La notizia della riapertura del Teatro di Rebbio ci riempie di gioia. Esprimiamo la nostra soddisfazione per questo epilogo. Non vediamo l’ora di tornare a vivere un luogo di cultura e di socialità. Uno di qui luoghi di cui Como ha estremamente bisogno. Siamo felici anche per tutti i comaschi e le comasche che hanno aiutato concretamente con la raccolta fondi che ha permesso i lavori di adeguamento. Sicuramente è una situazione che si sarebbe potuta affrontare meglio e più tempestivamente, risolvendola con il buon senso. Oggi, però, ci godiamo la notizia e aspettiamo la lettera ufficiale per gioire per la riapertura e tornare a vederci agli spettacoli.

Il Partito Democratico di Como

Finalmente il Comune di Como ha revocato il bando per l’affidamento della gestione della palestra di Via Giulini. L’Amministrazione comunale, dopo ben due sospensioni del bando nel tentativo di guadagnare tempo, non ha potuto che revocarlo, perché sbagliato e penalizzante per le società sportive, riconoscendo così il proprio errore. Nonostante avessimo più volte, in passato, sottolineato la non correttezza, ciò è avvenuto solo dopo le forti contestazioni sollevate in particolare da due storiche società sportive di Como che da anni utilizzavano la palestra e che non avrebbero potuto più farlo in base alle condizioni del bando. Esso prevedeva infatti che la gestione dell’impianto fosse affidata ad una sola società, peraltro già di fatto preventivamente individuabile considerati i requisiti richiesti per poter partecipare alla gara.

L’impianto di Via Giulini è stato chiuso per anni per effettuare interventi di riqualificazione e messa a norma che hanno impegnato significative risorse economiche del Comune. Durante questo periodo le società si sono dovute riorganizzare chiedendo ospitalità anche ad altri comuni della provincia. Ora che l’impianto è stato restituito alla città si deve individuare una forma di gestione che possa consentire a più realtà sportive di poterne usufruire. Si deve anche ricordare che in Via Giulini, prima della sua chiusura per i lavori, praticavano attività sportiva anche persone con disabilità; con il bando poi revocato questo non sarebbe stato più possibile. E un’amministrazione comunale che si afferma attenta ai nostri concittadini meno fortunati deve invece garantire a loro spazi per lo sport.

I consiglieri comunali Stefano Legnani e Patrizia Lissi

Il voto di domenica e lunedì ha espresso con chiarezza la volontà degli italiani: il successo del NO al Referendum è una vittoria della democrazia per la democrazia, e della Costituzione. Una larga maggioranza del Paese ha fermato una riforma sbagliata, che avrebbe messo a rischio l’equilibrio tra i poteri dello Stato e l’autonomia della Magistratura. Le riforme si fanno per migliorare il sistema, non per indebolirne i contrappesi, cercando di subordinare un potere all’altro.

Gli italiani hanno riaffermato un principio fondamentale: la giustizia deve restare libera da condizionamenti politici. Certamente all’interno del nostro sistema giudiziario ci sono delle criticità, alcune anche importanti, alle quali occorre mettere mano ma all’interno di quel perimetro saggiamente costruito dai nostri padri e madri costituenti. L’indipendenza e l’autonomia della Magistratura  sono una garanzia a tutela di tutti i cittadini.

Il dato fatto registrato nella provincia di Como, dove ha prevalso il Sì, certo rappresenta per il Partito democratico, la politica in generale, e i vari Comitati locali per il NO, un elemento di forte riflessione che richiama la necessità di rafforzare ulteriormente il dialogo e i legami nei nostri territori. Da oggi però ripartiamo da qui: dalla volontà popolare; dalla nostra Costituzione che ha retto gli attacchi di chi voleva mortificarla a colpi di maggioranza, senza alcun confronto onesto; dalla centralità dello Stato di diritto per tutti e tutte.

Un ringraziamento va a coloro che in questi mesi si sono spesi sul territorio nei vari incontri e dibattiti, nei banchetti, ai gazebo, nel porta a porta, e alle persone che sono andate a votare, tornando a partecipare alla vita democratica del nostro Paese. Come PD continueremo sì a confrontarci, a lavorare senza mai dare nulla per scontato, ma con la fermezza di chi vuole custodire insieme i valori fondativi della nostra democrazia liberale.

