Da un progetto di acquisto, ristrutturazione, cinéboutique e gestione partecipata, fino alla svendita. Così cambiano le intenzioni del sindaco in merito al Politeama, come su molto altro. Le motivazioni? Perché gli va. Così ha risposto in Consiglio comunale alle domande in merito, di fatto ammettendo la propria incompetenza in materia e mancando di rispetto ai cittadini, che meriterebbero di essere adeguatamente informati sulle decisioni dell’Amministrazione.
Non resta che prenderne atto. Non soddisfatto di aver già completato – come ama vantarsi – mirabolanti percentuali del suo programma, il primo cittadino ha cambiato nuovamente rotta e ora ha deciso la svendita del Politeama. Non serve certo una prodigiosa memoria per ricordare le proposte che venivano avanzate da Rapinese in campagna elettorale (comprese quelle di dubbia fattibilità) sul Politeama, ma se servisse un aiuto per ricordare qualcosa di più lontano, allora vi aiutiamo noi.
Era il maggio del 2011 e l’allora consigliere Rapinese dava spettacolo in Consiglio comunale con i toni e le provocazioni a cui ormai siamo abituati da anni di un’Amministrazione ostile a tutto e tutti. A far strano però, è una questione in particolare: Rapinese minacciava fino a settemila emendamenti per bloccare l’acquisto del Politeama; usava l’ostruzionismo come arma politica. Lo stesso ostruzionismo che ora addita come eversione a chi chiede spiegazioni sul Documento Unico di Programmazione, il documento in cui è contenuto il programma di ciò che l’Amministrazione intende realizzare.
E poi il Politeama. Al tempo inaccettabile acquisto, poi promessa di unione e cooperazione per la città, ora materiale da svendita. Chissà che a furia di cambiare idea prima o poi non ne imbrocchi anche una…!
Alessandro Rossi – Segretario PD Como Convalle
Stefano Legnani – Consigliere Comunale PD
“La presenza in Consiglio comunale e le parole dei giorni scorsi delle associazioni del territorio hanno lanciato un messaggio forte e chiaro, che poi è lo stesso che già qualche settimana fa avevamo portato all’attenzione. A Como c’è una forte emergenza abitativa e c’è un terzo settore che lavora con impegno per provare a porre rimedio. In una situazione del genere, vendere la struttura di via Sacco e Vanzetti è una decisione scellerata e irresponsabile verso le persone meno fortunate e verso chi si impegna quotidianamente per loro e che non possiamo che ringraziare” dichiarano i consiglieri comunali del Partito Democratico Patrizia Lissi e Stefano Legnani.
“È bene ricordare che l’edificio è nato, nel 2004, grazie a un finanziamento regionale, proprio per l’emergenza abitativa e per ospitare le persone in difficoltà. Dopo essere stato utilizzato anche dalla Prefettura, è passato nelle mani del Comune, che lo ha dato ai servizi sociali. Qualche tempo fa, grazie a un contributo ministeriale, la Prefettura ha chiesto all’Amministrazione di poter tornare a gestirlo, ma la proposta è stata rifiutata, perché la Giunta Comunale dichiarò l’urgenza di mantenere strutture e spazi da destinare prioritariamente a finalità sociali di propria competenza, con particolare priorità ai servizi per disabili. Risultato? Non è mai stato fatto nulla, tanto che, ora, il sindaco ha pensato di venderlo, di fatto condannandolo ad almeno altri due anni di non utilizzo. Incalzato dalle domande dei consiglieri, inoltre, il sindaco non ha in alcun modo motivato la scelta di vendere l’immobile solo pochi mesi dopo avere dichiarato la sua necessità per finalità di tipo sociale”.
“Le domande rimangono – concludono – Perché non ridestinarlo allo scopo per cui era nato? Perché non parlare con le associazioni del territorio per vagliare le possibilità? Compito del Comune, che non è un’agenzia immobiliare, sarebbe quello di erogare servizi sulla base delle esigenze del territorio, che sono sotto gli occhi di tutti. Gravissimo non sfruttare l’opportunità di dare un riparo a tante persone in difficoltà: significa non averle a cuore”.
“Di fronte a diverse segnalazioni relative ai rifiuti vicino al Baradello, lunedì abbiamo chiesto in Consiglio comunale come sia possibile che, in un luogo così turistico della nostra città, la situazione sia così mal gestita. È arrivata la risposta del sindaco, che dice di aver più volte segnalato la questione al parco Spina Verde, dovendo gestire loro quella che non sarebbe una competenza del Comune. Soddisfacente… se non si scoprisse che è falso” affermano il consigliere comunale del PD Stefano Legnani e il segretario del circolo di Como Convalle Alessandro Rossi.
