“Che il Presidente Fontana parli della zona rossa come una punizione per la Lombardia è inaccettabile, pericoloso e fuori da ogni logica” dichiara il consigliere regionale del Partito Democratico, Angelo Orsenigo.
“Chiariamo una cosa: se siamo ancora in zona rossa per l’ennesima volta dall’inizio della pandemia non è un caso, né tantomeno un capriccio del Governo. È una diretta conseguenza dell’incompetente gestione sanitaria da parte dei vertici regionali. Questi hanno tenuto le scuole chiuse pur di dare l’impressione di essere all’opera. Il paradosso? Ci troviamo con un quadro epidemiologico grave e ragazzi ancora in Dad”.
“Parlare di punizioni, di vessazioni è un tentativo deliberato di Fontana di buttare benzina sul fuoco nel rapporto tra Stato e Regione Lombardia. Si alzano ii toni e si cerca uno scontro tutto politico che non fa bene ai lombardi” commenta il consigliere comasco.
“Piuttosto velocizziamo la campagna vaccinale anti-Covid. Ad oggi in Lombardia sono state inoculate solo il 61,3% delle 234,645 dosi consegnate. Ancora troppo poco. Se vogliamo metterci alle spalle questa situazione, vaccinare è la parola d’ordine oltre che la priorità assoluta” conclude Orsenigo.
Le scuole superiori riapriranno in presenza l’11 gennaio. Ma i trasporti sono pronti? Cosa è stato fatto finora?
“Sempre troppo poco – risponde Angelo Orsenigo, consigliere regionale del Pd –. Non solo il servizio ferroviario non è stato potenziato, ma addirittura viene ridotto”. Dai pendolari, e in particolare dagli studenti, giungono richieste di intervento: il servizio di trasporto su rotaie è stato fortemente depotenziato. “I posti a sedere diminuiscono in modo grave e drastico per i paesi in provincia di Como e Monza Brianza, che per Trenord e Regione Lombardia sono probabilmente zone di serie B – continua Orsenigo – In queste aree si nota infatti un taglio della metà, nelle fasce orarie di morbida per il servizio regionale, e addirittura di tutto il servizio per tutto il giorno relativamente alla linea S2 da Palazzolo Milanese in su”.
Questa la fotografia di una realtà che incredibilmente non ha ancora previsto alcun intervento sul fronte del trasporto pubblico su rotaia per far fronte alle disposizioni Covid.
“Sono interventi che avrebbero dovuto essere previsti già da settimane, soprattutto per sostenere il servizio di Trenord che non è certo un fiore all’occhiello. Per questo chiedo che Regione Lombardia smetta di lasciare carta bianca ai tagli operati da Trenord e si imponga per ottenere il ripristino delle condizioni pre Covid”, dice il consigliere Pd.
La soluzione a tutta questa situazione ingiusta è, infatti, il ripristino dell’orario, e del servizio com’era prima della pandemia: “Tutto ciò non comporta alcuna risorsa aggiuntiva, ma solo la volontà di farlo. In vista della ripresa della didattica in presenza e soprattutto dello scaglionamento degli ingressi e delle uscite, gli studenti torneranno a utilizzare il servizio di trasporto pubblico e lo faranno anche nelle fasce orarie dove il servizio è stato ridotto. Massima attenzione va dedicata alla salute dei nostri ragazzi, che invece vengono di fatto costretti a correre il rischio di assembramento per esercitare un diritto fondamentale come quello allo studio”, riflette Orsenigo.

Nello specifico, la tratta Erba-Asso vive una situazione paradossale: “Con l’orario di settembre 2020, dalle 7.30 alle 9.30 e dalle 16.15 alle 18.15, i treni sono stati sostituiti dai bus. Questo significa che per l’ingresso e l’uscita dalle scuole, gli studenti dovranno ammassarsi sui bus sostitutivi perché il treno non c’è più. Un grave disservizio, soprattutto se si pensa che quei mezzi, che oggi circolano come bus sostitutivi al posto del treno, potrebbero essere utilizzati per fare corse di rinforzo da e verso quei paesi dove la ferrovia non c’è. È inammissibile giocare con la salute pubblica e gettare al vento le risorse, gravando sulle agenzie del Tpl”, insiste l’esponente dem.