Carla Gaiani, segretaria provinciale PD

Grazie elettrici ed elettori!
Di tutta Italia. Avete dato una risposta consapevole e decisa. La Costituzione non è un gioco. La giustizia è un tema serio.

E grazie elettrici ed elettori di tutta Como!
La risposta della nostra Città ci conforta, rinforza e responsabilizza.
La vostra partecipazione al voto (+61% affluenza) ci segnala una rinnovata attenzione, da rispettare e non disperdere. Dobbiamo sempre lavorare per fare capire a tutte e tutti che votare conta. È stato importante oggi e sarà essenziale tra un anno.

E la vittoria del NO a Como è stata una valutazione seria e consapevole da parte di elettrici ed elettori della città che, al netto delle abituali scelte politiche, hanno bene inteso difendere la Costituzione e chiedere di trattare la giustizia come un tema serio.
Ci ricordano che, con una proposta e un dialogo serio, tutti assieme, siamo capaci di incidere e convincere i nostri concittadini. Ricordiamocene ogni giorno, da qui fino al 2027.

Il centrodestra si lamenta ora della politicizzazione. Peccato l’abbiano voluta loro, con arroganza, abbassando costantemente il livello del confronto.
Gli elettori hanno invece risposto con serietà. Le riforme costituzionali si costruiscono. Il nodo della giustizia si affronta con senso di responsabilità.
E, se davvero questo è un voto politico, allora il Governo cominci a farsi delle domande…

Grazie a tutta la grande comunità del PD Comasco, che si è attivata moltissimo. Incontri, gazebo, volantinaggi…
Crederci fino in fondo.

Grazie a tutti i comitati civici, gli esperti, le persone che si sono spese per questo obiettivo che, tre mesi fa, sembrava irraggiungibile.

Grazie a tutte e tutti i fuorisede, che hanno ricevuto una porta in faccia dal Governo, e che siamo contenti di avere aiutato, a Como come in tutta Italia. Giovani e lavoratori a difesa della Costituzione.

Grazie a chi ha portato avanti le ragioni del sì con serietà, ragionando nel merito, senza aggrapparsi ad argomenti squallidi e insensati, senza citare stupratori, spacciatori, bambini strappati alle famiglie, e tante altre frasi incredibili che ci è toccato ascoltare.
Impegniamoci sempre tutti ad alzare il livello del dibattito, ad ascoltarci davvero. Questo Paese, come questa Città, hanno bisogno di tornare ad un dibattito serio e rispettoso, con capacità di ascolto

Infine, un grande grazie ai giovani, il cui voto è stato decisivo. Nella mia professione, ho a che fare, per mia fortuna, con tanti giovani, studenti e lavoratori. Li ho visti e sentiti coinvolti e convinti, sicuri dei valori che hanno voluto difendere, del segnale che hanno voluto dare. Ieri, una ragazza mi ha detto: “ho votato per la prima volta, ed ho convinto i miei genitori a tornare a votare dopo tanto tempo.” È la frase più bella che porto con me da questo referendum.

Grazie ancora

Il segretario cittadino
Daniele Valsecchi

Finalmente sono iniziati i lavori per la rimozione dei detriti accumulati in via Sportivi Comaschi a seguito dell’alluvione di settembre. L’assegnazione dell’incarico alla ditta incaricata segna un punto di svolta, ma non cancella le gravi responsabilità politiche di un’Amministrazione immobile.

Come Partito Democratico lo diciamo chiaramente da mesi: questo intervento doveva essere una priorità. Non è accettabile che la cittadinanza abbia dovuto tollerare per così tanto tempo questa situazione. Questo ritardo non è solo un segno di inefficienza, ma ha messo e sta tuttora mettendo a serio rischio la realizzazione del Luna Park, un evento che fa parte della tradizione pasquale e primaverile della nostra città. Del resto è famosa l’ostilità di Rapinese a riguardo, tanto che, per le note vicende, era stata preclusa, per la prima volta in 100 anni, la realizzazione della manifestazione nel 2024.

