Dalle motivazioni del processo sulle infiltrazioni della ’ndrangheta nella società Smr Ecologia che gestiva l’impianto di smaltimento in località ‘La Guzza‘, a ridosso della Pedemontana a Como, emergono due particolari inquietanti.

Il primo rivela come l’impianto della ‘La Guzza‘ fungesse “da reale snodo del traffico dei rifiuti che solo apparentemente venivano trattati presso l’impianto comasco ma che in realtà erano destinati ad essere abbandonati o interrati in aree dismesse con l’aiuto di staffette che guidavano i trasportatori verso il sito abusivo di volta in volta individuato”.

Il secondo riguarda il legame tra un ex dipendente della Perego Strade di Cassago Brianza, la ditta di trasporto di materiali edili tristemente nota ai comaschi per essere stata coinvolta nell’inchiesta antimafia ‘Infinito‘, nell’ambito di reati ambientali compiuti tra il 2008 e il 2009 per il traffico e lo sversamento illecito di rifiuti in molti cantieri della Lombardia tra i quali anche quello dell’ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia, e il titolare della Smr Ecologia della ‘La Guzza‘. Stando agli atti, l’ex uomo della Perego Strade si sarebbe fatto carico di trovare un prestanome a cui intestare “la società ormai decotta e definitivamente passata nelle mani della ‘ndrangheta”, nonché ad aprire “nuovi canali di smercio di rifiuti in meridione”.

Due elementi allarmanti volti a confermare tutta la pericolosità e la pervasività del sistema reticolare della criminalità organizzata intenzionato a fare di Como un vero e proprio “snodo” nella gestione di flussi illeciti di rifiuti.

Un sistema che è stato sradicato grazie al lavoro delle forze di polizia, della magistratura e anche dell’attività legislativa che ha introdotto procedure di controllo più stringenti.

Tutto questo rende ancora più evidente come sia estremamente necessario tenere sempre alta la guardia e agire su conoscenzaconsapevolezza, creando strumenti e strategie di prevenzione e repressione dei sodalizi mafiosi e degli affari e giri di denaro malavitosi presenti sul nostro territorio.

dal sito della deputata del Partito Democratico, Chiara Braga.

Il Presidente del ConsiglioMario Draghi, nel videomessaggio consegnato al Forum delle Maggiori Economie sull’Energia e il Clima (Mef), promosso dal Presidente degli Stati Uniti Biden, ha lanciato l’ennesimo duro allarme sul clima.

Parole nette e chiare, “oneste“, che esortano tutti gli Stati a non perdere più tempo, ad agire rapidamente per contrastare il riscaldamento globale e la crisi climatica in atto, le cui conseguenze saranno per il mondo intero devastanti.

Qui sotto il testo in italiano del discorso di Draghi e qui il suo videomessaggio.

Con l’Accordo di Parigi ci siamo impegnati a contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali. La maggior parte dei nostri Paesi ha rinnovato questo impegno nelle recenti riunioni del G20. Tuttavia, dobbiamo essere onesti nei confronti di noi stessi: stiamo venendo meno a questa promessa. Se continuiamo con le politiche attuali, raggiungeremo quasi 3 gradi di riscaldamento globale entro la fine del secolo” con “conseguenze catastrofiche.

Gli effetti dei cambiamenti climatici sono già molto chiari. Negli ultimi 50 anni, il numero di disastri legati ad eventi meteorologici si è quintuplicato.

Gli incendi stanno divorando le foreste, dalla California all’Australia. E dalla Germania alla Cina, stiamo assistendo a inondazioni sempre più devastanti. L’Italia sta fronteggiando l’innalzamento del livello del mare a Venezia e lo scioglimento dei ghiacciai sulle Alpi. Gravi carenze idriche e siccità sono fenomeni sempre più frequenti e colpiscono in maniera sproporzionata alcuni Paesi tra i più poveri del mondo, ad esempio in Africa.

L’ultimo Gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici ha dichiarato che, per raggiungere l’obiettivo, dobbiamo realizzare riduzioni immediate, rapide e significative delle emissioni. Non possiamo semplicemente contare sugli altri: dobbiamo tutti fare la nostra parte.

Nell’ambito dell’Unione Europea, abbiamo fissato obiettivi ambiziosi per ridurre le emissioni e raggiungere la neutralità climatica. Dobbiamo onorare gli impegni presi in materia di clima e, in alcuni casi essere pronti a prenderne di più audaci. E dobbiamo sostenere sia i nostri cittadini, sia i Paesi in via di sviluppo, nell’affrontare questa onerosa transizione.

L’Italia accoglie con favore il ‘Global Methane Pledge‘. Dobbiamo raggiungere un’intesa comune sulla necessità di ridurre in modo significativo tutte le emissioni di gas a effetto sera, compreso il metano, nel prossimo decennio. E dobbiamo basarci sull’accordo raggiunto nella riunione del G20 sul clima a Napoli, che sottolinea l’importanza di meccanismi di monitoraggio credibili.

