Domenica, 10 ottobre, presso la sede provinciale della CGIL di Como si è tenuto un presidio di solidarietà dopo l’attacco alla sede nazionale del sindacato a Roma, per mano dei neofascisti di Forza Nuova a Margine delle proteste “No-Pass”.

Presenti Chiara Braga, deputata, Angelo Orsenigo, consigliere regionale e Patrizia Lissi consigliere Comunale.

“Voglio esprimere piena solidarietà e vicinanza alla CGIL, la cui sede nazionale è stata assaltata da un gruppo di neofascisti di Forza Nuova. Sono fatti inquietanti che dimostrano quanto l’estremismo di destra sia una realtà pericolosa – e non semplice folklore nostalgico – sulla quale lo Stato deve intervenire con decisione e forza perchè sia chiaro che la violenza squadrista e l’apologia di fascismo non hanno alcun posto nella nostra democrazia” dichiara il consigliere regionale del Partito Democratico, Angelo Orsenigo, presente al presidio.

“È doveroso – ha dichiarato Chiara Braga, parlamentare del Partito Democratico e componente della segreteria nazionale del Pd – essere al fianco del sindacato e del mondo del lavoro, presidio fondamentale di democrazia. È tempo di usare parole chiare: condanna e immediato scioglimento di tutte le formazioni che si richiamano al fascismo. Nessuna ambiguità o silenzio complice può essere accettato. Per questo oggi è apparsa ancora più grave l’assenza del Sindaco di Como e delle Istituzioni che oggi governano la città di Como, sede del Monumento alla Resistenza Europea”.

“Quante volte siamo intervenuti sugli striscioni di estrema destra appesi a Como, i naziskin che hanno minacciato i componenti di Como Senza Frontiere, chiedendo che venissero prese le distanze dalla giunta comasca? Abbiamo ottenuto solo silenzio in cambio. Continueremo a combattere in consiglio comunale” ha aggiunto Patrizia Lissi, consigliera comunale di Como.

“Bene che l’iter di inserimento della collina di Cardina nel Parco della Spina Verde sia finalmente ripreso. Peccato l’intero processo abbia dovuto scontare i ritardi delle giunte di destra che si sono assecondate alla guida della città dal 2003 al 2012 e dal 2017 ad oggi” dichiarano i consiglieri Dem, Gabriele Guarisco e Patrizia Lissi.

“Proviamo a ripercorrere la storia – lunga – della questione Cardina. Nel 2003 il consiglio di circoscrizione 8 chiede di tutelare la collina. Ma è solo 12 anni dopo, a partire dal 2015, che il Comune di Como e l’amministrazione Lucini, con una nota al Parco Spina Verde e nel 2016 con l’approvazione della variante al PGT, fanno partire l’iter di inclusione nel concreto. La Giunta Landriscina si insedia nel 2017 e qualcosa si inceppa. Il Parco chiede al Comune un’integrazione di documenti e solo il 6 febbraio 2020 la Giunta Comunale “decide di riattivare l’iter di adesione al Parco Regionale della Collina di Cardina”” spiegano Lissi e Guarisco.

“Insomma, passano gli anni anche perché si lascia passare il tempo. Adesso c’è tutto l’iter in Regione Lombardia. Speriamo che per definire realmente l’inclusione della collina di Cardina nel Parco non si debba aspettare dopo le prossime elezioni regionali del 2023” concludono gli esponenti comaschi del PD.

“Bertolaso avrebbe forse preferito petali di rose e drink di benvenuto all’hub di Muggiò? Ma soprattutto, vista la violenza della pandemia, un hub vaccinale dove fare vaccinazioni in maniera più spedita possibile deve essere suggestivo o efficace?” si chiedono Angelo Orsenigo, consigliere regionale del Pd, Gabriele Guarisco e Patrizia Lissi, consiglieri Dem in Comune a Como. 

“Tra la piscina bloccata dalle indecisioni della giunta comunale, il progetto di riqualificazione del palazzetto e del parcheggio ancora fermo, nonostante i fondi del Patto della Lombardia siano a disposizione dal 2017, e l’irrisolta questione della Piazza d’Armi, che la situazione dell’area di Muggiò non sia nelle migliori condizioni non è un mistero. O meglio, lo è per chi come Guido Bertolaso viene da fuori Como. Peccato che alle passerelle tenutesi a Muggiò ci fossero tutti gli esponenti comaschi di Regione Lombardia che sono a conoscenza delle condizioni dell’area. Ora se Bertolaso ritiene che posizionare l’hub vaccinale a Villa Erba sia un’opzione migliore, ben venga, purché lo faccia in fretta – continuano gli esponenti Dem – Sarebbe però interessante sapere che cosa ne pensa il sindaco Landriscina di una simile stroncatura del lavoro fatto a Como”.

“A Bertolaso, comunque, chiediamo di preoccuparsi non solo dell’indecenza ma anche e soprattutto dell’inefficienza con cui Regione Lombardia ha finora condotto la campagna vaccinale, considerato che ancora molti ultraottantenni, anche a Como, stanno aspettando notizie da più di un mese per avere la somministrazione del vaccino Come ha detto oggi il presidente Draghi in Senato: “Per quanto riguarda la copertura vaccinale di coloro che hanno più di 80 anni, persistono purtroppo importanti differenze regionali, che sono molto difficili da accettare”. A Como stiamo avendo prova, giorno dopo giorno, di una situazione totalmente inaccettabile” concludono.


“La strana saga dell’infopoint ahinoi continua. Dopo aver annunciato lo spostamento nella sua sede originale voluta dalla giunta Lucini, e aver ritrattato in seguito, l’assessore Cioffi ha nuovamente annunciato che l’infopoint tornerà sotto al Broletto. In pochi mesi la struttura, almeno nei piani del Comune di Como, si è spostata tre volte” dichiarano Patrizia Lissi, consigliere comunale del Partito Democratico, e Tommaso Legnani, segretario cittadino del Partito Democratico.

“Per quanto lo strano valzer di intenzioni sull’infopoint faccia sorridere è il caso di ricordare che spostandolo alla sfortunatissima location in via Albertolli, è stato demolito un ottimo servizio ai visitatori e ai turisti, in una posizione non solo scomoda ma anche costosa per le tasche dei contribuenti visto l’affitto per i locali”.

“Bene quindi il ritorno alle origini. Ma sono quasi quattro anni che paghiamo l’ affitto per un infopoint brutto, posizionato in una zona assurda e che è stato un totale fallimento per un calo delle presenze significativo. Il vero, splendido e unico infopoint del Broletto è stato abbandonato in uno stato di degrado. Siamo alle solite: si fa, si disfa, si fa retromarcia, si ricomincia daccapo e i comaschi pagano” concludono Lissi e Legnani.

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