di Silvia Roggiani su Immagina.eu
La Regione Lombardia spostato 30 milioni dalle risorse pubbliche ai fondi immobiliari: oneri in gran parte utilizzati dall’amministrazione comunale per investimenti nei quartieri periferici della città.

La legge regionale favorisce nuovo cemento e ulteriore consumo di suolo, in barba al Pgt approvato dal Comune di Milano e anche alle nuove regole che impongono di rimuovere gli stabili abbandonati. Infatti, mentre il Comune – se hai lasciato un immobile abbandonato – ti obbliga a recuperarlo o demolirlo entro 18 mesi, adesso se lo hai abbandonato da più di 5 anni Regione ti regala addirittura un 20% di volumetrie.

Ma, purtroppo, questa legge ha effetti negativi anche in tanti comuni della Città metropolitana, favorendo una deregulation dove gli investimenti e l’attenzione alle regole è particolarmente necessaria per garantire uno sviluppo di qualità, e non di quantità, nell’interesse dei cittadini.

Insomma, è chiaro come di fondo ci sia una concezione opposta dello sviluppo del territorio. Per l’amministrazione comunale da gestire tenendo conto delle sue diverse specificità ed esigenze, valorizzando il verde e l’edilizia convenzionata, per chi governa la Lombardia facendo prevalere il principio del “pagare meno ed edificare di più”.
Ha assolutamente ragione l’assessore Pierfrancesco Maran: questa Regione è guidata da persone senza idee, visione e capacità di andare oltre piccole furbizie economiche.
Destra e Lega al governo della Lombardia continuano a fare danni al territorio e ai cittadini, minacciandone qualità della vita e salute.

Mentre il PD e l’amministrazione comunale lavorano per portare avanti uno sviluppo sostenibile che ha a cuore il futuro, invece, Regione va nella direzione opposta e contraria, perfino dei lombardi.

Con l’attuale orario di Trenord, chi intende rientrare a Como da Milano dopo le 23.10 semplicemente è condannato a rimanere bloccato in stazione senza alternative. Da nessuna delle tre principali stazioni milanesi, infatti, c’è un treno che permetta di raggiungere Como oltre l’ultima corsa delle 23.09 da Milano Porta Garibaldi. Per chi ritarda l’unica possibilità è tornare in macchina, in taxi o attendere la mattina successiva con evidenti disagi e dispendio economico.

Questa situazione sconveniente si aggiunge alle numerose denunce mosse nei confronti di Trenord da diversi comitati di pendolari ed è il risultato di un orario “monco” e inadatto alle esigenze degli utenti. Sempre da Porta Garibaldi, infatti, mancano il 22.09 e il 22.39, rispetto all’orario pre-Covid. C’è inoltre un considerevole “buco” tra il treno delle 21.39 e l’ultimo convoglio delle 23.09. Da Milano Cadorna, poi, l’unico modo per rientrare a Como è prendere un treno per Saronno e un bus fino a Como entro e non oltre le 22.57. Da Milano Centrale l’ultima chance serale è invece il treno delle 21.43, soglia dopo la quale si rimane a un binario vuoto.

Chiaramente questa è una pessima sorpresa per i pendolari che rientrano dopo una lunga giornata di lavoro. Ma ancora più paradossale è lasciare i turisti e visitatori in balia di un servizio a singhiozzi, con evidenti buchi temporali. Un turista che atterra tardi in aeroporto e intende raggiungere Como, cosa dovrebbe fare per non rimanere bloccato a Milano?Siamo davanti a una duplice questione. Un servizio di trasporto efficiente è una bene per i cittadini, studenti e lavoratori ma è anche una risorsa per il territorio e la sua economia quando agevola e migliora i flussi turistici, Viste le mancanze e i “buchi” serali nell’orari, ci chiediamo: Regione e Trenord dove siete?

Angelo Orsenigo

(Milano, 20 settembre 2020) – Tempo fa, il consigliere regionale del PD, Pietro Bussolati, era stato in un magazzino di proprietà della Fondazione Fiera di Milano in cui erano stipate, inutilizzate, 18 milioni di cosiddette “mascherine-pannolino” ordinate lo scorso marzo, in piena emergenza Covid, da Regione Lombardia e fatte produrre dall’azienda Fippi di Rho per sopperire alla carenza di dispositivi di protezione individuale da distrstribuire agli operatori sanitari nei vari presidi territoriali lombardi.

