La Lario Judo ha legittimamente rifiutato il premio al Teatro Sociale manifestando, con intelligenza, dignità e fierezza, il proprio dissenso alla chiusura della primaria Corridoni e quindi della palestra nella quale svolgono l’attività sportiva. La Pol. Comense non ha mandato i ragazzi del 2013 perché c’è poco da festeggiare senza la possibilità di utilizzare una palestra in città. Nella stessa condizione di “senza palestra” ci sono U.S. Basket Como 1956 (anche loro, infatti, non presenti alla premiazione!) e la Pallacanestro Antoniana.
È evidente che premi e festeggiamenti non servono se non si ha più lo spazio per allenarsi!
È questa l’attenzione allo sport da parte di Rapinese?!
Spostamenti “calati dall’alto”, promesse generiche di spazi senza dire dove e con quali modalità. Gestire un’associazione sportiva richiede programmazione e radicamento sul territorio, non superficialità. Le società hanno bisogno di certezze, non di uno “spazio qualsiasi”. Anche solo pensarlo vuol dire non aver la minima idea di cosa voglia dire fare associazionismo sportivo sul territorio.
Lo sport è salute, inclusione e crescita per tanti ragazzi e tante ragazze: sono proprio le associazioni sportive dilettantistiche che portano avanti questa importantissima funzione sociale.
Le ASD, per tutte queste ragioni, meritano serietà e rispetto. Rispetto inesistente nelle parole espresse dal sindaco a mezzo stampa ma anche in consiglio comunale ieri sera: parole ingiuriose e, più o meno velatamente, minacciose da parte di un primo cittadino che vorrebbe anche decidere con quali modalità si debba manifestare il dissenso.
Ci si attacca proprio a tutto quando si è incapaci di amministrare una città.
Francesco Finizio, referente associazioni sportive PD cittadino
Nel Consiglio comunale di ieri, ho presentato due importanti mozioni per impegnare l’Amministrazione a intervenire in due luoghi della nostra città tutt’altro che sicuri.
La prima riguardava l’attraversamento di via Alebbio, vicino alla chiesa e alla scuola di via Cuzzi/Durini, utilizzato da studenti, ma anche da anziani e portatori di disabilità che si recano a messa, oltre che da tanti cittadini del quartiere di Rebbio. Si tratta di un attraversamento non sicuro, dove, peraltro, il marciapiede in prossimità delle strisce pedonali è fortemente danneggiato. Il sindaco però, ha ritenuto il problema irrilevante, respingendo la mozione. Ed è già la seconda volta che succede.
La seconda, invece, impegnava l’Amministrazione a intervenire sulla gradinata della Salita Catone il Censore, che è danneggiata. La sistemazione è stata richiesta a gran voce dai residenti, a seguito di cadute ed episodi accidentali dovuti proprio alle cattive condizioni in cui riversa. Oltre alla sistemazione dei gradini, ho richiesto l’installazione di un corrimano per aiutare soprattutto le persone anziane. Anche in questo caso la mozione è stata respinta.
Crediamo che la buona amministrazione di una città e la sua sicurezza passino anche dai piccoli interventi di manutenzione e che anche questa volta sindaco e maggioranza abbino perso una buona occasione.
Patrizia Lissi, capogruppo PD in Consiglio comunale
Vogliamo davvero una Como in stile Monte Carlo? Ormai le invenzioni, le giravolte, le mistificazioni di Rapinese non ci stupiscono più.
Il sindaco infatti, oltre ad avere introdotto la tariffa della sosta che ha chiamato Vulcano che ha pesantemente colpito alcune zone della città, ha ulteriormente penalizzato residenti e visitatori. Ha infatti ridotto il numero dei permessi di sosta per i residenti, ha reso a pagamento oltre 250 parcheggi che prima erano gratuiti e ha introdotto il pagamento della sosta nei giorni festivi anche nella zona vicino alla caserma, e quindi lontana dal centro, dove il parcheggio in quei giorni è attualmente gratuito.
