Lo stillicidio non finisce. Mi vergogno che nel Pd, partito di cui sono segretario, da 20 giorni si parli solo di poltrone e primarie, quando in Italia sta esplodendo la terza ondata del Covid, c’è il problema del lavoro, degli investimenti e la necessità di ricostruire una speranza soprattutto per le nuove generazioni.

Sono stato eletto proprio due anni fa. Abbiamo salvato il Pd e ora ce l’ho messa tutta per spingere il gruppo dirigente verso una fase nuova. Ho chiesto franchezza, collaborazione e solidarietà per fare subito un congresso politico sull’Italia, le nostre idee, la nostra visione. Dovremmo discutere di come sostenere il Governo Draghi, una sfida positiva che la buona politica deve cogliere. Non è bastato. Anzi, mi ha colpito invece il rilancio di attacchi anche di chi in questi due anni ha condiviso tutte le scelte fondamentali che abbiamo compiuto. Non ci si ascolta più e si fanno le caricature delle posizioni. Ma il Pd non può rimanere fermo, impantanato per mesi a causa in una guerriglia quotidiana. Questo, sì, ucciderebbe il Pd.

Visto che il bersaglio sono io, per amore dell’Italia e del partito, non mi resta che fare l’ennesimo atto per sbloccare la situazione. Ora tutti dovranno assumersi le proprie responsabilità.

Nelle prossime ore scriverò alla Presidente del partito per dimettermi formalmente. L’Assemblea Nazionale farà le scelte più opportune e utili. Io ho fatto la mia parte, spero che ora il Pd torni a parlare dei problemi del Paese e a impegnarsi per risolverli.

A tutte e tutti, militanti, iscritti ed elettori un immenso abbraccio e grazie. Ciao a tutte e tutti, a presto.

Nicola Zingaretti

L’obiettivo della ricostruzione del Paese non potrà realizzarsi riproponendo ricette e soluzioni del passato; richiede una autentica capacità di ‘rigenerazione’ su basi nuove, che proprio nella visione europea trovano fondamento, in particolare nell’obiettivo strategico della neutralità climatica al 2050 e nell’orientamento di tutte le politiche economiche dell’Ue nella direzione degli obiettivi di sostenibilità ambientale, sociale ed economica dell’Agenda 2030.

Il percorso già avviato con l’esperienza del governo guidato dal Presidente Conte deve proseguire con ancora maggiore determinazione, per realizzare quella ‘rivoluzione verde’ essenziale per una nuova stagione di sviluppo ambientalmente sostenibile e ‘socialmente desiderabile’.

Economia circolare, che non è solo corretta gestione dei rifiuti; un grande piano per le energie rinnovabili e l’efficienza energetica; politiche industriali in tutti i settori che facciano della sostenibilità ambientale un punto di competitività e di crescita occupazionale, lotta al dissesto idrogeologico, rigenerazione urbana e investimenti per le infrastrutture.

Vogliamo consegnare alle generazioni future un buon pianeta e insieme proteggere coloro che sono più esposti oggi agli impatti di questo cambiamento, con strumenti di formazione per i lavoratori e le imprese che dovranno acquisire nuove competenze e professionalità, per rafforzare la pubblica amministrazione e aumentare l’accesso delle giovani donne alle discipline tecniche e scientifiche essenziali per la transizione ecologica.

Ho parlato di questo nell’intervento di oggi alla Camera nella discussione sulle linee programmatiche e sul voto di fiducia al nuovo Governo Draghi.

Qui sotto il video del mio intervento. 

Qui il testo integrale.

Chiara Braga

L’occupazione registrata in Italia a dicembre torna a scendere e la caduta colpisce quasi esclusivamente le donne: su 101mila occupati in meno nel mese di dicembre, 99mila sono donne e 2mila uomini.

