“La situazione del plesso scolastico di Albate è sempre più preoccupante. Quando a inizio settembre in Consiglio comunale avevo posto agli assessori competenti la questione delle infiltrazioni di acqua nelle aule del secondo piano mi è stato risposto che si sarebbe intervenuto rapidamente e comunque entro la fine di settembre, se le condizioni metereologiche avessero assistito. Siamo a ottobre, il mese di settembre è stato essenzialmente di sole: però, dopo le piogge di questi giorni, vediamo che il problema si è esteso, perché ad essere coinvolte ora sono anche classi del primo piano e non solo quelle del secondo. Inoltre, permane l’impossibilità di utilizzare una delle due palestre dell’istituto, anch’essa danneggiata dalle infiltrazioni, così che i nostri ragazzi, che hanno affrontato tutti i disagi della pandemia, della DAD e dell’isolamento in casa, si trovano ad affrontare le lezioni da “sfollati” nella loro stessa scuola e in più sono impediti a riprendere l’attività fisica e sportiva. Allora è necessario chiarire che cosa è stato fatto nelle scorse settimane e che cosa s’intende fare ora e, ancor di più, in che tempi: che devono essere ristrettissimi. In città il comune ha aperto diversi cantieri, in queste settimane: possibile che non sia stata individuata come priorità quella di rimettere la scuola di un quartiere come Albate in condizioni di accogliere decentemente i nostri ragazzi e bambini? Su tutto questo è urgente che gli assessori diano risposte e si assumano impegni precisi, anche attraverso un momento di informazione e confronto, come richiesto ora dai genitori” dichiara Gabriele Guarisco, consigliere comunale del Partito Democratico in Comune a Como. 

“Non possiamo che essere soddisfatti: con un grosso aiuto da parte del Governo, Regione Lombardia ci ha ascoltati e ha aggiunto 9 milioni di euro di fondi propri sulla Dote Scuola. A questo punto, ci auguriamo che le 1841 famiglie comasche e le 45 mila famiglie lombarde che erano state ammesse, ma non finanziate, ricevano tutte un contributo per l’acquisto di libri di testo, materiale didattico, tecnologia” dichiara Angelo Orsenigo, consigliere regionale del Pd, che proprio martedì scorso aveva denunciato l’esclusione di migliaia di famiglie lombarde dalla misura regionale.

“Ricordo che l’assessore regionale all’Istruzione aveva ammesso candidamente che in alcune province quasi il 50 per cento delle famiglie non aveva ricevuto i finanziamenti del bando Dote scuola – Materiale didattico. Abbiamo sollecitato la Giunta Fontana a intervenire – prosegue Orsenigo –. Soprattutto, l’errore quest’anno era stato quello di aver tenuto aperto il bando per un periodo più breve del solito. Ma il problema vero stava nel fatto di non aver postato a bilancio più risorse proprie, adeguandosi anche ai fondi aggiuntivi messi in campo in questi mesi dagli ultimi governi e destinati alle scuole per sostenere con strumenti digitali le famiglie sprovviste e meno abbienti”.

“Bene quindi le risorse aggiuntive. Ma Regione Lombardia può fare ancora di più per tutelare in tutto e per tutto il diritto allo studio degli studenti lombardi con libri gratis anche per medie e superiori e trasporti pubblici gratuiti per gli under-26, senza contare la necessità di intavolare politiche attive per l’inserimento lavorativo post-laurea. Dove c’è volontà c’è possibilità. Regione Lombardia si attivi per il futuro dei nostri studenti” conclude il consigliere comasco.

“Guardiamo con preoccupazione alla situazione della scuola di piazza IV novembre ad Albate. Gli interventi di riparazione del tetto, che sono partiti dopo un mese dall’allagamento del plesso, ora devono proseguire rapidamente, anche per ridurre al massimo la durata della situazione di difficoltà nella quale le lezioni inizieranno. Alcune classi, almeno al principio, infatti avranno problemi di spazio e diversi laboratori non potranno essere utilizzati: quindi le lezioni rischiano di essere pesantemente condizionate. Una situazione ingiusta per gli studenti dopo due anni travagliati a causa dell’emergenza COVID.  Bisogna essere chiari anche su tempi di recupero della palestra, per cui al momento non ci sono elementi: è una struttura necessaria per la scuola e pure per le associazioni sportive del quartiere. Infine occorre pensare, al di là delle manutenzioni urgenti, a una riqualificazione sostanziale del plesso che ormai dimostra tutti i suoi limiti e che fatica a reggere le condizioni atmosferiche: che siano il freddo – come accaduto due anni fa con il distacco dei controsoffitti nelle aule delle elementari – o la pioggia – come successo a luglio – lasciando alunni, insegnanti e famiglie in una situazione d’incertezza e fatica. L’amministrazione Landriscina deve intervenire e in fretta. Dare per tempo ai ragazzi di Albate un posto sicuro e confortevole dove studiare e imparare dovrebbe essere una priorità per qualsiasi giunta. Non per quella Landriscina evidentemente” dichiara il consigliere comunale del Partito Democratico, Gabriele Guarisco.  