Inoltre, dagli orari delle corse emerge che i tagli alla linea regionale Milano-Asso, in particolare in fascia pomeridiana, obbligheranno gli studenti ad attese fino a un’ora. Tutto ciò determinerebbe non solo un allungamento del tempo per effettuare pochi chilometri, ma anche più evidenti possibilità di assembramenti in stazione o in altri locali. Forti limitazioni sono previste anche sulla linea di collegamento verso Monza e il milanese, dove sono presenti molti grandi istituti scolastici: gli utenti che prima si ripartivano su due linee, dovranno utilizzarne solo una i cui treni non potranno essere allungati ancora di più, con evidente assembramento.“Ribadisco con forza la richiesta di un intervento di Regione Lombardia perché si imponga a Trenord almeno il ripristino dell’orario e del servizio come era prima del Covid”, conclude Orsenigo.
I troppi errori hanno portato al risultato temuto: la campagna per la vaccinazione antinfluenzale in Lombardia è miseramente fallita e questo fa molto temere per il buon esito della campagna decisiva che si è aperta in questi giorni, contro il Covid-19. Sono i numeri a dirlo e l’ATS dell’Insubria non fa eccezione: su 1.479.339 assistiti solo 227.515, pari al 15,38%, sono stati attualmente vaccinati.
Il dato più preoccupante è quello della categoria anagrafica più a rischio, gli anziani. Solo il 48,29% degli over 65 anni ha ricevuto l’immunizzazione e ancora peggiore è il dato dei cittadini da 60 a 64 anni, per i quali in quest’anno di pandemia la vaccinazione era stata fortemente consigliata: immunizzato solo il 13,39%. Bisogna considerare che per le categorie cosiddette target, ovvero bambini fino a 6 anni e over 60 oltre alle persone fragili, il ministero della salute aveva indicato l’obiettivo di copertura ottimale del 95%, con un minimo del 75%.
“I dati sono impietosi e confermano quello che temevamo – dichiara il consigliere regionale del Pd Angelo Orsenigo – quelli delle province di Como e Varese sono inferiori alla pur bassa percentuale regionale per tutte le categorie tranne che per i minorenni, ma si tratta di uno scostamento di massimo un punto. Considerando che il vaccino ha bisogno di tre settimane per produrre l’immunizzazione è evidente che non ci sono più margini per considerare efficace la campagna vaccinale di quest’anno. La campagna vaccinale è ormai terminata e anche l’obiettivo minimo indicato dal ministero della salute, quello del 75% per le categorie a rischio, in Lombardia è lontanissimo.

Allo stato attuale si è vaccinato meno di un anziano over 65 su due, ma il ministero aveva indicato come categorie target anche i 60 – 64enni e i bambini da sei mesi a sei anni. Qui le percentuali sono pessime, davvero bassissime, e non è stata cattiva volontà dei cittadini o dei medici di base ma impossibilità di trovare la dose. A questo punto bisogna anche considerare la mole di vaccini che sono stati acquistati in ritardo e pagati a peso d’oro, anche cinque volte il costo applicato ad altre Regioni che se li erano procurati per tempo. Che fine faranno quelle dosi? Stiamo parlando di soldi pubblici che non devono e non possono essere sprecati. Su questo chiederemo risposte”.
“Ora speriamo che per il vaccino anti Covid la Regione faccia meglio, anche se il ritardo di queste prime giornate non è positivo e inizia a preoccupare – aggiunge Orsenigo riferendosi ai dati del ministero della Salute che mettono la Lombardia quindicesimo posto in Italia per il numero di vaccinazioni effettuate e in percentuale alle dosi ricevute – Con un misero 3,9%, la nostra regione è lontanissima dal 54,8% della provincia autonoma di Trento, ma anche dal 48,7% del Lazio”. A proposito di questo clamoroso ritardo, le recenti giustificazioni dell’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, sono, per il consigliere comasco “inaccettabili, tanto quanto i ritardi nella somministrazione dei vaccini anti Covid”.
