“Dopo il maltempo che ha flagellato il lago di Como quest’estate facendo danni enormi, chiederò che Regione Lombardia predisponga un fondo regionale di pronto intervento. Questo servirà da anticipo sulle risorse erogate di norma dai ministeri competenti e dal Governo in modo da sostenere cittadini e privati nella ripresa e nella ricostruzione. Insieme ai colleghi del Partito Democratico presenteremo una mozione dedicata che impegni la Regione a muoversi in questa direzione. Fino ad ora la gran parte delle risorse per fare fronte alle calamità naturali in Lombardia è dipesa da fondi nazionali. Il contributo di Regione, seppure in aumento negli ultimi anni, è ancora insufficiente e questo deve cambiare” dichiara il consigliere regionale del Pd, Angelo Orsenigo, firmatario della mozione in discussione in consiglio regionale.

“L’urgenza è chiara. Ho toccato con mano i danni fatti dal nubifragio di luglio nei paesi del Lario. Gli eventi meteorologici sempre più estremi legati al cambiamento climatico e la scarsa manutenzione del suolo per la prevenzione del dissesto idrogeologico rischiano di metterci davanti ad altre scene di devastazione. Se da una parte bisogna agire nel contrasto al surriscaldamento globale e nella cura del territorio, dall’altra dobbiamo stare al fianco di chi viene travolto da questi eventi calamitosi, dei cittadini, dei sindaci. Il fondo regionale di pronto intervento richiesto con la nostra mozione punta proprio a questo: aiuti per il nostro territorio quando le nostre comunità dovranno trovarsi a fronteggiare altre emergenze di questo tipo” conclude il consigliere regionale comasco.

l nostro Paese sta ancora gestendo l’eredità pesante del nucleare, con costi e difficoltà che non si possono banalizzare; basti pensare alla vicenda del decommissioning delle centrali e della realizzazione del Deposito nazionale.

Quella stagione si è chiusa con il referendum del 1987 e poi con quello del 2011.

La sfida climatica oggi chiede di accelerare nelle energie rinnovabili, superando ritardi e resistenze che ancora ci sono; questa è la priorità su cui concentrarsi, molto più che investire risorse su tecnologie che mostrano diversi limiti così come dimostrano anche le esperienze di altri Paesi europei.

Questa mattina con la presidente del gruppo dei Deputati PD, Debora Serracchiani e il consigliere regionale Angelo Orsenigo abbiamo incontrato i Sindaci di LaglioRoberto Pozzi, e CernobbioMatteo Monti, colpiti dall’alluvione dello scorso luglio.

La dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Governo nazionale è un primo fondamentale passo per avviare gli interventi di ripristino e messa in sicurezza; altre risorse si sommeranno ai 3 milioni di euro già riconosciuti dal Consiglio dei Ministri mentre il Dipartimento della Protezione Civile sta procedendo con i successivi passaggi per il necessario riconoscimento dei danni subiti. Anche Regione Lombardia deve ora fare la sua parte.

Insieme ai Sindaci abbiamo anche fatto il punto sulle necessità più urgenti da affrontare nei prossimi giorni, tra cui il nodo della gestione dei detriti trascinati a valle dagli eventi franosi.

Grazie alla presidente Serracchiani per la sua presenza e attenzione al nostro territorio che continuerà nell’impegno parlamentare.

Lasciamo ad altri le polemiche e continuiamo a lavorare per sostenere gli amministratori e le comunità del nostro Lago.

Una condotta inqualificabile che fa ancora una volta emergere la necessità di tenere più che mai alta la guardia sulla gestione del ciclo dei rifiuti, uno dei settore maggiormente interessato dai fenomeni più gravi di criminalità ambientale. Da parte del Partito Democratico il massimo impegno per contrastare i reati ambientali; ci sono norme e strumenti efficaci, come la legge sugli ‘Ecoreati’, ma occorre continuare a lavorare per rafforzare l’azione delle agenzie di controllo ambientale, portando a compimento l’attuazione della legge istitutiva del Sistema Nazionale di Protezione Ambientale. La transizione ecologica si conduce anche contrastando con nettezza chi, purtroppo, continua a fare profitti a danno dell’ambiente e della salute delle comunità”. Lo dichiara la deputata Chiara Braga, responsabile nazionale Transizione ecologica, Sostenibilità e Infrastrutture del Partito Democratico, capogruppo PD in Commissione Ecomafie, a seguito delle intercettazioni shock riportate dal Corriere della sera, relative all’inchiesta della Procura di Brescia che ha iscritto quindici persone nel registro degli indagati per traffico illecito di rifiuti e sequestrato alcuni capannoni della Wte,un’impresa bresciana addetta al recupero dei fanghi da aziende e depuratori che anziché abbattere gli inquinanti ne aggiungeva degli altri, per poi smaltirli su campi di agricoltori di Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna, ignari del potere inquinante di quelle sostanze.