“Sono 1.841 le famiglie nella provincia di Como che non hanno ricevuto i finanziamenti del bando Dote scuola – Materiale didattico per l’acquisto di libri di testo e dotazioni tecnologiche, nonostante siano state ammesse alla misura. Parliamo del 36% dei richiedenti. In altre province sono quasi il 50% e in tutta la Lombardia il totale ammonta a 45.980 studenti lasciati senza sostegno. Non è accettabile. Regione intervenga subito stanziando ulteriori e sufficienti risorse” è il commento del consigliere regionale del Pd Angelo Orsenigo, alla risposta data dall’assessore Sala alla question time del Pd sul tema, questa mattina, in aula.

“Sicuramente la crisi seguita alla pandemia ha spinto molte più famiglie a partecipare alla Dote, rispetto agli anni scorsi, e non è comprensibile, né ha aiutato, la scelta di aver tenuto aperto il bando per un periodo di tempo più limitato del solito – prosegue Orsenigo – Sono tante le persone che hanno bisogno di questo sostegno e che ci hanno segnalato la difficoltà di accedervi. E noi abbiamo sempre chiesto in sede di bilancio di incrementare le risorse a carico di Regione Lombardia”.

Sulla ripetuta critica di Sala al Governo a proposito di un insufficiente riparto statale, il consigliere dem sottolinea che “il Governo, oltre a stanziare risorse specifiche per questa misura, ha, nel corso dell’anno, messo a disposizione risorse aggiuntive per l’acquisto di strumentazioni digitali, quindi uno sforzo in più c’è stato. Serve, piuttosto, maggiore collaborazione. È necessario aumentare la posta messa a bilancio dalla Regione ed è quello che noi chiederemo. Voglio ricordare che in Lombardia sono cresciuti i cosiddetti Neet, i ragazzi che non studiano e non lavorano, e spesso questo avviene anche perché le famiglie non riescono a sostenere le spese per gli studi. Lasciare fuori quasi 46mila studenti lombardi e non finanziare, come ci ha detto l’assessore, dal 36 al 47 per cento delle richieste, a seconda della provincia, non è assolutamente accettabile”.

“Regione Lombardia deve finalmente scendere in campo in modo risolutivo. Rilancio con urgenza la mia proposta a questa amministrazione: servono libri gratis per medie e superiori, trasporti pubblici gratuiti per gli under-26 come già fatto in altre regioni, politiche attive del lavoro e per l’inserimento post-laurea. In gioco c’è il futuro dei giovani ma soprattutto della Lombardia” conclude il consigliere comasco.

“Le scuole lombarde devono riaprire in sicurezza, anche in zona rossa. Garantire una didattica in presenza, anche se ridotta, è una priorità per tutti gli ordini e gradi e non solo fino alla prima media. Regione Lombardia segua la sentenza del Tar del Lazio circa il ricorso presentato dal Comitato lombardo “A Scuola!” e si attivi per ottenere un regime di didattica differenziato a seconda del quadro epidemiologico locale. Le chiusure totali non sono la risposta giusta: se le scuole non sono sicure che le si metta in sicurezza e non si faccia ricadere tutto il peso di questa inadeguatezza ai cittadini più deboli. Si deve garantire il diritto allo studio e preservare l’equilibrio psicologico dei ragazzi costretti alla Dad” commenta il consigliere regionale del Partito Democratico, Angelo Orsenigo.

“Il rischio zero non esiste e serve un’azione reale delle istituzioni affinché studenti, docenti e personale scolastico possano tornare negli istituti in sicurezza. Regione Lombardia faccia tutto il possibile, investendo su un trasporto adeguato che permetta il distanziamento, sul tracciamento a tappeto per trovare ed isolare i casi positivi e su modalità efficaci di aerazione e sanificazione degli spazi. Regione deve finanziare e realizzare questi interventi, perché se la pandemia c’è da 13 mesi, non dobbiamo dimenticarci che gli studenti hanno passato in dad 2 anni scolastici” conclude il consigliere comasco.