“Il presidente del parco non ha tardato a chiarire che, quanto affermato dal sindaco, non corrisponde a verità: la responsabilità è del Comune, così come gli altri Comuni della Spina Verde provvedono da loro. Un po’ imbarazzante che il sindaco abbia così velocemente ‘scaricabarilato’ i propri compiti all’ente parco. Senza sapere, poi, che è da un mese che nessuno si sta occupando dei rifiuti di quella parte di territorio. Va sottolineato, inoltre, che Spina Verde ha chiesto un incontro con il Comune, ma ad oggi, tanto per cambiare, non è arrivata nessuna risposta”.
“E la noncuranza, o forse lo scaricabarile, del primo cittadino va ben oltre – concludono – Ricordiamo, infatti, che luoghi amati e frequentati dai comaschi come la Baita Baradello e la Baita Raspaù sono chiusi ormai da molto tempo, senza che in Comune ci siano progetti per la loro riapertura. Troppo difficile, forse, per un’Amministrazione che quanto a idee per il recupero degli edifici e visione ad ampio raggio del territorio, non ha mai brillato e continua a non brillare”.
Abbiamo appreso la notizia della decisione dell’Amministrazione comunale di posare erba sintetica in tre asili nido della città: Caravella di via Giussani a Rebbio, Fantasia di via Italia Libera in centro e Panda di via Segantini a Sagnino. Se è vero che i cortili dei tre plessi necessitano indubbiamente di manutenzione, ci troviamo decisamente contrari al progetto della Giunta.
Riteniamo che i bambini debbano crescere in un ambiente il più possibile naturale, a contatto con il verde, non con uno squallido tappeto in materiale plastico. L’esperienza sensoriale, nei bambini, è assolutamente preziosa e gli spazi naturali, anche all’interno dei nidi, andrebbero protetti. Senza contare che, d’estate, mentre la natura ha una funzione mitigante, i prati sintetici possono scaldarsi molto, diventando difficilmente sopportabili per bambini così piccoli.
Invece, ancora una volta, per evitare i costi delle manutenzioni, l’Amministrazione ha deciso di tagliare sui bambini, rendendosi anche responsabile di una scelta ambientalmente non sostenibile, considerato cosa comporta la produzione di un manto in microplastica, la sua manutenzione e poi il suo smaltimento. Nel 2024 un’amministrazione pubblica non può non tenere conto di tali impatti ambientali che, lo vediamo, incidono in maniera sempre più importante sulla vita delle persone.
La segreteria cittadina del Partito Democratico
“Una promessa per evitare il caos viabilistico che sempre più spesso ammorba gli spostamenti comaschi: i lavori pubblici e privati che possono essere di disturbo alla viabilità non verranno mai più autorizzati durante gli orari di punta e/o giornate da bollino rosso. Basta caos. Basta trappole”. Non sono parole nostre, bensì quelle che la lista Rapinese ha scritto sul proprio programma elettorale. E, purtroppo, sono le ennesime parole al vento, le ennesime bugie raccontate ai cittadini, le ennesime promesse che poi vengono, immancabilmente, tradite.
La Como di questi giorni e in particolare di questa mattina è l’esatta definizione di quel caos a cui il sindaco avrebbe dovuto dire basta. Lavori in via Cecilio, cantieri sparsi qua e là e, oggi, comparsi anche in via Borgovico, dove un senso unico alternato ha paralizzato l’intera città, in tutte le sue arterie principali. Se solo questa Amministrazione fosse tanto brava a pianificare i lavori e ad avere una visione d’insieme della città quanto lo è a fare falsi proclami, tutto questo si sarebbe potuto evitare. La vera trappola sono le bugie e la narrazione distorta che continuiamo a dover ascoltare. Basta trappole, questa volta, lo diciamo noi.
I consiglieri comunali del PD
Il flop dell’appalto comunale per adeguare le scuole alle prescrizioni di Ats è l’ennesimo disastro di questa Amministrazione in tema di istruzione. Periodicamente ci troviamo di fronte a decisioni di chiusure, poi di riaperture, di proclami di ristrutturazioni e poi, come in questo caso, di ritardi nella realizzazione o nell’aggiudicazione dei lavori. E intanto le famiglie aspettano, sballottate da una parte all’altra, senza una vera visione d’insieme.
Chiudere e aprire scuole come fosse un esercizio ginnico di cui il sindaco è campione olimpico sta diventando la triste normalità. Basta ritornare con la mente a settembre per ricordarsi quanto successo con la scuola dell’infanzia di via Amoretti a Monte Olimpino, dove la mancata ristrutturazione ha costretto alla chiusura dell’edificio e alla conseguente riapertura della materna di Ponte Chiasso. Mese dopo mese, i ritardi e le sconfitte si stanno sommando e cominciano a diventare troppi. Ma non era forse il sindaco a dire che il Comune può tutto?
“Abbiamo appreso la notizia della volontà del sindaco di vendere la struttura di via Sacco e Vanzetti a Prestino. Ed è solo uno dei numerosi immobili che l’Amministrazione ha messo in lista, quasi fosse un mercatino dell’usato. Ci tocca, purtroppo, ricordare al sindaco e alla giunta che il ruolo di un Comune sarebbe quello di erogare servizi ai cittadini a seconda delle necessità, non quello di vendere la città” dichiarano il segretario cittadino del PD Daniele Valsecchi e i consiglieri comunali Patrizia Lissi e Stefano Legnani.