“Oggi si celebra la Giornata Mondiale delle api. Una specie animale non pericolosa e soprattutto vitale per il nostro ecosistema e la nostra agricoltura. Ed è purtroppo tra quelle più a rischio a livello globale. La loro vita è infatti minacciata da diversi fattori: dal cambiamento climatico, dalle colture intensive, dal consumo di suolo e sovente dalla mano dell’uomo con i pesticidi. Dal 2018, ogni 20 maggio, il pianeta si interroga sulle azioni concrete per difendere e sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della protezione e della salvaguardia di questi preziosi insetti impollinatori, che concorrono a produrre quasi il 90% del cibo che mangiamo. Bene quindi lo stop deciso dalla UE ai neonicotinoidi ma occorre anche una vera attività di sorveglianza verso quei principi attivi usati in agricoltura che provocano intossicazioni subletali, che non portano alla morte delle api o delle colonie, ma a disturbi importanti nello sviluppo e nel comportamento o anche rendendo le colonie più suscettibili ad alcune malattie. Ne va della nostra stessa sopravvivenza”. Lo afferma l’On. Chiara Braga, deputata del Partito Democratico e Responsabile nazionale Transizione ecologica, sostenibilità e infrastrutture del PD.

“Il futuro del nostro Paese e anche del nostro territorio passa dall’energia rinnovabile. Purtroppo però Como è una delle pochissime città capoluogo di Provincia che non produce energia elettrica da fonte solare fotovoltaica in alcuna struttura di proprietà comunale.” Lo dichiara in una nota la deputata comasca, Chiara Braga, responsabile nazionale della Transizione ecologica, Sostenibilità e Infrastrutture del Partito Democratico commentando i dati comparati a livello nazionale e locale dei consumi di energia prodotti da fonti rinnovabili.


“L’Italia – continua la parlamentare dem – in questi anni ha fatto importanti passi avanti, tanto da aver superato già nel 2014 il target specifico che fissava al 17% la quota di energia rinnovabile sul totale del consumo energetico del nostro Paese. Buoni risultati, che ora devono vedere una netta accelerazione in vista dei target ambiziosi che il nostro Paese dovrà raggiungere entro il 2030, in linea con gli obiettivi definiti a livello europeo che prevedono il 27% di energia rinnovabile. Proprio questo è uno dei fronti più importanti su cui agisce il Piano nazionale di ripresa e resilienza e in particolare la Missione 2 destinata proprio alla Transizione ecologica”.

“Tuttavia, come racconta Openpolis in un artico pubblicato oggi on line, confrontando la produzione delle rinnovabili e il livello di consumo complessivo di energia tra i diversi Comuni capoluoghi di Provincia, si scoprono sproporzioni e divari che interessano purtroppo anche il nostro territorio. Le città sono i luoghi in cui è più alto il consumo di energia; proprio per questo è importante che proprio i centri urbani concorrano attivamente alla produzione di energia rinnovabile.  La città di Como invece è uno dei 7 capoluoghi di provincia sui 109 totali che non produce in nessun impianto di proprietà comunale energia da fonti rinnovabili, insieme a Viterbo, Isernia, Trani, Lecce, Crotone e Trapani. Un risultato sconfortante, considerato l’alto numero di edifici comunali e le opportunità che in questi anni ci sono state per dotare di impianti di energia rinnovabile edifici pubblici esistenti.”