Auspichiamo che quest’anno la cittadinanza, e soprattutto i bambini e le bambine, possano finalmente riappropriarsi del clima di festa che meritano, godendo anche delle giornate a loro dedicate che avevano riscosso tanto successo in passato. Speriamo che non sorgano ulteriori intoppi e che la ditta riesca a operare in tempi record. Il bando parlava di 20 giorni di lavoro: se si riuscirà a garantire l’apertura della manifestazione, il merito sarà esclusivamente dell’impresa e della sua celerità, non certo di un Sindaco che si è mosso fuori tempo massimo. Ancora una volta Rapinese dimostra una totale incapacità di programmazione. Muoversi all’ultimo minuto su questioni prevedibili da mesi è un limite amministrativo troppo grave per chi ha l’onere e l’onore di governare Como.

Francesco Finizio, segretario circolo PD Como Circ. 1

A poco più di un anno dalla fine del mandato, aumentano le promesse tradite dall’Amministrazione Rapinese. L’ultima di queste è quella che riguarda la sicurezza in alcune aree sensibili nella nostra città, come ad esempio quella dell’Ippocastano. Qualche giorno fa, lui stesso ha dichiarato che il progetto di renderla più sicura attraverso la costruzione di uno skate park, che aveva inaugurato con proclami roboanti, è stato un fallimento. Lo stesso si può dire di altre aree, come via Anzani. Quella stessa via che il sindaco paragonò a Tijuana, promettendo che, se fosse stato eletto, sarebbe tornata a essere vivibile. 
Di certo, Rapinese non sta lasciando una città più sicura di quella che ha trovato, troppo occupato a fare il carabiniere o a fare arrivare le forze dell’ordine laddove non serve (magari per sfrattare l’associazione di turno), senza senso delle priorità. E che dire poi del dispiego di agenti per verificare che non ci siano infrazioni laddove ha rincarato in maniera massiccia le tariffe dei parcheggi (è notizia di oggi l’emissione di multe a cittadini che, ignari, avevano pagato il posteggio con un’applicazione che non rileva ancora le tariffe vulcano). Agenti che invece continuano a essere poco presenti, a dispetto delle promesse, nelle zone degradate.
Siamo sicuri che, nell’arco del mandato dell’attuale Amministrazione, sono più i momenti di incontro con i residenti delle zone più sensibili organizzati dal Partito Democratico rispetto a quelli fatti dal sindaco. Ci siamo fatti portavoce delle loro richieste, ma purtroppo non hanno trovato risposta concreta. Visto che il sindaco ha fallito, speriamo sia possibile cambiare le cose in futuro. Noi, continueremo a renderci disponibili.

Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD
Patrizia Lissi, capogruppo PD in Consiglio comunale

Spiace che il Sindaco si sia sentito offeso dalle nostre dichiarazioni in merito alla decisione del Comune di rinviare i lavori di riqualificazione di Lungo Lario Trieste, anche perché l’offesa dell’avversario non fa parte del nostro modo di fare politica; forse lo è di altri. La critica era solo di natura politica.

Resta il fatto che è stata da lui erroneamente richiamata una norma che, sempre a suo parere, obbligherebbe l’Amministrazione comunale a non dare inizio ai lavori prima della decisione del TAR sulla richiesta di sospensiva dei ricorrenti. Si deve infatti ricordare che l’art. 55 del Codice dei Contratti Pubblici prevede espressamente che l’art. 18, comma 4, invocato dal Sindaco, non si applica agli affidamenti dei contratti di importo inferiore alle soglie di rilevanza europea che, per i lavori pubblici, è di oltre 5 milioni di euro, mentre l’importo dei lavori di Lungo Lario Trieste è di circa 600 mila euro.

Ma c’è di più: la norma citata da Rapinese riguarda l’ipotesi di un ricorso da parte di operatori economici partecipanti alla procedura di gara contro l’aggiudicazione definitiva dei lavori ad altra impresa. E ciò non è quanto successo, sia perché i ricorsi sono stati presentati dai titolari di bar e ristoranti e non da un’impresa che ha partecipato alla gara, sia perché i lavori sono stati affidati senza gara. Quindi nessuna accusa infamante e nessuna bugia nelle nostre precedenti dichiarazioni, che non sono frutto dell’ignoranza di cui ci accusa Rapinese: la decisione di non dare avvio ai lavori è solo una scelta dell’Amministrazione comunale e non un obbligo di legge.