“Il Pd chiese le dimissioni in Aula di Gallera già ad aprile – ricorda Orsenigo – quando furono chiari a tutti gli errori compiuti nelle RSA e nella gestione della pandemia, ma allora la Lega lo salvò. Lo fece per una sola ragione, perché sapeva che le responsabilità non erano solo dell’assessore, ma anche di Fontana e di tutta la sua giunta. Era vero allora ed è ancora più vero oggi. Ormai la credibilità dell’assessore è al minimo ed è incompatibile con la guida della sanità lombarda, ma non basta mandare via Gallera per raddrizzare la situazione, sono il presidente Fontana e l’intera giunta ad essersi dimostrati una volta di più inadeguati a guidare la Lombardia. Quindi, ci aspettiamo che si corra nella somministrazione dei vaccini anti Covid e si recuperi il tempo perso, perché le carenze organizzative e i ritardi di chi amministra la Lombardia ci sembrano davvero intollerabili e irrispettosi nei confronti di cittadini e operatori sanitari che hanno dimostrato in questi mesi di essere di gran lunga più responsabili e concreti di chi amministra la regione in cui abitano”.
Il 26 di settembre si avvicina e il rischio che Como venga tagliata a metà da passaggi a livello chiusi per tempi interminabili a causa di un nuovo sistema di sicurezza sarà purtroppo realtà.
Regione Lombardia ha una responsabilità diretta nel caos che andrà a verificarsi e l’Assessore regionale ai trasporti, Claudia Terzi, deve risponderne davanti a tutti i comaschi la cui quotidianità verrà complicata dalle sbarre abbassate di un passaggio ferroviario. Specialmente dopo il vertice tenutosi ieri a Roma tra Ministero dei Trasporti, Regione, Comune di Como e Ferrovie Nord e l’agenzia per la sicurezza Ferroviaria che si è risolto in un nulla di fatto. Per questo presenterò un’interrogazione ad hoc per fare chiarezza sulla questione. Perché Ferrovie Nord ha comunicato l’insorgere del problema con così poco preavviso? Regione sta davvero intrattenendo un confronto produttivo con Comune, Ferrovie Nord e il Ministero dei Trasporti?
E soprattutto, che strategia e con quali risorse il Pirellone intende adottare per mitigare l’impatto che le chiusure dei passaggi avranno sulla vita di migliaia di comaschi?Orma mancano poco meno di due giorni all’entrata in vigore dei nuovi sistemi di sicurezza responsabili dei ritardi. Almeno Regione si degni di fornire delle possibili soluzioni ai cittadini messi in difficoltà dall’operato proprio e di Ferrovie Nord. E’ il minimo: un atto dovuto nei confronti di una città che rischia di essere messa in ginocchio.
Angelo Orsenigo
di Silvia Roggiani su Immagina.eu
La Regione Lombardia spostato 30 milioni dalle risorse pubbliche ai fondi immobiliari: oneri in gran parte utilizzati dall’amministrazione comunale per investimenti nei quartieri periferici della città.
La legge regionale favorisce nuovo cemento e ulteriore consumo di suolo, in barba al Pgt approvato dal Comune di Milano e anche alle nuove regole che impongono di rimuovere gli stabili abbandonati. Infatti, mentre il Comune – se hai lasciato un immobile abbandonato – ti obbliga a recuperarlo o demolirlo entro 18 mesi, adesso se lo hai abbandonato da più di 5 anni Regione ti regala addirittura un 20% di volumetrie.
Ma, purtroppo, questa legge ha effetti negativi anche in tanti comuni della Città metropolitana, favorendo una deregulation dove gli investimenti e l’attenzione alle regole è particolarmente necessaria per garantire uno sviluppo di qualità, e non di quantità, nell’interesse dei cittadini.
Insomma, è chiaro come di fondo ci sia una concezione opposta dello sviluppo del territorio. Per l’amministrazione comunale da gestire tenendo conto delle sue diverse specificità ed esigenze, valorizzando il verde e l’edilizia convenzionata, per chi governa la Lombardia facendo prevalere il principio del “pagare meno ed edificare di più”.
Ha assolutamente ragione l’assessore Pierfrancesco Maran: questa Regione è guidata da persone senza idee, visione e capacità di andare oltre piccole furbizie economiche.
Destra e Lega al governo della Lombardia continuano a fare danni al territorio e ai cittadini, minacciandone qualità della vita e salute.
Mentre il PD e l’amministrazione comunale lavorano per portare avanti uno sviluppo sostenibile che ha a cuore il futuro, invece, Regione va nella direzione opposta e contraria, perfino dei lombardi.