Non va meglio nel confronto annuale: in 12 mesi la perdita è di 444.000 unità composte da 312.000 donne e 132.000 uomini. Anche in questo caso, quindi, c’è una forte prevalenza a discapito delle donne, anche se meno pronunciata rispetto al raffronto mensile, tra novembre e dicembre 2020.

Dati preoccupanti diffusi oggi dall’Istat che confermano come a pagare maggiormente le conseguenze economiche della crisi pandemica da Covid-19, in termini di posti di lavoro, sono ancora una volta le donne.

E se consideriamo che il tasso di occupazione femminile in Italia si attesta intorno al 48,5% mentre in Europa è del 62,5%, allora il quadro occupazionale si fa a dir poco allarmante.

Come Partito Democratico abbiamo lavorato affinché il Recovery Plan assuma l’occupazione femminile e giovanile come asse portantetrasversale di tutti i progetti. E anche in queste ore, al tavolo sul programma di legislatura convocato dal presidente della Camera, Roberto Fico, affrontando il tema del lavoro, la nostra delegazione ha posto come centrale il tema della parità salariale e della piena occupazione femminile, oltre che dell’esigenza di un ammortizzatore universale.

Aspetti fondamentali che il prossimo Governo dovrà affrontare al più presto.

Ecco la sintesi dell’incontro avuto dalla delegazione del PD con il Presidente Fico, al quale il Presidente Mattarella ha affidato il mandato esplorativo per eseguire una verifica della maggioranza a partire dalle forze di centrosinistra.

“Abbiamo ribadito al Presidente Fico la disponibilità del Pd a contribuire alla scrittura di un programma di fine legislatura per l’Italia coinvolgendo la maggioranza del governo Conte nel secondo mandato e le forze che hanno votato la fiducia sia alla Camera che al Senato, avviando un lavoro collegiale.Questo obiettivo di costruire un programma di legislatura deve essere in assoluta sintonia con la voglia degli italiani di rimettersi in piedi e di guardare al futuro con speranza e fiducia.

Quello che dobbiamo far prevalere è il bene comune del Paese e, in questo momento, ciò coincide con la necessità di avere un governo e un programma chiaro di fine legislatura.

Come ha ricordato il Presidente Mattarella la pandemia, la grande campagna vaccinale, i rischi di crisi sociale e le opportunità del Next Generation Eu impongono alle forze politiche la necessità di fare in fretta e di dare certezza e sicurezza al nostro Paese.

Pensiamo che sia possibile farlo, ci sono le condizioni per farlo e il Pd farà di tutto per raggiungere questo obiettivo.

Abbiamo già indicato al Presidente Fico un’agenda di temi che sarà importante affrontare per il futuro programma di legislatura. Chiediamo a tutte le forze politiche di stare in questo confronto con volontà e spirito costruttivo, indispensabili per ottenere i risultati:

1) la chiusura del percorso decisionale intorno al Next Generation Eu, la sua attuazione e le riforme collegate a questo piano di rinascita del nostro Paese;

2) la riforma fiscale all’insegna della progressività e della semplificazione;

3) la riforma della giustizia che coniughi in maniera chiara garanzie costituzionali e tempi giusti del processo e del giudizio nei confronti delle persone, come grande tema nazionale legato alla sfera dei diritti e alla produttività e al rilancio del Paese;

4) le riforme istituzionali, prima fra tutte la riforma elettorale di stampo proporzionale sulla quale si era già avuta un’ampia convergenza dopo il Referendum costituzionale;

5) politiche attive del lavoro per non lasciare sole le persone in un momento difficilissimo e di transizione;

6) le infrastrutture sociali del Paese, a partire dalla ricostruzione e il rilancio di un modello sanitario;

7) il rilancio degli investimenti nel campo della scuola, della ricerca e dell’ università;

8) commercio, turismo, terziario che in questi mesi sono stati duramente colpiti e le cui politiche vanno totalmente ripensate.