La domanda di fondo da porsi è quindi questa: qual è l’idea di città che abbiamo? Vogliamo costruire una città che espella i suoi cittadini? Una città nella quale solo chi ha un certo reddito può permettersi di vivere? La risposta deve essere no. La Como che vogliamo è la città di tutti: accogliente, a misura di cittadino, capace di venire incontro alle esigenze di tutte le persone e di affrontare le questioni con apertura e dialogo, coinvolgendo tutti gli attori interessati.
E’ proprio l’idea di città che ha il sindaco ad essere sbagliata; Como merita una visione alternativa, maggiormente inclusiva.
Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD Como
Stefano Legnani, consigliere comunale PD
L’ennesimo atto di forza, di chiusura, di mancanza di dialogo di questi anni bui.
Immagini brutali, da film distopico e surreale che, al netto delle responsabilità delle parti, ci obbligano a riflettere, davvero, sul tipo di società che chi oggi governa Como ci propone: nessuna umanità, nessun rispetto umano, solo nemici da schiacciare e possibilmente da umiliare. Che l’immagine della presidente del Carducci accasciata ci ricordi che tutti abbiamo sempre la responsabilità di tenderci la mano, oltre le posizioni e le decisioni che assumiamo. Ed invece, l’Incapacità di governo porta, inevitabilmente, alla peggiore soluzione possibile, infarcita poi di arroganza e cattiveria.
Quanto spreco di energie, di risorse, di possibilità. E a tutto ciò si aggiungono i soldi dei contribuenti, spesi in cause inutili e che invece avrebbero potuto essere utilizzati per altri scopi. E’ purtroppo accaduto esattamente ciò che avevamo previsto: il Carducci con i sigilli del Comune. Avevamo intuito che questa sarebbe stata la conseguenza della totale mancanza di comunicazione tra Comune ed associazione. Avevamo sollecitato più volte una riattivazione dei rapporti per favorire l’ingresso del conservatorio e la coabitazione delle due realtà, mettendoci a disposizione per facilitare il dialogo tra Comune e Carducci.
Avevamo evidenziato ormai da tempo come il muro contro muro tra il sindaco e l’attuale presidente dell’associazione fosse a scapito dei cittadini e dei soci, i veri danneggiati da questa vicenda, che scrive oggi una nuova pagina, speriamo non definitiva. Purtroppo, temiamo che il destino del Carducci sia segnato, abbandonato a sé stesso, come altre realtà cittadine (breve elenco non esaustivo: Politeama, Bocciofila, Giardini a lago, Piscina comunale, via del Doss, ecc).
Speriamo di sbagliarci, ma temiamo davvero il peggio. Questo sindaco ama distruggere, lo fa dall’inizio del suo mandato, e dimentica quanto tempo e fatica ci voglia per costruire, e ancor di più per ricostruire. Toccherà a tutti noi, ognuno per la sua parte, offrire a questa città una nuova via, che ci riporti ad essere una città ed una comunità attiva e positiva.
Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD
Livia Sarda, vicesegretaria PD cittadino
L’annunciata rivoluzione della sosta per i residenti è l’ennesimo bluff del sindaco Rapinese. In occasione dell’approvazione del nuovo regolamento aveva pomposamente affermato: “Nessun residente resterà senza posto auto”. Invece, se anche saranno accolte tutte le domande che le famiglie presenteranno, si potrà al massimo garantire ai residenti un permesso di sosta per un posto auto, che poi però dovranno avere la fortuna di trovare, che è cosa ben diversa dal posto auto garantito che è stato promesso dal sindaco. Buona fortuna quindi alle famiglie che saranno alla ricerca del parcheggio. Tra l’altro il numero massimo di permessi di sosta assegnabili in tutta la città sono diventati 950 a fronte di 1303 permessi attualmente assegnati tra gialli e blu.
Altra grave decisione è la riduzione dei posti blu dove potranno parcheggiare i residenti; attualmente quelli con il permesso blu possono parcheggiare in tutti gli stalli della loro zona. Con la nuova regolamentazione, in molte vie dove è adesso è possibile, come Via Rezzonico dove vi sono molti condomini, non si potrà più fare; non vi è però alcuna ragione per questa limitazione che invece ridurrà sensibilmente la possibilità per i residenti di trovare uno stallo libero.
