“E’ notizia di ieri lo stop al progetto del maxi parcheggio della Ticosa. Il sindaco ha deciso di fare un passo indietro, sulla base del Piano Economico Finanziario presentato da Acinque, svantaggioso per il Comune. Della vicenda stupisce (o forse no), apprendere che Rapinese, dopo aver elogiato e di fatto condiviso il progetto di Acinque durante la conferenza stampa di presentazione del 30 gennaio, affermi ora che il Piano Economico Finanziario sia inaccettabile per l’Amministrazione” dichiarano il Segretario cittadino Daniele Valsecchi e i consiglieri comunali Patrizia Lissi, Stefano Legnani, Stefano Fanetti ed Eleonora Galli.

“Peccato che, in quell’occasione, furono resi noti tutti i dati che ora si contestano: investimento di 27 milioni di euro, dei quali 17 a carico del Comune, a fronte di 30 anni di concessione al privato che incasserebbe tutti i proventi del parcheggio, dell’energia elettrica prodotta dall’impianto fotovoltaico, dell’affitto degli spazi commerciali e di quelli pubblicitari. Un piano che, già allora, era apparso totalmente sbilanciato a favore del promotore” proseguono.

“Ora, per fortuna, se ne è accorto anche il sindaco, che lo ha rispedito al mittente dopo aver dichiarato, però, sempre durante la conferenza stampa, che non vedeva l’ora di approvarlo in Consiglio comunale – concludono – Un noto proverbio dice che la gatta frettolosa fa i gattini ciechi. L’ansia da prestazione del sindaco per far credere ai cittadini che tutto il programma sarà realizzato gli ha giocato un brutto scherzo. Prima di fare annunci pirotecnici, forse, dovrebbe proprio fare i conti della serva, cioè essere molto minuzioso e preciso sulle risorse da impegnare”.

“Nel Consiglio comunale di ieri sera, in sede di approvazione del Piano Economico Finanziario, è stata discussa una nostra proposta di Ordine del giorno, che impegnava il sindaco e la giunta a valutare, in accordo con il gestore del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti, la possibilità di decentrare in ulteriori luoghi del territorio comunale, anche con incremento degli orari di apertura, la distribuzione dei sacchi per la differenziata” dichiara il consigliere comunale del Partito Democratico Stefano Legnani.

“La proposta è nata in seguito a un accesso agli atti, dal quale abbiamo appreso che, negli ultimi anni, solamente una parte dei cittadini, compresa tra il 44% e il 46%, ritira annualmente il kit con i sacchi per la raccolta differenziata dei rifiuti. Vuol dire che rispetto a 56mila utenti, ce ne sono circa 30mila che preferiscono comprarli altrove, per incompatibilità di orari o per impossibilità di recarsi nella decentrata via Somigliana per ritirarli. Il problema è che, pur non usufruendo del servizio, a oggi, da contratto, il Comune paga all’azienda una quantità di kit che, per oltre la sua metà, rimangono alla società che gestisce il servizio rifiuti. Uno sperpero di denaro pubblico, stimabile tra i 300 e i 400 mila euro all’anno, su cui sarebbe il caso di riflettere. E’ chiaro che il sistema va ripensato. Il sindaco in campagna elettorale aveva affermato che avrebbe revocato la gara di appalto; cosa che poi non ha fatto. Potrebbe almeno chiedere al gestore di modificare il contratto prevedendo che il Comune paghi solo i i kit effettivamente consegnati. In attesa dovrebbe quantomeno favorire il ritiro dei cittadini, come da noi richiesto” prosegue.

“Tuttavia, il sindaco ha respinto il nostro ordine del giorno, affermando che, dal prossimo anno, verranno collocati nove distributori automatici di sacchetti – conclude Legnani – Ce lo auguriamo, ma purtroppo significa che, anche per quest’anno, una grande quantità di denaro verrà speso senza ritornare, alla cittadinanza, in forma di servizio” conclude.