Dobbiamo ricostruire un’Italia diversa da quella che c’era prima della pandemia. Faremo di tutto per essere leali e coerenti, facciamo un appello affinché tutti lo siano perché a questo punto non si può più davvero sbagliare.”

Chiara Braga

Oggi insieme al Segretario Nicola Zingaretti abbiamo incontrato i rappresentanti dei Sindacati, le associazioni delle donne impegnate per la parità di genere e le associazioni ambientaliste per confrontarci con loro sui contenuti del Recovery Plan.

Il PNRR approvato dal Consiglio dei Ministri è molto vicino alle cose che avevamo chiesto come Partito Democratico nell’interlocuzione che nelle scorse settimane abbiamo avuto con il Governo. Senza urlare o far saltare il banco, ma avanzando le nostre proposte.

Un Piano con più investimenti e meno incentivipiù risorse per la sanità e le infrastrutture sociali, la parità di genere, le risposte per le nuove generazioni e per ridurre le disparità territoriali.

C’è ancora molto da fare e ci sarà ancora molto da cambiare; restiamo convinti che il metodo adottato dal Partito Democratico, quello della critica costruttiva, non era così sbagliato.

Il riformismo è questo: promuovere dei cambiamenti nella vita di tutte e tutti e di chi ha più bisogno in particolare.

Per questo continuiamo a lavorare anche in queste ore così complicate con questo approccio. Perché riteniamo essenziale confrontarci con i sindacati, le associazioni delle categorie economiche, la cooperazione, i rappresentanti del sociale e il Terzo Settore, le associazioni delle donne, i giovani, le associazioni ambientaliste e i livelli territoriali di governo per un confronto sulle priorità e i contenuti del PNRR, in un passaggio decisivo per il futuro del nostro Paese.

Che dolore ricevere questa notizia così triste e improvvisa. Ci lasci troppo presto Emilia, dopo una malattia che stavi combattendo come sempre con tenacia e forza d’animo, come mi avevi detto la vigilia di Natale quando ci siamo sentite l’ultima volta per telefono.

Abbiamo parlato di te, ma ovviamente anche della politica che era la tua grande, infinita passione.

Ti ho conosciuta in Parlamento, ti ho vista occuparti con grande competenza di cultura e poi di sanità. Per me, che ero una giovane e inesperta deputata, appartenevi a quella “categoria” di parlamentari da cui ho avuto l’onore di imparare moltissimo.

Non era sempre una passeggiata avere a che fare con te, Emilia! Un carattere forte, schietto, diretto, capace di dire con una certa dose di spietatezza le cose che non ti piacevano o non condividevi. Ma anche – anzi, proprio per la stessa ragione – una donna sincera, generosa, affidabile e “costruttiva”. Ti eri messa ancora una volta a disposizione del tuo Partito in Lombardia per occuparti di salute in uno dei momenti più difficili, sei stata per tante di noi un punto di riferimento nel ricostruire la Conferenza delle donne democratiche, grazie alla tua passione e alla tua testarda convinzione nel valore dell’autonomia delle donne.

Non so dire se ci mancheranno di più le tue sfuriate memorabili o le tue risate contagiose.

Ciao Emilia, grazie per tutto quello che ci hai dato.

Chiara Braga

(Milano, 4 gennaio 2021) – Chiara Braga è stata ospite della trasmissione televisiva ‘Mattino 5‘ per parlare della prima fase della campagna di vaccinazione anti-Covid, dei dati di monitoraggio e delle dichiarazioni inaccettabili dell’assessore lombardo Gallera (Qui il link per rivedere parte del dibattito andato in onda).

E’ stata anche l’occasione per fare chiarezza e non trasmettere confusione ai cittadini.

In questo primo momento la campagna di vaccinazione anti-Covid sta riguardando principalmente tutto il personale sanitario (insieme ai residenti più fragili delle Rsa). Stiamo quindi parlando di vaccini anti-Covid, quelli acquistati dalla Pfizer-BioNtech, somministrati a medici, infermieri e operatori sanitari in quantità e dosi già disponibili e gestibili da parte dell’attuale personale in funzione presso le diverse strutture sanitarie.

