviare una mail in cui si comunica l’inevitabile riapertura delle iscrizioni e che ce ne vorranno altri 20, dal termine di presentazione della richiesta, per stilare le graduatorie. Ciò mette in gravi difficoltà tutte le famiglie poiché, per effetto delle nuove iscrizioni al Magnolia da parte di coloro che, in attesa della decisione al TAR, avevano iscritto i loro figli in altri nidi, si dovranno rifare le graduatorie di tutti i nidi.
Considerato che il TAR si è pronunciato il 27 maggio e che le graduatorie avrebbero dovuto essere pubblicate il 13 giugno, con un intervento più tempestivo da parte del Comune di Como si sarebbero potute fare le graduatorie aggiornate entro pochi giorni dalla scadenza del termine originariamente previsto. Così non è stato e tutte le famiglie sono ancora in attesa di sapere se i loro figli saranno accolti nei nidi comunali o se invece dovranno arrangiarsi in altro modo.
Stefano Legnani, consigliere comunale
337 letti acquistati nel 2020, durante l’emergenza Covid, da Regione Lombardia per allestire in tempi record l’ospedale temporaneo alla Fiera di Milano. Letti ma anche attrezzature e strumentazioni mediche comprati all’estero dall’India e dalla Turchia. Materiale che, però, non è mai stato utilizzato in Italia perché arrivato privo delle necessarie certificazioni di sicurezza, con spine elettriche non a norma e senza alcuna attestazione di conformità agli standard europei. Eppure ugualmente pagato: circa 500mila euro di soldi pubblici gettati al vento.
Materiale trasportato nottetempo al vecchio Sant’Anna di via Napoleona a Como. Da allora è rimasto lì, accatastato e abbandonato, destinato al deterioramento. Con l’impegno di essere trasportato, senza tempi certi, in Ucraina, da cui sarebbe giunta una richiesta per oltre 200 letti, utilizzabili poiché non soggetti alle norme di conformità europee. Attrezzature e letti acquistati, scaricati e lasciati a marcire da oltre tre anni.
Una vicenda che provoca sconcerto e profonda amarezza. Sconcerto per l’assenza di controlli e responsabilità, per la disinvoltura con la quale vengono sprecati soldi pubblici. Ma soprattutto per come Regione Lombardia da anni ormai gestisce in maniera spregiudicata la sanità pubblica, privilegiando il settore privato a discapito di un sistema nazionale universalistico, equo e uguale.
Un intento politico confermato anche dal recente servizio di Report, andato in onda ieri sera, che ha portato alla luce non solo il caso dei letti abbandonati a Como ma anche le vicende dell’ospedale Fiera di Milano, del Policlinico di Milano, Niguarda, di Gallarate e Busto Arsizio. E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, ogni giorno, a Como, in Lombardia e non solo.
Per non parlare dell’amarezza che suscita l’osservare il paesaggio quasi spettrale di alcune parti del vecchio Sant’Anna, buono solo da magazzino di cose vecchie, lasciato al degrado e ai segni del tempo. Sono passati ormai quindici anni dall’apertura del nuovo ospedale di San Fermo della Battaglia e secondo gli accordi di allora, l’ex sede di via Napoleona avrebbe dovuto trovare nuova vita, con il rinnovo di alcuni edifici, la cessione di altri, la creazione della “Cittadella sanitaria”. Ma oggi tutto è rimasto in larga parte incompiuto. Come troppe promesse fatte e mai mantenute.
Carla Gaiani – Segretaria provinciale PD Como
Grazie Casnate. Grazie sindaca Anna Seregni. Grazie per ricordare a tutti a cosa serve avere un’Amministrazione che pensa ai bisogni reali della comunità e che si mette a disposizione. Per usare la narrazione tanto cara al nostro sindaco: il comunello salva lo sport per i giovani, mentre Big Como ancora una volta chiude e scappa. Ancora una decisione unilaterale, di chiusura assoluta, disinteresse per i giovani. Giustificata solo dal punto di vista economico, come sempre bluffando, dato che i soldi a disposizione ci sono. E soprattutto ignorando che sapere gestire una città significa avere in mente sia il bilancio economico che il bilancio sociale delle proprie decisioni. A cosa servono le tasse di noi cittadini: per investire nei giovani e nello sport, o per alimentare i vani sogni di gloria personali dell’attuale sindaco di Como?
