Un vuoto enorme è quello che lascia Emilio Russo, politico vero e appassionato, pensatore fine della sinistra comasca e non solo. Capace di analisi ragionate e profonde è stato sempre capace di dare stimolo al ragionamento collettivo e non è mai caduto in pensieri banali e scontati.

Tutti noi ricorderemo il caro Emilio come persona sinceramente coinvolta nella ricerca del bene comune e dell’interesse della collettività. Il suo impegno, la sua dedizione e la sua visione resteranno come una luce e un esempio da seguire. Tutto ciò mancherà molto alla scena politica, come mancherà la sua cultura profonda che metteva a disposizione del prossimo. Ti diciamo “Ciao Emilio” e ci stringiamo alla tua famiglia.

Partito Democratico Federazione provinciale di Como

Di Agnese Rapicetta su Immagina.eu

Mancano pochissimi giorni alla riaperture della scuole. Il 14 settembre è ormai diventata una data fatidica che tutti aspettano con ansia, con un po’ di emozione e anche un certo di carico di preoccupazione. Perché quello che abbiamo imparato in questi mesi di chiusura, forse per la prima volta in maniera davvero concreta, è che la scuola è un’istituzione di cui non possiamo fare davvero a meno. Ma che scuola sarà la scuola di domani? Ne abbiamo parlato con Anna Ascani, viceministra dell’Istruzione, che sul palco dei dibattiti della Festa dell’Unità nazionale di Modena, si è confrontata su questo tema.

Ormai si fa il conto ala rovescia e non tutti i problemi sembrano essere risolti: siamo davvero pronti a ripartire in sicurezza?

“Credo che bisogna essere realisti e ammettere che delle criticità ci sono ma sarebbe ingeneroso dire che non si è fatto niente per farci trovare pronti per la ripartenza. Ci siamo mossi da subito e, appena abbiamo saputo che dovevamo garantire il distanziamento in classe, abbiamo stanziato i fondi per l’edilizia leggera e fondi per comprare arredi. In più abbiamo investito 3 miliardi per assumere circa 70mila tra docenti e personali ATA. Arriveranno poi ogni giorno nelle scuole mascherine e gel igienizzante. Ovviamente questo non vuol dire che c’è un rischio zero, in questo momento non siamo nelle condizioni di garantirlo. Molto dipende dalla responsabilità di ciascuno di noi nel rispettare le nuove regole. È tutto nuovo e non è semplice ma io credo che la scuola ci sorprenderà in positivo. Ma ora le scuole devono riaprire, sono state chiuse per troppo tempo”.

Fra non molto, con il Recovery Plan, il governo avrà a disposizione molti soldi per innovare la scuola: un’occasione più unica che rara?

“Proprio oggi (ieri n.d.r.) ho partecipazione al Comitato Interministeriale per gli Affari europei per definire le linee guida sul Recovery Plan ed è ovvio che il futuro del Paese e dell’Europa non può che passare attraverso un forte investimento sull’istruzione. Non siamo ancora in grado di entrare nel dettaglio ma sicuramente una parte consistente dei fondi stanziati, sarà destinato alle infrastrutture scolastiche che, come sappiamo bene, incidono anche sulla qualità della didattica”.

Negli ultimi mesi si è parlato tanto di scuola, forse come non era mai successo prima, quello che vi chiedono tutti è di continuare a parlarne per migliorare davvero le cose e in maniera definitiva.

“Ovviamente mi auguro anche io che la scuola resti al centro del dibattito pubblico. In questi giorni se ne parla molto, c’è tanta ansia da parte delle famiglie, degli studenti e anche del personale docente. Però, superata questa ansia, dobbiamo essere capaci di trattenere questa energia positiva e la capacità che abbiamo avuto di dire al Paese quanto è importante la scuola. Per noi la vera sfida inizia dal 15 di settembre e continua fino alla Legge di bilancio e alla pianificazione delle spese del Recovery Fund. Lì ci misureranno davvero e misureranno le nostre capacità di essere conseguenti alle cose che abbiamo detto fin ora”.

Distanziamento, mascherine, infrastrutture: lei quando è stata nominata Viceministro se lo sarebbe mai aspettato che avrebbe dovuto gestire una situazione del genere?

“Decisamente no. Non mi aspettavo di dover vivere la scelta più dolorosa di tutte: quella di chiudere la scuola. Adesso è difficile riaprire ma è stato molto più difficile chiudere. Abbiamo a che fare con un’emergenza inaspettata, imprevista, complicata ma se impareremo qualcosa da questa situazione, anche tutta la sofferenza che abbiamo vissuto sarà servita a qualcosa”.