Il problema dei differenti ritmi con cui vengono effettuati i vaccini sta nella scelta del diverso modello organizzativo stabilito dalle singole Regioni per l’attività di somministrazione. Si spiegano così le differenze tra una Lombardia, collocata al fondo del monitoraggio dell’andamento della campagna vaccinale anti-Covid, che ha somministrato vaccini solo per il 3,9% ovvero effettuando 3.126 vaccinazioni a fronte delle 80.595 dosi ricevute, e una regione Lazio che conta una percentuale di 48,7% di vaccini somministrati o di un Veneto che è al 40,6% di vaccinazioni eseguite.

Non si può scaricare su medici e infermieri, ed è questa la cosa più grave che emerge dalle dichiarazioni dell’assessore lombardo Gallera, la colpa di quel 3,9%, il torto di non aver effettuato le vaccinazioni in Lombardia a ritmi adeguati. Inaccettabile.

Il Partito Democratico di Como, nella giornata del 19 dicembre, inizierà una campagna di informazione nei quartieri di Como circa le modalità di richiesta dei buoni spesa messi a disposizione del Comune di Como dal Governo con il Decreto Ristori Ter.

“Il Governo ha stanziato per il Comune di Como ben 437 mila euro in buoni spesa destinati ai cittadini appartenenti alle fasce più esposte della popolazione che hanno scontato il colpo più duro portato dalla crisi Covid – dichiara il segretario cittadino del Partito Democratico, Tommaso Legnani – come Partito Democratico ci stiamo impegnando affinché nessuno rinunci a chiedere aiuto: vogliamo evitare che chi ha diritto ai buoni spesa non faccia domanda per una mancata comunicazione da parte del Comune o per la difficoltà a seguire la procedura burocratica. Abbiamo quindi deciso di aiutare i comaschi in difficoltà nella maniera più capillare possibile:”.

“Attraverseremo i quartieri per distribuire dei volantini informativi con tutti i dettagli necessari per l’ottenimento dei buoni: chi sono le categorie interessate, come inoltrare la domanda, fino a come scaricare il buono e spenderlo nei negozi o nelle farmacie – spiega Elide Greco del Partito Democratico di Como – le risorse sono ingenti e devono arrivare a tutti quelli che ne hanno bisogno. Nessuno escluso”.

“Neve a dicembre…una circostanza troppo strana per predisporre spargisale, spazzaneve ed evitare che il caos si scatenasse sulle strade della città. Vero? Evidentemente sì, almeno per il Comune di Como” interviene il capogruppo del Partito Democratico, Stefano Fanetti, commentando i disagi causati dalla nevicata di oggi.

“Che la viabilità a Como impazzisca per una nevicata è totale follia. Dov’è la preparazione che una città capoluogo dovrebbe avere per questo tipo di eventi naturali che non sono né straordinari né impossibili da gestire? Da almeno tre giorni si parla di possibili nevicate ma a giudicare dai camion incastrati e auto incolonnate su tutte le principali strade comasche, il Comune di Como si è fatto di nuovo cogliere di sorpresa” si chiede Fanetti.

“La sorpresa deve essere stata invece minima per i comaschi abituati alla pasticciona gestione di tutto ciò che è leggermente fuori dall’ordinario da parte della Giunta Landriscina. Rimane comunque inspiegabile, perché previsioni meteo alla mano, non è stato fatto il possibile per evitare tutto questo. Perché ogni anno, ogni volta che il tempo peggiora, ci troviamo a doverci arrendere a qualche fiocco di neve? È il caso che il Comune di Como lo spieghi ai cittadini bloccati in Napoleona o che hanno impiegato ore per spostarsi da un lato all’altro di una città lasciata allo sbando” conclude Fanetti.

Le istituzioni