E’ stato inoltre introdotto un pesante inasprimento tariffario, la c.d. tariffa Vulcano, in tutta la zona a ridosso del lago dove si pagherà per tutte le 24 ore; aumenti che peseranno su tutte le categorie di utenti. Chi dovrà recarsi in centro città, dove sono concentrati tanti servizi e utenze commerciali, subirà un salasso, una vera e propria tassa occulta.
Tali aumenti nelle intenzioni del sindaco dovrebbero scoraggiare la sosta dei non residenti per favorire quella dei residenti che dovrebbero così trovare più facilmente degli stalli di sosta liberi. Ma il problema della sosta inoperosa non si risolve cambiando il regolamento o aumentando le tariffe: senza continui e puntuali controlli, come si potrà evitare la sosta senza pagamento da parte dei non residenti, in particolare nelle ore serali e notturne quando i residenti rientrano a casa dal lavoro e debbono parcheggiare l’auto?
L’obiettivo in realtà non è quello di favorire i residenti, che anzi vengono penalizzati con molte limitazioni, ma quello di fare cassa. E ciò trova conferma anche dalla trasformazione di molti posti bianchi in posti auto blu e dalla totale eliminazione della sosta gratuita nei giorni festivi anche in quelle zone più lontane dal centro storico dove la domenica non parcheggiano né i turisti né i lavoratori pendolari, ma solo i residenti.
Che fine hanno fatto le promesse elettorali del sindaco? Quello che diceva: “In passato abbiamo assistito alla demonizzazione degli stalli della sosta in prossimità del centro. Il nostro punto di vista è contrario: i parcheggi servono e servono soprattutto dove si trovano i servizi di cui i cittadini necessitano, molti dei quali, appunto, sono proprio in centro e/o in prossimità delle aree della città più densamente popolate”.
Un vero e proprio programma di carta straccia. Il consigliere Rapinese che a suo tempo accusava le altre amministrazioni di fare diventare Como una città per ricchi, si è rapidamente trasformato nel sindaco che di fatto espelle dalla città coloro che hanno meno risorse. Perché questa è la sua “rivoluzione della sosta”: un sopruso nei confronti dei cittadini, un nuovo salasso sui comaschi.
Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD
Stefano Legnani, consigliere comunale PD
Abbiamo letto la perizia sui ciliegi di Via XX Settembre. Non essendo degli agronomi, non si può che prendere atto della valutazione del professionista che ha ritenuto che 31 dei 35 ciliegi esistenti si trovino in condizioni medio-gravi, come tali da abbattere.
Colpisce però che non sia stata presa in alcuna considerazione, al limite anche solo per escluderla, la possibilità di sostituire le piante da tagliare con nuovi ciliegi, al fine di conservare immutata la bellezza di un luogo tanto caro ai comaschi, come dimostra la mobilitazione di molti cittadini in queste ore. Dopo tutto è quello che si è fatto anche in altri luoghi della città, ad esempio nel lungolago, dove le piante tagliate sono state sostituite da altre della stessa specie. E’ lecito quindi domandarsi: perché si sono considerati solo i peri e non si è anche valutato di ricollocare dei ciliegi?
E’ vero che nella relazione si dà atto che la gestione e i costi di manutenzione dei peri sono moderatamente bassi, oltre ad essere piante resistente ai parassiti patogeni; ma perché analoghe valutazioni non sono state fatte anche per i ciliegi? Nulla si dice infatti né dei costi di gestione dei ciliegi né della loro maggiore o minore resistenza.
Dopo tutto i ciliegi sono in Via XX Settembre da almeno cinquant’anni; non è quindi fantasia immaginarsi che delle nuove piante possano durare altrettanto nel tempo.
E se anche se la loro manutenzione fosse più onerosa di quella dei peri, immagino che i comaschi non si lamenterebbero di una spesa che manterrebbe immutato uno scenario che caratterizza da così tanto tempo una parte della città.
Como deve puntare a bellezza, qualità, attrattiva e storicità, non certo a risparmiare qualche soldo, L’obiettivo deve essere quindi, se proprio le attuali piante dovranno essere tagliate, di sostituirle con altri ciliegi.