“Qualcosa si muove in via Castellini e non potremmo esserne più contenti. A inizio ottobre dell’anno scorso, dopo un sopralluogo in alcuni quartieri della città, avevamo segnalato lo stato di forte degrado in cui riversavano alcuni terreni Aler della zona. Da subito ci siamo attivati, anche grazie al lavoro costante del circolo di Como Convalle e al supporto dei Consiglieri, per chiedere un tempestivo intervento di recupero. Lo abbiamo fatto dopo aver parlato con la cittadinanza, in incontri pubblici in cui abbiamo raccolto le istanze dei residenti” dichiarano il consigliere regionale Angelo Orsenigo, il Segretario cittadino del PD Daniele Valsecchi e il Segretario del circolo PD di Como Convalle Alessandro Rossi, commentando l’esito di un’interrogazione presentata dal consigliere regionale comasco e diretta alla giunta e all’assessore competente per fare chiarezza sulla questione dei terreni di via Castellini 

“Oggi possiamo finalmente annunciare che Aler Como ha attivato la procedura di affidamento dei lavori per la pulizia e la sistemazione dell’area, volti a garantirne la messa in sicurezza e il ripristino di uno stato decoroso, in attesa di una sua futura e auspicata riqualificazione. Si tratta di un primo importante passo, a cui ci auguriamo possa seguire un’adeguata valorizzazione di uno spazio con grandi potenzialità. A quanto ci è dato sapere, esistono già alcune ipotesi progettuali agli atti di Aler, che sta tenendo monitorate le possibilità di finanziamento con l’obiettivo di giungere alla riqualificazione dell’area”.

“Il Partito Democratico di Como rinnova l’impegno a vigilare sull’effettivo ripristino del decoro urbano e al futuro mantenimento dello stesso, nell’attesa di un progetto che possa nuovamente dare una funzione d’uso ai terreni. Continueremo a lavorare al fianco dei cittadini affinché, in via Castellini come altrove, si possa vivere una città sempre più bella e vivibile. Noi ci siamo” concludono i Dem lariani.

“Il Palio del Baradello è una delle più importanti tradizioni della nostra città. La notizia dello sfratto dai locali di via Giussani (tanto per cambiare, senza che il sindaco si sia preoccupato prima di trovare un’alternativa), ci ha spinti ad accogliere l’appello degli organizzatori e a pensare ad alcuni spazi alternativi in cui depositare le attrezzature dei figuranti” dichiarano i consiglieri comunali del PD Patrizia Lissi, Stefano Legnani, Eleonora Galli e Stefano Fanetti.

“Tra le varie ipotesi che ci sono venute in mente, ci sono i locali dell’ex ospedale Sant’Anna, rimasti inutilizzati, oppure quelli al di sotto del vicino autosilo Val Mulini. Visti i recenti fatti di cronaca, inoltre, qualora ci fosse la possibilità di garantire immediatamente la giusta sicurezza ai materiali, si potrebbe pensare anche all’ex bar del Politeama, che tornerebbe, dopo tempo, ad avere un ruolo utile alla cittadinanza, in attesa di un progetto per la sua riqualifica. Chiediamo dunque al sindaco e a Regione Lombardia di vagliare le possibilità di loro competenza, al fine di trovare al più presto una sistemazione alternativa per le attrezzature del Palio”.

È passato un anno da quando il sindaco ha annunciato trionfante la “fine del cinema”. Con queste parole, in uno dei suoi classici video, aveva presentato ai cittadini l’acquisizione a pieno titolo del Politeama da parte del Comune. Mai, però, ci saremmo aspettati che quel “fine del cinema” avrebbe significato, in realtà, un cambio di destinazione d’uso: da ex luogo in cui andare a vedere dei film, purtroppo chiuso da quasi 20 anni, a magazzino per oggetti rubati.

Già, perché per quanto Rapinese avesse annunciato immediati interventi di restituzione del decoro all’edificio, questo è ciò che il Politeama è diventato nell’ultimo periodo e ciò che è stato scoperto ieri dalle forze dell’ordine. Purtroppo, a seguito di quella firma, non è più stato fatto nessun passo avanti. A dicembre, in Consiglio comunale, è stato approvato il Bilancio finanziario del triennio 2024-2026, nel quale l’Amministrazione comunale ha previsto di stanziare 5 milioni per il recupero dell’ex cinema. Tuttavia, per stessa ammissione della maggioranza, si trattava di una cifra campata in aria, in quanto non esiste un progetto né tantomeno uno studio di fattibilità per il recupero. Ricordiamo, dunque, al sindaco e al suo gruppo che non basta acquistare il Politeama per renderlo magicamente un luogo sicuro e decoroso. Servono idee lungimiranti, serve una visione d’insieme della città, che questa Amministrazione non ha ancora dimostrato di avere.

