“Ma quale mancanza di cucina interna?! In seguito alle comunicazioni pervenute ieri ai genitori dei bambini di via Passeri, abbiamo verificato la questione relativa al servizio di cucina. Ebbene, c’è senza dubbio qualcosa che non quadra” denunciano i consiglieri comunali del Partito Democratico Patrizia Lissi, Stefano Legnani, Eleonora Galli e Stefano Fanetti.

“Nella struttura, infatti, sono presenti due cucine che distano quattro metri l’una dall’altra: una per la materna e una per il nido – spiegano – Poiché la prima resterà operativa nel prossimo anno scolastico, è sicuramente possibile servire pasti anche ai bambini del nido, qualora si volesse razionalizzare il servizio. Di certo, non si può affermare che non esista una cucina interna nell’edificio”. 

“Il sospetto, pertanto, è che si tratti dell’ennesima trovata per scoraggiare le famiglie a iscriversi al Magnolia, dando loro l’impressione di una minore qualità del servizio. Come Partito Democratico, invitiamo nuovamente l’Amministrazione a rispettare quanto stabilito dal Consiglio di Stato e a mettere le famiglie in condizione di iscrivere i propri figli nell’asilo di via Passeri, con trasparenza e correttezza nell’erogazione dei servizi, senza ripicche e sotterfugi” concludono.

“Non eravamo tranquilli dopo la decisione del Consiglio di Stato di revocare la delibera di Giunta riguardante la chiusura dell’asilo nido Magnolia. Non lo eravamo perché sappiamo con che Amministrazione abbiamo a che fare e sapevamo che, una ripicca, sarebbe stata dietro l’angolo, anche se ci auguravamo che dal Comune ci fosse il rispetto, se non delle famiglie, quantomeno delle decisioni della magistratura. Purtroppo così non è stato, perché se uno è sceriffo, lo vuole essere fino in fondo. Nella giornata di oggi, hanno iniziato a circolare mail che confermano quanto ci aspettavamo” dichiarano i Consiglieri comunali del PD Patrizia Lissi, Stefano Legnani, Stefano Fanetti ed Eleonora Galli.

“Nelle comunicazioni pervenute alle famiglie, emerge, infatti, prima di tutto, che all’asilo Magnolia non ci sarà una cucina interna e che la selezione del personale educativo ed ausiliario avverrà solo al termine della procedura in corso, come primo deterrente, per minare la continuità educativa e spingere le famiglie a non iscrivere il proprio bambino in via Passeri. Inoltre, applicando alla lettera il regolamento che prevede l’iscrizione nel mese di aprile, non ci sarà alcuna riapertura delle iscrizioni per i bambini non iscritti ad anni precedenti, almeno fino a novembre. Peccato che, ad aprile, le iscrizioni al Magnolia non esistevano, in quanto avrebbe dovuto essere chiuso”. 

“Pura follia – proseguono – Una presa in giro in piena regola da parte dell’Amministrazione e del Comune, dirigente del Settore servizi educativi compresa, ai danni delle famiglie, colpevoli del “gravissimo” fatto di aver osato interferire nelle decisioni di chi ha il potere. E quando i sudditi hanno il coraggio di alzare la testa, volendo essere considerati come cittadini, vanno subito rimessi al loro posto. Ecco quindi la reazione dei potenti: solo formalmente, si sta adempiendo all’Ordinanza del Consiglio di Stato, ma si sta scoraggiando o addirittura impedendo, con decisioni inaccettabili, l’effettiva iscrizione al nido. La continuità educativa è uno degli aspetti sottolineati dal Consiglio di Stato”.

“Una pagliacciata – concludono – che conferma ancora una volta lo stile di questa Amministrazione, ferma sulle proprie posizioni, vendicativa, irrispettosa verso i cittadini. L’iscrizione al nido venga riaperta, non solo per i 13 bambini che avrebbero potuto frequentare l’ultimo anno (numero che tra l’altro smaschera le bugie di Rapinese sul numero di frequentanti del nido, che è sempre stato pieno, per un totale di 32 bambini), ma per tutti. È evidente la presenza di famiglie che avrebbero scelto quel nido, se solo non fosse stata decisa la chiusura”.