Costo dell’operazione 8,1milioni di euro, spesi da Aria Spa, la partecipata della Regione, che è centrale unica degli acquisti.

Quelle mascherine però – come ci ha svelato Bussolati – non sono mai state distribuite perché considerate inadatte per proteggere gli operatori sanitari. Sul caso è stata aperta anche un’inchiesta giudiziaria per truffa.

Oggi apprendiamo da un articolo pubblicato su La Stampa, non senza un certo stupore, che la Giunta Fontana tre giorni fa, esattamente il 7 di settembre, ha approvato due delibere che consetono di donare parte di quelle mascherine pannolino, scartate dai dipendenti ospedalieri perchè inadeguate e inutilizzabili, al Kazakistan.

Regione Lombardia si vergogna talmente di distribuire al personale sanitario italiano le mascherine pannolino, vanto di un tempo, da cercare di spedirle altrove, persino regalandone un milione e mezzo al Kazakistan.

Ma alla beffa c’è da pagare, letteralmente, il danno. Sì perchè per donare queste improponibili mascherine pannolino al Kazakistan occorre che Regione Lombardia le riparghi di nuovo alla sua partecipata, Aria Spa.

Costo complessivo 823.500 euro per 1,5 milioni di pezzi (0,45 + Iva) da far valere sul capitolo del bilancio 2020 “Acquisto di beni per aiuti umanitari internazionali“.

C’è di che arrabbiarsi per questa ennesima presa in giro. I lombardi non la prenderanno bene e forse, se sapessero, anche i kazaki.

Chiara Braga

Servono corse ogni mezz’ora negli orari di punta e più carrozze sulla Como-Lecco per facilitare il rientro a scuola e al lavoro in totale sicurezza: Regione Lombardia non può rimanere a guardare mentre migliaia di comaschi affrontano l’enorme incognita del trasporto pubblico locale, messo in crisi dalle misure anti-Covid. Dal Pirellone servono soluzioni e servono rapidamente.
La Como-Lecco è infatti un servizio importantissimo per studenti e lavoratori gravemente azzoppato durante la pandemia che non è stato ancora ripristinato con solo 12 treni contro i 23 precedenti all’emergenza sanitaria. E’ una situazione già da tempo denunciata dai pendolari e che rischia, se non risolta, di generare situazioni di sovraffollamento non solo sui treni stessi ma anche sugli autobus presto strapieni di studenti che saranno lasciati senza alternative al trasporto su gomma, al suono della prima campanella, tra qualche giorno.  
Solo se Regione e Trenord lavoreranno per mettere a disposizione più spazio e più convogli sarà possibile evitare pericolosi assembramenti ed alleggerire l’enorme pressione esercitata sulle linee dei bus del trasporto extra urbano. Solo così possiamo scongiurare pericolose situazioni in grado di vanificare gli immensi sforzi fatti per contenere il virus.Ottima è la proposta del Presidente di Anci Lombardia e sindaco di Tremezzina, Mauro Guerra, di potenziare il trasporto lacustre in alternativa agli autobus per garantire la sicurezza di chi dal lago si sposta verso Como. Solo migliorando linee di trasporto già collaudate ma sotto utilizzate si risponde ai bisogni del territorio. Allo stesso modo, Regione Lombardia deve capire che il trasporto ferroviario, in questo senso, diventa un alleato irrinunciabile e deve fare di tutto per evitare che nessuno rimanga a piedi o, peggio, sia costretto a salire su mezzi sovraffollati barattando la propria sicurezza per il proprio diritto a recarsi al lavoro o in classe.

Angelo Orsenigo

“Regione Lombardia accantona le donazioni fatte dai lombardi durante l’emergenza Covid-19. Verranno utilizzate per rafforzare la sanità lombarda in vista di una seconda ondata epidemica? Da Regione servono certezze” così dichiara il consigliere regionale del Partito Democratico, Angelo Orsenigo. 

