“Bene che l’iter di inserimento della collina di Cardina nel Parco della Spina Verde sia finalmente ripreso. Peccato l’intero processo abbia dovuto scontare i ritardi delle giunte di destra che si sono assecondate alla guida della città dal 2003 al 2012 e dal 2017 ad oggi” dichiarano i consiglieri Dem, Gabriele Guarisco e Patrizia Lissi.

“Proviamo a ripercorrere la storia – lunga – della questione Cardina. Nel 2003 il consiglio di circoscrizione 8 chiede di tutelare la collina. Ma è solo 12 anni dopo, a partire dal 2015, che il Comune di Como e l’amministrazione Lucini, con una nota al Parco Spina Verde e nel 2016 con l’approvazione della variante al PGT, fanno partire l’iter di inclusione nel concreto. La Giunta Landriscina si insedia nel 2017 e qualcosa si inceppa. Il Parco chiede al Comune un’integrazione di documenti e solo il 6 febbraio 2020 la Giunta Comunale “decide di riattivare l’iter di adesione al Parco Regionale della Collina di Cardina”” spiegano Lissi e Guarisco.

“Insomma, passano gli anni anche perché si lascia passare il tempo. Adesso c’è tutto l’iter in Regione Lombardia. Speriamo che per definire realmente l’inclusione della collina di Cardina nel Parco non si debba aspettare dopo le prossime elezioni regionali del 2023” concludono gli esponenti comaschi del PD.

“Il Comune di Como chieda a Regione Lombardia di intervenire con le adeguate risorse per evitare la chiusura di Villa Celesia e aiutare la Ca’ d’Industria” è l’appello dei consiglieri comunali del Partito Democratico di Como, Stefano FanettiGabriele GuariscoPatrizia Lissi, e del segretario cittadino Tommaso Legnani.

“La notizia della chiusura di Villa Celesia è semplicemente inaccettabile, specialmente dopo i ritardi e i silenzi del Comune di Como nonostante le difficoltà della Fondazione derivanti dall’emergenza Covid fossero note da tempo – spiegano gli esponenti Dem comaschi – Ben due volte abbiamo chiesto che venissero convocate delle sedute di commissione su questo tema: sedute che si sono tenute con un ritardo vergognoso dalla data della nostra richiesta. Inoltre, l’assessore di competenza e il sindaco mai hanno relazionato sulla situazione in consiglio comunale. È tempo che Palazzo Cernezzi e Regione Lombardia intervengano per aiutare davvero la Ca’ d’Industria ”.

“Il futuro del nostro Paese e anche del nostro territorio passa dall’energia rinnovabile. Purtroppo però Como è una delle pochissime città capoluogo di Provincia che non produce energia elettrica da fonte solare fotovoltaica in alcuna struttura di proprietà comunale.” Lo dichiara in una nota la deputata comasca, Chiara Braga, responsabile nazionale della Transizione ecologica, Sostenibilità e Infrastrutture del Partito Democratico commentando i dati comparati a livello nazionale e locale dei consumi di energia prodotti da fonti rinnovabili.


“L’Italia – continua la parlamentare dem – in questi anni ha fatto importanti passi avanti, tanto da aver superato già nel 2014 il target specifico che fissava al 17% la quota di energia rinnovabile sul totale del consumo energetico del nostro Paese. Buoni risultati, che ora devono vedere una netta accelerazione in vista dei target ambiziosi che il nostro Paese dovrà raggiungere entro il 2030, in linea con gli obiettivi definiti a livello europeo che prevedono il 27% di energia rinnovabile. Proprio questo è uno dei fronti più importanti su cui agisce il Piano nazionale di ripresa e resilienza e in particolare la Missione 2 destinata proprio alla Transizione ecologica”.

“Tuttavia, come racconta Openpolis in un artico pubblicato oggi on line, confrontando la produzione delle rinnovabili e il livello di consumo complessivo di energia tra i diversi Comuni capoluoghi di Provincia, si scoprono sproporzioni e divari che interessano purtroppo anche il nostro territorio. Le città sono i luoghi in cui è più alto il consumo di energia; proprio per questo è importante che proprio i centri urbani concorrano attivamente alla produzione di energia rinnovabile.  La città di Como invece è uno dei 7 capoluoghi di provincia sui 109 totali che non produce in nessun impianto di proprietà comunale energia da fonti rinnovabili, insieme a Viterbo, Isernia, Trani, Lecce, Crotone e Trapani. Un risultato sconfortante, considerato l’alto numero di edifici comunali e le opportunità che in questi anni ci sono state per dotare di impianti di energia rinnovabile edifici pubblici esistenti.”

“I centri urbani da sempre alimentano lo sviluppo delle società, ne sono l’avanguardia perché in essi si concentrano sfide importanti che riguardano l’ambiente, l’energia, la salute, l’inquinamento, la mobilità, la marginalità sociale. Tutte questioni per le quali chi guida la città di Como si conferma in imperdonabile ritardo, senza una visione per il futuro che sia orientato alla sostenibilità ambientale e alla qualità della vita dei cittadini”.

“Forse è il caso che il Comune di Como sia franco sul progetto della dorsale dei Pellegrini: non c’è e non c’è mai stata la voglia di realizzare l’opera. Sono passati tre anni e mezzo e l’assessore Gervasoni ha l’audacia di dirci che il progetto così com’è non realizzabile per le complicazioni date dal passaggio della ciclopedonale attraverso Villa Olmo o per a questione posteggi in via Mentana” dichiarano gli esponenti del Partito Democratico, Gabriele Guarisco, consigliere comunale, e Tommaso Legnani, segretario cittadino.

