Prendiamo atto della decisione dei consiglieri di maggioranza in merito alla nostra richiesta di mozione di sfiducia all’assessore Chiara Bodero Maccabeo. Evidentemente per la maggioranza in Consiglio comunale la gestione del Verde è perfetta così. 

Noi continuiamo a vedere una realtà diversa e riteniamo che tutti i punti della nostra mozione di sfiducia avessero senso e ne abbiano sempre di più ogni giorno che passa. Noi parliamo con i cittadini, non siamo nascosti nel palazzo e sappiamo cosa pensano, ad esempio, dei parchi nei quartieri, dei lavori per i giardini a lago, dell’ascolto che offre loro questa Amministrazione. I cittadini risponderanno, nel 2027 e chiariranno qual è il loro giudizio.

Abbiamo provato a ridare agibilità democratica al Consiglio comunale attivando un dibattito, ma ancora una volta i consiglieri di maggioranza hanno deciso di non confrontarsi, di offrire una sola monolitica risposta. I consiglieri che hanno rifiutato la mozione si prendano la responsabilità davanti alla città non solo del loro abituale complice silenzio ma anche del loro voto. Grazie ai consiglieri di minoranza, che hanno portato elementi e hanno, come sempre, con serietà e coraggio, anche di fronte agli abituali insulti, partecipato con senso di responsabilità.

È emerso anche, una volta di più, come il presidente del Consiglio dimentichi il suo ruolo. Abbiamo visto ieri sera che, se fai parte del cerchio magico del sindaco, non esiste il concetto di responsabilità politica. Anche questo dovrà cambiare nella Como del futuro. Restiamo, però, con una domanda: se l’assessore non è responsabile di nessuno dei recenti fallimenti, a cosa serve avere un assessore al verde? Forse è meglio che il sindaco prenda anche questa ennesima delega.

Il PD di Como

L’abbattimento della scuola Corridoni sta assumendo contorni, se possibile, ancora più paradossali di quelli che abbiamo denunciato finora. Abbiamo appreso dalla stampa e dalle parole del Presidente del Consiglio d’Istituto della Como Borgovico un fatto politico rilevante: nemmeno il Calcio Como ritiene necessario l’abbattimento della scuola per realizzare un autosilo a servizio dello stadio. Questa notizia fa cadere l’ultimo velo di ipocrisia dietro cui questa Giunta si è trincerata. Se il soggetto che dovrebbe beneficiare della riqualificazione dell’area dice chiaramente che quel sacrificio non serve, allora emerge la nuda verità: distruggere la Corridoni è una scelta politica unilaterale, ostinata e profondamente sbagliata di questa amministrazione.

Lo ribadiamo ancora una volta: stiamo parlando di una scuola che funziona. Non è un edificio abbandonato, non è sottoccupata. Ospita 210 bambini. È un presidio educativo vitale per il quartiere in cui sono stati investiti fondi PNRR per realizzare aule dedicate; alcuni lavori sono stati fatti, altri lavori previsti questa amministrazione ha deliberatamente deciso di bloccarli. E non dimentichiamo il valore strategico che questa scuola doveva avere proprio per questa amministrazione, salvo poi cambiare repentinamente idea e scoprire di non averlo più diventando improvvisamente, parole del sindaco, “un cesso”. Era stata individuata come la sede naturale per accogliere i bambini della scuola Sauro di via Perti, quella scuola che il Sindaco voleva chiudere a ogni costo, fermato solo dall’intervento della giustizia amministrativa che ha annullato la relativa delibera.

In conclusione, se l’obiettivo è dotare la zona dello stadio di un parcheggio, la soluzione c’è ed è quella che il Partito Democratico ha sostenuto da tempo: l’area ex Stecav. È lì che bisogna intervenire. L’area ex Stecav rappresenta l’alternativa logica, urbanisticamente coerente e, soprattutto, rispettosa del tessuto sociale della città.
Non c’è mai stata una ragione sensata per chiudere la Corridoni per fare l’autosilo. Oggi si conferma che non c’è motivo tecnico, non c’è motivo sportivo e non c’è più nemmeno la scusa della necessità per lo stadio. Chiediamo ancora una volta all’Amministrazione di fermarsi tornando sui propri passi.

Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD
Francesco Finizio, referente scuole PD Como

È notizia di questi giorni la pubblicazione, da parte del marito immobiliarista dell’assessore Chiara Bodero Maccabeo, di due video che pubblicizzano la vendita del Politeama e dell’ex orfanotrofio di via Grossi. Nel Consiglio comunale di ieri ho chiesto espressamente chiarimenti sulla vicenda, che resta, a oggi, opaca e nebulosa. 

Ho cercato di ottenere alcune delucidazioni, ad esempio, se sia stato o meno conferito un mandato all’agente immobiliare. Come al solito, però, da sindaco e assessore non sono arrivate risposte. Sindaco che, tra l’altro, compare in una delle foto postate, durante un sopralluogo di qualche anno fa, quando era ancora in minoranza. Ritengo che, per una questione di trasparenza, i cittadini abbiano diritto di avere informazioni sulle dinamiche che hanno portato alla pubblicazione dei video e alla pubblicizzazione dei due immobili. Ciò che è accaduto desta sicuramente perplessità, e chissà cosa avrebbe fatto Rapinese se ad amministrare ci fossimo stati noi…

Patrizia Lissi, capogruppo PD in Consiglio comunale

Finalmente il Comune di Como ha revocato il bando per l’affidamento della gestione della palestra di Via Giulini. L’Amministrazione comunale, dopo ben due sospensioni del bando nel tentativo di guadagnare tempo, non ha potuto che revocarlo, perché sbagliato e penalizzante per le società sportive, riconoscendo così il proprio errore. Nonostante avessimo più volte, in passato, sottolineato la non correttezza, ciò è avvenuto solo dopo le forti contestazioni sollevate in particolare da due storiche società sportive di Como che da anni utilizzavano la palestra e che non avrebbero potuto più farlo in base alle condizioni del bando. Esso prevedeva infatti che la gestione dell’impianto fosse affidata ad una sola società, peraltro già di fatto preventivamente individuabile considerati i requisiti richiesti per poter partecipare alla gara.

L’impianto di Via Giulini è stato chiuso per anni per effettuare interventi di riqualificazione e messa a norma che hanno impegnato significative risorse economiche del Comune. Durante questo periodo le società si sono dovute riorganizzare chiedendo ospitalità anche ad altri comuni della provincia. Ora che l’impianto è stato restituito alla città si deve individuare una forma di gestione che possa consentire a più realtà sportive di poterne usufruire. Si deve anche ricordare che in Via Giulini, prima della sua chiusura per i lavori, praticavano attività sportiva anche persone con disabilità; con il bando poi revocato questo non sarebbe stato più possibile. E un’amministrazione comunale che si afferma attenta ai nostri concittadini meno fortunati deve invece garantire a loro spazi per lo sport.

I consiglieri comunali Stefano Legnani e Patrizia Lissi

Finalmente sono iniziati i lavori per la rimozione dei detriti accumulati in via Sportivi Comaschi a seguito dell’alluvione di settembre. L’assegnazione dell’incarico alla ditta incaricata segna un punto di svolta, ma non cancella le gravi responsabilità politiche di un’Amministrazione immobile.

Come Partito Democratico lo diciamo chiaramente da mesi: questo intervento doveva essere una priorità. Non è accettabile che la cittadinanza abbia dovuto tollerare per così tanto tempo questa situazione. Questo ritardo non è solo un segno di inefficienza, ma ha messo e sta tuttora mettendo a serio rischio la realizzazione del Luna Park, un evento che fa parte della tradizione pasquale e primaverile della nostra città. Del resto è famosa l’ostilità di Rapinese a riguardo, tanto che, per le note vicende, era stata preclusa, per la prima volta in 100 anni, la realizzazione della manifestazione nel 2024.