L’impegno di Casnate garantisce la stabilità della situazione per un anno. È importante iniziare a lavorare da subito per trovare una soluzione di lungo termine per uno dei luoghi di sport più belli e significativi della provincia.
Invitiamo tutti i consiglieri comunali, di maggioranza e minoranza, a lavorare assieme per scongiurare la rovina del PalaFrancescucci. Noi ci siamo.
Daniele Valsecchi, Segretario cittadino PD Como
Patrizia Lissi, Capogruppo PD in Consiglio Comunale
Una giornata di incontri e di scambi di idee con i cittadini, per migliorare insieme la sanità pubblica. Facendo seguito al convegno regionale dello scorso marzo, intitolato “La salute è un diritto!”, questa mattina il PD comasco è sceso in strada, nei pressi dei maggiori ospedali comaschi, per distribuire volantini informativi, con l’obiettivo di riportare al centro del dibattito pubblico le criticità della sanità lombarda e l’urgenza di riformare e ricostruire il sistema sanitario nazionale.
“Desideriamo ribadire che la sanità è un diritto per tutti i cittadini – dichiara il consigliere regionale Angelo Orsenigo, spiegando il senso della mattinata –. È un diritto non dover subire liste d’attesa così lunghe, così come lo è avere un medico di medicina generale o non dover ricorrere alla sanità privata perché tramite quella pubblica non si hanno delle risposte. Diritti che, per quanto sanciti dalla Costituzione, purtroppo continuano a non essere rispettati”.
“Siamo qui per incontrare i cittadini e denunciare le scelte sbagliate della destra al Governo e in Regione Lombardia – afferma Chiara Braga, capogruppo del Partito Democratico alla Camera –. Abbiamo raccolto le testimonianze e le difficoltà delle persone che faticano ad accedere alla sanità pubblica. In Italia purtroppo sono quattro milioni e mezzo le persone che rinunciano a curarsi perché non possono permetterselo. I medici, gli infermieri, gli operatori sanitari lavorano in condizioni estreme, sono pagati in maniera inadeguata. Di questo passo la sanità pubblica rischia il collasso mentre c’è chi guadagna con le cliniche private. Chiediamo di tornare a investire nel servizio sanitario nazionale, con interventi per abbattere realmente le liste d’attesa, affinché la sanità torni ad essere efficiente, universale e accessibile a tutti a tutti e a tutte. In gioco c’è la salute di tutti noi”.
Queste invece le parole della Segretaria provinciale Carla Gaiani: “La sanità non è un privilegio e curarsi non è un lusso. Molto spesso, invece, ci viene detto che non ci sono posti per visite ed esami. Così l’unica soluzione percorribile è pagare il privato per accedere ai servizi. Come PD abbiamo presentato due proposte di legge, una in Parlamento e una in Regione per cercare di cambiare le cose. Chiediamo a Regione Lombardia di aprire un confronto perché la gente non riesce più a curarsi. La salute è un bene troppo prezioso per lasciarlo andare così come sta accadendo oggi”.
“La Lombardia è scesa al settimo posto nella classifica del Ministero della Salute, lontana dall’eccellenza di un tempo – afferma la consigliera comunale Patrizia Lissi –. Serve ripensare il servizio sanitario nazionale, prima che sia troppo tardi”.
“La nostra battaglia continua – chiosa il consigliere regionale milanese Carlo Borghetti – Fontana e Bertolaso non stanno risolvendo nulla. Noi abbiamo raccolto 100mila firme e stiamo facendo un presidio in ogni provincia della Lombardia. Vogliamo vedere dei passi avanti, ma bisogna cambiare la sanità lombarda dalle fondamenta. Ci stiamo provando in Commissione Sanità di Regione Lombardia e a livello nazionale. Il PD c’è ed è pronto a dare battaglia e fare la sua parte”.