Abbiamo appreso con gioia la notizia dell’accoglimento, da parte del Consiglio di Stato, del ricorso delle famiglie sulla decisione dell’Amministrazione comunale di chiudere l’asilo nido Magnolia. L’ordinanza ha previsto la sospensione della delibera comunale, riformando la prima decisione del Tar e imponendo, quindi, l’apertura della struttura anche per il prossimo anno. 

Ci rende molto felici che il Consiglio di Stato abbia riconosciuto l’importanza degli asili nido territoriali e dei valori e delle peculiarità di cui sono portatori. Valori e motivazioni per i quali ci siamo battuti, al fianco dei genitori in questi mesi, come l’importanza della vicinanza, della funzione pedagogica che gli asili di quartiere rivestono, dell’importante continuità educativa di un polo 0-6 come quello di via Passeri, incentivato dalle normative nazionali e che invece, il sindaco, aveva deciso di cancellare.

Riteniamo che questo debba essere un nuovo punto di partenza, per iniziare a pensare al territorio cittadino in maniera diversa. Alla politica della privatizzazione e razionalizzazione, è necessario contrapporre politiche di prossimità, attenzione e valorizzazione delle strutture dei singoli quartieri. Ora sarà importante tenere viva l’attenzione e la partecipazione, affinché le iscrizioni, che hanno sempre riempito tutti i posti disponibili, continuino a dare ragione a noi e alle famiglie. Continueremo a lavorare accanto ai genitori comaschi, affinché, a questa prima vittoria della città, possano seguire azioni concrete.

Il Segretario cittadino Daniele Valsecchi e i Consiglieri comunali del PD

“Nel Consiglio comunale di ieri sera si è discussa la mozione sullo stadio Giuseppe Sinigaglia, frutto del lavoro di gruppo presentato allo Yacht club lo scorso maggio, dopo la promozione in Serie A del Como 1907. Un elenco di obiettivi, che vanno dalla salvaguardia dei valori storici, culturali e architettonici dell’area, alla realizzazione di una ‘promenade’ in via Puecher, passando per la definizione di un impianto polivalente, la riorganizzazione della viabilità e dei parcheggi, la definizione di un piano sicurezza e di accessibilità. Una serie di spunti volti ad aprire un dibattito su un tema chiave per la nostra città che, tuttavia, è stata respinta dall’Amministrazione” denuncia il Consigliere comunale del Partito Democratico Stefano Legnani, che si è occupato di illustrare la mozione durante la seduta.

“A fare specie non è tanto il rifiuto di accoglierla, quanto il vergognoso silenzio che lo ha accompagnato. Dopo il mio intervento e quelli della minoranza, nessun consigliere di maggioranza è intervenuto nel dibattito. Persino il sindaco, che ci ha abituato a lunghe motivazioni su temi molto meno rilevanti di questo, si è limitato, quando si è trattato di esprimere il parere della Giunta, a un misero ‘contrario’, senza aggiungere una sola parola. Un silenzio inaccettabile su una questione che riguarda una delle aree maggiormente significative della città e una delle opere più importanti da realizzare”.

“Probabilmente, dietro a questo silenzio, si nascondeva dell’imbarazzo per la validità delle nostre proposte – conclude – o forse, semplicemente, quell’atteggiamento attendista che, ormai da due anni caratterizza il sindaco, fermo ad aspettare il progetto della società. Riteniamo, tuttavia, che il Comune abbia il dovere di dare degli obiettivi e delle linee guida su un’opera che riguarda un’area sensibile come quella dello stadio. E ieri sera, purtroppo, si è persa un’altra occasione”.