“I centri urbani da sempre alimentano lo sviluppo delle società, ne sono l’avanguardia perché in essi si concentrano sfide importanti che riguardano l’ambiente, l’energia, la salute, l’inquinamento, la mobilità, la marginalità sociale. Tutte questioni per le quali chi guida la città di Como si conferma in imperdonabile ritardo, senza una visione per il futuro che sia orientato alla sostenibilità ambientale e alla qualità della vita dei cittadini”.

Anche quest’anno rinnovo con piacere l’adesione mia e del Partito Democratico all’iniziativa ‘M’illumino di meno’ lanciata già nel 2005 da Caterpillar e Rai-Radio2, quest’anno dedicata al ‘Salto di Specie‘, l’evoluzione ecologica nel nostro modo di vivere necessaria per tutelare l’ambiente e uscire migliori dalla pandemia. E lo faccio oggi con ancora maggior convinzione alla luce di quel delicato equilibrio tra ambiente, uomo e salute che mai come in questo tempo abbiamo riscoperto essere così fragile, imparando a nostre spese come una sua rottura possa risultare così drammaticamente irreversibile per le nostre vite, per quelle delle future generazioni e per il pianeta, l’unico che abbiamo.

A dimostrarlo sono le conseguenze lente, costanti ma Inesorabilmente devastanti del surriscaldamento della temperatura del pianeta, del cambiamento climatico, ma anche gli effetti repentini di una crisi pandemica generata da un virus sconosciuto, aggressivo e letale come il Covid-19 e le sue subdole varianti, Contro cui ancora oggi stiamo combattendo.

L’invito per oggi, 26 marzo, è quello di spegnere tutte le luci non indispensabili, piccole azioni, piccole “utopie minimaliste” diffuse dall’iniziativa di ‘M’illumino di meno‘, che mirano a ridurre i Consumi e a sensibilizzare tutti noi alle trasformazioni eco-sostenibili. Un gesto simbolico che è racchiuso anche nella proposta di legge, presentata a mia prima firma in Parlamento, per l’Istituzione della Giornata nazionale del Risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili‘ che spero diventi presto realtà.

Una spinta che però deve saper andare oltre le singole azioni, alimentando la consapevolezza che non solo è necessario ma ormai inevitabile costruire una ripresa nazionale e globale sostenibile, più rispettosa dell’ambiente, che sappia ridurre le disuguaglianze sociali.

Chiara Braga

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Non è più solo una ipotesi; ora esiste una comprovata “relazione causale” o di “concausa” tra il disastro ambientale, gli sversamenti di rifiuti tossici o inquinanti avvenuti negli ultimi decenni in alcuni Comuni nelle province di Napoli e Caserta che fanno parte della cosiddetta Terra dei fuochi e l’insorgenza di gravissime patologie neoplastiche come il tumore alla mammella, le leucemie, ma anche l’asma o le malformazioni congenite.

Ad attestarlo è il Rapporto conclusivo dei lavori svolti in base all’accordo stipulato nel 2016 tra la Procura di Napoli Nord con l’Istituto Superiore di Sanità finalizzato allo scambio di dati ed informazioni derivanti dalla sorveglianza epidemiologica della popolazione residente nel Circondario di Napoli Nord, con specifico riferimento agli eccessi della mortalità, dell’incidenza tumorale e dell’ospedalizzazione per diverse patologie, che ammettono fra i loro fattori di rischio accertati o sospetti, l’esposizione a inquinanti.

Un esito che non ha certamente sorpreso gli abitanti della Terra dei fuochi, le persone che hanno vissuto sulla propria pelle il calvario delle malattie.

Il lavoro di raccolta ha permesso di caratterizzare il territorio di ciascuno dei 38 Comuni di competenza della Procura della Repubblica di Napoli Nord. Le principali considerazioni contenute nel Rapporto conclusivo evidenziano che “il territorio, con una superficie totale di 426 kmq, è interessato dalla presenza di 2.767 siti di smaltimento controllato o abusivo di rifiuti, anche pericolosi, in 653 dei quali risultano anche avere avuto luogo combustioni illegali”.

Nei Comuni dell’area in esame, più di un cittadino su tre, ovvero il 37% dei 354mila residenti nei 38 centri, vive ad almeno 100 metri di distanza da uno di questi siti, sorgenti di emissione e di rilascio di composti chimici pericolosi per la salute.