Patrizia Lissi e Stefano Legnani, consiglieri comunali PD
Sabato 15 novembre alle 10.30 saremo in via del Dos, insieme ad associazioni e alle altre forze politiche, al presidio per chiedere la riapertura della piscina inattiva ormai da tre anni, da quando nell’estate 2022, il sindaco ha deciso di chiuderla. Si tratta di una struttura importante della nostra città, anche perché ospitava, tra le altre, le attività di persone fragili o con disabilità.
Una situazione assurda, che è l’emblema della gestione di questa Amministrazione. decisioni senza senso calate dall’alto, chiusura nel palazzo, senza ascoltare i bisogni reali dei cittadini, insulti e disprezzo, distanza abissale tra quanto annunciato in campagna elettorale e quanto avvenuto dopo, incapacità progettuale mascherata da annunci roboanti, nessun interesse per il benessere della cittadinanza, in particolare per i servizi ai più fragili.
Prima e dopo l’estate del 2022, abbiamo assistito a smentite, sfuriate, fughe dalla realtà, rifiuto di confrontarsi nel merito. Che ne è stato, ad esempio, della famosa promessa di garantire comunque ai disabili l’accesso a strutture dedicate, “Ci dovesse essere bisogno degli elicotteri per portarli in altre strutture lo faremo”? Chiedete alle 140 famiglie coinvolte, quanti elicotteri sono passati a prenderli…
Desideriamo una gestione diversa, attenta e rispettosa dei bisogni di tutti. Costruiamo insieme il futuro di Como.
Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD Como
Enzo Cresta, segretario del circolo PD di Como Sud
Due mesi di silenzio. Tanto è passato da quando, il 9 settembre, i consiglieri di minoranza appartenenti alla Commissione 3 hanno chiesto al presidente Bernasconi di poter visitare insieme ai colleghi di maggioranza e toccare con mano le scuole destinate alla chiusura o all’accorpamento. L’idea, chiaramente, era quella di valutarne lo stato, in modo da poter agire nel migliore dei modi. Convocata la Commissione 3, ci è stato risposto che anche la Commissione 2 avrebbe dovuto inviare una richiesta congiunta.
Quest’ultima è stata poi inviata il 22 settembre ai presidenti Niso e Bernasconi. Al riunirsi delle Commissioni 2 e 3, la maggioranza ha chiesto del tempo per organizzarsi con le direttrici didattiche. Un sollecito è stato fatto anche in seguito, sia per iscritto sia a livello verbale, ma la risposta è sempre stata la stessa. A oggi, che di tempo ne è passato abbastanza, tutto tace.
Iniziamo a pensare che l’Amministrazione abbia paura di far vedere ai consiglieri di minoranza quanto sono belle le scuole che ha deciso di chiudere.
Patrizia Lissi ed Eleonora Galli, consigliere comunali PD Como
Il taglio dei ciliegi ornamentali lungo il viale antistante il Tempio Voltiano non può lasciare indifferenti.
Alberi simbolo di uno dei luoghi più iconici della città sono stati lasciati a deteriorarsi fino al punto di dover essere abbattuti, senza che in questi anni sia stata garantita cura o manutenzione adeguata. Ci preoccupa anche la situazione di Viale Cavallotti, con piante trascurate allo stesso modo.
Il verde richiede cura e attenzioni, con l’obiettivo di preservare l’esistente e incrementare il patrimonio arboreo della città. Non è solo un elemento estetico, ma una vera infrastruttura naturale che migliora la qualità della vita: purifica l’aria, riduce l’inquinamento, assorbe l’anidride carbonica e attenua l’effetto delle isole di calore, rendendo la città più vivibile.
Inoltre, il viale con i ciliegi non era solo verde urbano: era parte del paesaggio storico di Como, un corridoio visivo e affettivo che meritava ben altra attenzione. Ora è dovere dell’amministrazione restituire ai cittadini quello scenario, ripristinando alberature di pari valore e fioritura, senza scorciatoie né alibi tecnici.
Chiediamo quindi all’amministrazione di ricostruire i filari così come erano, mantenendo la struttura del viale alberato con cannocchiale visivo sul monumento voltiano.
Segreteria cittadina PD