“La struttura di via Sacco e Vanzetti nasce per sopperire all’emergenza abitativa che, in questo periodo, a Como, ha raggiunto livelli sconvolgenti. In questa città in cui è ormai difficilissimo trovare appartamenti a prezzi accessibili, una delle priorità di un Comune dovrebbe essere quella di provvedere affinché tutti possano avere un riparo. Perché, allora, non riattivare la struttura con la sua funzione originaria?”
“Teniamo a ricordare, inoltre, la storia e la gestione recente dell’immobile di via Sacco e Vanzetti, che fino al 2021 è stata destinata a richiedenti asilo politico – proseguono – In seguito, la Prefettura ha ottenuto un finanziamento dal Ministero per l’adeguamento della struttura per richiedenti protezione internazionale. Ha chiesto, dunque, nuovamente al Comune la struttura. La Giunta Rapinese con delibera 15.03.2023 non ha accolto tale richiesta, assegnando l’immobile al settore politiche sociali per rispondere ai bisogni emergenti con particolare priorità ai servizi per disabili. Poi però non ha più fatto nulla in tale direzione e, ora, ha pensato bene di cederla al miglior offerente”.
“Siamo di fronte all’ennesima dimostrazione del fatto che questa Amministrazione non conosce le priorità della città, che il sindaco sta svendendo pezzo per pezzo. E ci piacerebbe tanto sapere a quali fini” concludono.
“Ancora una volta il tempo ha dimostrato che i nostri dubbi, le nostre domande, le nostre battaglie in Consiglio comunale avevano un fondamento. Il Comune di Como ha annunciato che, a differenza di come è sempre stato in passato, quest’anno le iscrizioni per gli asili nido non riapriranno nel mese di novembre. La causa è da individuarsi nella mancanza di personale” dichiarano le consigliere comunali del partito Democratico Patrizia Lissi ed Eleonora Galli, insieme a Francesco Finizio, segretario del circolo PD di Como Circ. 1 – Albate.
“Quella che a un occhio distratto può sembrare una casualità, è in realtà la prevedibile conseguenza di una serie di azioni intraprese dall’Amministrazione, che rispondono a una precisa scelta politica: portare sempre più bambini dal pubblico al privato. È una scelta consapevole, infatti, quella di non assumere personale, stralciando il bando in merito e non muovendo più un solo dito per tamponare il problema. Il primo campanello d’allarme era stata l’accettazione di soli sei bambini all’asilo Magnolia, su undici domande presentate. La mancata riapertura delle iscrizioni non è altro che una conferma”.
“Eppure, in Consiglio, numerose volte avevamo interpellato sindaco e vicesindaco sulla questione, denunciando la mancanza di personale. Venivamo derisi, ci rispondevano scuotendo la testa, come a dire che non c’era nulla di vero. Il tempo, purtroppo, ci ha dato ragione. Questa Amministrazione, mattoncino per mattoncino, sta distruggendo gli asili pubblici, da sempre fiore all’occhiello della nostra città” concludono.
“L’ennesima vergogna. Nella giornata di ieri abbiamo assistito, ancora una volta, a una manifestazione di forza da parte del sindaco che, in nome di una decisione del tribunale non ancora notificata, si è presentato alla sede dell’associazione Carducci con la Polizia Locale per pretendere la restituzione dei locali” affermano i consiglieri comunali del Partito Democratico Patrizia Lissi e Stefano Legnani.
“Ancora una volta Rapinese ha messo in atto un comportamento inaccettabile, ben lontano da quello che il suo ruolo pubblico, a servizio della città e dei cittadini, e che l’etica politica imporrebbero. Un atto di violenza totalmente ingiustificato da parte del Comune. Ancora una volta si è dimostrato incapace di utilizzare il dialogo, scegliendo la via della prepotenza, restando addirittura a debita distanza per evitare interazioni con l’associazione e probabilmente non vedendo l’ora di poter filmare la ‘riconquista’ dell’immobile. Lo stesso stile di quando si è presentato nelle scuole sperando di filmare delle infiltrazioni dal tetto che però non c’erano. Anche ammesso che vi sia un provvedimento del tribunale che dia ragione al Comune, il buon senso e la correttezza nei rapporti imporrebbe che prima se ne parli e ci si confronti in modo civile”.
“Ancora una volta è andato a minare il tessuto sociale della città, colpendo un luogo di cultura e di aggregazione. L’ennesimo triste spettacolo che nutre l’ego del sindaco ma getta un velo di tristezza e di desolazione sulla città. Sotto questo aspetto, Rapinese continua a perdere ma, purtroppo, perde anche Como. All’associazione Carducci va la nostra vicinanza per quanto accaduto” concludono i consiglieri.