Le scuole superiori riapriranno in presenza l’11 gennaio. Ma i trasporti sono pronti? Cosa è stato fatto finora?

“Sempre troppo poco – risponde Angelo Orsenigo, consigliere regionale del Pd –. Non solo il servizio ferroviario non è stato potenziato, ma addirittura viene ridotto”. Dai pendolari, e in particolare dagli studenti, giungono richieste di intervento: il servizio di trasporto su rotaie è stato fortemente depotenziato. “I posti a sedere diminuiscono in modo grave e drastico per i paesi in provincia di Como e Monza Brianza, che per Trenord e Regione Lombardia sono probabilmente zone di serie B – continua Orsenigo – In queste aree si nota infatti un taglio della metà, nelle fasce orarie di morbida per il servizio regionale, e addirittura di tutto il servizio per tutto il giorno relativamente alla linea S2 da Palazzolo Milanese in su”. 

Questa la fotografia di una realtà che incredibilmente non ha ancora previsto alcun intervento sul fronte del trasporto pubblico su rotaia per far fronte alle disposizioni Covid.

“Sono interventi che avrebbero dovuto essere previsti già da settimane, soprattutto per sostenere il servizio di Trenord che non è certo un fiore all’occhiello. Per questo chiedo che Regione Lombardia smetta di lasciare carta bianca ai tagli operati da Trenord e si imponga per ottenere il ripristino delle condizioni pre Covid”, dice il consigliere Pd. 

La soluzione a tutta questa situazione ingiusta è, infatti, il ripristino dell’orario, e del servizio com’era prima della pandemia: “Tutto ciò non comporta alcuna risorsa aggiuntiva, ma solo la volontà di farlo. In vista della ripresa della didattica in presenza e soprattutto dello scaglionamento degli ingressi e delle uscite, gli studenti torneranno a utilizzare il servizio di trasporto pubblico e lo faranno anche nelle fasce orarie dove il servizio è stato ridotto. Massima attenzione va dedicata alla salute dei nostri ragazzi, che invece vengono di fatto costretti a correre il rischio di assembramento per esercitare un diritto fondamentale come quello allo studio”, riflette Orsenigo. 

Nello specifico, la tratta Erba-Asso vive una situazione paradossale: “Con l’orario di settembre 2020, dalle 7.30 alle 9.30 e dalle 16.15 alle 18.15, i treni sono stati sostituiti dai bus. Questo significa che per l’ingresso e l’uscita dalle scuole, gli studenti dovranno ammassarsi sui bus sostitutivi perché il treno non c’è più. Un grave disservizio, soprattutto se si pensa che quei mezzi, che oggi circolano come bus sostitutivi al posto del treno, potrebbero essere utilizzati per fare corse di rinforzo da e verso quei paesi dove la ferrovia non c’è. È inammissibile giocare con la salute pubblica e gettare al vento le risorse, gravando sulle agenzie del Tpl”, insiste l’esponente dem.

 Inoltre, dagli orari delle corse emerge che i tagli alla linea regionale Milano-Asso, in particolare in fascia pomeridiana, obbligheranno gli studenti ad attese fino a un’ora. Tutto ciò determinerebbe non solo un allungamento del tempo per effettuare pochi chilometri, ma anche più evidenti possibilità di assembramenti in stazione o in altri locali. Forti limitazioni sono previste anche sulla linea di collegamento verso Monza e il milanese, dove sono presenti molti grandi istituti scolastici: gli utenti che prima si ripartivano su due linee, dovranno utilizzarne solo una i cui treni non potranno essere allungati ancora di più, con evidente assembramento.“Ribadisco con forza la richiesta di un intervento di Regione Lombardia perché si imponga a Trenord almeno il ripristino dell’orario e del servizio come era prima del Covid”, conclude Orsenigo.

Di Agnese Rapicetta su Immagina.eu

Mancano pochissimi giorni alla riaperture della scuole. Il 14 settembre è ormai diventata una data fatidica che tutti aspettano con ansia, con un po’ di emozione e anche un certo di carico di preoccupazione. Perché quello che abbiamo imparato in questi mesi di chiusura, forse per la prima volta in maniera davvero concreta, è che la scuola è un’istituzione di cui non possiamo fare davvero a meno. Ma che scuola sarà la scuola di domani? Ne abbiamo parlato con Anna Ascani, viceministra dell’Istruzione, che sul palco dei dibattiti della Festa dell’Unità nazionale di Modena, si è confrontata su questo tema.

Ormai si fa il conto ala rovescia e non tutti i problemi sembrano essere risolti: siamo davvero pronti a ripartire in sicurezza?