Questo è solo uno dei passi da compiere nei prossimi mesi e anni. Presidente Biden, non vedo l’ora di continuare a lavorare con tutti voi per un futuro più sostenibile ed equo“.

l nostro Paese sta ancora gestendo l’eredità pesante del nucleare, con costi e difficoltà che non si possono banalizzare; basti pensare alla vicenda del decommissioning delle centrali e della realizzazione del Deposito nazionale.

Quella stagione si è chiusa con il referendum del 1987 e poi con quello del 2011.

La sfida climatica oggi chiede di accelerare nelle energie rinnovabili, superando ritardi e resistenze che ancora ci sono; questa è la priorità su cui concentrarsi, molto più che investire risorse su tecnologie che mostrano diversi limiti così come dimostrano anche le esperienze di altri Paesi europei.

Questa mattina con la presidente del gruppo dei Deputati PD, Debora Serracchiani e il consigliere regionale Angelo Orsenigo abbiamo incontrato i Sindaci di LaglioRoberto Pozzi, e CernobbioMatteo Monti, colpiti dall’alluvione dello scorso luglio.

La dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Governo nazionale è un primo fondamentale passo per avviare gli interventi di ripristino e messa in sicurezza; altre risorse si sommeranno ai 3 milioni di euro già riconosciuti dal Consiglio dei Ministri mentre il Dipartimento della Protezione Civile sta procedendo con i successivi passaggi per il necessario riconoscimento dei danni subiti. Anche Regione Lombardia deve ora fare la sua parte.

Insieme ai Sindaci abbiamo anche fatto il punto sulle necessità più urgenti da affrontare nei prossimi giorni, tra cui il nodo della gestione dei detriti trascinati a valle dagli eventi franosi.

Grazie alla presidente Serracchiani per la sua presenza e attenzione al nostro territorio che continuerà nell’impegno parlamentare.

Lasciamo ad altri le polemiche e continuiamo a lavorare per sostenere gli amministratori e le comunità del nostro Lago.

“Dopo tutto il lavoro fatto in queste settimane, coinvolgendo i Ministeri degli Esteri e della Salute, per far riaprire i confini con la Svizzera e far respirare l’economia di frontiera non sono spiegabili ulteriori ritardi”, dichiarano il senatore varesino del Pd, Alessandro Alfieri e la deputata comasca Chiara Braga, che insieme ai capigruppo di Senato e Camera oggi hanno formalmente scritto al ministro Speranza affinché sia firmata il prima possibile l’ordinanza per far muovere liberamente i cittadini dell’area Schengen entro i 30 chilometri dal confine italiano.

“Signor Ministro, – scrivono i parlamentari Dem – abbiamo accolto con sollievo e fiducia quanto disposto nella sua ultima ordinanza, che permette l’ingresso dai Paesi dell’Unione Europea e dell’area Schengen, oltre che da Gran Bretagna e Israele, senza obbligo di quarantena. Resta tuttavia l’obbligo di esibire all’arrivo nel nostro Paese un tampone molecolare o antigenico con esito negativo, effettuato nelle 48 ore che precedono l’arrivo in Italia. È una limitazione che fa sentire i suoi effetti più pesanti soprattutto nelle aree adiacenti ai confini, in cui la consuetudine agli scambi tra le persone è radicata. Sono scambi resi oggettivamente complessi dalla necessità di effettuare un tampone. Per questo Le chiediamo di valutare l’opportunità di istituire una deroga da applicare alle aree a ridosso dei confini nazionali, per una fascia della profondità massima di 30 chilometri, entro la quale i cittadini dell’area Schengen possano muoversi per effettuare incontri con familiari, fare acquisti di beni di consumo, espletare necessità di natura personale. Confidiamo che, nell’attesa dell’entrata in vigore del pass vaccinale europeo – concludono i parlamentari – questa nostra richiesta possa andare incontro a esigenze di territori ben identificati mantenendo alti, com’è giusto, i livelli di sicurezza sanitaria”.

Una condotta inqualificabile che fa ancora una volta emergere la necessità di tenere più che mai alta la guardia sulla gestione del ciclo dei rifiuti, uno dei settore maggiormente interessato dai fenomeni più gravi di criminalità ambientale. Da parte del Partito Democratico il massimo impegno per contrastare i reati ambientali; ci sono norme e strumenti efficaci, come la legge sugli ‘Ecoreati’, ma occorre continuare a lavorare per rafforzare l’azione delle agenzie di controllo ambientale, portando a compimento l’attuazione della legge istitutiva del Sistema Nazionale di Protezione Ambientale. La transizione ecologica si conduce anche contrastando con nettezza chi, purtroppo, continua a fare profitti a danno dell’ambiente e della salute delle comunità”. Lo dichiara la deputata Chiara Braga, responsabile nazionale Transizione ecologica, Sostenibilità e Infrastrutture del Partito Democratico, capogruppo PD in Commissione Ecomafie, a seguito delle intercettazioni shock riportate dal Corriere della sera, relative all’inchiesta della Procura di Brescia che ha iscritto quindici persone nel registro degli indagati per traffico illecito di rifiuti e sequestrato alcuni capannoni della Wte,un’impresa bresciana addetta al recupero dei fanghi da aziende e depuratori che anziché abbattere gli inquinanti ne aggiungeva degli altri, per poi smaltirli su campi di agricoltori di Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna, ignari del potere inquinante di quelle sostanze.