(Milano, 20 settembre 2020) – Tempo fa, il consigliere regionale del PD, Pietro Bussolati, era stato in un magazzino di proprietà della Fondazione Fiera di Milano in cui erano stipate, inutilizzate, 18 milioni di cosiddette “mascherine-pannolino” ordinate lo scorso marzo, in piena emergenza Covid, da Regione Lombardia e fatte produrre dall’azienda Fippi di Rho per sopperire alla carenza di dispositivi di protezione individuale da distrstribuire agli operatori sanitari nei vari presidi territoriali lombardi.

Costo dell’operazione 8,1milioni di euro, spesi da Aria Spa, la partecipata della Regione, che è centrale unica degli acquisti.

Quelle mascherine però – come ci ha svelato Bussolati – non sono mai state distribuite perché considerate inadatte per proteggere gli operatori sanitari. Sul caso è stata aperta anche un’inchiesta giudiziaria per truffa.

Oggi apprendiamo da un articolo pubblicato su La Stampa, non senza un certo stupore, che la Giunta Fontana tre giorni fa, esattamente il 7 di settembre, ha approvato due delibere che consetono di donare parte di quelle mascherine pannolino, scartate dai dipendenti ospedalieri perchè inadeguate e inutilizzabili, al Kazakistan.

Regione Lombardia si vergogna talmente di distribuire al personale sanitario italiano le mascherine pannolino, vanto di un tempo, da cercare di spedirle altrove, persino regalandone un milione e mezzo al Kazakistan.

Ma alla beffa c’è da pagare, letteralmente, il danno. Sì perchè per donare queste improponibili mascherine pannolino al Kazakistan occorre che Regione Lombardia le riparghi di nuovo alla sua partecipata, Aria Spa.

Costo complessivo 823.500 euro per 1,5 milioni di pezzi (0,45 + Iva) da far valere sul capitolo del bilancio 2020 “Acquisto di beni per aiuti umanitari internazionali“.

C’è di che arrabbiarsi per questa ennesima presa in giro. I lombardi non la prenderanno bene e forse, se sapessero, anche i kazaki.

Chiara Braga

L’ignobile episodio di cui l’assessore Corengia si è resa responsabile non fa altro che confermare ciò che sosteniamo da tempo:l’amministrazione Landriscina non ha mai avuto intenzione di aiutare i senza dimora comaschi. Anzi, tra coperte tolte e grate anti-senzatetto, la strategia pare quella di respingere, allontanare le persone come se non fossero un problema della città.

ll clamoroso gesto di un singolo non deve spostare il fuoco da un problema che è di tutta la comunità. Il dormitorio permanente è urgente. Non importa che l’amministrazione neghi l’evidenza. Nel rispetto dei comaschi e della democrazia serve dare seguito pratico alla mozione approvata in consiglio comunale nel luglio del 2019. È un debito nei confronti dei cittadini, tutti, con e senza dimora. Se da una parte la Giunta Landriscina condanna decine di persone a vivere all’addiaccio, costringe i residenti a convivere con il degrado generato dalla marginalità alimentando un conflitto sociale che ribolle da troppo tempo.

Ma mentre la città ha dovuto soffrire l’immobilismo di chi la governa, siamo arrivati a un altro autunno. Piuttosto che prendere parte alle operazioni di sanificazione, levare coperte ai disperati e gettare imbarazzo su Como, prima ancora che sul suo incarico, l’assessore Corengia deve fare chiarezza su una serie di domande. C’è un piano per l’inverno? Dove si intende ricollocare il tendone di Emergenza Freddo ora che gli spazi del Cardinal Ferrari non sono più disponibili? La giunta intende lasciare degli esseri umani dormire per strada per un altro inverno?