“Vorremmo ricordare all’assessore che la giunta a cui appartiene non solo ha avuto tempo per risolvere i due suddetti nodi. Il Comune ha facoltà di cambiare tempi di apertura e regole del parco di Villa Olmo per permettere il passaggio delle biciclette. Via Mentana presenta alcune criticità da tempo legate alla questione posteggi. Ma tre anni e mezzo di tempo sarebbero stati più che sufficienti per trovare delle soluzioni, se ci fosse stata la volontà” continuano i Dem.

“Ora rischiamo di perdere i contributi regionali per il progetto e sappiamo che la Giunta non coprirà il buco che loro stessi hanno generato perdendo tempo. L’assessore Gervasoni parla di costi lievitati che non possono permettere la realizzazione dell’opera ma l’ironia triste di quest’ultima affermazione è che la Giunta Landriscina ha approvato il progetto definitivo con un piano economico per € 2.808.504,84 nel giugno del 2019. Chissà di quali costi aggiuntivi parla. Sarebbe invece il caso di parlare del fatto che il Comune ha buttato via un’opportunità d’oro per il semplice capriccio di non realizzare un’opera voluta da una giunta precedente ma di colore politico diverso. Un’idea buona di una giunta di centro-sinistra rimane buona anche sotto una giunta di centro-destra specie se già finanziata”.

“Neve a dicembre…una circostanza troppo strana per predisporre spargisale, spazzaneve ed evitare che il caos si scatenasse sulle strade della città. Vero? Evidentemente sì, almeno per il Comune di Como” interviene il capogruppo del Partito Democratico, Stefano Fanetti, commentando i disagi causati dalla nevicata di oggi.

“Che la viabilità a Como impazzisca per una nevicata è totale follia. Dov’è la preparazione che una città capoluogo dovrebbe avere per questo tipo di eventi naturali che non sono né straordinari né impossibili da gestire? Da almeno tre giorni si parla di possibili nevicate ma a giudicare dai camion incastrati e auto incolonnate su tutte le principali strade comasche, il Comune di Como si è fatto di nuovo cogliere di sorpresa” si chiede Fanetti.

“La sorpresa deve essere stata invece minima per i comaschi abituati alla pasticciona gestione di tutto ciò che è leggermente fuori dall’ordinario da parte della Giunta Landriscina. Rimane comunque inspiegabile, perché previsioni meteo alla mano, non è stato fatto il possibile per evitare tutto questo. Perché ogni anno, ogni volta che il tempo peggiora, ci troviamo a doverci arrendere a qualche fiocco di neve? È il caso che il Comune di Como lo spieghi ai cittadini bloccati in Napoleona o che hanno impiegato ore per spostarsi da un lato all’altro di una città lasciata allo sbando” conclude Fanetti.

“Dobbiamo continuare a sostenere i bar e ristoranti della nostra città che stanno ancora risentendo del durissimo colpo inferto dal lockdown: il Comune di Como provveda ad estendere l’esenzione della tassa di occupazione di suolo pubblico oltre il 31 ottobre e pensi a una proroga anche per il 2021” così dichiara Tommaso Legnani, segretario cittadino del Partito Democratico di Como. 

“Nel Decreto agosto è già prevista una proroga dell’esenzione Tosap fino al 31 dicembre, Il Comune di Como oltre a recepire la proroga, come fatto dal sindaco di Milano, Beppe Sala, dovrebbe pensare a sgravare gli esercenti dalla tassa anche nel 2021. Inoltre, visto che andiamo verso la stagione fredda, si pensi anche a uno snellimento delle procedure per il rilascio dei permessi per la posa di “funghi” per il riscaldamento esterno”.

“Permettere l’utilizzo di spazi all’aperto non solo sostiene chi tra i proprietari di bar e ristoranti ha visto il proprio volume d’affari ridursi drasticamente, mettendo a rischio anche il tessuto economico comasco e la stabilità dei bilanci di famiglie dei lavoratori. L’uso gratuito dello spazio pubblico permette anche il distanziamento sociale e, in definitiva, tutela la sicurezza e la salute della cittadinanza” conclude Legnani.

L’ignobile episodio di cui l’assessore Corengia si è resa responsabile non fa altro che confermare ciò che sosteniamo da tempo:l’amministrazione Landriscina non ha mai avuto intenzione di aiutare i senza dimora comaschi. Anzi, tra coperte tolte e grate anti-senzatetto, la strategia pare quella di respingere, allontanare le persone come se non fossero un problema della città.

ll clamoroso gesto di un singolo non deve spostare il fuoco da un problema che è di tutta la comunità. Il dormitorio permanente è urgente. Non importa che l’amministrazione neghi l’evidenza. Nel rispetto dei comaschi e della democrazia serve dare seguito pratico alla mozione approvata in consiglio comunale nel luglio del 2019. È un debito nei confronti dei cittadini, tutti, con e senza dimora. Se da una parte la Giunta Landriscina condanna decine di persone a vivere all’addiaccio, costringe i residenti a convivere con il degrado generato dalla marginalità alimentando un conflitto sociale che ribolle da troppo tempo.

Ma mentre la città ha dovuto soffrire l’immobilismo di chi la governa, siamo arrivati a un altro autunno. Piuttosto che prendere parte alle operazioni di sanificazione, levare coperte ai disperati e gettare imbarazzo su Como, prima ancora che sul suo incarico, l’assessore Corengia deve fare chiarezza su una serie di domande. C’è un piano per l’inverno? Dove si intende ricollocare il tendone di Emergenza Freddo ora che gli spazi del Cardinal Ferrari non sono più disponibili? La giunta intende lasciare degli esseri umani dormire per strada per un altro inverno?

Tommaso Legnani,
segretario cittadino del Partito Democratico di Como

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