Un’altra volta contro le famiglie. Ormai non fa quasi più notizia, in quanto è diventata la triste normalità, ma la rabbia che deriva dalle decisioni del sindaco continua a essere la stessa. Dopo l’aumento già avvenuto lo scorso anno, l’ultima è quella di alzare nuovamente le tariffe della mensa scolastica dall’anno 2025-2026, con aumenti che vanno dal 20% al 30% a seconda delle fasce di reddito. Pochi euro al giorno, ma che spalmati su un intero anno scolastico diventano un consistente aumento per le famiglie comasche.

L’opera distruttiva non si placa, la linea dell’attuale Amministrazione non si smentisce mai. La giunta pare essere composta da una calcolatrice e un computer, che senza alcun senso critico e alcuna sensibilità umana analizzano dati ed emanano provvedimenti finalizzati al profitto. E così, tra una privatizzazione e un’esternalizzazione, una chiusura e un aumento, a pagare, e in questo caso nel vero senso del termine, sono sempre i cittadini, spesso quelli maggiormente in difficoltà. Questa è la Como che vuole chi ci amministra: non accogliente, per pochi, non a misura di famiglia ma, anzi, contro le famiglie. Una Como che non ci piace.

Al di là del generale aumento, non si capisce, infine, come l’inserimento di una tariffa per la fascia di reddito più bassa possa “rendere più responsabili le famiglie, evitando che prenotino il pasto per poi non presentarsi”. I pasti non vengono prenotati in anticipo. Può succedere, al massimo, che un bambino si presenti all’ingresso e poi non stia bene la mattina, andando a casa prima del pranzo. E alla luce di questo, il provvedimento appare ancora più insensato.

Il Partito Democratico di Como

“Abbiamo appreso la decisione del sindaco di sfrattare i produttori del mercato coperto entro la fine di luglio. La motivazione è da individuare nei necessari lavori di ristrutturazione della struttura. E ben vengano, assolutamente. Ben venga un po’ meno, invece, un altro avviso di chiusura, un altro avviso di sfratto, arrivato all’improvviso, senza dialogo e senza una soluzione alternativa temporanea, andando a penalizzare piccole aziende e professionisti che, con impegno e fatica, si guadagnano da vivere offrendo, al contempo, prodotti di qualità alla cittadinanza. Inoltre, il Comune non ha ancora pubblicato il nuovo bando di assegnazione, lasciando i produttori in uno stato di grande incertezza” dichiara la capogruppo del PD in Consiglio comunale Patrizia Lissi.

“Con una preliminare – prosegue – ho chiesto al sindaco se non fosse possibile trovare un luogo alternativo per evitare l’interruzione di un servizio importante per i cittadini e la grave perdita finanziaria per i produttori, a cui vanno tutto il nostro sostegno e la nostra vicinanza, così come ho chiesto informazioni sulla data di inizio e di fine dei lavori e sui bandi. La risposta, come sempre, non è stata esaustiva, ma il classico attacco alle Amministrazioni precedenti. Ancora una volta, dunque, Rapinese ha cercato di nascondere le proprie mancanze amministrative ed umane dietro al passato. L’artefice delle imminenti difficoltà dei produttori, però, è solamente lui. Sulla chiusura e il conseguente sfratto, ho provveduto a scrivere un’interrogazione. Siamo pronti a incontrare gli esercenti per raccogliere le loro istanze e lavorare insieme alla ricerca di un’alternativa”

Come è bello essere cittadini di Como. Viviamo in una città in cui invece di essere solo beneficiari di servizi, siamo veramente protagonisti, sotto ogni aspetto. E infatti, proprio in questi giorni, sono stati i cittadini di Como a essere additati come i responsabili di diversi problemi della città.