PD e Svolta Civica

“Il sindaco delle chiusure colpisce ancora. Nonostante la notizia fosse stata data già tempo fa, quella di ieri è stata una giornata particolarmente triste in quanto è stato chiuso, definitivamente, il cancello della Bocciofila Combattenti e Reduci” dichiarano il Segretario cittadino del PD Daniele Valsecchi e i consiglieri comunali Patrizia Lissi, Stefano Legnani, Eleonora Galli e Stefano Fanetti.

“A perdere non sono solo gli anziani che si sono susseguiti per 76 anni di onorata storia, come ricordato dal presidente. Perdiamo tutti: noi, cittadini, Amministrazione comunale. Perdiamo un pezzo della nostra storia, un luogo divenuto simbolo di socialità e di valori condivisi che nessuno degli sforzi profusi dall’associazione, così come da noi in Consiglio comunale, è riuscito a preservare”. 

“Il nostro pensiero e la nostra vicinanza vanno a tutti coloro che erano soliti frequentare la bocciofila e che, da oggi, non hanno più un luogo in cui incontrarsi, socializzare, passare del tempo insieme. Già, perché a fronte della chiusura, l’Amministrazione non si è nemmeno preoccupata di fornire una valida alternativa. Dei pomeriggi in via Balestra resteranno soltanto ricordi, fotografie e immagini del tempo che fu, strappato via da un sindaco, ancora una volta, incapace di ascoltare i bisogni e le richieste dei propri cittadini”.

Le immagini dell’inaugurazione del nuovo pezzetto di lungolago, anche a un paio di giorni di distanza, continuano a sembrarci stonate e grottesche, di fronte alla storia recente della nostra città.

C’è poco da festeggiare, non c’è nessun successo da proclamare. Ogni riapertura, più che altro, dà l’impressione di ricucire un pezzetto di una delle ferite che Como porta dentro di sé. Farla passare per un trionfo, sembra come brindare per un cerotto applicato sulla pelle sbucciata. È grottesco vedere il sindaco Rapinese insieme ai vertici di Regione Lombardia perché ritorna alla mente le parole dell’ attuale primo cittadino, che diceva che non avrebbe mai partecipato e, invece, ora si fa bello per traguardi per i quali non ha alcun merito. 

Appaiono grottesche anche le parole dell’ ex sindaco Bruni che, ora, presente alla cerimonia, afferma incredibilmente che il muro della discordia non è mai esistito. Lo abbiamo visto tutti quel muro. 

Noi abbiamo deciso di tenere un profilo più basso evitando inutili festeggiamenti per la riapertura di qualche metro di marciapiede. Lo sfregio rimane, indelebile.

“Nel Consiglio comunale di ieri è stata discussa la seconda mirabolante mozione presentata dal gruppo di maggioranza dall’inizio del mandato. La proposta in questione, avanzata dalla consigliera Patrizia Tagliabue, è quella di portare avanti iniziative presso gli enti nazionali e internazionali competenti affinché l’unità di misura ‘Volt’ venga cambiata in ‘Volta’: un cambiamento che, secondo chi ci amministra, contribuirebbe a ricollegarla ad Alessandro Volta e, dunque, alla città di Como” dichiara il consigliere comunale del PD Stefano Legnani.

“Da un’Amministrazione così precisa, così attenta, in Consiglio comunale, a ogni singola vocale di mozioni e interpellanze, ci saremmo aspettati un lavoro certosino nel ricostruire la figura di un personaggio importante per la nostra città e per il mondo intero come Alessandro Volta, noto inventore della pila, tanto da essere stampato, insieme alla sua scoperta, sulle banconote da 10.000 lire. E invece no: nella mozione presentata la pila non era nemmeno citata”. 

“Ancora più gravi della dimenticanza, però, sono i due strafalcioni scientifici presenti nel testo – spiega – Volta non ha scoperto la corrente elettrica, nota, invece, da più di 2000 anni. Inoltre, al contrario di quanto riportato, il Volt non è la misura della corrente elettrica (che invece è l’Ampere), ma della tensione elettrica. Questioni che abbiamo fatto notare in Consiglio comunale con tre emendamenti, che prevedevano, oltre alla correzione dei gravi errori, anche l’impegno a promuovere le celebrazioni per il bicentenario della morte di Alessandro Volta, nel 2027. Solo la correzione da ‘corrente’ a ‘tensione’, tuttavia, è stata accettata dal proponente”. 