La mappa, inoltre, distingue i 38 Comuni in quattro classi, con fattori di rischio crescenti: dall’1 (meno esposti a fattori inquinanti) a 4 (più esposti). I Comuni di Giugliano in Campania e Caivano sono di livello “4”; altri cinque, sempre del Napoletano (Cardito, Casoria, Melito di Napoli, Mugnano e Villaricca), sono di livello “3”; undici di livello “2”: sette del Casertano (Aversa, Casal di Principe, Sant’Arpino, Casaluce, Gricignano d’Aversa, Lusciano e Orta di Atella) e quattro nel Napoletano (Afragola, Casandrino, Crispano e Qualiano). I restanti venti Comuni sono di livello “1” (Carinaro, Cesa, Frignano, Cesa, Parete, San Cipriano d’Aversa, San Marcellino, Succivo, Teverola, Trentola Ducenta, Villa di Briano, Casapesenna, Villa Literno per il Casertano e Arzano, Calvizzano, Casavatore, Frattamaggiore, Frattaminore, Grumo Nevano, Marano e Sant’Antimo).

La mortalità e l’incidenza del tumore al seno è “significativamente maggiore tra le donne dei comuni inclusi nella 3 e 4 fascia” come per “l’ospedalizzazione per asma” di per sé già alta rispetto al resto del territorio in tutti e 38 i comuni ma che cresce di molto nella 3 e 4 fascia. Anche le malformazioni congenite, già numerose, sono maggiori nei Comuni del livello “4”, rispetto al primo. C’è poi il dato relativo all’incidenza delle leucemie e dei ricoverati per asma nella popolazione da 0 a 19 anni, che aumenta “significativamente passando dai Comuni della classe 1 a quelli della classe successiva, con il rischio maggiore nei Comuni di classe 4”.

I risultati “evidenziano – così come scrive la Procura – l’urgenza di specifici interventi: bloccare qualsiasi attività illecita e non controllata di smaltimento di rifiuti, bonificare i siti con rifiuti e le aree limitrofe che possono essere state interessate dai contaminanti rilasciati da questi siti; incentivare un ciclo virtuoso della gestione dei rifiuti, attualmente già attivo in alcune aree della Regione Campania; attivare un piano di sorveglianza epidemiologica permanente delle popolazioni; implementare interventi di sanità pubblica in termini di prevenzione-diagnosi-terapia ed assistenza”.

Questo è quello che occorre fare avendo cura di non lasciare soli i cittadini, le Forze dell’Ordine e le Amministrazioni locali nella battaglia comune contro le ecomafie e i criminali ambientali che non hanno scrupolo alcuno a speculare e avvelenare per anni la vita delle persone e di un intero territorio.

Chiara Braga

Oltre ad appiccare roghi per bruciarli esiste un’altra pratica illecita altrettanto subdola e odiosa per far scomparire nel nulla quei particolari rifiuti che, per varie ragioni, la prima di natura economica, non si vogliono immettere nel ciclo regolare dello smaltimento, quella dell’interramento.

E proprio di interramento si deve parlare per quanto scoperto nella città di #Cantù, in provincia di Como, dove qualche giorno fa le forze dell’ordine locali insieme ai tecnici dell’Arpa, sulla base di un’indagine già avviata lo scorso febbraio dalla Procura di Como, hanno proceduto a dissotterrare in un’area privata grande quanto due campi da calcio a due metri di profondità una significativa quantità di “rifiuti speciali”: autobloccanti, materiale ferroso, polistirolo, blocchi di catrame, pezzi di pluviali in plastica, blocchi di calcestruzzo, vetro, materiale di risulta edilizia e sei taniche contenenti un liquido scuro, schiumoso e oleoso.Certamente andrà analizzata meglio la natura delle sostanze e dei materiali ritrovati, tuttavia resta lo sdegno per il gesto illegale compiuto ai danni dell’ambiente che ci circonda e protegge.

Una città che distrugge e contamina il proprio suolo, il proprio ambiente distrugge sé stessa e i propri abitanti. Un ringraziamento sentito va alle forze dell’ordine grazie all’impegno delle quali si è riusciti a fare luce su questa desolante vicenda ambientale.

Chiara Braga

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