Nella seduta di ieri del Consiglio Comunale è stata approvata in prima lettura la modifica dello Statuto del Comune di Como; non essendo stato raggiunto il voto favorevole dei 2/3 dei consiglieri, saranno necessarie altre due votazioni a maggioranza assoluta. La modifica più rilevante, oltre alla abolizione delle consulte, che sono luoghi di incontro e di confronto con le realtà associative della città, è la modifica della normativa sui referendum per la quale è stato in particolare previsto che il giudizio sull’ammissibilità del referendum sarà di competenza esclusiva del Consiglio Comunale e non di un organo indipendente come da noi proposto.
Essendo la decisione sull’ammissibilità del referendum una valutazione di legittimità, e quindi esclusivamente tecnica, è del tutto inaccettabile che venga affidata ad un organo politico; come se a livello nazionale il giudizio di ammissibilità del referendum fosse del Parlamento e non della Corte Costituzionale, come prevede la legge.
Poiché i referendum non sono mai proposti dalla maggioranza, che avendo i voti in aula, non ha necessità di ricorrere alla consultazione popolare, non bisogna essere profeti per immaginare che tutte le future richieste di referendum, saranno dichiarate inammissibili dal Consiglio Comunale, costringendo i promotori a ricorrere al TAR contro la decisione.
Tutto ciò è grave perché erode i principi fondamentali dell’ordinamento democratico. E’ come se in una partita di calcio una delle due squadre in campo facesse anche da arbitro.
Ma questa è la democrazia di Rapinese che abbiamo ormai imparato a conoscere da tempo: un uomo solo al comando che stabilisce le regole e poi giudica anche sulla loro applicazione; idea di democrazia alla quale però non ci rassegnano e che non ci stancheremo di contrastare.
Stefano Legnani, consigliere comunale PD