“Credo che bisogna essere realisti e ammettere che delle criticità ci sono ma sarebbe ingeneroso dire che non si è fatto niente per farci trovare pronti per la ripartenza. Ci siamo mossi da subito e, appena abbiamo saputo che dovevamo garantire il distanziamento in classe, abbiamo stanziato i fondi per l’edilizia leggera e fondi per comprare arredi. In più abbiamo investito 3 miliardi per assumere circa 70mila tra docenti e personali ATA. Arriveranno poi ogni giorno nelle scuole mascherine e gel igienizzante. Ovviamente questo non vuol dire che c’è un rischio zero, in questo momento non siamo nelle condizioni di garantirlo. Molto dipende dalla responsabilità di ciascuno di noi nel rispettare le nuove regole. È tutto nuovo e non è semplice ma io credo che la scuola ci sorprenderà in positivo. Ma ora le scuole devono riaprire, sono state chiuse per troppo tempo”.

Fra non molto, con il Recovery Plan, il governo avrà a disposizione molti soldi per innovare la scuola: un’occasione più unica che rara?

“Proprio oggi (ieri n.d.r.) ho partecipazione al Comitato Interministeriale per gli Affari europei per definire le linee guida sul Recovery Plan ed è ovvio che il futuro del Paese e dell’Europa non può che passare attraverso un forte investimento sull’istruzione. Non siamo ancora in grado di entrare nel dettaglio ma sicuramente una parte consistente dei fondi stanziati, sarà destinato alle infrastrutture scolastiche che, come sappiamo bene, incidono anche sulla qualità della didattica”.

Negli ultimi mesi si è parlato tanto di scuola, forse come non era mai successo prima, quello che vi chiedono tutti è di continuare a parlarne per migliorare davvero le cose e in maniera definitiva.

“Ovviamente mi auguro anche io che la scuola resti al centro del dibattito pubblico. In questi giorni se ne parla molto, c’è tanta ansia da parte delle famiglie, degli studenti e anche del personale docente. Però, superata questa ansia, dobbiamo essere capaci di trattenere questa energia positiva e la capacità che abbiamo avuto di dire al Paese quanto è importante la scuola. Per noi la vera sfida inizia dal 15 di settembre e continua fino alla Legge di bilancio e alla pianificazione delle spese del Recovery Fund. Lì ci misureranno davvero e misureranno le nostre capacità di essere conseguenti alle cose che abbiamo detto fin ora”.

Distanziamento, mascherine, infrastrutture: lei quando è stata nominata Viceministro se lo sarebbe mai aspettato che avrebbe dovuto gestire una situazione del genere?

“Decisamente no. Non mi aspettavo di dover vivere la scelta più dolorosa di tutte: quella di chiudere la scuola. Adesso è difficile riaprire ma è stato molto più difficile chiudere. Abbiamo a che fare con un’emergenza inaspettata, imprevista, complicata ma se impareremo qualcosa da questa situazione, anche tutta la sofferenza che abbiamo vissuto sarà servita a qualcosa”.

di Agnese Rapicetta su Immagina.eu

Sono state le prime a chiudere e saranno le ultime a riaprire. Ma la posta in gioco era troppo alta per rischiare di ripartire senza le dovute garanzie. Oggi questo momento sembra essere arrivato con la firma del Protocollo sicurezza. Un momento che è stato definito “storico” perché si sono delineati le linee guida per la scuola di domani. Una scuola che aveva un presupposto ben preciso: superare le norme del 2008 firmate dall’allora ministro Gelmini che avevano portato ai tagli e all’innalzamento del numero di alunni per classe. Con la firma del Protocollo si investe, finalmente, sulla scuola e si danno delle regole precise per gli istituti e le famiglie.

“Il Protocollo Nazionale della Sicurezza – sottolineano soddisfatti i sindacati riuniti – rappresenta un passaggio importante che i dirigenti scolastici e le scuole attendono per organizzare la ripresa delle attività in presenza, obiettivo per il quale i sindacati si sono impegnati a fondo conducendo col Ministero un confronto serrato e complesso. Con la firma si porta a compimento un impegno assunto esplicitamente già in occasione della firma del protocollo riguardante lo svolgimento degli esami di stato: le scuole possono ora disporre di un chiaro punto di riferimento su tutti i temi già portati all’attenzione del CTS, il che costituisce un concreto supporto al lavoro in atto per definire le necessarie modalità organizzative”. 

Quali sono le novità?

Dall’help desk alle modalità di ingresso e uscita, dall’igienizzazione degli spazi alle certificazioni mediche, i plessi scolastici dovranno adeguarsi alle nuove normative.