Auspichiamo che quest’anno la cittadinanza, e soprattutto i bambini e le bambine, possano finalmente riappropriarsi del clima di festa che meritano, godendo anche delle giornate a loro dedicate che avevano riscosso tanto successo in passato. Speriamo che non sorgano ulteriori intoppi e che la ditta riesca a operare in tempi record. Il bando parlava di 20 giorni di lavoro: se si riuscirà a garantire l’apertura della manifestazione, il merito sarà esclusivamente dell’impresa e della sua celerità, non certo di un Sindaco che si è mosso fuori tempo massimo. Ancora una volta Rapinese dimostra una totale incapacità di programmazione. Muoversi all’ultimo minuto su questioni prevedibili da mesi è un limite amministrativo troppo grave per chi ha l’onere e l’onore di governare Como.

Francesco Finizio, segretario circolo PD Como Circ. 1

Spiace che il Sindaco si sia sentito offeso dalle nostre dichiarazioni in merito alla decisione del Comune di rinviare i lavori di riqualificazione di Lungo Lario Trieste, anche perché l’offesa dell’avversario non fa parte del nostro modo di fare politica; forse lo è di altri. La critica era solo di natura politica.

Resta il fatto che è stata da lui erroneamente richiamata una norma che, sempre a suo parere, obbligherebbe l’Amministrazione comunale a non dare inizio ai lavori prima della decisione del TAR sulla richiesta di sospensiva dei ricorrenti. Si deve infatti ricordare che l’art. 55 del Codice dei Contratti Pubblici prevede espressamente che l’art. 18, comma 4, invocato dal Sindaco, non si applica agli affidamenti dei contratti di importo inferiore alle soglie di rilevanza europea che, per i lavori pubblici, è di oltre 5 milioni di euro, mentre l’importo dei lavori di Lungo Lario Trieste è di circa 600 mila euro.

Ma c’è di più: la norma citata da Rapinese riguarda l’ipotesi di un ricorso da parte di operatori economici partecipanti alla procedura di gara contro l’aggiudicazione definitiva dei lavori ad altra impresa. E ciò non è quanto successo, sia perché i ricorsi sono stati presentati dai titolari di bar e ristoranti e non da un’impresa che ha partecipato alla gara, sia perché i lavori sono stati affidati senza gara. Quindi nessuna accusa infamante e nessuna bugia nelle nostre precedenti dichiarazioni, che non sono frutto dell’ignoranza di cui ci accusa Rapinese: la decisione di non dare avvio ai lavori è solo una scelta dell’Amministrazione comunale e non un obbligo di legge.

Abbiamo l’abitudine, prima di fare delle affermazioni, di verificarle; forse anche il Sindaco dovrebbe fare altrettanto. La nostra frequenza universitaria risale a qualche anno fa e non ci azzardiamo quindi a formulare ipotesi sull’esito di eventuali nuovi esami universitari, ma forse sono altri che rischierebbero la bocciatura.

Rimane il tema politico: il Sindaco è sempre in primo piano nel prendersi meriti, anche non suoi, mentre è sempre pronto, di fronte alla mancanza di risultati, a trovare scuse invocando leggi e regolamenti o scaricando la responsabilità sugli uffici.

Daniele Valsecchi, segretario cittadino
Stefano Legnani, consigliere comunale

Il sindaco Rapinese si conferma ancora una volta un grande esperto di bugie e un mistificatore della realtà dei fatti. Ha infatti dichiarato che il Comune ha sospeso i lavori di riqualificazione del Lungolario Trieste, che avrebbero dovuto cominciare il 9 marzo, affermando che la sospensione non è una scelta, ma che è la legge che lo dice, specificando che fino all’udienza fissata dal TAR per il 13 aprile per l’esame della richiesta di sospensiva da parte dei ricorrenti i lavori non possono iniziare.

