13/04/2026

Sindaco contro il dirigente comunale, il PD di Como: “Intenzioni non chiare. Più dialogo e rispetto dei professionisti”

La vicenda del dirigente comunale strappato da Como a Cantù senza nulla osta è talmente assurda e intricata che necessita di un riassunto delle puntate precedenti per provare a vederci chiaro. Dunque, il sindaco vuole talmente tanto un determinato dirigente da assumerlo senza rispettare la corretta procedura. Per tre anni nessuno si cura del problema fino a che, di colpo, Rapinese cambia idea e dichiara irregolari i contratti, pretendendo anche indietro gli stipendi versati e ricorrendo al giudice del lavoro.

Ora, non è chiara quale sia l’intenzione del primo cittadino. Da un lato, potrebbe avere interesse a perdere la causa, in modo che il dirigente venga considerato regolarmente assunto, senza illecito da parte del Comune, oppure se voglia davvero vincere, facendo di quest’ultimo l’ennesimo capro espiatorio per i propri errori. Sarebbe facile, poi, scaricargli addosso la colpa dei ritardi (stadio, Ticosa, palazzetto, piscina) o delle illegittimità (rugby, Lungo Lario Trieste), vere o dubbie che siano.

Ciò che è certo, è che ancora una volta l’Amministrazione non brilla per trasparenza, finendo in un caos senza spiegazioni in cui, in qualche modo, è finita a fare causa a se stessa. E questo, evidentemente, non è sinonimo di serietà e competenza. Oltretutto, ci teniamo a ricordare al sindaco che la chiarezza, soprattutto quando ci sono di mezzo delle persone, dei professionisti, come in questo caso, è un atto prima di tutto di umanità e rispetto. Il Comune si regge sulle spalle, sulle mani e sulla testa di chi ci lavora. Crediamo che il dialogo e l’ascolto debbano essere alla base di tutte le organizzazioni, compresa quella comunale.

Il PD di Como


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