Leggi qui il testo del Protocollo

Si istituisce l’Help Desk – Dal 24 agosto sarà attivo un numero verde 800903080 per le scuole per raccogliere quesiti e segnalazioni sull’applicazione delle misure di sicurezza, dal lunedì al sabato, dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18. Ci sarà, poi, un Tavolo nazionale permanente composto da rappresentanti del Ministero dell’Istruzione e del Ministero della Salute, delle Organizzazioni sindacali firmatarie del Protocollo per gestire le criticità e monitorare l’andamento della situazione. In parallelo, ci saranno Tavoli di monitoraggio anche presso gli Uffici Scolastici Regionali. Le scuole saranno supportate dal Ministero nella gestione delle risorse legate all’emergenza con un’apposita assistenza amministrativa.

In caso di febbre si sta a casa – Il documento ribadisce l’obbligo di rimanere a casa in presenza di temperatura oltre i 37,5° o altri sintomi influenzali e di chiamare il proprio medico di famiglia e l’autorità sanitaria. E sottolinea il divieto di permanere nei locali scolastici nel caso in cui, anche successivamente all’ingresso, sussistano le condizioni di pericolo (ad esempio sintomi simil-influenzali, temperatura che sale oltre 37,5°) stabilite dalle Autorità sanitarie competenti. Ribadito l’obbligo di rispettare le disposizioni di sicurezza, come il distanziamento fisico di un metro e le regole di igiene.

Regolare gli ingressi a scuola – Ingressi e uscite saranno differenziati. Le istituzioni scolastiche comunicheranno a insegnanti, studenti, personale scolastico e a chiunque debba entrare nell’istituto le regole da rispettare per evitare assembramenti con un’opportuna segnaletica e con una campagna di informazione. Sarà limitato l’accesso a visitatori ed esterni. L’eventuale ingresso del personale e degli studenti già risultati positivi all’infezione da COVID-19 deve essere preceduto da una preventiva comunicazione con la certificazione medica da cui risulti la ‘avvenuta negativizzazione’ del tampone secondo le modalità previste e rilasciata dal Dipartimento di prevenzione territoriale di competenza.

Pulizia dei locali – Sarà necessario assicurare la pulizia giornaliera e l’igienizzazione periodica di tutti gli ambienti, predisponendo un cronoprogramma ben definito. Qualora le attività didattiche si svolgano in locali esterni all’Istituto scolastico, gli Enti locali e/o i proprietari dei locali dovranno certificarne l’idoneità, in termini di sicurezza e, con specifica convenzione, dovranno essere definite le responsabilità delle pulizie e della sorveglianza di detti locali e dei piani di sicurezza.

L’uso delle mascherine – Sarà obbligatorio per chiunque entri negli ambienti scolastici, adottare precauzioni igieniche e utilizzare le mascherine. Il Comitato Tecnico Scientifico per l’emergenza (CTS) si esprimerà nell’ultima settimana di agosto sull’obbligo di utilizzo di mascherina da parte degli studenti con età superiore a 6 anni. Per chi ha meno di 6 anni è già previsto che non si debba utilizzarla.

Supporto ai ragazzi – Sulla base di un’apposita convenzione tra Ministero dell’Istruzione e Consiglio Nazionale Ordine Psicologi saranno promosse attività di sostegno psicologico per fare fronte a situazioni di insicurezza, stress, timore di contagio, difficoltà di concentrazione, situazione di isolamento vissuta.

Come gestire i contagi – Nel caso in cui una persona presente a scuola sviluppi febbre e/o sintomi di infezione respiratoria si dovrà procedere al suo isolamento in base alle disposizioni dell’autorità sanitaria e provvedere quanto prima al ritorno presso il domicilio per poi seguire il percorso medico previsto. Per i casi confermati le azioni successive saranno definite dal Dipartimento di prevenzione territoriale competente, sia per le misure di quarantena da adottare, previste dalla norma, sia per la riammissione a scuola secondo l’iter previsto dalle regole vigenti. Sarà istituito un sistema di raccordo tra sistema scolastico e sistema sanitario nazionale per supportare le Istituzioni scolastiche, attivare un efficace sistema contact tracing (tracciamento delle persone venute a contatto con dei contagiati) e dare risposte immediata in caso di criticità. In collaborazione con il Ministero della Salute e il Commissario straordinario si darà l’opportunità a tutto il personale del sistema scolastico statale e paritario, incluso il personale supplente, di svolgere test diagnostici in concomitanza con l’inizio delle attività didattiche.

Le istituzioni