Abbiamo l’abitudine, prima di fare delle affermazioni, di verificarle; forse anche il Sindaco dovrebbe fare altrettanto. La nostra frequenza universitaria risale a qualche anno fa e non ci azzardiamo quindi a formulare ipotesi sull’esito di eventuali nuovi esami universitari, ma forse sono altri che rischierebbero la bocciatura.

Rimane il tema politico: il Sindaco è sempre in primo piano nel prendersi meriti, anche non suoi, mentre è sempre pronto, di fronte alla mancanza di risultati, a trovare scuse invocando leggi e regolamenti o scaricando la responsabilità sugli uffici.

Daniele Valsecchi, segretario cittadino
Stefano Legnani, consigliere comunale

Il sindaco Rapinese si conferma ancora una volta un grande esperto di bugie e un mistificatore della realtà dei fatti. Ha infatti dichiarato che il Comune ha sospeso i lavori di riqualificazione del Lungolario Trieste, che avrebbero dovuto cominciare il 9 marzo, affermando che la sospensione non è una scelta, ma che è la legge che lo dice, specificando che fino all’udienza fissata dal TAR per il 13 aprile per l’esame della richiesta di sospensiva da parte dei ricorrenti i lavori non possono iniziare.

Ciò però non corrisponde al vero. Questi i fatti. I ricorrenti hanno chiesto la sospensiva dei lavori prima dell’udienza, ma il Presidente del TAR l’ha negata, specificando che, anche se un danno ci fosse, sarebbe comunque risarcibile, e rinviando tutto all’udienza del 13 aprile. Non c’è quindi alcun motivo per non avviare i lavori, se non una scelta prudenziale. Nessuno sa quello che si è effettivamente verificato, dato che il sindaco non ha citato alcun provvedimento con cui il Comune ha sospeso l’inizio lavori. Quello che è certo che l’affermazione “è arrivata la richiesta di sospensiva, per legge non possiamo agire” non è vera.

Sorprende che una affermazione del genere, che all’esame di diritto amministrativo comporterebbe la bocciatura, sia stata pronunciata da chi svolge un ruolo così importante per la città. Evidentemente, quando c’è da prendersi responsabilità, lo schema è sempre lo stesso: scappa in modo vigliacco e si nasconde dietro accuse infondate.

Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD
Stefano Legnani, consigliere comunale PD

Il sindaco Rapinese ci accusa di aver detto bugie sul taglio dei ciliegi ai giardini a lago. La realtà è però ben diversa. Come lui stesso riconosce, l’attuale progetto esecutivo, che proprio la sua amministrazione ha approvato, prevede il mantenimento dei ciliegi e l’integrazione, con nuove piante di ciliegio, di quelli che negli anni erano morti, rispristinando così il cannocchiale Viale Cavallotti – Viale Marconi da decenni caratterizzato dalla presenza dei ciliegi.

Ora pensa invece di sostituire i ciliegi con dei peri; per procedere con questa modifica deposita un progetto di variante che richiede necessariamente il parere della Commissione per il paesaggio del Comune di Como e l’autorizzazione della Soprintendenza, come lui stesso ricorda nel suo comunicato. E’ quindi lo stesso sindaco che riconosce che per il taglio dei ciliegi e la loro sostituzione con i peri è necessaria un’autorizzazione della Soprintendenza che al momento dell’abbattimento dei ciliegi non c’era e non c’è neppure ora.

E’ la stessa scena che abbiamo già visto in Via XX Settembre: il Comune aveva programmato l’abbattimento dei ciliegi senza avere neppure chiesto l’autorizzazione alla Soprintendenza. Abbiamo ormai da tempo imparato a conoscere la narrazione di Rapinese: tenta di giustificare le proprie scelte cercando di far apparire una realtà ben diversa da quella reale. E quando è con le spalle al muro scarica le responsabilità su dirigenti comunali e professionisti (in questo caso agronomi).Le bugie non sono quindi del Partito Democratico.

Stefano Legnani e Patrizia Lissi

Le istituzioni