“Oggi si celebra la Giornata Mondiale delle api. Una specie animale non pericolosa e soprattutto vitale per il nostro ecosistema e la nostra agricoltura. Ed è purtroppo tra quelle più a rischio a livello globale. La loro vita è infatti minacciata da diversi fattori: dal cambiamento climatico, dalle colture intensive, dal consumo di suolo e sovente dalla mano dell’uomo con i pesticidi. Dal 2018, ogni 20 maggio, il pianeta si interroga sulle azioni concrete per difendere e sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della protezione e della salvaguardia di questi preziosi insetti impollinatori, che concorrono a produrre quasi il 90% del cibo che mangiamo. Bene quindi lo stop deciso dalla UE ai neonicotinoidi ma occorre anche una vera attività di sorveglianza verso quei principi attivi usati in agricoltura che provocano intossicazioni subletali, che non portano alla morte delle api o delle colonie, ma a disturbi importanti nello sviluppo e nel comportamento o anche rendendo le colonie più suscettibili ad alcune malattie. Ne va della nostra stessa sopravvivenza”. Lo afferma l’On. Chiara Braga, deputata del Partito Democratico e Responsabile nazionale Transizione ecologica, sostenibilità e infrastrutture del PD.

“Siamo molto soddisfatti per l’inserimento dell’elettrificazione della linea ferroviaria Como-Lecco nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. Un anno fa era stato finanziata la progettazione dell’opera e adesso sono previsti nel piano del Governo i 78 milioni necessari per l’intera realizzazione dell’intervento”. Lo annunciano i deputati del Partito Democratico, la comasca Chiara Braga e il lecchese Gian Mario Fragomeli.

“Grazie al nostro costante impegno – continuano gli esponenti dem –  diamo una risposta importante al territorio, potenziando il trasporto locale e risolvendo l’annosa questione del collegamento tra i due capoluoghi di provincia. Attraverso l’investimento sulla rete ferroviaria questa tratta potrà essere rilanciata e diventare strategica anche dal punto vista turistico e di connessione verso la Svizzera”.

“Il futuro del nostro Paese e anche del nostro territorio passa dall’energia rinnovabile. Purtroppo però Como è una delle pochissime città capoluogo di Provincia che non produce energia elettrica da fonte solare fotovoltaica in alcuna struttura di proprietà comunale.” Lo dichiara in una nota la deputata comasca, Chiara Braga, responsabile nazionale della Transizione ecologica, Sostenibilità e Infrastrutture del Partito Democratico commentando i dati comparati a livello nazionale e locale dei consumi di energia prodotti da fonti rinnovabili.


“L’Italia – continua la parlamentare dem – in questi anni ha fatto importanti passi avanti, tanto da aver superato già nel 2014 il target specifico che fissava al 17% la quota di energia rinnovabile sul totale del consumo energetico del nostro Paese. Buoni risultati, che ora devono vedere una netta accelerazione in vista dei target ambiziosi che il nostro Paese dovrà raggiungere entro il 2030, in linea con gli obiettivi definiti a livello europeo che prevedono il 27% di energia rinnovabile. Proprio questo è uno dei fronti più importanti su cui agisce il Piano nazionale di ripresa e resilienza e in particolare la Missione 2 destinata proprio alla Transizione ecologica”.

“Tuttavia, come racconta Openpolis in un artico pubblicato oggi on line, confrontando la produzione delle rinnovabili e il livello di consumo complessivo di energia tra i diversi Comuni capoluoghi di Provincia, si scoprono sproporzioni e divari che interessano purtroppo anche il nostro territorio. Le città sono i luoghi in cui è più alto il consumo di energia; proprio per questo è importante che proprio i centri urbani concorrano attivamente alla produzione di energia rinnovabile.  La città di Como invece è uno dei 7 capoluoghi di provincia sui 109 totali che non produce in nessun impianto di proprietà comunale energia da fonti rinnovabili, insieme a Viterbo, Isernia, Trani, Lecce, Crotone e Trapani. Un risultato sconfortante, considerato l’alto numero di edifici comunali e le opportunità che in questi anni ci sono state per dotare di impianti di energia rinnovabile edifici pubblici esistenti.”

“I centri urbani da sempre alimentano lo sviluppo delle società, ne sono l’avanguardia perché in essi si concentrano sfide importanti che riguardano l’ambiente, l’energia, la salute, l’inquinamento, la mobilità, la marginalità sociale. Tutte questioni per le quali chi guida la città di Como si conferma in imperdonabile ritardo, senza una visione per il futuro che sia orientato alla sostenibilità ambientale e alla qualità della vita dei cittadini”.

Le istituzioni