Durante la trasmissione Etg+Sindaco, il sindaco Rapinese ha commentato con ironia il tema della denatalità, ipotizzando che il polo dell’infanzia di via Longhena, una volta completato, rischierà di restare inutilizzato. Le parole del Sindaco sembrano tradire l’auspicio di un fallimento del progetto, quasi a voler giustificare a posteriori la raffica di chiusure di asili e scuole che questa Amministrazione sta portando avanti con ostinazione.
Invece di deridere il calo delle nascite, un primo cittadino dovrebbe lavorare per creare servizi che invertano la rotta; Rapinese, al contrario, pare preferire il declino pur di dimostrare di avere ragione. Quell’affermazione non solo è gravemente infelice, è anche tecnicamente infondata perché i numeri dell’ex nido Peter Pan contraddicono il sindaco. Infatti, tra il 2021 (anno peraltro ancora caratterizzato dal Covid) e il 2022, il nido operava a pieno regime con un numero superiore ai 30 iscritti. Il calo a 18 bambini del 2023 (a luglio la chiusura) è dovuto all’incertezza generata dall’amministrazione stessa sullo svolgimento di imminenti lavori, che poi imminenti, come sappiamo, non sono stati essendo già passati quasi tre anni.
Peraltro, il nuovo Polo dell’infanzia, accogliendo la fascia 0-6 anni, avrà un bacino d’utenza più ampio del precedente nido che accoglieva solo i bambini e le bambine della fascia 0-3 anni. Inoltre,contrariamente a quanto sostenuto dal sindaco, il trasferimento a Rebbio ha comportato disagi significativi, peggiorando la qualità della vita per le famiglie di Albate che sono state costrette a immergersi ogni mattina nel traffico per raggiungere via Giussani. Inoltre, il cambio di abitudini, come il doversi svegliare prima e cambiare luoghi a loro diventati familiari, ha avuto un impatto negativo su bambini così piccoli (0-3 anni). Le loro esigenze non possono essere trattate con la stessa logica burocratica riservata ad oggetti inanimati quali i pacchi da collocare e spostare a piacimento.
Per tutte queste ragioni, lo si sottolinea anche questa volta, è fondamentale tutelare e realizzare nidi e scuole dell’infanzia di quartiere, vero e proprio antidoto alla denatalità e cuore di una città inclusiva e accogliente. Invece di fare dell’ironia fuori luogo, Rapinese si preoccupi di portare a termine i lavori in via Longhena, che accumulano ritardi che mettono a rischio 5,5 milioni di euro di fondi PNRR. Ricordo, infatti, che il progetto esecutivo (del solo primo lotto peraltro) risale solo a pochi mesi fa, mentre il nido venne chiuso a luglio 2023 senza nemmeno consentire la frequentazione del centro estivo quell’anno. Il tutto con un’assenza di informazione e partecipazione delle famiglie come dimostrato dall’assemblea tematica a loro rivolta ma fissata dall’attuale amministrazione alle 8 di mattina di un giorno feriale, un orario impensabile e inconcepibile a chiunque sia dotato di buon senso!
Da parte nostra continueremo a monitorare ogni passaggio affinché il polo sia completato senza perdere i finanziamenti. Nel 2027 ci attiveremo per il miglior funzionamento del plesso individuando anche soluzioni viabilistiche necessarie per la convivenza tra la scuola e i residenti di via Longhena. Restituiamo a Como una politica che metta i piccoli e le famiglie al centro, non calcoli elettorali o sarcasmo da talk show.
Francesco Finizio, referente scuole PD Como