Tommaso Legnani,
segretario cittadino del Partito Democratico di Como

Servono corse ogni mezz’ora negli orari di punta e più carrozze sulla Como-Lecco per facilitare il rientro a scuola e al lavoro in totale sicurezza: Regione Lombardia non può rimanere a guardare mentre migliaia di comaschi affrontano l’enorme incognita del trasporto pubblico locale, messo in crisi dalle misure anti-Covid. Dal Pirellone servono soluzioni e servono rapidamente.
La Como-Lecco è infatti un servizio importantissimo per studenti e lavoratori gravemente azzoppato durante la pandemia che non è stato ancora ripristinato con solo 12 treni contro i 23 precedenti all’emergenza sanitaria. E’ una situazione già da tempo denunciata dai pendolari e che rischia, se non risolta, di generare situazioni di sovraffollamento non solo sui treni stessi ma anche sugli autobus presto strapieni di studenti che saranno lasciati senza alternative al trasporto su gomma, al suono della prima campanella, tra qualche giorno.  
Solo se Regione e Trenord lavoreranno per mettere a disposizione più spazio e più convogli sarà possibile evitare pericolosi assembramenti ed alleggerire l’enorme pressione esercitata sulle linee dei bus del trasporto extra urbano. Solo così possiamo scongiurare pericolose situazioni in grado di vanificare gli immensi sforzi fatti per contenere il virus.Ottima è la proposta del Presidente di Anci Lombardia e sindaco di Tremezzina, Mauro Guerra, di potenziare il trasporto lacustre in alternativa agli autobus per garantire la sicurezza di chi dal lago si sposta verso Como. Solo migliorando linee di trasporto già collaudate ma sotto utilizzate si risponde ai bisogni del territorio. Allo stesso modo, Regione Lombardia deve capire che il trasporto ferroviario, in questo senso, diventa un alleato irrinunciabile e deve fare di tutto per evitare che nessuno rimanga a piedi o, peggio, sia costretto a salire su mezzi sovraffollati barattando la propria sicurezza per il proprio diritto a recarsi al lavoro o in classe.

Angelo Orsenigo

di Brando Benifei da Immagina.eu

Dopo la lunga e difficile fase dell’emergenza sanitaria, sempre a rischio di riprendere spinta come vediamo dai dati di questi giorni, oggi sulle nostre economie gravano gli effetti pesantissimi della pandemia. In questo scenario, è fondamentale agire in maniera coordinata in Europa per programmare una ripresa organica, aiutando i settori più in difficoltà.

Per questo, la notizia che la Commissione europea con lo strumento SURE, la “cassa integrazione europea”, arriva a proporre uno stanziamento per il nostro Paese di 27,4 miliardi di euro, rappresenta un segnale incoraggiante per l’Italia, uno degli Stati membri che più aveva bisogno di maggiore solidarietà europea.

SURE, il Supporto Temporaneo per Mitigare il Rischio di Disoccupazione in Emergenza, nasce come uno strumento finanziario di natura temporanea per proteggere l’occupazione in UE, utilizzabile in tempi rapidi e in aggiunta ai programmi già varati a livello nazionale, rinforzando le azioni intraprese dai singoli Paesi. È stato uno dei primi strumenti comunitari a essere messi in campo in risposta alla pandemia. Da subito è stato chiaro che ci trovavamo di fronte a una scelta storica: la sua introduzione è importante non solo in risposta alla crisi da coronavirus, ma ha anche un enorme significato politico per il futuro dell’Europa, dato che per la prima volta è stato varato uno strumento finanziario a tutela dell’occupazione nei 27 Paesi. 

In effetti, il coronavirus, pur nella drammaticità dell’emergenza, ci ha dato l’opportunità di ripensare la solidarietà europea. Le novità che abbiamo introdotto, iniziate con SURE e culminate con il Recovery Fund, che prevede obbligazioni garantite dal bilancio UE, sono destinate a cambiare radicalmente il modo in cui pensiamo all’intervento europeo, basti pensare ad esempio che anche grazie a SURE diventa più facile pensare di introdurre un sussidio europeo contro la disoccupazione, come chiediamo da tempo come Partito Democratico. 

In un momento critico per l’UE, le misure prese hanno gettato le basi per un rilancio della coesione e della dimensione sociale dell’Unione. I 27,4 miliardi stanziati per l’Italia sono una cifra considerevole, e rappresentano l’importo maggiore fra quelli assegnati ai diversi Stati membri. Si tratta di una cifra che permetterà di aiutare in maniera rilevante le realtà più in difficoltà, sostenendo misure che vanno dalla cassa integrazione per tutti i lavoratori dipendenti alle indennità per i lavoratori autonomi di vario tipo, i collaboratori sportivi, i lavoratori domestici e quelli intermittenti, dal fondo perduto per autonomi e imprese individuali al congedo parentale, dal voucher baby sitter alle misure per i disabili e quelle per i tirocinanti e gli apprendisti, solo parzialmente tutelati dalle misure nazionali di aiuto finora varate. Si prevede, inoltre, un risparmio per le casse dello Stato di oltre 5 miliardi e mezzo di euro nell’arco dei 15 anni di maturità dei titoli. 

