Non è più solo una ipotesi; ora esiste una comprovata “relazione causale” o di “concausa” tra il disastro ambientale, gli sversamenti di rifiuti tossici o inquinanti avvenuti negli ultimi decenni in alcuni Comuni nelle province di Napoli e Caserta che fanno parte della cosiddetta Terra dei fuochi e l’insorgenza di gravissime patologie neoplastiche come il tumore alla mammella, le leucemie, ma anche l’asma o le malformazioni congenite.

Ad attestarlo è il Rapporto conclusivo dei lavori svolti in base all’accordo stipulato nel 2016 tra la Procura di Napoli Nord con l’Istituto Superiore di Sanità finalizzato allo scambio di dati ed informazioni derivanti dalla sorveglianza epidemiologica della popolazione residente nel Circondario di Napoli Nord, con specifico riferimento agli eccessi della mortalità, dell’incidenza tumorale e dell’ospedalizzazione per diverse patologie, che ammettono fra i loro fattori di rischio accertati o sospetti, l’esposizione a inquinanti.

Un esito che non ha certamente sorpreso gli abitanti della Terra dei fuochi, le persone che hanno vissuto sulla propria pelle il calvario delle malattie.

Il lavoro di raccolta ha permesso di caratterizzare il territorio di ciascuno dei 38 Comuni di competenza della Procura della Repubblica di Napoli Nord. Le principali considerazioni contenute nel Rapporto conclusivo evidenziano che “il territorio, con una superficie totale di 426 kmq, è interessato dalla presenza di 2.767 siti di smaltimento controllato o abusivo di rifiuti, anche pericolosi, in 653 dei quali risultano anche avere avuto luogo combustioni illegali”.

Nei Comuni dell’area in esame, più di un cittadino su tre, ovvero il 37% dei 354mila residenti nei 38 centri, vive ad almeno 100 metri di distanza da uno di questi siti, sorgenti di emissione e di rilascio di composti chimici pericolosi per la salute.

La mappa, inoltre, distingue i 38 Comuni in quattro classi, con fattori di rischio crescenti: dall’1 (meno esposti a fattori inquinanti) a 4 (più esposti). I Comuni di Giugliano in Campania e Caivano sono di livello “4”; altri cinque, sempre del Napoletano (Cardito, Casoria, Melito di Napoli, Mugnano e Villaricca), sono di livello “3”; undici di livello “2”: sette del Casertano (Aversa, Casal di Principe, Sant’Arpino, Casaluce, Gricignano d’Aversa, Lusciano e Orta di Atella) e quattro nel Napoletano (Afragola, Casandrino, Crispano e Qualiano). I restanti venti Comuni sono di livello “1” (Carinaro, Cesa, Frignano, Cesa, Parete, San Cipriano d’Aversa, San Marcellino, Succivo, Teverola, Trentola Ducenta, Villa di Briano, Casapesenna, Villa Literno per il Casertano e Arzano, Calvizzano, Casavatore, Frattamaggiore, Frattaminore, Grumo Nevano, Marano e Sant’Antimo).

La mortalità e l’incidenza del tumore al seno è “significativamente maggiore tra le donne dei comuni inclusi nella 3 e 4 fascia” come per “l’ospedalizzazione per asma” di per sé già alta rispetto al resto del territorio in tutti e 38 i comuni ma che cresce di molto nella 3 e 4 fascia. Anche le malformazioni congenite, già numerose, sono maggiori nei Comuni del livello “4”, rispetto al primo. C’è poi il dato relativo all’incidenza delle leucemie e dei ricoverati per asma nella popolazione da 0 a 19 anni, che aumenta “significativamente passando dai Comuni della classe 1 a quelli della classe successiva, con il rischio maggiore nei Comuni di classe 4”.

I risultati “evidenziano – così come scrive la Procura – l’urgenza di specifici interventi: bloccare qualsiasi attività illecita e non controllata di smaltimento di rifiuti, bonificare i siti con rifiuti e le aree limitrofe che possono essere state interessate dai contaminanti rilasciati da questi siti; incentivare un ciclo virtuoso della gestione dei rifiuti, attualmente già attivo in alcune aree della Regione Campania; attivare un piano di sorveglianza epidemiologica permanente delle popolazioni; implementare interventi di sanità pubblica in termini di prevenzione-diagnosi-terapia ed assistenza”.

Questo è quello che occorre fare avendo cura di non lasciare soli i cittadini, le Forze dell’Ordine e le Amministrazioni locali nella battaglia comune contro le ecomafie e i criminali ambientali che non hanno scrupolo alcuno a speculare e avvelenare per anni la vita delle persone e di un intero territorio.

Chiara Braga

Oltre ad appiccare roghi per bruciarli esiste un’altra pratica illecita altrettanto subdola e odiosa per far scomparire nel nulla quei particolari rifiuti che, per varie ragioni, la prima di natura economica, non si vogliono immettere nel ciclo regolare dello smaltimento, quella dell’interramento.

E proprio di interramento si deve parlare per quanto scoperto nella città di #Cantù, in provincia di Como, dove qualche giorno fa le forze dell’ordine locali insieme ai tecnici dell’Arpa, sulla base di un’indagine già avviata lo scorso febbraio dalla Procura di Como, hanno proceduto a dissotterrare in un’area privata grande quanto due campi da calcio a due metri di profondità una significativa quantità di “rifiuti speciali”: autobloccanti, materiale ferroso, polistirolo, blocchi di catrame, pezzi di pluviali in plastica, blocchi di calcestruzzo, vetro, materiale di risulta edilizia e sei taniche contenenti un liquido scuro, schiumoso e oleoso.Certamente andrà analizzata meglio la natura delle sostanze e dei materiali ritrovati, tuttavia resta lo sdegno per il gesto illegale compiuto ai danni dell’ambiente che ci circonda e protegge.

Una città che distrugge e contamina il proprio suolo, il proprio ambiente distrugge sé stessa e i propri abitanti. Un ringraziamento sentito va alle forze dell’ordine grazie all’impegno delle quali si è riusciti a fare luce su questa desolante vicenda ambientale.

Chiara Braga

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