“In sostanza, il Consiglio comunale di Como, che si prefigge di far conoscere al mondo la figura di Volta tramite il cambio di nome all’unità di misura, sostenendolo con forza davanti agli importanti enti nazionali e internazionali competenti, ha deliberato che il chimico e fisico comasco ha scoperto la corrente elettrica. Un po’ come quando il Parlamento deliberò che Ruby era la nipote di Mubarak”.

“La nostra votazione è stata contraria: sia perché, oltre a essere una proposta irrealizzabile, non contribuirebbe a far conoscere Como nel mondo (su lampadine ed elettrodomestici compare solo la lettera V), sia perché la mozione attribuisce a Volta una scoperta di gran lunga precedente. E chissà cosa penseranno gli enti chiamati ad esaminare la proposta”.

“Questa mattina alle 9, orario, come già detto, poco consono alle esigenze dei genitori, si è tenuta la commissione sugli asili nido. Purtroppo, siamo usciti dall’aula con grande amarezza, delusi dall’impossibilità di avere un confronto ragionevole, basato su dati e su risposte puntuali da parte del sindaco, e di chiarire, quindi, le reali motivazioni che hanno portato alla decisione di chiudere i nidi” dichiarano i consiglieri comunali Patrizia Lissi, Eleonora Galli e Stefano Legnani.

“La trasparenza, come ampiamente dimostrato, non è una delle sue principali doti. Ne ha dato prova un’altra volta, glissando su una serie di domande e di informazioni, come i dati su un eventuale risparmio del Comune alla luce delle chiusure dei nidi di via Passeri e via Bellinzona. Risparmio che, in ogni caso, non giustificherebbe il disagio creato alle famiglie dei quartieri interessati: persone, non numeri su cui fare calcoli. Senza contare il fatto che si tratta di una scelta anacronistica. Il Ministro dell’Istruzione del Governo Draghi aveva puntato molto sui poli 0/6 anni per una continuità educativa: in via Passeri c’era già, ma si è deciso di chiudere il nido”.

“Per difendere la propria decisione di chiudere gli asili, il sindaco sta facendo leva, ancora una volta, su una narrazione distorta, girando dati e fatti a proprio piacimento per convincere i cittadini della bontà delle proprie azioni – proseguono – Come sempre (e non riesce proprio a farne a meno) il confronto viene fatto con l’operato della Giunta Lucini, accusandola di aver ridotto, al contrario di quanto sta facendo ora l’Amministrazione comunale, i posti negli asili nidi. E’ doveroso, però, fare delle precisazioni”.

“Il mandato del centrosinistra, tra il 2012 e il 2017, è stato influenzato dal famoso patto di stabilità: mancavano fondi e non era possibile procedere con le assunzioni. Durante il quinquennio si è passati da un blocco totale alla possibilità di assumere una persona per ogni quattro dipendenti pubblici pensionati. A quel punto, era diventato particolarmente difficile rispettare il rapporto tra bambini ed educatrici stabilito dalle leggi. Le allora direttrici degli asili nido si sono trovate ad affrontare una situazione complicata, con ben undici pensionamenti. Pertanto, nell’impossibilità di assumere, hanno inviato una lettera al Comune con l’indicazione di accorpare alcune strutture, in quanto non c’erano alternative. La Giunta Lucini, con l’ex assessore Silvia Magni, ha deciso di chiudere l’asilo di Camerlata, confluito in quello di Rebbio, riuscendo a tenere aperto quello di Lora. La decisione, ai tempi, è stata comunicata incontrando i cittadini in una riunione pacifica e rispettosa, senza urla, senza insulti. E nonostante gli accorpamenti e la chiusura di un asilo, le liste d’attesa sono state azzerate. Oggi, invece, ci sono ancora”.

“Dal 2017, poi, è stato nuovamente possibile assumere personale, ma non è stato fatto. C’era già un bando per l’assunzione di un educatore negli asili, ma questa Amministrazione ha deciso di cancellarlo. Dal 2012 al 2017 il numero minimo di bimbi accolti negli asili nido comunali è stato di 390. Ora si parla di arrivare, forse, a 365, di cui, sembrerebbe, solo 240 in nidi a gestione diretta del Comune. E il punto è proprio questo: senza assunzioni, il rischio è che, con gli inevitabili pensionamenti, sempre più famiglie saranno costrette ad affidarsi al privato. E tanti saluti ai nidi comunali, fiore all’occhiello della nostra città” concludono.

Le istituzioni