È chiaro, però, che la partita non si chiude qui. Le negoziazioni per il Fondo per la Ripresa hanno mostrato chiaramente che ora è tempo di riformare l’Europa, introducendo forme di welfare UE sempre più strutturate e onnicomprensive, finanziate attraverso un sistema di risorse proprie e una fiscalità europea che metta l’Unione in condizione di agire in autonomia, senza essere schiava di particolarismi nazionali. Superare il modello intergovernativo, infatti, è sempre più fondamentale se si vuole davvero dotare l’UE degli strumenti adatti a porsi come un soggetto politico sovranazionale autonomo. Con SURE e con la creazione di debito comune europeo prevista dal Recovery Fund abbiamo fatto un enorme passo avanti, che devo diventare permanente e non temporaneo.

Dobbiamo continuare a cambiare l’Europa per renderla adeguata e pronta alle sfide sempre più complesse che il mondo ci ha posto e continuerà a porci.

Claudio Monti era una persona di un’innata quanto straordinaria capacità di ascolto e attenzione per il territorio e per i suoi cittadini. E’ impossibile dimenticare come, sia da segretario del Partito Democratico di Cermenate sia da consigliere comunale, abbia dimostrato innumerevoli volte il più totale coinvolgimento personale nella vita politica del proprio paese e della propria comunità.

Tra i banchi del consiglio comunale o al servizio dei cermenatesi, infatti, Claudio, si è sempre distinto per l’impegno instancabile e la solida preparazione oltre che per la capacità di porsi sempre in maniera aperta nei confronti di un qualsiasi interlocutore riuscendo sempre ad andare oltre a possibili divergenze ideologiche e d’opinione.

Non salutiamo solo un amministratore attento e competente ma ricordiamo e onoriamo un uomo che, con coraggio, non ha mai rinunciato a lottare né in politica né contro la malattia che lo ha prematuramente strappato alla famiglia e agli amici a cui vanno le nostre più sentite condoglianze.

Luca Gaffuri e Angelo Orsenigo

Oggi è l’Earth Overshoot Day 2020il giorno in cui l’umanità ha consumato tutte le risorse biologiche che gli ecosistemi naturali possono rinnovare nel corso dell’intero anno.

Da oggi in poi, per quest’anno, vivremo a “debito ecologico“. C’è poco da rallegrarsi se il ritardo di questa giornata – lo scorso anno era caduta il 29 luglio, oltre 3 settimane prima – dipende esclusivamente dalle restrizioni adottate in tutto il mondo per effetto dell’emergenza sanitaria Covid-19.

Nessuno può più far finta di niente: questo pianeta è l’unico che abbiamo. Ciò che lasceremo alle future generazioni dipende dalle decisioni che prendiamo oggi.

L’Europa con il Recovery Fund ha scelto la strada del contrasto ai cambiamenti climatici e di una transizione ecologica equa: lavoriamo perché l’economia verde sia uno dei pilastri fondamentali del nostro Piano nazionale per la ripresa.

Chiara Braga

Sono stati mesi duri, durissimi dove l’inimmaginabile ci ha travolto tutti sbalzandoci in una dimensione sospesa del tempo, quasi surreale, dove la lotta contro il Covid19, la fatica e il sacrificio in quelle settimane interminabili di emergenza struggente sono stati impari. Lo hanno compreso e provato alla svelta i medici e gli operatori sanitari impegnati a combattere questo tragico invisibile nemico, a curare i malati intubati isolati e soli.

Lo avrà certamente provato Javier Chunga, l’infermiere della terapia intensiva dell’Ospedale Valduce di Como, che infettato dal covid mentre assisteva i pazienti in reparto, dopo tre mesi di ventilazione artificiale, ci ha lasciato ieri, in una calda giornata d’estate, quasi senza fare rumore.

I morti – scriveva Ungaretti – “Hanno l’impercettibile sussurro, non fanno più rumore del crescere dell’erba”. Oggi noi quell’”impercettibile sussurro” vogliamo e ci permettiamo di coglierlo.

Grazie Javiergrazie ai tanti medici e infermieri che hanno perso la vita in questa tragedia collettiva non ancora terminata. A te e tutti coloro che hanno incontrato la morte per dare cure agli altri in una missione di vera umanità va tutto il nostro cordoglio, il nostro rispetto, la nostra profonda riconoscenza.

Chiara Braga

Le istituzioni