Con l’attuale orario di Trenord, chi intende rientrare a Como da Milano dopo le 23.10 semplicemente è condannato a rimanere bloccato in stazione senza alternative. Da nessuna delle tre principali stazioni milanesi, infatti, c’è un treno che permetta di raggiungere Como oltre l’ultima corsa delle 23.09 da Milano Porta Garibaldi. Per chi ritarda l’unica possibilità è tornare in macchina, in taxi o attendere la mattina successiva con evidenti disagi e dispendio economico.
Questa situazione sconveniente si aggiunge alle numerose denunce mosse nei confronti di Trenord da diversi comitati di pendolari ed è il risultato di un orario “monco” e inadatto alle esigenze degli utenti. Sempre da Porta Garibaldi, infatti, mancano il 22.09 e il 22.39, rispetto all’orario pre-Covid. C’è inoltre un considerevole “buco” tra il treno delle 21.39 e l’ultimo convoglio delle 23.09. Da Milano Cadorna, poi, l’unico modo per rientrare a Como è prendere un treno per Saronno e un bus fino a Como entro e non oltre le 22.57. Da Milano Centrale l’ultima chance serale è invece il treno delle 21.43, soglia dopo la quale si rimane a un binario vuoto.
Chiaramente questa è una pessima sorpresa per i pendolari che rientrano dopo una lunga giornata di lavoro. Ma ancora più paradossale è lasciare i turisti e visitatori in balia di un servizio a singhiozzi, con evidenti buchi temporali. Un turista che atterra tardi in aeroporto e intende raggiungere Como, cosa dovrebbe fare per non rimanere bloccato a Milano?Siamo davanti a una duplice questione. Un servizio di trasporto efficiente è una bene per i cittadini, studenti e lavoratori ma è anche una risorsa per il territorio e la sua economia quando agevola e migliora i flussi turistici, Viste le mancanze e i “buchi” serali nell’orari, ci chiediamo: Regione e Trenord dove siete?
Angelo Orsenigo
(Milano, 20 settembre 2020) – Tempo fa, il consigliere regionale del PD, Pietro Bussolati, era stato in un magazzino di proprietà della Fondazione Fiera di Milano in cui erano stipate, inutilizzate, 18 milioni di cosiddette “mascherine-pannolino” ordinate lo scorso marzo, in piena emergenza Covid, da Regione Lombardia e fatte produrre dall’azienda Fippi di Rho per sopperire alla carenza di dispositivi di protezione individuale da distrstribuire agli operatori sanitari nei vari presidi territoriali lombardi.
Costo dell’operazione 8,1milioni di euro, spesi da Aria Spa, la partecipata della Regione, che è centrale unica degli acquisti.
Quelle mascherine però – come ci ha svelato Bussolati – non sono mai state distribuite perché considerate inadatte per proteggere gli operatori sanitari. Sul caso è stata aperta anche un’inchiesta giudiziaria per truffa.
Oggi apprendiamo da un articolo pubblicato su La Stampa, non senza un certo stupore, che la Giunta Fontana tre giorni fa, esattamente il 7 di settembre, ha approvato due delibere che consetono di donare parte di quelle mascherine pannolino, scartate dai dipendenti ospedalieri perchè inadeguate e inutilizzabili, al Kazakistan.
Regione Lombardia si vergogna talmente di distribuire al personale sanitario italiano le mascherine pannolino, vanto di un tempo, da cercare di spedirle altrove, persino regalandone un milione e mezzo al Kazakistan.
Ma alla beffa c’è da pagare, letteralmente, il danno. Sì perchè per donare queste improponibili mascherine pannolino al Kazakistan occorre che Regione Lombardia le riparghi di nuovo alla sua partecipata, Aria Spa.
Costo complessivo 823.500 euro per 1,5 milioni di pezzi (0,45 + Iva) da far valere sul capitolo del bilancio 2020 “Acquisto di beni per aiuti umanitari internazionali“.
C’è di che arrabbiarsi per questa ennesima presa in giro. I lombardi non la prenderanno bene e forse, se sapessero, anche i kazaki.
Chiara Braga
Servono corse ogni mezz’ora negli orari di punta e più carrozze sulla Como-Lecco per facilitare il rientro a scuola e al lavoro in totale sicurezza: Regione Lombardia non può rimanere a guardare mentre migliaia di comaschi affrontano l’enorme incognita del trasporto pubblico locale, messo in crisi dalle misure anti-Covid. Dal Pirellone servono soluzioni e servono rapidamente.