E quale onore ricevere così tanta importanza dal sindaco, che fino a qualche giorno fa, dei cittadini, sembrava non curarsene proprio, tra decisioni prese nell’ombra di Palazzo Cernezzi e mancati confronti. Di fronte al discorso serio del comandante della Polizia Locale Vincenzo Aiello, che ringraziamo per l’impegno quotidiano, sui numeri delle infrazioni in città e sulle difficoltà nel mantenere l’ordine, il primo cittadino ha pensato bene di insultare gratuitamente i comaschi, dando loro degli incivili e scaricando su di loro la colpa delle sue promesse non mantenute. Non era forse lo stesso Rapinese che, in campagna elettorale, affermava che avrebbe risolto il problema della sicurezza in un batter d’occhio? Maledetti cittadini che glielo hanno impedito…

E che dire della bellezza della teorica destra moderata, che subito si è abbassata allo stesso livello? Menomale che è arrivato Sergio Gaddi a confermare che il problema sono gli elettori, perché le affermazioni del sindaco, ancora, non ci bastavano. Di nuovo, che bello essere cittadini di Como. E quanto vorremmo, davvero, che bastasse la volontà dei cittadini per avere una città sicura in tutti i quartieri, senza pericoli e degrado, con servizi sempre più efficienti. Al momento, però, non ci resta che sperare che il sindaco cessi di fare lo sceriffo pronto a dare la colpa alla piccola parte di cittadinanza che non rispetta le regole e inizi a operare per il bene di Como e di chi la abita.

Il Partito Democratico di Como

“Nella giornata di oggi, con un corteo partito dall’asilo di via Passeri e terminato di fronte a Palazzo Cernezzi, gli asili nido comunali di Como hanno scioperato contro l’Amministrazione e la sua gestione delle strutture del territorio. Il Partito Democratico cittadino desidera esprimere il proprio sostegno nella lotta contro la chiusura e la privatizzazione degli asili nido territoriali, da sempre un fiore all’occhiello della nostra città e una preziosa risorsa, in quanto strumento pedagogico, nella crescita dei nostri bambini” dichiarano il Segretario cittadino del PD Daniele Valsecchi e la capogruppo dem in Consiglio comunale Patrizia Lissi. 

“Siamo molto vicini alle famiglie, così come ai tanti lavoratori e alle tante lavoratrici che, insieme a Cgil, Cisl e Uil sono scesi in strada per protestare contro una gestione del territorio fredda e calcolatrice ad opera del sindaco e della sua giunta, che trattano le persone come freddi numeri, senza preoccuparsi degli aspetti umani e delle conseguenze delle proprie azioni. Compito di chi amministra sarebbe quello di valorizzare il patrimonio della propria città e di cui gli asili nido fanno parte da decenni, non quello di esternalizzare ogni servizio. Ancora più grave, se possibile, è la mancanza di ascolto e di dialogo da parte del sindaco e della vicesindaco, da mesi arroccati nel palazzo, incapaci di avere un confronto con i cittadini riguardo alle proprie scelte”.

“Ci uniamo, pertanto, ai manifestanti nella loro causa, a salvaguardia di un servizio pubblico che, da sempre, a Como, è sinonimo di efficienza e di qualità” concludono.

Le dichiarazioni del sindaco riguardo all’inserimento di via Rubini nella Zona a traffico limitato ci lasciano allibiti. Pur essendo, certamente, d’accordo sull’ampliamento della Ztl anche a quella strada, come giustamente richiesto dai residenti, non possiamo non pensare alle passate battaglie di Rapinese in Consiglio comunale.

Oggi, senza alcuna vergogna e senso del ridicolo, attacca Lucini e la sua Amministrazione, definendo un errore la mancata installazione di un varco all’inizio di via Rubini. Ci tocca ricordargli, però, che se fosse stato per lui, una Ztl come la conosciamo oggi, a Como, non esisterebbe nemmeno. Ce le ricordiamo bene le sue manifestazioni a Palazzo Cernezzi, munito di lumini funebri e fischietti, pronto a invocare le dimissioni di Lucini, che per primo ha avuto il coraggio di intraprendere una nuova strada per rivoluzionare il traffico in città. 

Ci fa piacere che, 10 anni dopo, Rapinese abbia cambiato idea e pensi ad allargare la Ztl. Ma abbia almeno la decenza di ammettere i propri errori e non criticare chi, invece, ha iniziato a battere la via del cambiamento. Un cambiamento, per altro, molto apprezzato da tutti. Chi, infatti, vorrebbe rivedere macchine e posteggi ai portici Plinio, in via Garibaldi e in piazza Volta?

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