Di fronte all’ennesima sconfitta, il sindaco ha risposto con le sue classiche modalità. Come sempre sguazza nel conflitto. Ottiene visibilità mediatica, minaccia, manda il messaggio di essere forte e giusto basandosi su falsità e mistificazioni. Quanta bassezza.
Nella retorica del sindaco, è facile riconoscere una delle più classiche strategie di comunicazione: chi domanda comanda. E allora, qualche domanda al primo cittadino, vorremmo farla anche noi.
Perché continua ad attaccare la Corridoni che non era neppure nel suo programma elettorale? Quali sono i veri motivi dietro questo accanimento? Perché continua a dire che i bambini non ci sono, quando i numeri gli danno torto? Quale obiettivo si cela dietro il tentativo, smaccato ed evidente, di far litigare i plessi? Perché il Comune di Como non vuole più dialogare con l’esterno? È incompetenza o incapacità? Per non dover giustificare le proprie decisioni? E dopo quanto sta succedendo e dopo l’ennesima sconfitta, chi tra sindaco, assessore, dirigenti, si prende la responsabilità su questo tema?
E ancora: perché si cambia continuamente idea su quali sono le scuole da tenere aperte e quelle da chiudere? Ma soprattutto: perché nelle scuole in cui andavano fatti dei lavori, alla fine, non si è proceduto con la realizzazione? Qui la strategia è allucinante: il Comune non fa manutenzione dove dovrebbe, il sindaco gira la frittata e accusa la scuola di non essere intervenuto laddove lui stesso avrebbe dovuto farlo. Troppo impegnato a spostare i banchi in via Fiume? Sindaco, non scappi come sempre dal confronto: risponda alle domande.
Contro la retorica del sindaco occorre sempre ricordarsi l’obiettivo: salvare la Corridoni, bocciare il piano scuole, avere una nuova Amministrazione nel 2027 che rimetta la scuola e le politiche educative al centro.
Partito Democratico di Como