La Como-Lecco è infatti un servizio importantissimo per studenti e lavoratori gravemente azzoppato durante la pandemia che non è stato ancora ripristinato con solo 12 treni contro i 23 precedenti all’emergenza sanitaria. E’ una situazione già da tempo denunciata dai pendolari e che rischia, se non risolta, di generare situazioni di sovraffollamento non solo sui treni stessi ma anche sugli autobus presto strapieni di studenti che saranno lasciati senza alternative al trasporto su gomma, al suono della prima campanella, tra qualche giorno.
Solo se Regione e Trenord lavoreranno per mettere a disposizione più spazio e più convogli sarà possibile evitare pericolosi assembramenti ed alleggerire l’enorme pressione esercitata sulle linee dei bus del trasporto extra urbano. Solo così possiamo scongiurare pericolose situazioni in grado di vanificare gli immensi sforzi fatti per contenere il virus.Ottima è la proposta del Presidente di Anci Lombardia e sindaco di Tremezzina, Mauro Guerra, di potenziare il trasporto lacustre in alternativa agli autobus per garantire la sicurezza di chi dal lago si sposta verso Como. Solo migliorando linee di trasporto già collaudate ma sotto utilizzate si risponde ai bisogni del territorio. Allo stesso modo, Regione Lombardia deve capire che il trasporto ferroviario, in questo senso, diventa un alleato irrinunciabile e deve fare di tutto per evitare che nessuno rimanga a piedi o, peggio, sia costretto a salire su mezzi sovraffollati barattando la propria sicurezza per il proprio diritto a recarsi al lavoro o in classe.
Angelo Orsenigo
“Regione Lombardia accantona le donazioni fatte dai lombardi durante l’emergenza Covid-19. Verranno utilizzate per rafforzare la sanità lombarda in vista di una seconda ondata epidemica? Da Regione servono certezze” così dichiara il consigliere regionale del Partito Democratico, Angelo Orsenigo.
“Grazie a un’interrogazione presentata dal Partito Democratico all’assessorato al Welfare abbiamo potuto apprendere che i fondi donati durante la fase acuta della pandemia ammontano a circa 185 milioni di euro. Questa cifra copre le donazioni effettuate sia attraverso i conti correnti messi a disposizione dalla Regione (53 milioni circa) e tramite i conti correnti delle diverse ATS, ASST e IRCCS più donazioni di beni, (quasi 132 milioni). Dei quasi 53 milioni donati direttamente al conto della Regione, ben 25 milioni di euro avevano come destinazione prescelta dal donatore l’ospedale Covid realizzato in Fiera, ma non essendo tali risorse necessarie in quanto la fondazione Fiera ha provveduto autonomamente mediante raccolta fondi propri alla realizzazione della struttura. Si legge nella risposta dell’assessorato: “le donazioni destinate a tale struttura verranno utilizzate, previa autorizzazione dei donatori, per ulteriori iniziative legate all’emergenza”.
“La quantità di denaro raccolto dimostra senz’altro la generosità dei lombardi che mossi da un fortissimo spirito di solidarietà hanno fatto di tutto per aiutare i propri concittadini. Ma dalle informazioni che abbiamo ottenuto, questi soldi non sono ancora stati spesi e, stando a quanto stabilito in assestamento di Bilancio 2020, i proventi delle donazioni potrebbero essere utilizzati “per fronteggiare le conseguenze sociali ed economiche dell’emergenza epidemiologica da COVID-19” anziché messe a disposizione per risolvere le evidenti criticità del sistema sanitario lombardo in vista di una seconda ondata di Coronavirus in autunno. Di fatto, questo passaggio la giunta avoca a sé la gestione di queste risorse, che non entreranno nel bilancio regionale”.
“È grave che in Regione Lombardia non ci sia trasparenza su come vengono utilizzate le risorse donate. C’è una questione di fiducia che le istituzioni devono meritare da parte dei cittadini, che hanno diritto di sapere come vengono spesi i loro soldi. Siamo stati in piena emergenza e ancora non ne siamo fuori ma oggi sappiamo che ci sono 180 milioni di euro di donazioni effettuate in denaro (al netto di quelle fatte agli ospedali) che non sappiamo come verranno utilizzati, ma di cui nella fase uno c’è stato grande bisogno. Chiediamo chiarezza e soprattutto una seria programmazione di interventi per rafforzare la sanità lombarda”.