“Grazie a un’interrogazione presentata dal Partito Democratico all’assessorato al Welfare abbiamo potuto apprendere che i fondi donati durante la fase acuta della pandemia ammontano a circa 185 milioni di euro. Questa cifra copre le donazioni effettuate sia attraverso i conti correnti messi a disposizione dalla Regione (53 milioni circa) e tramite i conti correnti delle diverse ATS, ASST e IRCCS più donazioni di beni, (quasi 132 milioni). Dei quasi 53 milioni donati direttamente al conto della Regione, ben 25 milioni di euro avevano come destinazione prescelta dal donatore l’ospedale Covid realizzato in Fiera, ma non essendo tali risorse necessarie in quanto la fondazione Fiera ha provveduto autonomamente mediante raccolta fondi propri alla realizzazione della struttura. Si legge nella risposta dell’assessorato: “le donazioni destinate a tale struttura verranno utilizzate, previa autorizzazione dei donatori, per ulteriori iniziative legate all’emergenza”.

“La quantità di denaro raccolto dimostra senz’altro la generosità dei lombardi che mossi da un fortissimo spirito di solidarietà hanno fatto di tutto per aiutare i propri concittadini. Ma dalle informazioni che abbiamo ottenuto, questi soldi non sono ancora stati spesi e, stando a quanto stabilito in assestamento di Bilancio 2020, i proventi delle donazioni potrebbero essere utilizzati “per fronteggiare le conseguenze sociali ed economiche dell’emergenza epidemiologica da COVID-19” anziché messe a disposizione per risolvere le evidenti criticità del sistema sanitario lombardo in vista di una seconda ondata di Coronavirus in autunno. Di fatto, questo passaggio la giunta avoca a sé la gestione di queste risorse, che non entreranno nel bilancio regionale”.

“È grave che in Regione Lombardia non ci sia trasparenza su come vengono utilizzate le risorse donate. C’è una questione di fiducia che le istituzioni devono meritare da parte dei cittadini, che hanno diritto di sapere come vengono spesi i loro soldi. Siamo stati in piena emergenza e ancora non ne siamo fuori ma oggi sappiamo che ci sono 180 milioni di euro di donazioni effettuate in denaro (al netto di quelle fatte agli ospedali) che non sappiamo come verranno utilizzati, ma di cui nella fase uno c’è stato grande bisogno. Chiediamo chiarezza e soprattutto una seria programmazione di interventi per rafforzare la sanità lombarda”.

“La giunta regionale dovrà mettere a disposizione i fondi e le risorse necessarie a scongiurare la crisi del settore del Noleggio con conducente dopo che, oggi, il consiglio regionale ha approvato un mio ordine del giorno che ho presentato per l’assestamento di bilancio 2020” dichiara il consigliere regionale del Partito Democratico, Angelo Orsenigo.

“Il lock-down dei mesi scorsi ha avuto un impatto devastante sull’utilizzo di questo tipo di trasporto. Oggi il comparto Ncc è lasciato ad affrontare le gravissime conseguenze economiche della crisi portata dal Covid-19, vista l’utenza ridottissima durante il pieno della pandemia e la crisi di settori contigui come il turismo che rallenta un pieno ritorno alla normalità. Specialmente in un periodo post-Covid, però, non possiamo permetterci di abbandonare gli operatori del settore. Proprio per questo ho deciso di chiedere a Regione di intervenire con urgenza”. 

“Gli Ncc sono infatti  una vera e propria risorsa in un momento in cui le aziende di trasporto pubblico  stanno ancora cercando di trovare una formula per coniugare distanziamento sociale, corse ridotte e l’uscita dal regime di smart working per migliaia di lavoratori che inevitabilmente porranno delle sfide alla mobilità nei mesi futuri – spiega Orsenigo che continua – Inoltre, in comuni dove il trasporto pubblico è meno strutturato, i veicoli a noleggio possono indubbiamente aiutare risolvere le difficoltà di spostamento”. 

“Infine, consci della crisi che allo stesso modo ha colpito gli autisti di taxi, abbiamo richiesto che il consiglio regionale impegni la giunta a tutelare anche questo importante comparto. Parliamo di operatori che costituiscono una risorsa fondamentale su cui scommettere se vogliamo una vera ripresa economica, a partire dai servizi ai cittadini e ai turisti”.

“Proprio in luce delle importanti implicazioni che la crisi del settore potrebbe comportare per le nostre città, Regione Lombardia ora deve impegnarsi concretamente per mettere a disposizione tutte le risorse necessarie per queste categorie, tutelando così non solo gli utenti ma anche posti di lavoro e la stabilità di innumerevoli bilanci famigliari che dipendono dal benessere di questo comparto”.

Le istituzioni