Ciò però non corrisponde al vero. Questi i fatti. I ricorrenti hanno chiesto la sospensiva dei lavori prima dell’udienza, ma il Presidente del TAR l’ha negata, specificando che, anche se un danno ci fosse, sarebbe comunque risarcibile, e rinviando tutto all’udienza del 13 aprile. Non c’è quindi alcun motivo per non avviare i lavori, se non una scelta prudenziale. Nessuno sa quello che si è effettivamente verificato, dato che il sindaco non ha citato alcun provvedimento con cui il Comune ha sospeso l’inizio lavori. Quello che è certo che l’affermazione “è arrivata la richiesta di sospensiva, per legge non possiamo agire” non è vera.

Sorprende che una affermazione del genere, che all’esame di diritto amministrativo comporterebbe la bocciatura, sia stata pronunciata da chi svolge un ruolo così importante per la città. Evidentemente, quando c’è da prendersi responsabilità, lo schema è sempre lo stesso: scappa in modo vigliacco e si nasconde dietro accuse infondate.

Daniele Valsecchi, segretario cittadino PD
Stefano Legnani, consigliere comunale PD

Il sindaco Rapinese ci accusa di aver detto bugie sul taglio dei ciliegi ai giardini a lago. La realtà è però ben diversa. Come lui stesso riconosce, l’attuale progetto esecutivo, che proprio la sua amministrazione ha approvato, prevede il mantenimento dei ciliegi e l’integrazione, con nuove piante di ciliegio, di quelli che negli anni erano morti, rispristinando così il cannocchiale Viale Cavallotti – Viale Marconi da decenni caratterizzato dalla presenza dei ciliegi.

Ora pensa invece di sostituire i ciliegi con dei peri; per procedere con questa modifica deposita un progetto di variante che richiede necessariamente il parere della Commissione per il paesaggio del Comune di Como e l’autorizzazione della Soprintendenza, come lui stesso ricorda nel suo comunicato. E’ quindi lo stesso sindaco che riconosce che per il taglio dei ciliegi e la loro sostituzione con i peri è necessaria un’autorizzazione della Soprintendenza che al momento dell’abbattimento dei ciliegi non c’era e non c’è neppure ora.

E’ la stessa scena che abbiamo già visto in Via XX Settembre: il Comune aveva programmato l’abbattimento dei ciliegi senza avere neppure chiesto l’autorizzazione alla Soprintendenza. Abbiamo ormai da tempo imparato a conoscere la narrazione di Rapinese: tenta di giustificare le proprie scelte cercando di far apparire una realtà ben diversa da quella reale. E quando è con le spalle al muro scarica le responsabilità su dirigenti comunali e professionisti (in questo caso agronomi).Le bugie non sono quindi del Partito Democratico.

Stefano Legnani e Patrizia Lissi

Il sindaco ha deciso di nominare il comandante della Polizia Locale responsabile dei settori dei servizi sociali e degli asili nido. Si tratta, prima di tutto, dell’ennesima riorganizzazione nel corso del mandato di Rapinese, avvenuta in fretta e furia, a conferma dell’attuale instabilità della macchina comunale. 

Abbiamo una grande stima del comandante, ma ci chiediamo come possa umanamente seguire, oltre alla sicurezza del territorio, anche settori così complessi e difficili. Come si può pretendere che, sia a livello di orari di lavoro, sia a livello di conoscenza del settore, possa farsi carico di tutto questo? 

La verità è una sola: il primo cittadino li considera settori di poco conto, quando in realtà si tratta di servizi fondamentali per il comune e per i cittadini. Lo dimostra la facilità con cui chiude e accorpa gli asili. Lo dimostra l’uscita con leggerezza dall’Azienda sociale, una preziosa risorsa che sarebbe stata importantissima, a maggior ragione, in questo momento. 

Siamo di fronte a una progressiva smobilitazione della macchina comunale. Ormai manca totalmente il rispetto della professionalità delle persone che lavorano a Palazzo Cernezzi. Qualcuno si chiede ancora il perché del recente sciopero dei dipendenti, che ha raggiunto una partecipazione mai vista a Como?

Patrizia Lissi ed Eleonora Galli, consigliere comunali PD

Le istituzioni